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Full text of "Trattato della pittura di Lionardo da Vinci"

^<^FREDERIC ROWLAND MARVIN 









L.t i 



THE ELMER BELT LIBRARY OF VINCIANA 




A gift to the Library of the University of California, 
Los Angeles, from Elmer Beh, M.D., 1961 




-^4^/1^:'/::. 



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'r/////Y/^^ //^ ^ ///r/ 



TRATTATO 



DELLA PITTURA 



B I 



LIONARDO DA VINCI 










MILANO 

Dalla Società Tipografica declassici Italiani, 

contrada di S. Margherita, N." xii8. 

ANNO 1804. 



^00»<r<V>.^»»»<A^,<^»< AAM»W»*»»M^*</W»V<A»<>«I\M *^r»VW»» VIIMA 



GLI EDITORI. 



Se 



)e fra i Classici Italiani pensa?mno eli 
dar luogo anche al Trattato di Pittura di 
LiONARDO DA ViNci , finnmo specialmente 
a ciò indotti dall' autorevole esempio del- 
lo immortale nostro Parliti , il quale , fra 
;g/ì Autori di Lirii^ua proponendolo, osserva 
che » le Opere di questo Toscano , grande 
» Li etterato ^ insigne Pittore , e singolare 
» Meccanico, meritano d'esser lette, perchè 
» in uno colla proprietà de termini atbi- 
i*} nenti a diverse Arti , vi si possono ini- 
» parare molte cose utili alle stesse ylrti 
» ed alle Scienze » (i) . 



(i) De' principi delle Belle Lettere. Farteli. Gap. 5. 



4 

Del pì-e^io sommo e deìt utilità di 

quesi' Opera , di cui e i contemporanei y e i 
inen lontani y e i moderni che le belle arti 
conoscono , e le scienze naturali coltivano , 
scrissero elogj infiniti , farenmio torto ai 
nostri Lettori se ^volessimo solo sospettale 
che persuasi non fosòcro pienamente . Ci 
basterà solo qui notare che il gìYin dipin- 
tore Annibale Caracci dir sole a che , se in 
sua gioventù letti avesse qué" precetti , che 
l'aureo libro di Li o^ Anco contiene , rispar- 
miati avrebbesi venti aìtni di lavoro (ij i 
e V giudizioso ed elegante Algarotti nort 
proponeva allo studioso di pittura altro li- 
bro elementare che quello del Vinci (2J; 
e altro libro fuor di questo non "voleva in 
un'Accademia a promovere le Belle Arti 
istituita . 

Noi ci siamo attenuti alla edizione di 
Trichet Dujrésne , // quale per la prima 
volta nel 1 G5 1 diede alla pubblica luce 
quest' Opera deiyvsci; e da quella abbiamo 
pur fatto copiare i disegni delineati dal 
Poussin , e ombreggiati dalt Errar d , che 
aìTopera unironsi per supplire ai disegni 
originali , che crede ronsi perduti . V^ha in 
essa, è vero, delle inesattezze e ripetizioni, 
e vi s' incontra pur del disordine; ma essa 



il) Félhien. Vantrct. sur ina vies des peintres. Fart. IL 
(a) Saggio sopra la Pittura, 



è stata aìiresì la sola , che finora ha ser- 
vito alle traduzioni , ed alle ristampe^ tran- 
ne quella che fit pubblicala a Firetize nel 
I7C)2 presso Pagani e Grazioli sopra un 
codice scritto dal cel. intagliatore Stefano 
della Bella , da cui pur sì credono imma- 
giuate e disegnate le figure, ond è cor- 
redata : le quali però sue non sono , come 
ad evidenza si vedrà dimostrato nelle qui 
annesse Memorie Storiche . 

ledendo inoltre premettere aU Opera 
la Vita dell Autore , siccome usiamo sem- 
pre fare in questa nostra edizione de' Clas- 
sici Italiani , anzicliè riprodurne alcuna di 
quelle che scritte furono dal Vasari fuio a 
dì nostri , sapendo noi che nella Biblioteca 
Andjrosiana , malgrado le perdite fatte de- 
gli scritti e disegni originali di Lionardo , 
molte notizie inedite e importanti intorno 
a questo ground" uomo esistevano , raccolte 
dal eh, Oltrocchi e da altri , ci siamo in- 
dirizzati ad uno de Bibliotecarii della me- 
desima , l'eruditissimo Ab. Amoretti , no» 
me troppo noto nella repubblica Letteraria 
perchè noi vogliamo qui farne l'elogio , e 
che altre volte avea scritto del ViiNCI e del- 
le cose sue: ed egli voi le ^ con quella gen- 
tilezza che ognor pia rende pregevoli utili 
ed amabili i suoi lumi y secondare il nostro 
desiderio . E siamo pìir cerati che della 
scelta nostra ci sapranno buon gr'ado i 
nostri Leggitori , non tanto per la chia- 
rezza e l'ordine con cui troveranno da lui 



6 

scritte le notizie che intomo a Lionardo 
h(i saputo raccogliere , quanto per la no- 
vità e T importanza delle notizie mede- 
•siine . 



Giui-ii, Feaìiarìo, c C* 



MEMORIE STORICHE 

su LA VITA , GLI STUDJ , 
E LE OPERE 

e I 

LIONARDO DA VINCI 

scritte 
DA CARLO AMORETTI 

BIBLIOTECARIO NELL'AMBROSIANA DI MILANO 

MEMBRO dell' ISTITCTO NAZIONALE , 

DELLA società' ITALIANA DELLE SCIENZE, 

dell' ACCAD. DX SC. £ £. L> DI TORINO eC. 




MEMORIE STORICHE 

DI LIONARDO DA VINCI. 

1. ^e istruttiva e dilettevole riuscir deve 
a chi legge la storia degli uomini _, che este- 
sero i confini del sapere , raffinarono il gu- 
sto , e perfezionando le arti piacevoli come 
le utili , accrebbero i comodi della società, 
certamente , per l'importanza dell'argomento 
almeno , piacerà il leggere qui raccolte ìeMe^ 
morie Storielle intorno a Liowardo da Vinci 
valente Musico e Poeta , ingegnoso Mecca- 
nico , profondo Geometra e Matematico , 



10 MEMORIE STORICHE 

egregio Arcliiietto , esimio Idraulico , eccel- 
lente Plasticatore e sommo Pittore . 

In nessun luogo aveansi avanti il mag- 
gio del 1796 tanti materiali per iscriver là 
vita di quel gran genio quanto in questa 
nostra biblioteca, ove l'imniortal fondatore 
card. Federico Borromeo , e co'proprj da- 
nari e per altrui generosi doni , raccolto 
avea più scritti e disegni del Vinci , che 
sparsi non n'erano in tutto il resto dell'Eu- 
ropa . Ma , dopo clic ffue' odici , disegni, 
e quadri furono ^opvPi'fiTufoù , per valermi 
d'un espressione d'Lit ripide, non\ avrei mai 
osato d'incaricarmi di scrivere di quel gran- 
d'uomo la vita , quantunque già da venti 
anni ne avessi pubblicato un compendio (i), 
se il mio ])redcces^ore Baipassare Oltroc- 
clii , non avesse tutto letto collo specchio , 
(giacche il Vmci scriver solca colla manca 
e all'orientale da destra a sinistra), copiato 
con somma pazienza e fatica oltre ogni cre- 
dere fastidiosa e grave , come die' egli me- 
desimo , e lasciatoci quanto in que' codici 
trovasi d'importante per la storia di Lio- 
nardo; e raccolte non avesse al tempo stes- 
so le più accertate e peregrine notizie ^ che 
altri codici e i libri gli somministrarono , 
e indicate le fonti ove altre cercarne (2) , 



(i) Disegni di Leonardo da Vinci incisi e pubbli- 
cali da Carlo Giuseppe Gerii. Ragionamento premesso, 
e Spiegazione delle Tavole. Ital. e Frane. Milano, 
presso Galeizzi 1784. fol. atl. 

(a) Conlemporaiicarnente a queste Memorie del Viacì 



DI LIONARDO DÀ VINCI. II 

Devo pur dire , e con riconoscenza il 
dico , che molto ancora mi giovai delle no- 
tizie intorno a Lionardo raccolte dal Con- 
sigliere Venanzio De Pagave , uomo erudi- 
tissimo in fatto di Belle Arti : le quali no- 
tizie insieme a quelle che risguardano Bra- 
mante , e altri celebri nostri Maestri nelle 
Arti del Disegno , serLansi presso il suo de- 
gnissimo figlio , che cortesemente mi per- 
mise non solo di leggerle , ma anche di 
trarne que' lumi , che a migliorare il mio 
lavoro servir poteano. 

Con questa suppellettile di cognizioni 
da altri preparatemi ho j^'^'^so a scrivere 
queste Memorie , ben certo di non essere 
un semplice ripetitore di ciò che gli altri , 
dal Lomazzo e dal Vasari sino a noi, han- 
no scritto ; anzi sicuro di dir cose nuove e 
importanti, specialmente riguardo a questo 
paese , in cui egli passò gli anni suoi mi- 
gliori , e fece quelle opere che maggior no- 
me gli acquistarono . 

Meglio fors'anco , e con più di preci- 
sione alcune cose direi , se i codici di Lio- 
nardo , che nostri erano, avessi ora libera- 
mente sott'occhio, onde di tutti agiatamen- 
te esaminare i disegni , e lo scritto ; ma 
questi sono a Parigi . Fortunatamente per 



pubblicansi le notizie intorno alla vita, e agli scritti di 
Baldassare Oltrocchi scritte dal suo successore ed amico 
Pietro Cighera Prefetto della nostra biblioteca . 



12 MEMORIE STORICHE 

me , oltrecchè varie notizie già in altro 
tempo da que' codici io avea tratte, Tamicb 
mio e collega professor Venturi, ora Mini- 
stro della Repubblica Italiana presso l'Elve- 
tica , con occhio di colto Fisico , e valente 
Matematico qual egli è, potè colà esami- 
narli , e '1 fece , pubblicandone poi un Sag- 
gio (i), di cui varrommi; giaccnè riguardo 
alla parte scientifica poco si estesero le ri- 
cerche del nostro Oltrocchi . 

Non devo qui omettere che raccolse 
Oltrocchi quelle note per secondare i de- 
siderj del eh. illustratore di Plinio sig. conte 
Anton-Giuseppe della Torre di Rezzonico , 
il quale , avendo avuto uno scritto inedito 
del celebre suo concittadino Monsignor 
Paolo Giovio contenente una compendiosa 
vita d'alcuni valenti artisti del secolo xv, 
e fra questi del nostro Li ON ardo da Vin- 
ci , voìea pubblicarlo corredato di quan- 
te notizie potea raccogliere a loro spettanti. 
Ei^li non pubblicò mai nulla; ma intendo 
dal coltissimo Cigalini suo nipote ed erede 
degli scritti suoi , come delle sue sostanze , 
esservi di fatti il manoscritto di Giovio ar- 
ricchito di copiose note dell' illustre suo 
avo , eh' egli pubblicherà forse un gior- 



(i) Essai sur les ouvrages physico-mnthématiqiies de 
Léonard de V'inci avec des Jragmens tirès de ses Manw 
scrits apportés de l'Italie etc. Par J. B. Venturi etc. A 
Paris, chez Duprat, An. V. 1797. m ^>JJg* 



DI LIONÀRDO T)k VINCI. 



T»T T TONARLO D.V >i:>v.i. 

Stana di trascurale i ^ 

che Poss^'l?^"^ ^ succintamente , seguen- 

^"^ Td>e"SlCe e che gH^-— "f 
CO, CIO cne e-, x rmindi , piu dit- 

decorso de' suo. g.orn ^ « 3 ^^^. ' /; ,,,„,.i 
fusamente esam.ne.o . suoi slu , ^^^^^_ 

^* '"' '^^X^r::^ "Irt all-ane del 

statica . Delle «ue^^ incidentemente 

dipingere non par eu, e ^^^^ ^^^^^, ^^^^^. 

« P''^"'^Sunito 'rr«.m.a MU. Pittura 

■'''' n Nucaue L,0N.K00 in Vinci , picco 
II. i\<cque , „ lu„g, dal 

r''\ Cècchio p.-o ai contici del 
lago d. F'i'^f;;»'^ ' ,1^„ ià nell'anno T445. 

Pistoiese; e f «^ '«' ''„^„^° ,esso gli Scnt- 
come generaluien.e le e. ,^^ j^ ^^^^ 

"T 't' retili o'rig'nali di quel tempo 
,,levo -l^ '■'^» p le "ne scrisse la genealo- 
•^U::Cn:uìtanao non tanto le vecchie carte 

; u r Piambattista Giovio , che da 

(0 Mi scrive .1 ^h- C. Gi^^b^^^^^^^^ ^.^^^^^^ il Sig. 

suo pa'lre ebbe copia di ^^r^^^ ff;'^" ^ ignorando la di 

Cn Rezzonico sao zio; e che egli poi « Tirab'S- 



Storia Letteraria 



f4 MEMORIE STORICHE 

della famiglia da Vìnci y quanto i pubblici 
archivj (i) . Possiamo cosi annoverare Lio- 
^'ARDO fra gì' illustri bastardi , dice l'autore 
della sua vita inserita fra quelle degli illu- 
stri Toscani , e dopo lui Tiraboschi , Ven- 
turi ed altri. Ma , sebbene siili' iliegittiinità 
de' natali di Lìonakdo sembri ii^'U potersi 
mover dubbio , sarebbe stato desiderabile 
che il sig. Dei avesse trovato qualche docu- 
mento per dichiararlo almeno legittimato 
in appresso : la qual cosa è verisimile per 
le ragioni che son per addurre . Se Lio- 
^ARDo avea 17 anni quando ser Piero n'a-t 
vea 40 ., questi dunque l'ebbe essendo gio- 
vinetto ancora , e probabilmente libero ; il 



(i) Nell'albero genealogico della famiglia da Vinci , 
la quale tuttora conservasi , trovasi 

Ser Piero notaio della Signoria nell'anno 1484. 



Domenico autore Ser Giuliano notaio Leonardo Pittore 
de' viventi della Signoria naturale ^ nato 

nel i5i5. neLll^bl, 

Ciò rilevò il sig. Dei dal Catasto di Decima di Firenze 
dell'anno 1469 , quartiere Santo Spirito, Drago, nel qual 
Catasto vengono nominati tutti quelli , che componeano 
la foniiglia de' Vinci in quell'armo colla rispettiva loro 
età ; e leggesi : Ser Piero d'Antonio d'anni 40. Francesca 
Lanfrediai (sua moglie) d'anni 20, e per ultimo, Lio- 
nardo Jì gli uolo di detto Ser Piero non legittimo^ d'anni ij. 
Vedi Serie di ritraili d' uomini illustri toscani. N. XXV. , 
ove la prima parie di questa genealogia si riferisce . Il 
resto 1 ho trovato fra le carte del nostro Oltrocchi , che 
avrà forse avute originalmente da Firenze quelle noti- 
zie j non mai , per quanto io so , pubblicate . 



DI LIONARDO DA TINGI. l5 

che poteva e dovea facilitarne la legittima- 
zione . Ebbe ser Piero tre mogli , come ri- 
levasi dalla genealogia del D.i , cioè Gio- 
vanna di Zanobi A madori , Francesca di 
ser Giuliano Lanfredini, e Lucrezia di Gu- 
glielmo Cortigiani . Se Lionardo visse in 
famiglia colla seconda moglie , come vedesi 
dal registro summentovato , ben è chiaro 
che v'era anche ai tempi della prima , giac- 
che allora , come or or diremo , pensò ser 
Piero a farlo istruire . \isse pur culla ter- 
ra ; e lo rilevo da un sonetto giocoso del 
Bellincioni (i) diretto a Madonna Lucrezia 
(certamente avanti l'anno 1488 in cui già 
era in Milano ) , nel quale dice d'essere 

A Fiesole con Piero e Lionardo . 

Vedremo in seguito che a Fiesole i 
Vinci avean casa, e che v'era Lionardo 
anche nel i5o5. E egli probabile che un 
fanciullo , tenuto come vile bastardo , vi- 
vesse continuamente nella famiglia paterna 
nel tempo di tre successive matrigne ? Di 
più : nel codice atlantico in cui Pompeo 
Leoni (2) raccolse quanti scritti e disegui 



(i) Rime del faceto et arguto patta Messer Bernardo 
Belinzoue fiorentino . Milano 1 493. Per Filippo Maria de' 
Mantigazzi . 

(2) Questo gran codice , che chiamasi atlantico pel 
sesto e per la mole , contiene quanti disegni e scritti di 
LiovARDo il cav. Pompeo Leoni potò raccogliere poco 
dopo la di lui morte , avendone avuta gran parte dal 



l6 MEMORIE STORICHE 

aver potè di Lionardo , e che sta ora a 
Parigi, bavvi al fol. 128 la lettera d'una 
sua cognata in data de' 14 dicembre i5i4, 
la quale così scrive al marito suo iu Roma: 
Erami schordato el dii^i c1i& 'voi mi re- 
chomandiate Lesandro in Firenze a vostro 
fratello Lionardo un omo excellentissimo , 
e singolarissimo . . . Pregiavasi dunque qne- 



Mazzenta , che l' ebbe dagli eredi di Messer Francesco 
Melzo. Contiene questo codice 1730 disegnai. Dopo va- 
rie vicende pervenne esso nelle mani dei sig. conte Ga- 
leazzo Arconati, a cui Giacomo I. re d' Inghilterra fece of- 
terire 3ooo doppie di Spagna per averlo ; ma egli , più 
avido di gloria che d' oro , ricusò quel danaro ; e '1 gran 
codice con altri undici del medesimo Vinci donò alla 
biblioteca ambrosiana , lusingandosi di lasciare un mo- 
numento illustre , durevole ed istruttivo ai suoi concit- 
tadini; delle quali cose fa fede lo stroraento di dona- 
zione esistente nel nostro archivio, e la seguente iscrizione 
tuttora rimasta sopra il vuoto serbatoio di quel tesoro . 

LEONARDI . YINCII 

MANV . ET . INGENIO . CELEBERRIMI 

LVCVBRATIONVM . VOLVMINA . XII 

HABES . . CIVIS 

GALEAZ. ARCONATVS 

INTER . OPTIMATES . TVOS 

BONARVM . ARTIVM . CVLTOR . OPTIMVS 

REPVDIATIS . REGIO . ANIMO 

QVOS . ANGUAE . REX . PRO . V\0 . OFFEREBAT 

AVREIS . TER . MILLE . HFSPANICIS 

* NE . TIBI . TANTI . VIRI . DEESSET . ORNAMENTVM 

BIBLIOTHECAE . AMBROSIANAE . CONSECRAVIT 

NE . TANTI . LARGITORIS - DEESSET . MEMORIA 

gVEM . .«iANau'S . qVEM . MORES 

MAGNO . FEDERICO . Fvndatori . 

ADSTRINGVNT 

BIBLIOTHECAE . CONSERVATORES 

FOSVERE . ANNO MDCXXXVH 



ni LIONARDO DA VINCI. I7 

sta della IValellanza di Lionaudo con suo 
luarilo : uè lo avrebbe certamcnle cotanto 
-distinto , se per la legittimazione almeno 
non lo avesse riputalo degno di qnesto ti- 
tolo. Uq argomento sicuro poi della legitti- 
mazion sua, se non della le"iltimità , io lo 
traggo dal vederlo nel io 11 in Firenze oc- 
cupato a piatire co' suoi iratelli , che molti 
11' avea come rileviamo dalla genealogia del 
Dei, per avere la sua parte dell'eredità 
iV un comune loro zio ser Francesco da 
Vinci matricolato nell' arte della seta ; e ciò 
consta per più lettere sne scritte a Milano , 
«sistenli nel mentovato codice atlantico al 
fol. 3x0 , delle quali un frammento di 
quella sola qui trascrivo che diretta fu a 
monsig. Carlo d'Amboise luogotenente del 
re di Francia in Milano : Io sotio , scrive 
egli , quasi al fine del mio letìgio che io 
ò con mie frataioli , e più sotto . Ancora 
ricordo a V. Kxc}^ la faconda che ò cuni 
Ss Juliano ndo Fratello capo delli altri 
fratelli ricordandoli come se offerse di con- 
ciar le cose nostre fra noi fratelli del co- 
inune della eredità de mio Zio , e quelli 
costringa alla efjìcditione , quale conteneva 
la lettera che lui me mandò , 

E egli verosimile che volesse Lionardo 
avventurare una lite per una sostanza alla 
quale non avrebbe potuto in nessun modo 
pretendere, qualora non avesse avuto il ti- 
tolo, se non della legittimità, almeno della 
legittimazione? Aggiungasi che nel suo te- 
Ziion. da l^inci b 



j8 MEMORIE STORICHE 

Slanieiito medesimo rammemora i fraleìli ^ 
e loro lascia una somma di dan.iro che im- 
piegata aveva in Firenze , e forse anche la 
sua parte del podere di Fiesole, come a suo 
luogo vedremo . E ciò basti per levargli di 
fronte , come meglio si può , la macchia 
de' natali , a lui senza sua colpa impron- 
tata . 

UT. Ne' primi anni suoi Lionardo, sor- 
tilo avendo dalla natura e belle forme e 
robustezza non ordinaria , e agilità somma 
con ingegno perspicacissimo ma inquieto , 
molti stndj intraprese con ardore , come 
3'aritmelica , scienza allora non comune, la 
music.» per cui molto piacque anche nella 
viriiilà , e la poesia in cui non solo ben 
riusci scrivendo versi, ma anche cantandoli 
air improvv^iso , se il vero ci narrano Lo^ 
mazzo (i), e Vasari (2). Convienci confes- 
sar però che nel sonetto morale , sola com- 
posizione poetica di lui rimastaci , ha mo- 
strato» d'essere più uomo sensato che imma- 
ginoso poeta (3) . Ma fra gli studj suoi , 



(i) Idea del tempio della piti ara , pag. 42. 

(2) Vite de' pia eccellenti Pittori ec. , Vita di lÀonnrd& 
ix Vinci; e questa intendesi sempre indicata , ^ualun<]uc 
volta nomino Vasari. 

(3) Eccolo riportato dal JDufresne e da altri . 

Chi non può quel che vuol , quel che può voglia 5 
Che q(it?l clie non si può folle è il volere . 
Adunque saggio è 1' uomo da tenere 
Che da c|uci che non può suo voler foglia . 



DI LIONARDO DA VINCI. I9 

quello per cui dimostrò una più costante 
inclinazione, e un'assiduità maggiore, si fu 
il disegno , e le arti tutte che ne dipendo- 
no. Per gli sforzi di Cimabuc e di Masac- 
cio, cominciava a risorgere allora in Italia, 
e specialmente in Toscana , l'arte della Pit- 
tura ; e i migliori ingegni che se ne occu- 
pavano , richiamavanla alle belle forme d^ 
greci lavori , anzi della natura ; e già scor- 
geasi ch'essa coiidur poteva alle ricchezze, 
e alla cloria . Ser Piero , tanto per secon- 
dare l'inclinazione del figliuolo quanto per 
istradarlo in un'arte onorevole e lucrosa, 
dopo d' essersi consigliato con messer An- 
drea da Verocchio , valente pittore , scul- 
tore , e architetto a que' dì , a lui slesso 
diello perchè nell'arte del disegno lo istruis- 
se . Seco il prese a discepolo messer An- 
drea , e poiché ne vide i maravìgliosi pro- 
gressi , per vieppiù animarlo allo studio e 
alla diligenza , mentre stava dipingendo una 
tavola , in cui san Giovanni battezzava il 
Salvatore , volle che Lionardo in quel la- 



Però che og^i diletto nostro e dosjìia 
Sta in SI e no , saper voler potere . 
Adunque quel sol può che ù col dovere , 
Isè trae la ragion fuor di sua soglia . 

Né sempre è da voler quel che l'uom poter 
Spesso par dolce quel che torna amaro, 
Piansi già quel ch'io volsi, poiché io l'ebbi 

Adunque tu , Lettor di queste note , 
Se a te vuoi esser buono , e ad altri caro 
Yogli sempre poter quel che tu debbi . 



20 MEMORIE STORICHE 

vero avesse parie ; e questi vi dipinse vm 
Angiolo che teneva alcune Acsti: » e ben- 
» e ti è fosse giovanetto , dice Vasari , lo con- 
» dussc di tal maniera che mollo meglio 
» delle figure d'Andrea slava l'Angiolo di 
» LiONARDO; il che fu cagione che Andrea 
» mai più non volle toccar colori ; sdegna- 
>> tosi che un fanciullo ne sapesse più di 
» lui « . De' suoi progressi nella pittura , e 
de' più rinomati lavon del suo pennello , 
avrò in appresso occasione di ragionare ; 
m.a prima d'ogni cosa mi convicn dare un 
breve ragguaglio de' principali avvenimenti 
della sua vita. 

IV. Pare che sino all'anno suo trentune- 
simo LioNARDO vivesse in patria , o nella 
Toscana almeno , occupato hensì principal- 
mente della pittura come provanlo e la ro- 
tella di fico , in cui pinse si strano mostro 
composto di quanto trovar seppe di più 
schifoso e spaventevole fra i rettili e gì' in- 
setti , che spaventò suo padre medesimo ; e 
3a testa eh Medusa , e '1 INettuno fatto per 
Antonio Segni , e '1 cartone d'Adamo ed 
Eva , di cui dice il Vasari essere stato di- 
segnato con tanta diligenza e naturalità , 
che al mondo divino ingegno far non può 
la simile . Nel tempo stesso pci'ò impiegava 
quanto d'o/io restavagli nello studio variato 
sì , ma assiduo di tutto ciò che poteva or- 
nargli lo spirito o giovargli . Egli certamen- 
te molto lavoro facca , poiché , non posse- 
dendo ricco censo paterno , sappiam da 



ni LTONARDO DA VINa . 21 

Vasari , clic con qualche lautezza vivea , 
cavalli e (lomestici avendo, e de' cavalli \o- 
leudo i più belli e vivaci ; il che far non 
potea che co'proprj guadagni. La sua giovi- 
nezza , e la vivacità sua gli fecero nascere 
talora de' pensieri , che parer possono , e 
talor furono stravaganti , come il creare de' 
pessimi odori, che or noi diremmo g^s, con 
misture di cose inodore , e spiguerli invisi- 
bilmente nelle stanze per cacciarne clii 
v'era : il celare allo stesso fine lunghissime 
e ripiegate budella in modo che, gonfiando- 
le con mantice non veduto , tutto il luogo 
occupassero : il formare tal congegno , per 
cui quasi spontanea una tavola del letto 
s'alzasse a destare e spaventare chi dormì a , 
e altre simili celie pareecliie . Meno inutile 
fu il suo capriccio di copiare dal vero (i) 
le stravaganti fisionomie die incontrava , 
per farne le famose sue caricature, nel che 



(0 Che LioN'ARuo le copiasse (lai vero lo rilevo da 
suoi disegni , ove sovente accanto alla caricatura trovasi 
il nome o '1 soprannome della persona rappresentala , 
Cosi nella figura inferiore a sinistra ( di chi guarda) della 
Tav. XIV del Gerii leggesi : ci bolgia che porta el capelet 
in cima al co : alla prima figura a destra della Tav. XVII 
sta scritto: il S.or Gio. Cirello ; e alla sottoposta : S. Hie- 
ronimo de la Porta; alle due inferiori della Tav. XIX 
leggesi a destra £>. Jaimes , e a sinistra il S.r Bacai. 
Alla sinistra inferiormente nella Tav. XXI Capatagn 
"Nasotra ; e cosi di molte altre . Queste caricature , sic- 
come appare da nomi scritti in dialetto milanese , furon 
certamente disegnate da Lionardo in Milano; ma da ciò 
pur rilevasi che uso egli era a copiarle dal vero. 



23 MEMORIE STORICHE 

fu tanto superiore , dice Siilzcr , a quel che 
poscia vollero imitarlo quaulo una buona 
commedia di Molière a un' insulsa farsa 
d'arlecchino. Egli studiavasi non solo di di- 
pingere ne* volti e negli atteggiamenti il bel* 
io e '1 deforme , ma ben anche di espri- 
mervi le idee , gli affetti , l'aninia stessa , 
per la qual cosa talora, dice Lomazzo (i), 
chiamò i contadini a convito per farli ri- 
dere alla smascellata, i^accontando loro le 
più pazze cose del mondo , e sì ben dise- 
gnolli che senza riderne guardar non po- 
teansi quelle figure : e talor seguì i condan- 
nati al patibolo per esaminare le traccie 
dell' angoscia e della disperazione sul loro 
viso . Utili ritrovati pur sovente meditava , 
tentava, ed eseguiva. Vasari e Lomazzo ci 
dicono che lasciò de' disegni ora per iscari- 
car acque, ora per traforar monti , ora per 
tirare gran pesi , ora jier orinoli , e muli- 
ni , per gualchiere , e cento altri congegni 
d'arti, de' quali parleremo. Due principal- 
mente de'suoi progetti meritano d'essere an- 
noverali ; quello cioè di sollevare , sottopo- 
nendovi acconcia base , la basilica di s. Lo- 
renzo senza che avesse a risentirne l'edifi- 
zio; e l'altro d'incanalare il fiume Arno da 
Firenze a Pisa : questo però , siccome a suo 
luogo diremo , deve probabilmente rife- 
rirsi all' età sua più matura . Lavorò da 



(i> Trattato dell'Arte della Pittura. Lih. i. cap. i. 



Di lionàkdo da VUStt. 23 

{Giovanetto anche eli scultura e di plastica j 
facendo alcune leste di femmine riJenli e 
di putti che parevano uscite di mano d'un 
maestro ; e d'architettura pur occupandosi 
le' disci^ni di varj edilìzj , delle quali cose 
tutte abhiamo a testimonj il Lomazzo , e 'i 
Vasari, e i suoi disegni medesimi. 

Ciò che scrisse e che fece in appresso 
hen ci prova quanti e quali studj facesse 
LioNARDO ne' suoi primi anni > attese le co- 
gnizioni vaste e profonde che in diverse 
scienze ed arti mostrò d'avere. Per formar- 
cene un'idea basta leggere la lettera ch'egli 
indirizzò a Lodovico il Moro reggente , e 
poco meii che signore del ducato di Mila- 
no , allorché qui chiamollo . Ricoppiolla 
Oltrocchi dal summentovato atlantico codi- 
ce vinciano . Eccola scritta ^ quale ivi si 
legge al foglio 882 (i) ^ se non che Lio- 



(1) Oltrocchi ritenne rortoj;rafia vinciana , e qui 
pur io la ritengo. Certo è non esser quella eh' è adottata 
o<;2;idl ; ma v'ha alcuni casi, in cui la trovo ragione- 
vole . Egli generalmente non riconosce che la r e la g 
quali le prononziamo inanti alle, e aJl't, onde scrive 
ca , co ^ cu , fra , §o ^ gu ove noi scriviamo eia , ciò , ciu , 
già , gio , giù ; e aggiugne la h alla e e alla g ove vuole 
chi si pronunzino curae noi la pronunzianio avanti a , 
o , a . Così animette la sola s dolce , raddoppiandola 
quando si pronunzia forte , ancorché talora sia impura . 
Sovente pur unisce l'articolo e la preposizione al no- 
me , come faceano i primi scrittori italiani . Di tutto ciò 
avremo frequenti esempj negli squarci che riporterò tratti 
da suoi scritti ; sebbene questi medesi»i «uui principi 
egli non segua cosunteciente . 



^4 "MEMORIE STORICHE 

^ARDO scrissela colla munca , e perciò da 
destra a sinistra alla maniera dci^li Orien- 
tali . 

» HaK'encìo S.or mio III. 'visto et cortsi- 
siderato oramai ad sìtfjìcientia le prove di 
tiùtti quelli clic si imputano maestri et com- 
positori d' instrumenti bellici ; et che le in- 
mentione et operationc de dicti instrumenti 
non sono niente alieni dal comune uso : 
mi exforserò , non derogando a nessuno 
altro , farmi intendere da Prostra Excel- 
lentia : aprendo a quello li secreti miei : et 
appresso offerendoli ad ogni suo piacimen- 
to in ternpi opportuni sperarò cura effecto 
cìrcìia tutte quelle cose , die sub brevità 
in presente saranno qui di sotto notate . 

1. Ho modo di far punti (ponti) leg- 
gerissimi et acti ad portare facilissimamen- 
te et cum quelli seguire et alcuna 'ì)olta 
fifggìi'Q li irdmici ; et altri securi et inof- 
fensibili da fuoco et battaglia : facili et 
commodi da levare et ponere . Et modi de 
ardere et disfare quelli de l inimici . 

2. So in la ohsidione de una terra to- 
glier via laqua de' fossi et fare infiniti pon- 
tighatti a scale et altri instrumenti perti- 
nenti ad dieta expeditione . 

3. Item se per altezza de argine o per 
forte22a de loco et di sito non si pottesse 
in la obsidione de una terra usare lofficio 
delle bombarde : ho ìnodo di minare ogni 
roccia o altra fortezza se già non fuss& 
fondata sul saxo . 



T)I MONÀRDO DA VINCI . 25 

4. Ho ancltora morii (le bombarde co/n~ 
Tìio fi is siine et facili ad portare : et cimi 
quelle buttare minuti di tempesta : et cwii 
eì fumo de quella dando filande spavento 
ili inimico cimi i^rave suo danno et confu- 
sione . 

5. I/em ho modi per caie et K'ie stret- 
te e distorte facte senz alcuno strepito per 
venire ad uno certo .... che bisognasse 
passare sotto fossi o alcuno fiume . 

6. Jteni fatio carri coperti sicuri ed 
inoffensibili: e quali enti andò intra ne lini- 
mici cimi sue artiglierie : non è sì grande 
Tìudtitudine di gente danne cìie non rom- 
pessino : et dietro a questi poteranno segui- 
re fanterie assai inlesi e senza alchuno ini^ 
pedimento . 

7. Item occorrendo di bisogno farò 
bombarde mortari et passavolanti di bellis- 
sime e utili forme fora del comune uso . 

8. Dove mancassi le operazione delle 
bombarde componerò briccole manghani tra- 
buchi et altri instrumenti di mirabile effi- 
cacia et fora del usato : et in somma se- 
condo la varietà de"" casi componerò varie 
et infinite cose da offendere . 

g. Et quando ac< adesse essere in mare 
ìio modi de molti instrumenti actissimi da 
offendere et defendere : et navili che fa- 
ranno resistentia al trarre de omni grossis- 
sima bombarda : et polveri o fumi . 

IO. Jn tempo di pace credo satisfare 
henissimQ a paragoru de omni altro in c,r- 



20 MEMORIE STORlCtìÉ 

chitettura in composizioiie di edifici et pu- 
htici et primati : et in conducci'c aqua dei 
uno loco ad un altro . 

Iteìii conducerò in sculptura da mar- 
more di bronzo et di terra : similiLer in pi- 
ctura ciò che si possa fare ad paragone 
de omni altro et sia chi vole . 

Ancora si poterà dare opera al caval- 
lo di bronzo che sarà gloria immortale et 
eterno onore della felice memoria del S. ^^ 
vostro Padre , et de la inclyta Casa Sfor- 
zesca . 

Et se alchune de le sopra diete cose 
ad alchuno paressino ir/ipossibili , et infacti- 
hili me ne offero paratissimo ad farne ex- 
perimento in el "vostro parco , o in qual 
loco piacerà a Vostra Excellentia ad la 
quale umilmente quanto pia posso me rac- 
commando etc. 

DI molte fra le progettate macchine , 
condegni militari , e stromeiiti bellici ci la- 
sciò Lionardo de'disegui ne'coilici, che pos- 
seduti erano dalla nostra biblioteca ; e ba- 
sta anche vedere le Tavole di Gerii , le no- 
tizie pubblicate da Venturi , e i pochi cen- 
ni ch'io ho dati de'disegni Vinciani non co- 
piati da Gerii , per averne un' idea . Fra i 
disegni di Gerii vedonsi i ponti ( Tav. xlv), 
la pioggia o temj)csta d' accese sostanze 
(Tav. XXXVIII ); i mangani o trabucchi 
(Tav. xv.*); ogni maniera d'armi (Tav. xiv.*)j 
disegni d'architettura (Tav. xv.*, e nella Tav. 
II. qui unita fig, 7); e poltre simili cose, 



DI LIONAftDO DA VINCI . If 

delle quali avrò iu seguito occasione di ra- 
gionare . 

V. Cosa iiii]iortantc nella storia del 
Vinci è il lìssar l'epoca di questo scritto , 
e quindi della sua venuta a Milano; intor- 
no alla quale, ])oichè vide tutti gli scrittori 
aver preso abbaglio , delle giudiziose ricer- 
che fece il nostro Oltroccbi. Vasari , e con 
lui tutti quasi i biografi vogliono che Lio- 
-Nardo venisse a Milano nel 1494 i ^^^ ^oì 
sappiamo da Vasari istesso (i) cbe Lorenzo 
de' Medici mandò a Lodovico il Moro l'ar- 
cliitetto Giuliano da San Gallo; clie questi 
qui visse e conversò con Lionardo , quindi 
tornò a Firenze , e di là pertossi a Prato , 
ove , mentre attendeva all' edificazione di 
quella cattedrale , intese con acerbo dolore 
la morte di Lorenzo . Or questo Principe 
morì nel 1492 : dunque assai prima di 
quest'anno Giuliano qui venne e vi trovò 
LioiSARDO , a cui , dice il Vasari , die de' 
buoni consigli intorno alla statua equestre, 
di cui era occupato . 

L'altrui trascuratezza ha fatto passare 
nelle mani d' un mio colto amico un libro 
di spese della fabbrica del nostro duomo , 
in cui non poche notizie trovansi relative 
alle Belle Arti sul finire del secolo xv. 
Alla pag. 107 leggeri : 



(1) Viui di Giuliano da San Gallo . 



28 MEINIORIE STORICHE 



Debct liabere scri- 
pUiin slbi in debito 
ili libro all)o ma- 
stri anni I492. in 
fo. 88. prò resto 
isto 11. XIJ. 



» 1491. M.erLeonardus 
» llorentinus debet dare 
» scriptum sibi in credl- 
» io iu Libro viridi ra.a- 
» stro anni praetcriti in 

» fo. 199. 11. XIJ. 

Ecco dunque Lionardo cbe nel 14.90 aveva 
un debito colla fabbrica del duomo , e pa- 
gollo , o scontollo nel 1492. Ma non cerckia- 
mo di ciò , altri testimonj che LiOìNardo me- 
desimo e gli amici, e contemporanei suoi. 
Se veracemente il conslgl. De Pagave aves- 
se letto nel codice atlantico ambrosiano alla 
pag. 2 che LiONARDO disegnò in INIilano uii 
padiglione nel settembre del 1482 , siccome 
scrive d'aver rilevato dalle sue Memorie 
l'amico mio il chiar. P. Dellavalle (i) ; 
e se LiONARDO , come questi crede , fosse 
stato l'architetto della casa del conte dio- 
vauni IMelzi edificata a Vaprio nello stesso 
anno 1482 , posseduta pur oggidì dal suo 
successore e ottimo Vice-Presidente della 
Repubblica nostra Francesco IMelzi , aviera- 
mo due argomenti incontrastabili della ve- 
nuta di LiONARDO a Milano in quest'anno , 
o prima . Ma sebbene , come vedremo , ciò 
non sia punto improbabile , pure , eh' egli 
fosse l'architetto della casa Melzi di Vaprio, 



(t) Supplemento alla Vita dì. LiONARDO DA Vinci , nel 
Tomo V. delle VUe de' più eccellenti Pittori ec. del Va- 
sari, ediz. di Siena i7<^2. 



ni LI0NARD9 DA VINCI. 2^ 

Io congeltiira solo , e noi dimostra il Della- 
Tallc : e che trovisi la nota riferita dal De 
Pngavc ne dubito, poiché non seppe veder- 
vcla Ohrocchi , diligentissimo scrutatore e 
copiatore di quel codice , in cui cercava 
soprattutto argomenti per anticipare quanto 
])olea la venuta del Vinci a Milano. Egli 
vide })ensi il disegno del padiglione, ma di- 
segnato il vide pel bagno della duchessa 
qui venuta nel 1490, e nella vicina pagi- 
na trovò notato l'anno 1492. (i) . Aggiun- 
gasi che nemmeno vi vide quella nota 
\ enturi , il quale nelle notizie sulle epo- 
che di LioNARDO (2) ne avrebbe fatta men- 
zione . Cerchiamo dunque più certe prove. 
LìONARDO nel codice segnato Q. A. alla 
j)ag. 3 1 cosi lasciò scritto : l'igne di ^%"e- 
vano (adì 20 Marzo 1492^ alla ^vernata 
si sotterrano . Eccol dunque in JMilano nel 
1492. A qual oggetto andasse ne' contorni 
di Vigevano , lo vedremo poi . Di più : ab- 
biamo ini altro codice suo, dice Oltrocchi, 
intitolato : Della luce , e delle ombre : in 
cui Icggonsi queste parole da lui scritte 
all'usata sua maniera: yJ di 20 d^ Aprile 
I490 , clìoniinciai questo libro, e ricliomin- 
ciai il cavallo . E chiaro alludersi qui al 
cavallo della statua equestre, destinata a 
Francesco 1 Sforza : è chiaro che , se nel 



<i) Vedi sotto al num. X. 
(2) Essay ctc. pag. 36. 



3o MEMORIE STORICHE 

1490 rlcomincionne il gi-an modello in pla- 
stica , doveva averlo cominciato già qualche 
tempo prima , e tempo pur vi voleva a for- 
mare studj , disegni , abbozzi , e modelletti 
prima di cominciarlo . Di ciò non potè Lio- 
IVARDO molto occuparsi nello stesso anno 
1490 , poiché essendosi a quell'epoca cele- 
brale le nozze di Lodovico, che allora avea 
nome di reggente del ducato , con Beatrice 
d'E'vte, a lui tutta fu addossata la direzione 
e Tapparecchio degli spettacoli , che in quel- 
la occasione si diedero . Per un analogo mo- 
tivo egli dovè essere occupatissimo nel pre- 
cedente anno 1489, in cui celebraronsi col- 
la massima pompa le nozze del duca Gian 
Galeazzo con Isabella d'Aragona ; e che di- 
rette fossero col i^tande ingegno ed arte di 
Maestro Lionardo cel dice chiaramente il 
poeta Bellincioni , il quale scrisse i versi a 
quelle relativi (i) . E prima di queste feste 
altre probabilmente avcane immaginate e 
dirette, come più sotto diremo. 

Nei versi del sullodato Bellincioni uu 
altro argomento abbiamo per maggiormente 
anticipata dimostrare la venuta di Lionardo 
in Lombardia . Il Poeta nel primo suo com- 
ponimento finge che in sogno gli Compaia 
l'ombra di Galeazzo Maria Sforza ( trucida- 
to da congiurati nel 1476), il quale era 
anzioso pel figliuolo Gian Galeazzo, lasciato 



(0 Rime 5 loc, cit. 



DI LIONARDO DA V1!^CI . 3l 

d'olto anni , e che allora aveva = già d'an- 
ni presso a quattro lustri =z cioè da i8 a 19 
anni . E poiché nato egli era nel 1468 , è 
chiaro che quei versi furono scritti nel 
i486 , o al più 1487. Ometto altri versi 
ove dello slesso Gian-Galeazzo dicesi che 
all'età sua verde e acerba licite san le dan- 
de e Jole ; che se da giovanetto egli opera 
l'età il vuole , però non pensiain tristo il 
grano in erba; il che certamente deve in- 
tendersi de' tempi an ieri' ri al suo matrimo- 
jiio piogettato nel 1488. Or a quell epoca , 
scrive il Belljncioni che Lionardo già era 
in Milano ; poiché , volendo il poeta rassi- 
curare Galeazzo Maria sulla huona riuscita 
del lìghuolo suo , gli dice che tutto dee spe- 
rare dalla conversazloxie de' grandi uomini 
da L( dovico chiamati alla sua corte , fra i 
quali, se non nomina apertamente Lioisar- 
Do, perchè forse il verso e la rima il ricu- 
savano , sì hen lo accenna sotto il nome 
dì yjpelle fiorentino che l'editore Tantio o 
Tanzi l'ha egli apertamente nominato in 
margine . Scritto aveva il poeta ; 

» Qui come Tape al mei viennc ogni dotto 
» Di virtuosi ha la sua corte piena : 
« Da Fiorenza un Apelle ha qui condotto; » 

ed a spiegazione di quest' ultimo verso l'edi- 
tore ha posto in margine : Magistro Leo' 
nardo da P^inci . Pertanto il {issare prima 
del 1487 la venuta di Lionahdo in Milano 



32 MEMORIE STORICHE 

•non è cerlainente anticij)arne l'epoca vera . 
Ma un altra epoca aLhiaiiio più arretrata 
ancora , e non meno sicura , sapendo noi 
dal cav. Fr. Sabba da Castiglione, che Lio- 
^"ARDO , suo contemporaneo , già era in Mi- 
lano , e lavorava al modello della statua 
ccjuestre nel 1483 : imperciocché nairando 
egli come i Francesi lo distrussero quando 
Lodovico XII s'impadronì di Milano nel 
1499 , soggiugne che il Vinci intorno a 
quella grand'opera sedici anni continui uvea 
consumali (i) . Non abbiamo è vero altro 
argomento che quest' epoca confermi ; ma 
nemmeno nessuno ve n'ha che la contrad- 
dica : e altronde il dotto e savio scrittore 
milanese , che narra d'aver veduta una si 
nobile e ingegnosa opera fatta bersaglio a 
balestrieri Guasconi , ben merita tutta la 
fede . 

VII. Un altro abbaglio del Vasari , e 
generalmente de' blograli del Vinci , si è 
clic Lodovico il Moro alla corte sua l'invi- 
tasse , perchè il divertisse col suono della 
sua cetra. Vero è che eccellente musico , e 
sopra tutto esimio suonalor di lira riputato 
egli era , cosicché , al dire del Lomazzo 
tutti in (j[uest' arte ci superava. Vedesi in 
mia nota del suo codice ( segnato Q. li. 
pag. 28 ) fatta menzione d' una viola con 



(1) Ricortli (li IVIonsi». Sabba da Castiglione. Vine- 
ia presso Farri i56o. YeUi il iiuin. XVIII. 



DI LIONARDO DA VINCI. 33 

nuova tastatura : in altro codice v'è d'una 
lira il disegno da lui tatto ; d'un'altra sua 
lira formata del teschio d'un cavallo con 
molta parte d'argento parla il Vasari sum- 
uientovato ; e con una chitarra in mano 
io vidi il suo ritratto fra gli ornali del 
frontispizio di un bel codice triulziano in 
pergamena , eh' è un Trattalo di Musica di 
prete Florentio dedicato- al cardinale Asca- 
nio Sforza . Con tutto ciò non è punto 
credibile che il Vinci sia stato qui chia- 
mato per divei'lire suonando e cantando 
Lodovico , il quale gli uomini più grandi 
de' suoi dì in ogni scienza ed arte studia- 
vasi di qui raunare ; e che conoscer dovea 
quanto Lionardo valesse nelle belle arti , 
e specialmente nella pittura , avendo nella 
sua corte la mentovata famosa rotella da 
lui giovanetto dipinta, e dui duca Galeazzo 
Maria comperata per 3oo scudi , siccome 
scrive lo stesso Vasari ; e appunto in vista 
di questa, al dire del Lomazzo , egli è sta- 
to qui ricercato . 

E in vero , o si considerino le idee 
grandiose e politiche di Lodovico il Moro, 
o le prove di sapere e di abilità nelle arti 
offerte da Lionardo , che di musica e di 
slromenti musicali mai non fa parola, o ciò 
che questi qui fece, ben vedcsi ch'egli vi 
fu chiamato non meno ad istruire che ad 
operare , e anche ad istituire e dirigere un' 
accademia di scienze e d'arti . Sappiamo 
dagli scrittori della vita di Lodovico , che 
lulon. da f^iiicL e 



34 MEMORIE STORICHE 

questo accortissimo Principe , avendo , do- 
po r assassinio del fratello duca Galeazzo 
Maria , fatto il progetto di salire sul trono 
paterno , nel tempo stesso che colla forza 
e più coll'arte , tolse il comando alla vedo- 
va duchessa Bona di Savoia , e la vita a 
Cecco Simonetta di lei sagace consigliere e 
ministro , cercò di trarre al suo partito gli 
nomini più rinomati d'Italia per le scienze 
e per le lettere , e sopra tutto per le belle 
arti , le quali avendo , per la protezione 
de' Medici , cominciato a risorgere a Firen- 
ze e quindi pe' Visconti a Milano , tanta glo- 
ria aveano acquistata a quelle famiglie (i) . 



(i) Non furon mai le arti del disegno interamente 
trascurate presso di noi . Veggasi nella Storia Pittorica 
del eh. sig. ab, Lanzi (Tom. il. pag. 386) ove tratta 
della Scuola Lombarda , come sempre in mezzo alla 
maggior barbarie che oscurava 1' Europa tutta , in Lom- 
bardia conservossi e l'uso, e un certo gusto della pittu- 
ra , della qual cosa parecchi monumenti presso di noi 
esistenti egli indica , e altri avrebbe potuto indicarne , 
fra i quali la chiesa pievana , or secolarizzata di Gallia- 
no a sei miglia al sud di Como, dipinta nel looy- 
Quando Giotto qui venne, certamente prima del i334 , 
e dipinse il palazzo de' Visconti , la pittura prese mi- 
gliori norme, e formossi una scuola , che diede de' gran- 
di nomini, le opere de' quali in alcune chiese , e presso 
qualche famiglia s'ammirano tuttavia . Del risorgimento 
della scoltura un monumento n'era in s. Francesco, 
chiesa ora secolarizzata, lavoro del i3i6' rappresentante 
scolpito in marmo il Transito dclk». B. Vergine ; e due 
monumenti ancor ve n' ha , de' quali uno è il mausoleo 
di s. Pietro Martire in Sant' EustorgJo , e l' altro di Lan- 
franco Settala in San Marco: amenJue di Giovanni da 
Pisa, che ii primo terminò nel i339 , e poco dopo fé' 
»■ altro lavoro. Riscije pure l'Architettura quando Gian 



DI LIONARDO DA 'VINCI. 35 

A ciò s'aggiunse il lodevol motivo , o pre- 
testo almeno , di dare al piccol duca nipo- 
te suo una educazione quale a gran sovra- 
no conveniva ; onde meglio colorir cosi 
r iniquo progetto di togliergli la Signoria . 
» Egli pertanto, non contento, come dice 
f> il Tantio (i) , d'aver ornato Milano di 
» pace , dovizia , templi e magnifici edifizj , 
» volle ancora arricchirlo di mirabili, e siu- 
» golari ingegni, i quali a lui, di loro ve- 
» ra calamita , concorreano » . Perciò chia- 
mò qui con onorevoli stipendj il lodato fio- 
rentino Bellincioni , che teneasi allora pel 
più arguto e faceto poeta italiano , accioc- 
ché , dice il mentovato Tantio , » per Tor- 
» nato parlare fiorentino e per le argute e 
yy terse sue rime venisse a limai^ e polire 
» l'alquanto rozzo parlare della nostra cit- 
» tà ; e sì gran frutto ei fece , che non 
» solo la Cantarana e '1 Nlrone , ma tutti 
» due i navigli sono diventali acqua di Par- 
» nasso ». 11 Bellincioni (2) medesimo ha 



Galeazzo Visconti invitò i più valenti maestri di quesf 
arte per la fabbrica del duomo ; ma non lasciò essa le 
così dette gotiche maniere . Come poi sino a Lionardo 
s'andassero le tre arti migliorando, veder si può nella 
mentovata opera del Lanzi; e più diffusamente ancora 
il leggo nelle inedite Memorie per servire alla Storia de^ 
PiUori Scultori e Architetti milanesi , del fu ab. Antonio 
Albuzzi possedute ora dal valente Raccoglitore degli 
Economisti italiani Pietro Custodi che cortesemente 
me le ha comunicate. 

(i) Prefazione alle Rime del Bellincioni . 

(2) Pag. 3w. 



36 MEMORIE STORICHE 

fra le sue rime mi » Sonetto in laude del 

» sisnor Lodovico, il quale vuole che Mi- 

• . . . ^ . , 

» lano ui scientia Sia una nuova Atliene. « 

lo non istarò qui a rammeiitare tutti i 
grandi uomini che a Milano invitò Lodo- 
vico a que' di . Molti ne ricorda il BeJIin- 
cioni , poeti e artisti celebri , lodando Ira 
questi in ispecial maniera Lioj>ìari>o col 
dire : 

Del Vinci e suoi pennelli, e suoi colori 
I moderni e gli anliclii hanno paura . 

Molti più ne commenda Frate Luca 
Paciolo (i) , di LiONARDO Tamico e '1 com- 
pagno, e '1 ristoratore degli studj matema- 
tici in Italia , il quale pur mette innanzi a 
tutti LiOiXARDO , dicendo, che » il Viivci di 
scoltura getto e pittura con ciascuno il no- 
me verilìca » cioè tutti vince . E chi vuol 
meglio sapere quanto coltivate allor qui fos- 
sero colle arti le scienze e le lettere , legga 
l'Argelati e '1 Sassi (2) , e vedrà quali e 
quanti uomini illustri qui fossero allora . 
E' egli credibile che in mezzo a tanti dot- 
tissimi uomini chiamato fosse Liojsardo , 
in ogni scienza ed arte versato , unicamente 
per divertire colla cetra sua Lodovico ? 



(i) Prefaz. al Libro de divina proportione . 
(2) BcbUotli. scriptprum Mediolanens. Tom. I. HisLor, 
Literar. TypograJ. Mcdiol. Pag. 337. 



DI LioxARDo DA VI^XI . Sy 

Il fatto ben prova l'opposto. Già osser- 
vai , e dallo scritto da lui presentato (i), e 
dalle sue note rilevarsi , ene la prima oc- 
cupazione di LiONARDO fu la formazione 
della statua equestre di Francesco I. Sforza; 
allo studio della quale ha dato , al riferire 
del Castiglione , incominciamento nel 1483 : 
e prima ancora , dice il poeta taccone, sa- 
rebbesi messa mano all'erezione di quel mo- 
numento se LioivARDO fosse qui prima ve- 
lluto . 

E se più ])resto non s' è principiato , 

La voglia del Signor fu sempre pronta : 
Non s' era Lionardo ancor trovato , 
Che di presente tanto ben l' impronta (2) . 

Non avrà dunque questi tardato ad oc- 
cuparsene appena giunto in Milano ; e Lo- 
dovico in lui non certo il suonator di lira 
ma un eccellente statuario di cui abbiso- 
gnava avea condotto . Osservai già che di- 
rettore esser solca Lionardo delle pubbli- 
che feste , e rappresentazioni che davansi 
ora dal Sovrano, ora dai gentiluomini, del- 
le quali ci ha serbata memoria il Bellincio- 
ni , che versi a quelle occasioni scrivea ; e 
se il Tanlio , che li raccolse e pubblicolli , 
tenne , siccome pare aver tenuto , l'ordine 



(t) Vedi Sopra alla pag, iG. 

(2) Coronazione e sponsalizio de la set. Regina M. 
!Btanc:i Maria tifor/a, di Buldassarc Taccone ec. Mila- 
no , presso Pachcl. 14^3. 



38 MEMORIE STORICHE 

croilologico con cui erano scritti , certamen- 
te le due rappresentazioni , in lode della 
Pazienza e della Fatica , date dai Sanseve- 
rini , siccome precederono le feste nuziali 
d' Isabella e di Beatrice , così riportar si 
devono ai primi anni del suo soggiorno in 
Milano . A questi tempi possiamo pur ri- 
ferire i ritratti fatti da Lionardo delle 
due belle damigelle amate da Lodovico , 
cioè Cecilia Gallerani (i) , e Lucrezia Cri- 



(i) Pel ritratto della prima scrisse il Bellincioni il 
seguente sonetto , che assai più al pittore che al poeta 
fa onore . 

Di che t'adiri a chi invidia hai Natura ! 

Al Vixci che ha ritratto una tua stella ! 

Cecilia s\ , bellissima , oggi è quella 

Che a suoi begli occhi il sol par ombra oscura . 
L' onor è tuo , sebben con sua pittura 

La fa che par che ascolli ^ e non favella . 

Pensa , quanto sarà più viva e bella , 

Più a te fia gloria nell' età futura . 
Ringraziar dunque Lodovico or puoi 

E r ingegno e la man di Lionakdo 

Che a posteri di lei voglion far parte . 
Chi lei vedrà così , benché sia tardo 

Vederla viva , dirà : basti a noi 

Cpmprender or quel eh' è natura ed arte . 

Trovo fra le note mss. del De Pagave, che il ri- 
tratto della Gallerani , maritata poi al conte Lodo\'ico 
Pergamino , vedevasi ancora in Milano nel secolo ora 
scorso presso i marchesi Bonesana , e una bella e antica 
copia n'abbiamo nella nostra galleria. Un bellissimo qua- 
dro dello stesso Lionardo dipinto per questa Cecilia esi- 
ste , e vidilo negli scorsi giorni , presso Giuseppe 
Radici mercante di vino nella contrada di s. Vito al 
carrobbio in porta ticinese ora marengo . Rappresenta 



DI LIONARDO DA VINCI. 3^ 

velli (i), pc' quali più versi scrissero i poeti 
di que' di , i quali onta non ebbero di ven 



questa tavola la B. Vergine col Bambino sedente in atta 
di benedire una di quelle rose che dal volgo diconsì 
rose della madonna, dipiata con una finitezza mirabile. 
Bella sopra tutto n' è la testa , nella quale come ne> 
collo e petto ammirasi un liscio e lucido sorprendente . 
Vi si legge il nome di Cecilia ne' seguenti versi scrittif 
nello zoccolo della cornice in forma d'ancona, che ben 
mostra 1" architettura di que' tempi ; 

Per Cecilia qlal te orna lauda e adora 

El TtO LNICO FIGLIOLO O BEATA VIRGEN'E EXORA . 

Potrebbe il Vinci aver fatto contemporaneamente il 
quadro el ritratto: non essendo raro allora che la di- 
vozione s' accoppiasse ad illeciti amori , ma può ben an- 
ch' essere che questo dono abbiale fatto Lodovico dopo 
il matrimonio , giacché trovo nel mentovato libro di 
spese della fabbrica del duomo ., che il duca nell' anno 
1493 doveva una somma prò pretto cent. iSx.marmorisJìni 
dati mag. Johanni de busti ducali inginiar. prò ponendo in 
opere in domo dne. Ceciliie Pergamene eie. Argelati di lei 
parla come di donna colta e poetessa . 

(t) Nel Cod. Atlant. pag. 164 v'ha tre eleganti epi- 
grammi inediti sul ritratto di Lucrezia Crivelli fatto da 
LioNARDO, che l'autore anonimo forse mandò al Pittor 
medesimo senza pubblicarli: 

7. 
Ut bene respondet Naturae Ars docta ! dedisset 

Vincius , ut tribuit cetera , sic animnm. . 
Noluit ut similis mugis haec foret : altera sic &st t 
* Possidet illius Maurus amans animam , 

IL 
Huius quam, cernis nomea Lucretia , Divi 

Omnia cui larga contribuere vianu . 
Rara huic /orma data est ; pinxit Leonardus , amavit 
Maurus, pictorum primus hic , ille ducum . 
III. 
Naturam , ac superas hac laesit imagine Dii-as 

Pictor : tantum kominis posse manum haec doluiC , 
Jllae longa dari tam magnae tempora formae, 
Quae spatio /ucrat deperitura brevi. 



40 MEMORIE STORICHE 

dere Li musa loro a commendazione degli 
amori scandalosi di Lodovico , che nobili e 
rispettabili donzelle a piaceri suoi sfacciata- 
mente prostituiva . Tanto allora corrotti 
erano i costumi de' Grandi ! 

Vili. Uno de' più chiari argomenti del 
conto in cui Lodovico il Moro tenne Lio- 
^'ARD0 , non solo come cran meccanico , ec- 
celiente statuario , e pittore esmiio , ma co- 
me uomo in ogni maniera di scienze e d'arti 
versato ,' trarre lo possiamo dall'accademia, 
che il Vinci ha qui stabilita, e che da lui 
avendo preso il nome dovea certamente il 
fondator suo e direttore in lui solo ricono- 
scere . Che il Moro bramasse l'unione de' 
dotti uomini e valenti artisti , e chiedesse 
che reciprocamente i lumi loro comunican- 
dosi estendessero i confini del sapere, e mi- 
i^liorassero le arti , l'abbiamo dal mentovato 
Fra Luca Paciolo (i). Che poi vi fosse qui 
stabilita un'accademia (la prima di cui sia- 
vi certa memoria ) , a cui avea dato il no- 



Ma forse il Vixci fece quel ritratto dopo il 1497 , 
se è vero che Lodovico sol dopo la morte di Beatrice 
ebbe da Lucrezia quel Gio. Paolo che fu lo stipite dei 
marchesi di Caravagio . Vedi Imho/'f. Hist. Ital. et Hisp. 
genealog. Tom. i. pag. 245. Nel Museo di Parigi v' è 
ritratto di bella donna alla finestra con veste rossa fre- 
giata di ricamo e gsllon d'oro, che credesi esser quello 
di Lucrezia Crivelli fatto qui da Lionardo. Gaulc de 
Ji. Gennain pag, i,xix. 

(0 Pref. al libro De dhinn pmportione . 



DI LiONARDO DA VINCI. 4I 

me LiONARDO , oltre il testimonio del Va- 
sari (i), non con lascia dubitare la stampa 
di sei tavole incise in rame esistenti fra i 
■ nostri codici , nelle quali in mezzo a uà 
ingegnoso disegno di cifre , e d'andirivieni , 
variato in ogni tavola, leggesi: ACADEMIA 
LEONARDI YllNCl . Dassi per fregio o vi- 
gnetta alla prima pagina di queste memorie 
il centro d'un di que' disegni , i quali, 
comprese le quattro cifre degli angoli fatte 
a complemento del quadrilatero , hanno pol- 
lici parigini g , lin. 5 in lunghezza, e pol- 
lici 7 lin. 3 in larghezza . 

Ben è probabile che ad uso di quell'accade- 
mia , per ragionare co' suoi colleghi , e per 
istruzione de' suoi scolari , tante cose abbia 
scritte il Vinci quante sen'leggono non so- 
lo nel suo Trattato della Pittura^ ma anche 
ne' molti suoi volumi manoscritti . Spiegasi 

IVI. . V . . ' ~ . 

cosi perche di tanti e si variati argomenti 
ei prendesse a trattare ; e perchè non tro- 
vi usi generalmente ne' suoi scritti se non 
idee staccate , opere abbozzate , e materiali 
per far libri , anziché trattati compiuti . In 
questo conto pur tenere possiamo , e vel 
tennero i più colti uomini che lo esamina- 
rono , il presente Trattato della Pittura , 
quantunque Fr. Luca Paciolo dica che 
» Lionardo con tutta diligentia al degno 
» libro de pictura et movimeuti umani ab- 



(<) Vita di Lionardo da Viacì . 



j^2 MEMORIE STORICHE 

» bia posto fine »; e ropera sia altronde 
in se stessa sì pregevole che il conte Alga- 
rotli non esitò a dire che in una scuola di 
disegno altro libro elementare di ])ìttura 
fuor di questo trattato non v'avrebbe vo- 
luto (i) . 11 eh. A^enturi , il quale dai co- 
dici vlnciani , che or sono in Parigi , ha 
estratto ciò che più onora l'ingegno e'I sa- 
pere di LiONARDO , pubblicandone il già 
mentovato Saggio , ci fa vedere che » la 
» Pittura non tu che una parte delle oc- 
» cupazioni di quest'uomo straordinario , 
y> I suoi manoscritti, die' egli , contengono 
» delle specolazioni sui rami della scienza 
» naturale che più rapportausi alla Geome- 
» Iria : vi sono delle viste nuove , delle no- 
>> te fatte per le circostanze del momento ; 
» e vedesi che l'autore aveva il progetto di 
» trattare estesamente quegli argomenti . . . 
» E vero che trovansi talora ne' suoi ma- 
^> noscritti delle specolazioni inutili , e del- 
» le false deduzioni , che forse avrebbe 
» omesse , ove avesse ridotte le sue idee a 
» trattati ; pur v' è molt' oro fra mezzo a 
» quella arena » . Colla scorta di questo 
Scrittore di tutte quelle cose daremo un' 
idea più sotto . 

IX. Ciò premesso , possiamo ora con. 
qualche miglior ordine cronologico di Lio- 
^'ARDO stabilitosi in Milano e delle cose sue 



(i) Saggio sopra la Pittura. 



DI LIONARDO DA VfNn. 4:> 

ragionare. Del 1483 ecco fjiiì dunque per la- 
vorare ;j1 modello della colossale statua eque- 
stre . Fra c[uest'auno e '1 1-1.89 abbiamo dì 
lui la direzione d'alcune feste e rappresen- 
tazioni per giostre e per nozze ; e i ritraili 
delle due concubine di Lodovico. Abbiamo 
pure l'istituzione dell' accademia viiiciana , 
sebbene di questa non possiamo fissare l'e- 
poca precisa ; e per essa certamente furon 
disegnate , in gran parte almeno , le cose 
\inciane relative alla pittura , come alla 
meccanica, e alla geometria, e scritte mol- 
te delle note clie trovansi ne' suoi codici . 
Nel 1789 molto occuparonlo le feste nu- 
ziali pel real maritaggio del duca Gian Ga- 
leazzo e di Isabella d'Aragona , nelle quali 
rappresentò i movimenti de' pianeti , onde 
cliiamò Paradiso V ingegnosissima maccliina 
a tal oggetto costruita ; e a misura che 
ognun di loro , nelFaggirarsi del maccbini- 
smo , avvicinavasi agli augusti sposi, uscia- 
ne un Cantore , cbe la divinità figurava al 
ianeta attribuita , e i versi cantava scritti 
1 Bellincioni (i) . Nell'anno stesso lo veg- 



da 



(i) Ecco il titolo che il Tantio premette a'que'ver-» 
si . » La seguente operetta composta da Meser Bernardo 
» Belinzon è una festa o vero ripresentazione chiamata 
» Paradiso, qual fece fare il signor Lodovico in laude 
» deIJa duchessa di Milano , e chiamasi Paradiso pero- 
» chò v'era fabbricato con il grnnde ingegno ed arte di 
» Maestro Leonardo Vinci fiorentino il Paradiso con 
» tutti li sette Pianeti che girava e li Pianeti era rapre- 
» sentati da homini in forma e habito che se descrivono 



44 MEMORIE STORICHE 

f^iamo formare un congegno di carucole e 
di corde , con cui trasportare in più vene- 
rabile e più sicuro luogo , cioè nell' ultima 
arcata della na\e di mezzo della metropo- 
litana , la sacra reliquia del santo Chiodo , 
che ivi ancor si venera. Al fol. i5 del co- 
dice segnato Q, R. in i6 , egli ci ha lascia- 
ta di tal congegno una doppia figura , cioè 
una di quattro carucole , e una di tre col- 
le rispettive corde , soggiugnendovi : in Do- 
mo alla canicola del Chiodo della Croce . 
L'anno 1490 abbiamo la sua già indicala 
nota esistente nel codice ;=; -De///2 luce e del- 
le ombre !:r che dimostra d'avere allora scrit- 
te quelle sue osservazioni ottiche , e rico- 
minciato un nuovo modello o disegno della 
statua equestre (i) . Segue poi nello slesso 
luogo a dar notizie , poco gloriose al certo , 
d'un suo scolare o servitore : Jachomo , 
scriv' egli , 'venne a star con meco d'età 
d'anni io. Ivi narra come questi rubò a 
lui e ad altri, fra i quali a Marco , e Gian- 
nantonio suoi scolari , de' quali il primo era 
probabilmente Marco d'Oggiono, e '1 secoQ- 
do Giannantonio Beltraffio. E per epilogar- 
ne i vizj vi pose in margine : ladro , bu- 
friardo , ostinato , ghiotto . Da questo me- 
desimo scritto abbiamo accidentalmente no,- 



» dalli poeti ; li quali Pianati tutti parlano in laude del- 
« la prefitta ducliessa Isabella , come vedrai leggen- 
:> dola . « 

(i) Vedi sopra , pag. 29. 



DI LIONARDO DA VINCI . 4$ 

tizia d'una figurata e mascherata giostra di- 
retta da LiONARDO medesimo, che cosi nar- 
ra uno de' furti del suo Jachomo : IteiiL a 
di 2G di Gennaro seguente 1491 essendo 
io in casa di Messer Galeazzo da San Se^ 
verino a ordinare la festa della sua giostra , 
e spogliandosi certi staffieri per provarsi 
alcune i'esti d'uomini salvatici , che a detta 
fetta accadeano , Jachomo s^accostò alla 
scarsella d'uno di loro , la qual era in sul 
letto , e tolse li danari . Sappiamo poi dal 
Bellincioni (i) che in questa giostra il San- 
Severino medesimo riportò la palma . Nel 
1791 fu, come vedemmo, dehitore alla 
fahbrica del duomo , o per Ulto di casa 
ciò avvenisse , o per marmi comperati . 

X. Nel 1492 mirò Lodovico a trarre 
dalle acque del Ticino altro partilo per le 
campagne poste alla destra del fiume; e di 
LiOiNAKDO specialmente si valse ; imperocché 
dalle sue nolfc rileviamo eh' egli iu a Sesto- 
Calende ^ a Varal-pombio , e a Vigevano 
ove ai 20 di Marzo del 1492 osservò che 
ìiella "Vernata le vigne si sotterrano . (cod. 
(). A. fol. 3i ) . E poiché nel medesimo li- 
bio parlasi d'un canale , Ollrocchi "inclinò 
dapprima a credere, che il canal fosse quel- 
lo destinato ad irrigare e fertilizzare il la- 
tifondio che fu poi denominato la Sforze- 
sca, se non che la lunghezza di 3o miglia 



<0 Rime p;ig. 27. 



^6 MEMOniE STORICHE 

ivi indicata parvcgli piuttosto al canale del- 
la Martesana applicabile , che a quello del- 
la Sforzesca , che pur iu questi tempi sca- 
vossi. 

A questa medesima epoca si può ripor- 
tare lo studio fatto da Lionard<» per ren- 
dere navigabile il testò mentovato canale 
della Martesana da Trezzo alla città (giac- 
ché più non lo era per le acque vendute) 
e navigabile anche nel circuito della città 
medesima , alla qual cosa non crasi ancora 
ben provveduto . Ne riparleremo a suo luo- 
go , e basta per ora l'averlo accennato . 

Neir anno medesimo fu molto occupa- 
to LiONARDO a dirigere gli ornati , e a di- 
pingere egli stesso le sale della rocca ossia 
castello, in cui Lodovico soggiornava; giac- 
ché trovasi nel codice slesso ( fol. i8) la 
seguente nota che intera trascrivo , perchè 
ri dà un' idea degli ornati delle camere , 
<lc' colori , de' prezzi loro , e delle giornate 
èlegli artelici . Eccola : La gronda stretta 
sopra le sale y lire 3o - la gronda sotto a 
questa fanno ciascuno quadro per se lire 7; 
e di spesa fra azzurro , oro , biacca , geS' 
so , indaco , e colla lire 3 - di tenqjo gior- 
nate 3 - le storie sotto esse gronde co suoi 
pilastri lire 1 2 per ciascuna : stimo la spe- 
^a fra smalto e azzuno , e altri colori 

lire I — - Le giornate stimo 5 tra la in- 

■2. o 

*vestìgazione del componimento , pilastrello, 
e altre cose — Jtcìn per ciascuna voltaiola 



DI LIONARDO DA VI>'CI . 47 

lire 7 - Di spesa tra azzurro e oro lire 3 "^ 
- JDi tenrpo giorni 4 - Per le finestre lire 
li,-// cornicione sotto le finestre soldi 6 

a 

// braccio - Item ver 24 storie romane li- 
re IO - Per un oncia d azzurro soldi io - 

In oro soldi i5 - fumo lire 2.— . 

Si può anche argomentare che ch-ca 
questo tempo introducesse qui Lioaaiido 
r incisione in Jegno e in rame. Pensa Oi- 
Irocchi che de' suoi dì possano essere alcu- 
ne vecchie incisioni in legno che trovansi 
in un antico codice di stampe della nostra 
biblioteca non per altro pregevoli , che per 
rautichità ; e ben è probabile , e poco meu 
che certo essere suo disegno il ritratto del 
Bellincioui ( morto nel 1492 ovvero nel se- 
guente ) intagliato artistamenle in rame , 
ove la sveltezza della figura , la mossa , il 
panneggiamento , l'espressione dell'uomo at- 
tento a leggere, la stessa architeltvira quasi 
rappresentante una camera , ben mostrano 
l'abilità del disegnatore , secondato da va- 
lente bulino . Pur di Lio.nardo dobbiamo 
credere che siano que' pochi tratti maestri 
che servirono a incidere in legno il ritratto 
medesimo che vedesi alla prima pagina del- 
le sue rime pubblicale nel 149-3 dal Tanzi. 
Vuoisi esser questo il primo ritratto d' un 
autore premesso al libro; a meno che non 
vogliamo , come alcuni opinano sul rappor- 



48 MEMORIE STORICHE 

to (li Plinio (i), che i llomunl amanuensi 
così usassero , imprimendo con istampe in 
legno le figure degli autori . De' disegni re- 
lativi alla sua accademia intagliati in rame 
già j^arlammo. 

Una sua opera da riportarsi a quest'an- 
no fu il Bagno fatto per la duchessa Beatrice 
nel parco o giardino del CastLllo . LiojNardo 
non solo ne disegnò il piccolo edifizio a fog- 
gia di padiglione , nel cod. segnato Q. 3. , 
dandone anche separatamente la pianta ; ma 
sotto vi sciisse : Padiglione del giai duio 
della duchessa ; e sotto la pianta : tonda- 
mento del padiglione eli è nel mezzo del 
labirinto del duca di Milano. INessuna data 
è presso il padiglione , disegnato nella pa- 
gina 12 , ma poco sopra fra molti circoli 
intrecciati vedesi :=5 io Luglio 1^.92 ; t=; e 
nella pagina 2 presso ad alcuni disegni di 
legumi qualcheduno ha letto Settembre 148Z 
in vece di 1492 , come dovea scrivervi , e 
probabilmente scrìsse Lionardo . Disegnò 
pure le chiavi colle quali dare al bagno 
l'acqua ora calda ora fredda , e cosi tem- 
prarla , nominando tal congegno : Sciavatu- 
va del hagìiio della duchessa ( fol. 28. ) ; e 
indicando eziandio le proporzioni dell'acqua 
bollente colla fredda per averne il piacevo! 
lepore conveniente al bagno , onde scrive 
alla pag. 84 : per iscaldare V acqua della 



(0 Hist. Nat. lib. 35. cap. 2. 



DI LIONÀRDO DA VINCI. 4() 

''Stuffa clella ducliessa tonai tre parti d'ac- 
qua calila^ e quattro parti adacqua fredda. 
Il bel fjuaJro rappresentante la Beata 
Vermne col Bambino , San Giovanni , e San 
Micliele, allo br. Ire milanesi su due e più 
di larghezza , che ammirasi nella casa de' 
conti Sanvitali di Parma , porla la data di 
Cfiiest'anno; e, quello eh' è senza esempio, 
Ve scritto : Lionardo Vi.nci fece. 1492. 

XF. Dal summentovato Tanzi rileviamo 
che quando egli scrivea la dedicatoria a Lo- 
dovico premessa alle rime del Bellincioni , 
cioè nel 1498 il Moro » onorava il proprio 
» padre ( Francesco I. ) coti la magna e 
» ])erpetua opera del gran Colosso ». Dun- 
que di questo occupa vasi pur in quell' an- 
no Lionardo . Sappiamo di più . Già for- 
mato erane allora , e alla pubblica ammira- 
zione esposto il gran modello . Si celebrò 
in quest'anno la più illustre alleanza che 
gli Sforza facesser mai , cioè il matrimonio 
di Bianca Maria Sforza sorella del gioviu 
duca e nipóte di Lodovico coli' imperatore 
IMassimiliano Austriaco . Trattato avealo e 
con chiuso l'accorto reggente del ducato col- 
la condizione che l'imperatore, conside- 
rando questo paese come feudo imperiale , 
e lui come il primo figliuolo nato da Fran- 
cesco Sforza già duca (polche Galeazzo Ma- 
ria nato era essendo il padre in privata 
fortuna ) investito ne lo avrebbe a prefe- 
renza del vero crede Gian-Galeazzo , abben- 
che questi cognato suo pur divenisse . A 
Lioìi» da Vinci ti 



5o MEMORIE STORICHE 

questo titolo fu stipulala una dote di 400,000 
fiori QÌ d'oro (che altri dice essere stali ne^ 
fatto soli 3oo,ooo) oltre 100,000 fiorini ia 
gemme, oro, e fardello. Due poeti , latina 
l'uno e l'altixj italiano , cioè Pietro Lazza- 
rone valtellinese, e Baldassare Taccone alesr 
sandrino , quella pompa nuziale descrissero. 
INessun dei due , è vero , ci dice che quel-. 
le feste dirigesse Lionakdo ; ma amendu^^ 
parlano della statua equestre di lui opera •. 
Scrive il Lazzaroni , che sotto un arco trion-» 
fale nella piazza del castello stava a cavalle» 
Francesco Sforza a tutti noto (i) ; e'I Tac^. 
cone parlando degli esimii monumenti e la- 
vori che in Milano a quell'occasione am-; 
miravansi , dice, di Lodovico parlando, .«,, 

>> Vedi che in corte fa far di metallo 

5> Per memoria del padre un gran Colosso. » 

Le quali parole pienamente confermano 
quanto in qucst' anno scrivea Tanzi , come 
dicemmo ; e mostrano che , terminato es- 
sendo il modello , solo pensavasi a farne il 
getto . À quest' epoca pertanto possiamo ri- 
portare il disegno copiato , e pubblicato dal 



(0 Fronte stabat prima , quem totus noverat orbis 
Sfortia Franciscus Ligurum. dominator et aline 
Insubriae^ pnrlalas equo etc. De Nuptiis Irnpe- 

ratdlriaé Majestatis etc. anno 1493. Mediolani, apnd Za- 

rotum 1494. 



DI LIONARDO DA TINCT. 5f 

Ocrli (i) del cavallo intelarato , cioè pre- 
parato a servire di forma alla fusione. 

XII. Lodovico , sicuro pel precedente 
trattato di esser duca di Milano di nome , 
come lo era di fatto , sempre più nelF ab- 
biezione teneva il nipote ; e Beatrice sua 
TÌ!ipendeva Isabella d'Aragona , a cui per 
sangue come per diritto dovea sudditanza 
e ossecruio . Questa non mancò di scrivere 
al padre Alfonso d'Aragona , figliuolo di 
Ferdinando re di Napoli , eloquentissimc 
lettere , che il Corio ci ha conservate (2) , 
per dipingergli la trista situazione del ma- 
rito e sua ; e Ferdinando mxindò qui am-* 
basciatori , perchè inducessero Lodovico a 
cedere al nipote lo scettro , e '1 minacciasser 
di guerra , ove ricusasse di farlo. Ricusollo 
egli altamente ; e le minacce non sei'virono 
che ad accelerare a Gian-Galeazzo la mor- 
te . Ma prima d'ogni cosa Lodovico meditò 
d'opporre a Ferdinando il re di Francia 
Carlo Vili , che delle pretensioni avea sul 
regno di Napoli conceduto un secol prima 
dal Papa in feudo alla casa d'Angiò , offe- 
rendo a lui di seco confederarsi per con- 
quistarlo , e spogliarne gli Aragonesi : il 
che pur ottenne ; ma a suo mal danno , 
come vedremo , foltenne . Venne di fatto 
Carlo Vili in Italia nell'anno 1494, e giuA- 



(1) Tav. LX. 

(a) Delle Histor. Milanesi ^ all' spn, 1 492. 



52 MEMORIE STORICHE 

se a Pavia sul finir dell' aiiltinno. Magnifi- 
che feste ivi preparò Lodovico, essendo vi- 
vente ancora , ma già di veleno infetto , il 
nipote . Che tutta la pompa di quelle feste 
dirigesse Lionardo ben è probabile; maio 
scritto noi leggo. Vogliono alcuni che a 
questa occasione formasse egli il lione pie- 
no di gigli , che al re , squarciandosi il se- 
no , presentolli ; ma vedremo doversi ciò 
riferire ai tempi del re Francesco 1 dopo 
la vittoria i^iporlata a Meregnano . 

E poiché di Pavia ci occorre di far 
menzione , non sarà fuor di luogo il ram- 
mentar qui il lungo e diligente studio che 
Lionardo colà fece della notomia , avendo 
a maestro il valente professore Marc'Anlo- 
'iiio Della Torre genovese , a cui coli' esat- 
tezza de' disegni il Vinci grandemente gior 
vava , mentre un' esatta cognizione egli sles- 
so traevano dell'umana struttura , e dell'uso 
delle parti. Che Lionardo necessario tro- 
vasse lo studio di notomia ad un dipintore 
cel dice egli medesimo sovente nel Trattato 
della Pittura ; ma più energicamente anche 
il dimostra nella seguente nota, che trovasi 
nel Cod. segnato Q. in i6. ;=J Necessaria 
cosa è al Pittore per essere buon Menihri- 
ficùtore neW attitudine e gesti che far si 
•possono per li. nudi di sapere la notomia 
de' nervi , ossi , muscoli , e lacerti per sa- 
pere nelli diversi movimenti e forze ffiuil 
nervo o muscolo è di tal movimento cau' 
sa, e solo quelli fare evidenti e ingrossati; 



DI LIONARDO DA VINCI. 53 

è non gli altjì per tutto come molti fanno ^ 
che per parere gran disegnatori fanno i 
loro nudi legnosi e senza grazia , die pa- 
iono al vederli un sacco di noci più. presto, 
che superfìcie umana , ovvero nn fascio di 
ravanelli più presto die nuiscolosi nudi . 
Che insieme a quel dotto Anatomico Lio- 
JNARDO disegnasse con matita rossa , tratteg- 
giandole di penna, le parti tutte del corpo 
umano , mentre quello il dissecava , e talor 
anche scorticando le parti egli stesso , e 
n'avesse poi formato un libro colle spiega- 
zioni a caratteri rovesci , ce lo attesta il 
Vasari , da cui altresì sappiamo » che graix 
>y parte di quella notoniia era nelle mani 
» di Francesco Melzo gentiluomo Milanese, 
» il quale nel tempo di Lionardo era un 
» bellissimo fanciullo (i) così come oggi è 
» bello e gentile vecchio, che ha care, e 
» tiene come reliquie tali carte » ; e sog- 
giunge che Lionardo allora fu il primo 
che cominciò a dar vera luce alla notomia. 



(0 In un coelìce trìulziano in cut ammiransi molti 
disegni dìLiONARDO e della sua Scuola, uno ve n'ha di bel 
giovanetto che credesi essere Francesco Melzi; e credea 
pur Gerii che un ritratto del giovanetto Melzi fosse quel- 
lo della sua Tavola IV. Che giovanetto ei fosse allora 
r abbiamo da lui medesimo, poiché sopra la testa da 
lui disegnata , e pubblicata dai Gerii ( Tav. XLV ) e dai 
ÌVTantelIi (Tav. 17.) egli scrisse: i5io a di 14 Augusto. 
P.a cavata de relevo da Francescho da Melzo de anni i6. 
E dieiro alla spalla ha scritto; anni 19 p>. Melzo. 



g^ METMORIE STORICHE 

*Vero è clie il Parodi (i) nel catalogo de* 
Professori Pavesi colloca Marc' Antonio Del- 
la Torre all'anno i5ii; ma è ben più pro- 
babile eh' egli sia slato colà chiamato mollo 
prima : non essendo in quell'epoca slato in 
Lombardia Lionardo , se non per brevissi- 
mo tempo, come vedremo . V'ha chi pre- 
tende , perchè Vasari dice che quell'opera 
servir doveva ad illustrar la dottrina di Ga- 
leno , essere stato bensì scritto dal Vinci il 
libro , ma sotto la dettatura del professore ; 
ma perchè mai, copiando le cose altrui, 
scritto avrebbe Lionardo colla manca? Tro- 
vasi ora il codice , o almeno parte di esso , 
co' disegni nella biblioteca regia a Londra ; 
e '1 cel. Hunter (2) che'l vide, ammirò la 
somma diligenza e la squisita esattezza del 
Vinci , specialmente nel disegnare le parti 
anche più minute de' muscoh . 

Forse un resto degli studj anatomici , 
che allor fece Lionardo sono alcuni dise- 
gni che da' nostri codici , e dalla raccolta 
del fu consigl. de Pagave copiò il Gerii (3), 
de' quali pur alcuno ne riproduciamo ( Tav. 
II. Fig. 1.2.) insieme ad un disegno, in cui 
egli indicò le proporzioni delle varie parti 



(i) Elenckus PrivUegior, Ticin. sludii . Pag. i54. 

(z) Due Lezioni prelimin. del D. Guglielmo Hunte» 
premesse al suo Corso di Lezioni anatomiche . Londra 
1784. 

(3) Nelle Tavole xxx. xxxi. XXXII. XXX!!!, XXXiv» 
I.* U.» lU.* Vili.* X.» XI.* 



DI LTOiyARDO DA VINCI. £j 

della tesi a , accanto al quale ha scritto alla 
sua maniera (i) , ond' abbiasi un'idea dell* 
acui^ilezza del suo lavoro, e al tempo stes- 
so del suo singoiar modo di scrivere colla 
mano manca , e della forma de' suoi carat- 
tari ; giacche più non abbiamo i suoi codi- 
ci , e rare le tavole del Gerii divennero , 
dispersi essendosene i rami intagliati . A 



(() Ecco le parole che scritte sono presso la tee^ta 
dell'uomo (Tav. I.) 



h. l. t^ del volto 
6 

g. r, »_ del capo 
4 

g. t. ^del volto 
4 

f. t. l^del velto 
4 



/. e. >— del volt» 



k.U *^ del volto 



h,f. l^del volto 
4 



Fa che il chapo cioè dalla, soinità dell omo al di sotto del 
mento sia l'ottava parte di tucLo lomo ilifuale chapo divide-- 
rai in 5 ed una delle parti fa che sia dal nascimento de 
chapelli insino al pari della soma alteza del oapo. uà altra, 
parie metti dal taglio della bocca al fine di sotto del mento 
e laltre di inezo ressterano infral taglio della boccha a al 
fine del naso co chapeglj. 

Presso la testa del cane leggesi : 

g o sono eguali o r sono simili 

s e sono eguali f f sono simili 

Le quali spiegazioni trovansi oscure perchè mancano a! 
disegno le lettere corrispondenti , o almeno non veggonsi 
nella copia che n' ha faitj il Gerii ; né più veder le pos- 
so neir originale . 



5S MEMORIE STORICHE 

questo doppio Oggetto diamo il disegno sno 
delle proporzioni della testa del eane (fig. G); 
e ben meriterebbe d'essere nuovamente in- 
ciso e pubblicato il bellissimo e istruttivo^, 
disegno delle proporzioni del corpo uma- 
no , cbe vedesi nella Tav. I.* del Gerii , 
collo stesso scritto vinciano del disegno ori- 
ginale , cbe nella preziosa raccolta del De 
Pagavo s' ammira . V ha , è vero , qualcbe 
disegno analogo ad alcuni de'summentovati 
nel suo Trattato della Pittura ; ma è noto 
essere quelli stati immaginati e disegnati 
dal Poussin , e ombreggiati ( anzi guastati 
secondo questo Pittore) dall' Errard , onde 
chiara e istruttiva rendere l'opera di sì gran 
maestro . Altre figure ci furono poi date 
come disegni del cel. intagliatore Stefano 
Della Bella (i) perchè trovate in un 
codice del 'Trattato della Pittura^ che a 
lui anparlenuto aveva ; ma io ho sott' oc- 
chio le stesse figure in un manoscritto del 
Trattato medesimo di Lio^ìardo fatto co- 
piare , anzi nelle prime linee copiato , dal 
coltissimo raccoglitore di codici Vincenzo 
Pinello , che morto era già nel 1610 quan- 
do nacque Stefano Della Bella . E poiché 
questi disegni meglio fatti e più istruttivi 
sono che i pubblicati nell' edizione fioren- 
tina , qui si danno ( sebbene con poca esat- 
tezza copiati ) nella Tav. Ili ; essendosi però 



(i) Firenze presso Pagani e Grazioli 1792. ixx 4. 



DI LIONARDO DA TINCI. 5*^5 

omessi tutti quelli clie non risguardano la 
figura (i). 

Della notomia del cavallo, intorno alla 
quale pure Lionardo ha scritta un'opera 
rammentata dal \ asari e dal Lomazzo (2) 
che la vide » presso Francesco Melzi , di- 
segnata divinamente di mano di Lionardo « , 
e che esigea pur essa il sussidio di valente 
anatomico , ben è verosimile , che il Vinci 
siasi occupato in quella stessa occasione . 
Alla notomia del cavallo dee riportarsi il 
disegno che sta nella Tav. xxxv del Gerii. 

Morì , sul chiudersi dello stesso anno 
1494 9 il giovane duca Gian-Galeazzo , e 
Lodovico allora dagli avviliti e prezzolati 
cortigiani , e dal popolo che ei sapea diver-^ 



(i) Chi questi vuol confrontare con quelli del Pous-< 
«in, vegga nella seguente nota il capo ) a cui ognuno 
corrisponde . 



Num.i Cap. LXXXIX. 
2) 



3) 
4) 
5) 
6) 

7 
8) 

9) 
io) 

n) 
la) 
j3) 

14) 



CLXXIV. 

CLXXVIL 
CLXXXI. 
CLXXXII. 

CLXXXXVI. 
CLXXXXVII. 

ce. 



(2) idea del tempio della 
Pittura Uh. a, cap. 13. . 



Num. i5 Cap. CCIV. 



16 


ccv. 


'7 


CCIX. 


18 


ccx. 


»9 


ccxxxi. 


20> 


rPYYYTTT 


2.) • • 


. Ki\jA.Ji.Ji^XXl 


22 


CCLXI. 


23 


CCLXIIJ. 


24 


CCLXVIIL 


a5 


CCXGV. 


36 


CCCI. 



Pittura pag. 7. Tratt. della 



58 MEMORIE STORICHE 

tire , si fé' invitare a salire sul trono pal«v 
no , escludendone i nipoti infelici. Da luu-' 
go tempo a ciò mirando egli non obbliava 
nulla per coprire V iniquo usurpamento , ^ 
e 1 suo crudele contegno colla vedova du- 
chessa ; e per acquistai'si la benevolenza 
de' sudditi, e buon nome presso gli stranie- 
ri , teneasi amici i letterati , e gli artisti 
( che al dire del Corio , condotti aveva cou 
grossi stipendi da tutte le parti d' Europa ) 
e la città quanto poteva adornava ; cosicché 
ebbe a dire il mentovato Lazzaroni che 
d'una rugosa vecchia fatta aveane un'avve- 
nente ed elegante donzella . Allor fu che 
Ja moda s'introdusse d'abbellire l'es-Lerno 
delle case or con pitture a varj colori , or 
a chiaro-scuro , or a fregi incavati ; del che 
molte reliquie abbiamo . 

Un quadro relativo alla generosità di 
Lodovico , se non dipinse , almeno imma- 
s^ìnò in quest'anno LiONARDO . Egli così ne 
descrive il pensiere in una nota di sua ma- 
no che leggesi nel codice segnato Q. 3. 
fol. go a tergo s li Moro in figura di 
Ventura colli cappelli e panni e mani 
manzi; e Messer Gualtieri (i) coìi riveren- 



(i) A. questo M. Gualtieri come ad uomo generoso 
e benefico scrive il Bellincioni un Sonetto (pag. t74) per 
chiedergli un piacere ; e '1 Tantio rendendo ragione a 
Lodovico il Moro , perchè pubblicasse le Rime del Bel- 
lincioni : ciò hammi imposto, gli dice » 1' humano fide- 
*> le, prudente gì soUicito exccutoie dell! tuoi coman.Ur 



DI tlONATlDO DA TlXri, Si) 

/fe atto io piglia per II panni eia hasso ve- 
nendoli dalla parte dinanzi ancoìa: la po- 
vertà in figura spaventevole corra dietro a 
un giovinetto f el Moro lo copra col lembo 
del la veste , e colla verga dorata minacci 
cotale mostro. E che la mentovala idea del? 
quadro Lionardo scrivesse in quest'anno 
r argomento da una nota che a questa pre- 
cede nel codice medesimo , ove si la men- 
zione dì certo Galeazzo seco lui accordatosi 
a scolare. y4 di 24. ?narzo 1494 venite Ga- 
leazzo a stare meco con patto di dare 5 
lire al mese pagando ogni 1 4 dì de' mesi . 
Datimi da suo padre ftorini due di Reno: 
e più sotto : a di 14 di Luglio ebbi da Ga^ 
leazzo fioiini 2 di Reno . Veggiamo da que- 
sta , e altre annotazioni pur ce lo confer= 
mano , eh' e^li tenea gli scolari a pensione „ 
Onde ad ogni ora istruirli , e di loro ad ogni 
VKypo valersi . 

XUl. Per Tanno 149^ poco o nulla di 
particolare trovo registrato intorno a Lio- 
Kardo che in questo tempo di mcn lavoro 
avrà probahilmenle scritto il Trattato di- 
retto al duca , in cui esaminava quale del- 
le due arti Scoltura e Pittura debba all'al- 
tra preferirsi ; e compiuto avrà il Trattato 
della Pittura e de'movimenti umani , come 
scrive frate Luca . Non abbiamo il primo 



» menti Gualtero , che fa in tutte le cose ove tu posti 
» far utile , ogni studio vi metti. « 



6o MEMORIE STORICHE 

libro; ma rlie abbialo scritto lo attesta cbìa- 
ramente il Lomazzo (i) . 

Non fu però in quest' anno inoperoso 
il suo pennello , perchè , essendosi dipinto, 
dal Montorfani il Calvario nel refettorio del 
convento delle Grazie, volle il duca Lodo- 
vico che il Vinci vi dipingesse ai due lati, 
e dipingesse a olio , il ritratto suo , quel 
della moglie , e de' figliuoli ; il che Lioivardo 
fece contro voglia , se crediamo al P. Gat- 
tico religioso domenicano che di quel con- 
vento lasciò una storia manoscritta ; e sog- 
giugne che » quelle pitture si sono infraci- 
» dite per essere dipinte a olio , perchè 
» Tolio non si conserva in pitture fatte sor 
>*) pra muri e pietre » (z) . Fu impresso in 
Milano nel 1496 il libro iW musica di Fran- 
chino Gaforio (3) con una tavola assai ben; 
disegnata , che opera di Lionardo amantis- 
simo di musica , come s' è detto , o di qualrj 
che suo scolare , può riputarsi . >y 

Sappiamo altresì da frate Paciolo più 
volte mentovalo , che per la mediazione di: 
LiONAhDO egli qui venne in quest'anno ; e 
poiché amico e concittadino gli era , e co- 



(i) Trattato dell'Arte della Pittura. Pag. i58. 

(2) Storia genuina del Cenacolo insigne dipinto da 
Leonardo da Vinr;i ec. Del P. Domenico Pino . Milano 
1756. in 8." II P. Allegranza ( Op. Eruditi pag. 290), 
noga che di Lionarho sian quelle figure , ma dell' opi- 
nion sua non adduce fondamento . 

(3) Practica mtisice Franchini Gafori Laudensis , Me-. 
dùjl, per GaiLleim, Si^ner. 1436. /o/. • 



DI LIONARDO DA VINCI . 6l 

ìnuTiI arcano gli sluclj di matematica di 
meccanica e d' architettura , insieme vivea- 
ìio , e l'uno l'altro ne' rispettivi lavori aju- 
tava . Di LiONARDO frate Luca valeasi per 
disegnare le figure geometriche uiuu altro 
essendovi capace di ciò fare al par di lui 
con esattezza . Ecco ciò che ne scrive al 
capo VI del suo Trattato d'architettura . 
» Come a pien in le disposilioni de' tatti i 
» corpi regulari vedete quali sono stati fatti 
» dal degnissimo Pittore , Prospettivo , Ar- 
» chitetto. Musico , e de tutte virtù docta- 
» lo Leonardo da Vinci fiorentino nella 
>> città de Milano quando alli stipendii del- 
» lo exceilentissimo duca di quello Lodovi- 
» co Maria Sforza Anglo ci retrovavamo 
» nelli anni de nostra salute 1496 ec. » (i). 
Cosi al capo x scrive: » E le figure liarele 
» sopra in questo insieme con tutti li altri 
» per mano del prelibalo nostro compatrio- 
» la Leon rdo da Vinci fiorentino, alli cui 
» disegni e figure mai con verità fu homo 
» che li potesse opponere . » 

Le figure ([ui mentovate fatte furono 
in origine, cioè in quest'anno 14 ;6» dal 
Viivci in numero di Go , ben disegnate e 
colorite or d'una or d'altra tinta pel trat- 
tato De divina proportione , dello stesso 
frate Luca Paciolo , medicato allora mano- 
scritto al duca Lodovico ; e quindi pubbJi- 



(2) Id. De Architectura , Cap. VI. iiijìne. 



^2 MEMORIE STÒRICHE 

calo nel i5og , e dedicalo al confalonlere 
di Firenze Pietro Soderiiii , a cui cosi egli 
scrive : Libelliim .... Ludovico Sphortiae. 
nuncupavi tanto ardore ut schemata quo- 
que sua f^incii nostri Leonardi inanihus 
^calpta , quod opticen instructiorem reddere 
possente addiderim (i) . Fuvvi chi la voce' 
^calpta interpretò per intagliate in legno o 
in rame ; ma noi sappiamo dallo stesso Pa- 
ciolo che le delineò e dipinse; e ciò tre 
volte almeno , pel duca cioè , pel sig. Ga- 
leazzo Sanseverino , e pel gonfaloniere Pie- 
tro Soderino . Il secondo codice unitamente 
ad altri vinciani per dono del conte Arco^ 
nati alla biblioteca nostra pervenne. Quello 
del duca, involato nel 1499 *^11' occasione 
deir ingresso de' Francesi , fu dal Soderini 
medesimo ricuperato (2) ; e , non so comey' 
or trovasi fra i manoscritti della pubblica' 
biblioteca di Ginevra (3) . 

A Cjuest' anno appartiene la pittura del 
già mentovato codice triulziano scritto pel 
piccolo Massimiliano figliuolo di Lodovico , 
che fanciuUetto ancora i rudimenti della 
Jatiria lingua studiava . In questo codice 
(scritto certamente prima del 1497, poiché 
parlasi della duchessa come presente al pran- 



(0 Loc. cit. "Lett. dedicai. 

(i) Epistol. dedicai. 

(3) Catalogue raisonné dcs Manuscrits conservés dant 
la hi^Unteque de la ville et rcpuhl. de Genève » par JeaQ 
Séntibier . Genève 1779. pag, ultima- 



DI LIONARDO DA VINCI . 63 

zo del figliuolo ) in 4.° piccolo e in perga- 
mena , eh' io potei per la gentilezza de' pio- 
prietarj agiatamente esaminare nel 1764, e 
rivedere anche negli scorsi giorni , oltre 
molli ornati di stemmi e di fregi , v' ha pa- 
recchi quadretti che risguardano il giova- 
netto principe, che titolo già avea di conte 
di Pavia. Fra questi, due ve n'ha che giu- 
dicar si devono del pennello di Lioivaruo^ 
quali li giudicava il eh. march, ab. Triulzi 
uomo di moltissima erudizione e di fìno 
ciiterio specialmente in conto di belle arti. 
In uno rappresentasi il giovanetto come in 
atto di complimentare T imperatore Massi- 
miliano suo cugino, che in quest'anno ven- 
ne , se non a Milano , almeno a Como e a 
Meda (i), e quindi a Pavia ; e v' è in te- 
desco , e in latino il dialogo del compli- 
mento che far gU dovea. Nell'altro rappre- 
sentasi lo stesso fanciullo , che sta giuoca»- 
do , o piuttosto guardando il volo degli uc- 
celli , col suo aio conte Secco di Dorella 
che gli comanda di porre fine a' giuochi : 
e son pur ivi de' versi relativi alla pittura . 
Allo stesso imperatore in Pavia magni-» 
fiche feste e archi trionfali giusta l'uso ro- 
mano preparò il duca (2) , dovendo come; 
a suo signore prestargli omaggio: onde bea 
è da presumersi che Lioinardo avrà avuta 



(i) Corio. Delle hislorie milanesi. Parte VUt 
(2) Corio . Loc. cit. 



64 MEMORIE STORrcUE 

parte in tutti que' lavori di arti del disegno 
e di meccanica . Certo è , eh' egli non fu 
dimenticato , poiché in lai occasione il du- 
ca ordinogli una tavola rappresentante la 
natività di nostra Signora, ch'egli dipinse 
,€ fu all'imperatore mandata in dono (i) . 
Essa trovasi tuttavia nel gabinetto imperiale 
a Vienna . 



(i) Vasari. Vita di Leonardo da Vinci. Circa questi 
tempi dev' essere stata scritta una lettera , di cui trovasi 
la minata o Li copia al fot. 3i6 del codice atlantico, 
di mano di Lìonardo e a caratteri rovesci, ma conte- 
nente cose , eh' egli non avrebbe dovuto scrivere . Si 
avvisano in questa i Fabbricieri, d'una città, che dagli 
antecedenti può sospettarsi essere Piacenza ; di passo e 
di concorso d' innumerevoli forastieri , ove doveva allogarsi 
una magna opera per onore di Dio , e degli uomini ; e si 
dice che loro tornerebbe in grandissimo disonore^ e lunghis- 
sima infamia , se prestassino tede a qualcuno per le sue 
/ruppe o per favore che di qua gli sia dato. Dicesi che di 
qufjlli che pretendono far tal opera chi e maestro di bec- 
cali^ chi di corazze^ ehi campanaro ^ alcuno sonagliere^ è 
■persino bombardiere; e fra quosti un certo Delsignore s*è 
vantato d' esser compare di Mess. Ambrogio Ferrere ( ap- 
paltatore delle gabelle ducali) da cui ha buone promessio- 
ni; e ove ciò non basti monterà a cavallo e impetrerà tali 
lettere per cui l' opera a lui non sia denegata .... Aprite 
gli occhi , soggiunge : da cotcsta terra non trarrete se non 
opere di vili e grossi magisteri . Credetelo a me , conchiu- 
de , salvo Lionardo fiorentino che fa il cavallo del duca 
Francesco di bronzo che non, ne bisogna far conto perchè ha 
che fare il tempo di vita sua , e dubito che per essere sì 
grand' opera noti, la finirà mai ec. Potea LiONARDO scrivere 
in questi termini degli altri , e di se stesso ? E poiché 
scritto è il foglio di sua mano dobbiamo argomentare 
che copiasse unst lettera altrui a se onorifica, se non che 
non sembrano consentanee al suo pensamento le ultime 
parole . 



BI LIOr^ARDO DA VlItCI . 65 

XlV. In quesl' anno , e forse anche 
prima, il Vinci <llecle qui incominciamento 
alla più grande delle opere sue, a quella 
che, al dire del eh. Lanzi, è il compendio di 
lutti i suoi sludj e degli scritti suti, e che 
gli acquistò maggior celebrità , cioè ai Ce- 
nacolo nel refettorio del convento delle 
Grazie . Non ne abbiamo una prova diret- 
ta ; ma che già lo [dipingesse nel 1497 lo 
rileviamo da una nota tratta dal fol. 17 
d'un libro di spese fatte dall'architetto , o 
capo-mastro , che per ordine del duca la- 
vorar faceva in quel convento , comunicata 
già dal P. Monti a monsig. Bottali (i) , e 
rUetta poi e ripubblicata dal lodalo P. Pi- 
no (2) che in quel luogo soggiornò finché 
soggiacque al general fato delle soppressioni: 
ne allor cominciava , giacché pinta v' era la 
finestra . Ecco la nota : 1497. Item per la- 
vori facti in lo reJecCorio dove dipinge Ijco- 
nardo gli Apostoli con una Jinestra lire 
37. 16. 5. Ci dà lo stesso Pino notizia d'un 
antico disegno di quella pittura intagliato 
in rame senza data di tempo e di luogo iu 
cui leggesi essere stata fatta quell'opera ne- 
cli anni 1496 e 1497. Sappiamo altresì da 
frate Luca Paciolo , che nel 149B avea Lio- 
KAKDo » già di sua mano pennelleggiato il 



(i) Le», txxxiv fra le Pittoriche slampate in Ticu:* 
1757. 

(2) Loc. cit. 

Lion. da Vinci e 



66 MEMORIE STORICHE 

» leggiadro dell' ardente desiderio de nostra 
» salute simulacro uel degno e devoto liio- 
» go de spirituale e corporale refezione del 
» sacro tempio delle grazie , al quale oggi- 
» dì quelle di A pelle Mirone e Policrete 
» convien che cedano ». Chi vede la grand' 
opera , quanto le passate vicende veder la 
lasciano ancora , hen comprende , che an- 
gusto spazio di tempo esser dovè un bien- 
nio e anche un triennio di lavoro ; e me- 
glio ancor lo comprende chi sa che Lio- 
KARDO , difficilissimo ad essere soddisfatto 
delle cose suo , pria meditar ne dovè la 
composizione che i più gran pittori trovan 
mirabile in ogni mossa e in ogni atteggia- 
mento , come nel tutto insieme ; e formarne 
di corrispondente grandezza il cartone (i). 
XMsegnonne non solo in piccoli schizzi ed 
abbozzi , de' quali alcuni tuttavia si sono 
conservati (z) , ma pur in quadri di giusta 
grandezza » tutte ad una ad una dipinse 
» le figure de' dodici Apostoli e del Salva- 
» tore , i quali esemplari (scrive il mento- 



(0 Al cartone del Cenacolo apporteneano le figure 
degli Apostoli e della Cena , che separatamente disegnò 
LioNARDo ; e son questi le tavole di cui qui sotto si 
parla . 

(2) Le teste di s. Pietro e di Giuda tratte da nostri 
codici furono disegnate e pubblicate dal Gerii ( Tav. 1 1) 
e dal IVantelli (Tav. 12). Un intero disegno del Cena- 
colo , che pure vuoisi di Lionardo , posseduto già dal 
niarch. Questore Castiglioni , e quindi dal sig. Don Giu- 
seppe Casati , intagliò il valente prof. Aspari . 



DI LTONARDO DA VINCI. 67 

'w vato P. Monti ), serbavansi nella casa de' 
» sigg. conti Arconati , che cederongli al 
» Marchese Casnedi , da cui passarono nel- 
» la famiglia \eneta Sagredo , all'estinzione 
» della cruale furono dagli eredi venduti al 
» sig. Odui console inglese. Io stesso (con- 
» linua egli) col sig. Odni parlai, quando 
» qui venne a vedere il Cenacolo , e da lui 
» intesi che ijU esemplari erano eia passali 
» in IrT^iulterra , e che erano interamente 
» simili e corrispondenti in ogni loro figu- 
» ra all'originale di questo nostro refelto- 
» rio ». Oltre le mentovate tavole asserisce 
il eh. Mussi, ( gii^ P» prof, di Belle Arti 
neir università di Pavia , ed ora mio colle- 
ga in questa biblioteca), che anche le sole 
teste degli Apostoli, e del Salvatore Lionar- 
DO dipinse a pastello in separati quadretti; 
e fondasi , non tanto suH' autorità del Lo- 
mazzo (i) il quale chiaramente dice » che 
» il colorare in carta a pastello fu molto 
» usato da Lionakdo da Vìnci che fece le 
» teste di Cristo e degli Apostoli a questo 
» modo eccellenti e miracolose in carta »; 
ma più ancora su notizia avuta da autore- 
vol pcrsouii (la cel. Angdica Kauffmann), 
che le teste degli Apostoli (ma non quella 
del Salvatore) falle a pastello da Lionaudo, 
passale erano da Roma, ov'essa le vide, in 
Inghilterra, comperale sul finire dello scor- 



ci) Tran. dell'Arte della Pittura, Lib. 3. Gap. 5, 



68 MEMORIE STORICHE 

SO secolo (la due pittori inglesi. Sopra lutto 
però ha di ciò e«li stesso uii'cvidenle pro- 
va in sua mano , essendogli riuscito per una 
fortunata combinazione, di accpiistare , molti 
anni addietro , il quadretto più importante 
d'ogni altro, cioè la testa del Salvatore me- 
desimo in grandezza naturale dipinta a pa- 
stello dal Vinci per istudio del Cenacolo , 
che veduta poi dalla medesima Kauffmann 
fu da questa eccellente pittrice giudicata 
originale e dello stesso stile di quelle degli 
Apostoli summentovate . « Oltre le forme 
» della più scella verità naturale , scrive 
» egli (i) di vergine beltà maschile nel ma- 
» turo e compiuto fiore di giovinezza , ella 
>> è il sommo dt^ll' espressione degli affetti 
» i più nobili e d il leali in un dolce e mae- 
» stoso contegno di eioica pietà che sente 
» d'altrui nell'alto che dice ai commensali 
» ^ uno di voi sta per tradirmi ;=;.... 
>> E tante cose vi si scorgono espresse , seu- 
» za neppure accorgersi d'alterazione vcru- 
» na ne' lineamenti delle helie fattezze: ul- 
» lima cima di maestria nell' arte ; onde 
» forse non abbiamo altro perfetto esempio 
» che ne' sublimi volti dell'Apollo Pithio, e 
» della INiobe » . Imberbe è questa testa , 
e in tal guisa , al dire di Winkelmanu, 
altre volte lo stesso LIO^'ARDO dipinse il 



(0 Discorso sulle arti del Desegno recUato da Antonio 
Mussi Prof. ec. Pavia 1798. pag. 33. 



DI LIONÀRDO DA VINCI. 69 

Salvatore, lasclautloci così un modello della 
più sublime beltà , che nessuno ha saputo 
imitare (i) . Quella lesta ritrasse fed 'men- 
te il valente pittore Matteini per servirsene 
nel fino ed espressivo disegno , eh' ei fece 
dello stesso originale Cenacolo , in cui il 
volto del Salvatore è guasto : diseguo ora 
moltiplicato , e renduto pubblico dal bulino 
del col. Morgiicn , ove gli è stato aggiunto 
un principio di barba quale gli si vede nel 
dipinto e hi tutte le copie anche più vici- 
ne ai tempi del Viaci (2). 



(0 Stor. delle arti del Disegno . Tom. i pag. a35 
della mia traduzione . Ediz. di Milano . 

(2) Una lunga nota delle copie più celebri che fe- 
csrsi del Cenacolo trovo negli scritti del lodato consigl. 
De Pagave , e sono : in Milano 

I. Nel convento de' Francescani della Pace sul mu- 
ro. Del Lomazzo nel i56i. 

1. In S. Barnaba, ed è l'ottava parte dell'originale. 
Credesi di Marco d' Oggiono fatta per ricopiarla poi nel- 
la grandezza dell'originale, siccome ha fatto. 

3. In S, Pietro in Gessate, D'Agostino Santagostini. 

4. Nel Monastero maggiore, sul muro. Del Lo- 
mazzo . 

5. Una fedele e non ispregevol copia ne fé' fare per 
la sala de' quadri della nostra biblioteca il card. Federi- 
co Borromeo, di cui alla pag. 74. 

6. A due miglia da Milano, nel monastero de' Ge- 
rolimini di Castellazzo . Di Marco Oggiono summento- 
vato . 

7. Nella gran Certosa di Pavia . Dello stesso . Fu 
di colà portata a Milano ove venne in questi ultimi 
tempi delineata ed incisa dal valente sig. Frey . 

8. In San Benedetto di Mantova . Di Monsignori. 

9. Tn LiJ-^ano. Nel refettorio de' PP. Osservanti. Di 
Bernardino Luino . 



'7Ò MEMORIE STORICHE 

Di questi t empi sarebbono , se Tcri fps- 
sere gli alterchi di Lionardo col P. Ban- 
delli jìriore del mentovato convento a cfue' 
di , pe' quali vuoisi clie il pittore minaccias- 
se d' effigiare in queir apostolico consesso 
tal Giuda che a lui somigliasse ; e'I consi- 
glio datogli da Bernardo Zenale , che Lo- 
mazzo e Vasari scrivono essere stato da lui 
abbracciato, di lasciare imperfetto il volto 
del Salvatore , non potendo dargli quella 
bellezza divina, che superiore agli Apostoli 
lo dimostrasse . Fatto sta che la grand' ope- 
ra egli ha compiuta e perfezionata , e hni- 
tissiraa , secondo TArmenini , era la testa 
del Salvatore ; e che mai non pensò a tro- 
vare nel sereno e maestoso volto del P. Ban- 
delli , giacché tale il descrive Leandro Al- 
berti (i) , il ritratto odioso dello Scariota , 
checche abbia scritto Giraldo Cintio (2) , 
che gli altri copiarono . 



10. In Ispagna all' Escurlal . 

11. In Francia , a S. Germano d'Auxerres per ordi- 
ne di Francesco I. Dello stesso Luino. 

12. A Escovens, pel co. di Monmorenci . 

(1) De Viris illustr. Ord, Praedic, , p. 47. 

(2) Nel Discorso sopra i Romanzi cosi scrive quésto 
elegante autore . » Giova al poeta far quello che soleva 
» fare Leonardo Vinci eccellentissimo dipintore. Questi, 
» qualora voleva dipingere qualche figura, considerava 
» prima la sua qualità, e la sua natura, cioè se doveva 
» esser nobile o plebea , giocosa o severa , vecchia o 
» giovane , buona o malvagia .... e poi se n' andava 
» ove sapeva che si ragunassero persone di tal qualità , 
M e osservava diligentemente il loro viso , le loro ma- 
» uiere , gli abiti , i movimenti del corpo ; e trovata la 



DI LIOr^ARDO DA VI?<CI. f^l 

Sì è disputato se ad olio , a fresco , o 
a tempera sia stato dipinto il Cenacolo vin- 
clano ; ma che sia fatta a olio quella di- 
pintura , oltre il testimonio delT antica car- 
ta incisa in rame summentovata , ove Icg- 
gesi che fu cavata dal dipinto a olio di 
Lionardo da Vìnci , abbiamo l' autorità 
dell'Armenini , che lo sIcs'nO dice (r) , e 
più chiara ancora è l'asserzione del Lomaz- 
zo , il quale scrive che » Lionardo , lasciato 
» r uso della tempera passò all' olio che 
» usava assottigliare con lambicchi », e ivi 
parla espressamente del Cenacolo (2) . E col 
giudizio degli antichi vanno d'accordo su 
questo punto anche i men vecchi , e i mo- 
derni più intelligenti pittori ed amatori : se 
non che il eh. Requeno (3) vuol che Lio- 
nardo dipignesse a tempra sulla parete bian- 
ca e liscia ; e quindi desse sopra la pittura 
una vernice a olio da lui con singoiar cura 



»> cosa che gli paresse alta a quello che far voleva , la 
>» riponeva collo stilo al suo libricino , che sempre te- 
» ne va a cintola . « Narra poi come per trovare una 
faccia atta a rappresentar Giuda pel Cenacolo » andava 
» ogni giorno mattina e sera in Borghetto, ove abitano 
» tutte le vili e ignobili persone , e per la maggior parte 
» malvage e scelerate « , e che minacciò infine di dare U 
Giuda il viso del P. Priore, che'l molestava : cosa non 
verosimile, anzi non possibile, come dimostralo il men- 
tovato P. Monti . Veggasi il lodato P. Pino , pag. 6< 
e seg. 

(i) Veri Precetti della Pittura, 1587. p. 172. 

(i) Tempio della Pittura , pag. 49. 

(3) Saggi sul ristabilimento dell'antica arte de' gre- 
ci, e romani pittori. Parma 1787. T. I, pag.ie/. 



7-2 MEMORIE STORICHE 

preparata ; ma il testimonio di scrittovi coe- 
vi o vicini al pittore ben sono preferibili 
alle congh letture di Reqiieuo . Che però 
LioNARDo dipingesse, e consigliasse di pin- 
gere sul muro ben candido , cel dice egli 
medesimo (i) ; avendo , tre secoli prima di 
Delaval (2) , conosciuto che i colori non 
vengono all'occhio se non perchè la luce 
rillettuta dal fondo passa per la sostanza 
colorata e colorasi ; e la riflessione tanto è 
maggiore quanto più il fondo è candido . 

Tanti elogi sono stati fatti di questa 
gran dipintura per l'esattezza del disegno , 
pel colorito , per l' arie di far rillettere i 
lumi anche dagli angoli, pe' panneggiamen- 
ti , per le fisionomie che non solo unite 
agli atteggiamenti di ognuno ne manifesta- 
no gl'interni pensieri, ma ben anche i rap- 
porti di parentela fra loro e col Salvatore; 
e con tanta enfasi , ammirazione ed entu- 
siasmo n' è stato scritto , che vano riputo 
ora il rilevarne i pregi (3) . 



(1) Tratt. della Pitt. Gap. loo; i-3 ec. 

(2) Vedi Opusc. scelti di Milano. Tom. ix, pag. 3ofi. 

(3) Fra i moltissimi scrittori che il Cenacolo vincia- 
no descrissero, nessuno, a parer mio, meglio comprese 
ed espresse in parole i sentimenti che Lionardo espri- 
mere volle e seppe nelle figure del Redentore e degli 
Apostoli , quanto l'immortale fondatore di questa nostra 
biblioteca il card. Federico Borromeo nella descrizione 
dell'unitovi Museo (Federici Card. Borromaei . Musaeum . 
Mediolani 1625. in fot.) » Il pittore, dic'egl», cosi 
» bene negli atteggiamenti e ne' volti mostrò i moti in- 
it terni degli animi, che al guardar la pittura ti pac 



DI LTONARBO DA VINCI. 78 

XV. .Solo ])trlaiito mi resta a dire a 
quali ilaiìui cpiella pittura soggiacque, non 
lauto pel tempo e ])el loco , quanto per 
igu<ìranza trascurate/za e maliguitù degli 
uomini . Dappriucip'o fu la maraviglia di 
tutti , e la gloria di Lio.\ap.do . Ai tempi 
di Francesco I re di Francia , cioè dopo 
quattro lustri all' incirca , era si bella anco- 
ra, che ei meditò di l'aria portare iu Fran- 



» d' udire ciò che gli Apostoli ebbero a dir fra loro , 
» quando Gesù Cristo pronunciò : Colui che mette con 
» meco la mano nel piatto questi mi tradirà . Il volto del 
» Salvatore indica la profonda mestizia , eli' ei mostra al 
» tempo stesso di volere per moderazione occultare . 
»> Ti par d'udire taluno degli Apostoli minacciare il 
» traditore ; un' altro promettere al Divin Maestro ajuto 
» e difesa ; questo vedi rimanere stupido alf annunzio 
» del gran misfatto ; quello vivamente alfiiggersene ; chi 
)• cerca d'allontanare da sé il sospetto; chi f orditura 
« del delitto e '1 delinquente d'indagar s ingegna : chi 
» sta attonito, chi si mostra sdejrnato , chi parla, chi 
» interroga , e chi gli altri ascolta . Il volto di S. Pietro 
V spira sopra ogni altro ira e vendetta , robustezza mo- 
n strando egli e vigore negli atti ; e a S. Giovanni ri- 
» volto gli chiede de' divini detti il rischiaramento. 
» Presso a lui per contrapposto collocò l' artefice il tradi- 
" tor Giuda, onde meglio veggasi 1' opposizione de' senti- 
« menti ne' due diversi volti . Torva ispida e vile è la 
» deformità del traditore, mentre il volto di s. Pietro è 
» aperto , onoratezza mostrando e dignità . Vedasi Giuda 
»> ansioso e pel timore d'essere scoperto ascoltare i discorsi 
M. di Pietro e Giovanni. V. ben mostrò Lionakdo nel volto 
5» di Giuda quanto versato fosse nella Jisiognomica , poi- 
» che nero il pinse , irto il crine e la barba, con occhi 
>» incavati, naso simo, squallido e magro; indizj tutti 
» d'animo maligno; laddove all'Apostolo die pallide le 
» labbra per lo «degno, dilatjie le narici, il naso diritto, 
» e franco il guardo . 



t^^ MEMORIE STORICHE 

eia , ma fortunatamente noi potè (i) . Alla 
metà del secolo xvi Armenìni (2) la disse 
mezzo suasta . Se crediamo al milanese Lo- 
mazzo , presto ne scomparvero tutti i colo- 
ri , cosicché i soli contorni restarono a in- 
dicarne r eccellente disegno (3) . Ai primi 
anni del secolo xvn il P. Gattico doraini- 
cano che lasciò ms. la storia del convento 
delle Grazie ove abitava , dice , che quella 
pittura era alterata ; e ad un' epoca poco 
da questa lontana do'bbiamo riportare quan- 
to scrive il sumraentovato card. Borromeo , 
cioè che del Cenacolo vedeansi solo le reli- 
quie , e che avendo egli osservato nascere 
ciò dalla parete , onde cadeane l' intonaco , 
pensò a farne cavar copia da abil dipinto- 
re , che sulle prime disperò di ritrarue co- 
sa alcuna ; ma , avendo comincialo dalle 
men guaste teste degli Apostoli , riuscì a 
poco a poco e in quadri diversi a copiarne 
il tutto ; e si bene il fece che avendo po- 
tuto le sue figure confrontare co' disegni 
originali delle medesime presso di noi esi- 
"stenti allora , trovaronsi pienaraenle corri- 
spondere (4) . Il certosino Bartolommeo Sa- 
li cse nel 1624 , al vedere nella Certosa di 
Pavia la copia fattane da Marco Oggiono , 



(i) Vedi al num. xxix. 

(2) Loc. cil. 

(3) Tempio della Pittura , pag. 49. Trattato della 
Pittura , p. 5o. 

(4) leder. Card. Borromaei Musaeum^ pag. a6. 



DI MONARDO DA VINCI. 7S 

dice che più a'CerlosiMi che a' Dominlcani 
riconoscenza doveasi , perchè mentre l'ori- 
ginale per Tela , pel luogo iimitlo , e per 
r infetta parete , era ridotto a tale che po- 
co si godea , la copia hen conservala am- 
miravasi e Iramaudavasi a posteri (i). An- 
dò verso la metà del secolo peggiorando il 
Cenacolo , cosicc he lo Scannelli (2) avendol 
veduto nel iG-|.2 dice » non conservarsi che 
» poche vestigia nelle figure ; e le parti 
» ignude , come teste mani e piedi , essere 
» quasi annichilate » . Forse percliè in si 
cattivo stato la videro nel 1662 i Domini- 
cali! trascuraronla a seiiiio che difficoltà 
non ehhero di tagliare i ])iedi al Salvatore, 
e ai vicini Apostoli, per ingrandire la por- 
la del refettorio . Nel 1674 il Torri disse 
che'l Cenacolo, s\ bello un tempo, era in si 
mal essere che dirsi poteva il sole all'oc- 
caso (3). In questo stato, e probahilmente 
peggiorando ancora , stette il Cenacolo viii- 
ciano sino al 1726, quando ii pittore Bei- 
lotti con un suo segreto metodo , premessi 
avendo opportuni sperimenti , riuscì a ripu- 
lirlo e quasi a farlo rivivere . Pretesero al- 
cuni che Bellotti ridipinto avesse il Cena- 
coto sui contorni vinciani ; ma testimonio 
contemporaneo , riportato dal medesimo Pi- 



(0 Barthol. Scnensis. De Vita et Morii. B. Stepharu. 
Senis 1726. 

(a) Microcosmo della pittura , Cesena ifiSy. 
^3) Ritratto di Milano, pag. 16;,. 



1^6 MEMORIE STORICHE 

no , assicura eh' egli » fece col segreto suo 
» rifiorire la pittura , toccando a punta di 
yy pennello quc' soli luoghi ove i colori eia- 
» no affatto scaduti «. Poiché verso il 1770 
tornò quella a smontare e patire singolar- 
mente in alcune parti , fnvvi un altro pit- 
tore che a ritoccarla s' offerì , e per poco 
non terminò di guastarla ; giacché al dire 
di Lanzi (1) , in tutta quella gran dipintu- 
ra non vi sono più che tre teste , che dir 
si possano veramente di Lionardo . Essa 
tuttavia hen visihile serhossi finche , alia 
partenza de'doniinicani da quel luogo, 
( malgrado il divieto fatto , presente il men- 
tovato Pino , dal Generale in capo , ora 
Presidente della Repubblica nostra , ed Im- 
peratore de' Francesi Napoleone Bouaparte ) , 
destinato fu il refettorio , ad alloggiamen- 
to militare , anche di cavalleria ; dal che 
sommo danno quella pittura risenti . 

Io andai a rivedere il Cenacolo in que- 
sti ultimi giorni. Appena entrato nella sala 
che fu refettorio voltaimi a guardarlo da 
vicino , e quasi nulla più non vidi : m' al- 
lontanai, e meno maltrattato mi ricomparve. 
M'avvidi allora che una muffa, o piuttosto 
efìlorescenza nitrosa , sorgendo perpendico- 
lare alla parete , a chi guarda di sotto in su 
tutta d' un bianco velo lo copre . Ma ahi , 
che al tempo istesso , rodendone la crosta , 
lo divora ! tanto maggiormente che non cs- 



(i) Loc. cit. pag. 412. 



DI LIONARDO DA VINCI. 77 

scndovi ora più all'intorno il tavolato, re- 
sta sotto le pareti della terra smossa e de' 
rottami impregnali di ciò che più che altro 
è atto a dar nitro . 

Il testé mentovato P. G attico ci lasciò 
scritto che Lio>ardo dipinse in tela l'assun- 
zione della B. Vergine aggingnendovi, oltre 
alcuni angioletti, s. Domenico e '1 duca Lo- 
dovico da un lato , s. Pietro mari ire e la 
duchessa Beatrice dall'altro . Questa tela in 
forma di semicircolo fu collocata sulla por- 
ta della chiesa stessa delle Grazie ; e solo 
nel 1726 fu di là tolta e trasportata in sa- 
gristia per avviso del Belletti , che in quel 
luogo copiò a fresco il quadro vinciano . 
Alcuni negano ., dice il P. Monti ( dalla cui 
lettera ms. traggo queste nolizie) che opera 
sia di LiorsARDo , perchè è in tela , e per- 
chè il re Francesco I , che volea trasportar 
la parete del Cenacolo , non ^ivrehhe qui 
lasciato un quadro di si facil trasporlo; ma 
risponde egli medesimo che i Francesi noi 
curarono perchè non era opera celebre co- 
me il Cenacolo ; e fors' anco non osarono 
allora levarlo dalla porta della chiesa . Al- 
tronde non è questo il solo quadro in tela 
di Li ON ARDO rimastoci ; e ne riporteremo 
allri esempi ove daremo il catalogo delle 
sue pitture . 11 ritratto della duchessa mo- 
stra esser questo un lavoro non più tardo 
del 1497. Un' altra pittura rammenta il 
P. Gattico fatta da Lionardo sopra la por- 
ta per cui dalla chiesa vassi nel chiostro , 
e che distrutta fu a suoi di. 



iy8 M:EMOKre Stòriche 

XVI. Il IiitUioso avvenimealo della mor- 
te di Beatrice d' E^te consorte a Lodovico 
carissima , per cui , al riferire del Corio , 
furono fatte stupendhslme esequie avrà da- 
to pur esso occasione al Vinci d' esercitare 
l'ingegno, e la mano nell'anno i-f97 ; nel 
quale , come rilevo da una sua nota aveva 
a scolare e familiare il Salai (i) , trovandosi 
nel codice segnato Q. R. al fol. 94 il conio 
d'una cappa fattagli, che metto a pie di 
pagina, perchè ci dà un'idea de' fiegi , de 
prezzi delle stofe , e della man d'opera di 
que'dì (2). 

Ma ciò che piucchè altro dovè in 
quest'anno occuparlo, fu la navigazione 
dell'Adda fra Brivio e Trezzo . Diffirilissima 
impresa ella era pel precipit <re delle acque, 
e per gli scogli che ne ingombravano l'al- 
veo, e per la quaUtà del fondo in cui con- 
venia scavar nuovo canale , - e formare op- 
portuni sostegni . Pensò Lionardo a supc- 



(1) É questi Andrea Salaìno ; ma Lionardo non 
iscrive mai il suo nome altramente che Salai , o Salay . 
(z) La Cappa di Salai addi 4 Aprile i497« 

Br. 4 di panno argentino II. iS 4 

Velluto verde per ornare — II. 9 

Bindelli — — — — — //. — j 

Magliette — — — — — W. — i» 

Manifattura — — — — II. i S 

Bindello per dinanzi — — W, — 5 

Punta ----.-- /Z. I 

Ecai del suo grassoni i3. 



DI LTONARDO DA VI^'CI . 79 

rare tutte le cllftlcoltù , e pare che usar 
pensasse quegli stessi mezzi co' quali navi- 
gabil si reudè l'Adda nel lyyS. Quali fos- 
sero su questo impoi tantissimo oggetto i 
suoi pensamenti , i calcoli , e i disegni , di- 
rollo in appresso ove particolarmente de* 
suoi studj e lavori idrostatici prenderò a 
ragionare . 

A questi tempi possiamo credere da 
Lio.NARDO scritta la seguente nota de' suoi 
lavori, che Oltrocchi copiò dal fol. 817 del 
cod. atlantico , ove sta di sua mano , e a 
caratteri rovesci . 

Una testa in faccia di giovane con bella 
capellatura . 

Molti fiori ritratti dal naturale. 

Una testa in faccia ricciuta . 

Certi Sangirolaini in su duna figura , 

Disegni di fornegli . 

Una testa del Duca . 

Molti disegni di gruppi . 

Quattro disegni della tavola di Santangelo. 

Una Scorietta di Girolamo da Fegkine . 

Una testa di Cristo fatta a penna . 

Un San Bastiano . 

Molti componimenti d' Angioli. 

Un Cluilcidonio . 

Una testa in profilo con bella capellatura. 

Certi coppi di prospettiva . 

Certi strumenti per navilj . 

Certi strumenti de acqua . 

Una testa ritratta de Atalanta che al- 
zava il volto . 



8o MEMORIE STORICHE 

ha testa de Gerommo da Fp^Tùne . 

La testa di Gian frane esco Borro . 

Afolte gole di ^vecchie . 

Molte teste di vecchi . 

Molti rmdi integri. 

Molte braccia , gambe , e piedi , e atli- 
tudini . 

Una Nostra Donna finita . 

Un altna quasi con profilo . 

La testa di N. Donna che Da in Cielo. 

Una testa d'un vecchio col mento lungo. 

Una testa di z insana . 

Una testa chol chapello in chapo . 

Una Storia di Passione fatta in forma . 

Una testa di putta con trecce rannodate. 

Una testa bruna a chonciatara . 
Confrontando questa nota co' disegni eli 
Lio>ARDo che sono ne' nostri codici , nel 
triulziano, e presso De Pagave , de' quali al- 
cuni pubblicaronsi dal Gerii, e dal Mantel- 
li (i) , rilevasi die molti esistono ancora fra 
noi, o almeno pochi anni ])rlma v'esistevano. 
Certamente dopo il Cenacolo , e prima delle 
sciagure del Moro di|)inse Lionardo un'al- 
tra volta la hella Cecilia, già in età matura , 
sulla tavola che ammirasi nella casa Palla- 
vicini a San Calocero , della quale parlerò 
trattando delle sue pitture . 



(i) Raccolta di Disegni incisi da Girolamo Mantelli 
di Canobio sugli Originali esistenti nella biblioteca ambro- 
siana di mano di Leonardo da Vinci, e de' sitai salari 
Lombardi. MUano 1785. fol. atl. 



DI LIONARDO DA VINCI. Si 

XVIT. Riuscì , come diceninio , a Carlo 
Vili re di Francia , cogli ajuti e più co' 
rasji^iri di Lodovico il Moro , di spogliare 
del regno gli Aragonesi , e rendei-si ligia 
tutta l'Italia. Nel 1498 egli morì, e gli 
succede il mentovalo duca d'Orleans col 
nome di Lodovico xii. Non tardò il Moro 
ad avvedersi dell' error suo chiamando qui 
i Francesi, che sul ducaJo , a norma d'an- 
tiche convenzioni , più di lui stesso avean 
diritto . Si studiò di ripararlo ; e peggio 
ancora , come vedremo , gliene avvenne . 
Aveva egli intanto , fra gli altri m^ali , esau- 
sto talmente di danaro il suo erario , non. 
tanto pel mantenimento dell' armata france- 
se , quanto per infinite altre spese volut- 
tuose , delle quali l'eloquente Arluno ci 
La lasciato nella sua storia un vivissimo 
quadro (i) , che, sebbene i sudditi di gran- 
dissimi sussidj , e con sempre nuove gra- 
vezze sovraccaricasse , come dice Corio , 



(i) Pompas miptiales , lugubres naenias, sllariiicas mert- 
sns , iiLeUaiias fabuius , joiUcos clioros y ludicraque deniqua 
vniiiiu ,, pu,bLicis pruesertim ocidis obnoxia , tanto stmper ap- 
parala , lamque exquisUo voLuptatum deliclanniique omnium 
geacrc speciantibus sempcr exhilidt , ut quae nobis ab inde 
spectacula edita sunt , ea vclut abortivo Joelu. degeaeraverint, 
Praftrrr'a malhematicos y soplU^tas , philo sopho s ^ medicos . .. , 
bene^f'ltntia viaticoque prost'iiiiebatur . Orane praelerca litera- 
torum genus .... iyristas , symphoiiiacos , Jìdicines , pyrrhi-* 
cos , fi(strionicique gestus ludicrorum<fu.e doctores exiniios 
amavit : pracclara opijìcam ingcna , pcregrinas artes adsoi" 
scebat. Loonarcliim piciorum, moLlissinium etc. Arlunus de.' 
Bello Vendo . Cod. mg. pag. ^7. 

JLloii, da l/'inci f 



82 MEMORIE STORICHE 

pur Toro mancav gli , - lule pagare gli sti- 
jieadiati , a gii operai , e dar compimento 
ai gran Jav^jri iucomiiiciati . Il più impor- 
tante di questi per Lìonardo era il gitto 
(Lelia stai uà equesti-e . Egli , ajutato proba- 
bilmente jie'e^ilcoii dall' aiuico irate Paciolo , 
come dai modello .edeaseue l'altezza (i) , 
e ogni altra dimensione , così calcolato avea 
che il peso del bronzo abcendeva a libbre 



(r) Frate Luca Paciolo nella prefazione al libro S 
De divina proportione ET Scritto pel duca Lodovico parla 
della » admiranda e stupenda equestre statua , la cui 
» altezza , dalla cervice a piana terra, sono braccia 12, 

» cioè 37 — tanti della qui presente linea A» B. ( Vedasi 

nella Tav i r fig. 8 ) . Or questa linea misurata nel co- 
dice nis. in pergamena colle figure dei Vinci medesimo , 
è di once milanesi 4, punti o, atomi 11, e di poli. 7 

-. 6 . 

^ "^ ^^^ piede parigino , che sono uguali a milli- 
metri 202 -. dell'odierno metro francese . Quindi l'al- 
io 

tezza del colosso era di braccia milanesi 12 , on. io , 

p. t a. ».; piedi parag. 28, poli. 6 , lin. 2 •-; metri 7 , deci- 
5 2 

metri (>' , centimetri 3 , millimstri 9 — . Poiché il Pacio- 
lo, collega ed amico del Vinci, parla del peso della 
statua come delle reali sue dimensioni, io nello spiegare 
la Tav. XL dtì' disegni vinci:.ui del Gerii, ne lio con- 
ghietlurafo , che ne fosse allora stato fatto il gitto ; ma 
tanti argomenti e testimonj dimostrano non essere stato 
fatto mai , che presto dovei ricredermi , iutcìideiido le 
parole del Pacioio come d'un calcolo fatto sulle diiuec- 
siooi , e non d'un peso realizzato. 



"DI LIOXA.RDO DA VINCI . 83 

200,000 di dodici once ciascui)» . Invano 
bramavasi l'eseguimeDlo di si Jiell' opera : 
invano il poeta Lancino Curzio andava can- 
tando al Moro : » Stassi aspettando il co-!- 
>> losso ; fa che il iDronzo scorra , e tutti 
» esclameranno, ceco un Dio » (i). Il du- 
ca non solo non aveva il modo di ciò Tare ; 
ma da una lettera di Lio.xardo , di cui so- 
lo ci è rimasto un IVammento scritto a ro- 
vescio che si. dà a pie di paj^ina (z) , rile- 
viamo in quanta miseria egli lasciasse gli 
artisti e gli operai. E che altro voglion dire 
quelle espressioni che conosce i tempi ; che 
gli restava ad avere il salario di due an* 
ni ; che delle provvisioni già avute non si 



(j) .... Expectant animi ^ ìnolemque futuram 
Suspìcumt: Jlunt ues; vox erit : ecce Deus. 
Epigr. Lib. 4. 

(2) Essermi data pin alcuna commessione d' alcuna .... 
del premio del mio servitio perchè non soii da esserle da . . . 
cose assegnationi perchè loro hanno entrale di p. . . . li è 
che bene possono aspettare più di me . . . non la mia arte la 
quale voglio mutare^ e , . . . d<ito qualche vestimento — ■ . ■■ 
Signiore , conosciciulo io la mente di vostra cxcellcntia esse- 
re ochupata ... il ricordare a vosstra signioria le mie pi- 
cholc cose . Ella mi messe in silenzio .... che 'l mio tacier/t 
fosse causa di fare isdcgniare vostra Signioria ... la mia 
vita ai vostri servilii ... mi trovo conLinuoincnle para-to a 
ubidire . . . del cavallo non dirò niente perche cogniosco i 
tempi ... a V. Sig, chom' io restai avere il salario di due 
anni del .... con. due maestri i quali continuo stettono a 
mio solario e spese .... che alfine mi trovai avanzato di 
detta opera circha lire 1 5 mi ... . opere di fama per le quali 
io potessi mostrare a quelli che io sono sta... da per tutto ^ 
iva IO non so dove io potessi spendere le mie opere, ,, Va^er 
o atteso a guadagnarmi la vita . 



S4 MEMORIE STORICHE 

trovciva in Viano che lire 1 5 dedolle le spe- 
se ; che vuol mutare la sua arte ec. se non 
che il lavoro intorno alla statua non pro- 
cedeva , e che no.n potea più mantenere 
del suo gli operai ? ^*'' 

Tuttavia il duca , in mezzo ai maneggi 
politici , co' quali l' Italia tutta studi avasi 
d'armare contro la Francia , e ai militari 
apparecchi , le usale conversazioni letterarie 
nel suo castello tenea , come veggiamo dal- 
la già mentovata epist< la dedicatoria di frate 
Luca , che cosi comincia : » Essendo , excel- 
» lentissimo duca , a dì 8 di Fehhraio , di 
f> nostra salute gli anni 1498 correndo . . . 
>> alla presenza vostra costituito in lo lau- 
» dahile e scientifico duello de' molti cele- 
» herrimi e sapientissimi accompagnata . , , 
M del cui numero è Leonardo da Yinci ec. ». 
Di tutti i più celebri uomini in ogni scien- 
za ed arte che qui erano allora, fa in essa 
onorevol menzione, e Lionardo suo sopra 
tutti esalta , come altrove osservammo . 

Così a quest'anno dobbiamo principal- 
mente riferire i suoi studj di Fisica , e di 
Meccanica, de' quali più sotto parlerassi ; 
narrando lo stesso frate Luca , cne Lionar- 
do compiuta la gran dipintura del Cenacolo 
» non di questo sazio , all'opera iuextima- 
» bile del moto locale , delle percussioni e 
» pesi e delle forze tutte cioè pesi acciden- 
» tali (avendo già con tutta dillgentia al 
» degno libro de pictura e movimenti \m.- 
» mani posto (ìue ) quella con ogni studio 



DI LIONARDO DA VINCI . 85 

►> al debito fine attende de condurre » . 
Ecco perlanto come in quest'anno in cose 
matematiche, e insieme nel disegno e nella 
pittura, malgrado la perversità de' tempi» 

si occupò LiONARDO. 

XVIII. fosse per un giusto salario 
della grand' opera del Cenacolo , o un com- 
penso per ciò di che gli era debitore , e per 
sollevarne l'esposta miseria, un generoso 
dono fece nel seguente anno 1499 il duca 
Lodovico a LiONARDO , dandogli sedici per- 
tiche d' una vigna che comperata dianzi 
aveva dal monistero di s. Vittore pressa 
porta Vercellina con pieno diritto dì pro- 
prietà , Registrata trovasi questa donazione 
nel libro O all' ufficio Panigarola , che forma 
parte dell'archivio pubblico al fol. 182 (i) . 
Di ([uesta vigna di fatto egli dispose nel suo 
testamento , metà lasciandone al Salai , che 
di suo consenso già fabbricata v'aveva una 
casa , e metà al suo servitore de Yilanis , 
che fé' procura a messer Gerolamo Melzo , 
perchè gliela vendesse , come più sotto ve- 
dremo . Di questa già posseduta dagli eredi 



(i) Ecco le parole del Registro. 

1499. 26. AprilLs . Ludovicus Moria Sfortia^ diix Me- 
diolani dono dcdìt D, Leonardo Qtdntio (sic) fiorentino 
pictori celeberrimo pert. n. 1 6 roli seu fundi ejus vineae quam. 
ab Abate scu. Monasterio S. Victoris in Suburbano portae 
Vcrcelllnae proxime acquisicat , ut in eo spatio soli prò eius 
arbitrio aedijìcare ^ colere hortos, et quìdquid ei, vel poìteris 
eius , vel quibus dederit ut supra ) Ubuerit , falere tt dispO" 
nere possit. 



1115 MEMORIE STORTCHK 

eli LioNARDO , e quindi da loro venduta, tro- 
vasi frequente menzione come proveniente 
da un dono del duca a Maestro Leonardo 
Pittore, nelle carte dell'archivio de' (ìe- 
suatl , elle pochi anni dopo fabbricarono 
nelle vicinanze di quella vigna il convento 
di s. Gerolamo , posseduto ])oi da Gesuiti , 
quindi da Somaschi , ed ora sec<'larizzato - 
Fu questo senza dubbio T ultimo tratto 
di generosità clic con Lioinardo um) il Mo- 
ro , polche essendogli venuto addosso con 
possente esercito il re di Francia , a cui , 
mal consigliati, collegati s'erano i Venezia- 
ni e '1 Papa , fu costretto a fuggire, e seco 
portò quanto di prezioso aveva , e '1 danaro 
tutto; interamente esausto, al dir del Co- 
rio , lasciando l'ei ario. Né certo i Francesi , 
e molto meno i Milanesi loro collegatisi , 
diedersi cura de' Letterati , e degli Artisti , 
e de' bei monumenti dell' arte : anzi sappia- 
mo dal Corlo che distrussero la magnifica 
stalla di Galeazzo Sanse veri no da Lioisardo 
disegnata ; e , ciò che sommamente deve 
aver rattristato quest'artista fu il vedere 
che , come narra il cav. Sabba da Oistiglio- 
ne (i) , •» la forma (cioè il modello) del 
» cavallo , intorno a cui Lionardo avea se- 
» dici anni continui consumati , per igno- 
» rantia e trascuratezza d' alcuni , i quali , 



(0 Ricordi , pag. 109. 



Drrt.It)NARDO DA VINCI . 67 

» siccome non conoscono la virtù , co.sì 
» nulla la estimano , si lasciò viliiperosa- 
» mente minare, essendo stala una cosi 
» nobile ed ingegnosa opera fatta bersaglio 
» a balestrieri guasconi . » 

XrX. Scrive il sovente mentovato amico 
di LiONARDo fr. Paciolo nel capo vi del suo 
'Trattato d'ylrchitettura che insieme trova- 
ronsi agli slipendj del duca Lodovico Sfor- 
za dal 1496 al 1499 » donde poi, dicVgli, 
f> dassiemi per diversi successi in quelle 
» parti ci partemmo , e a Firenze pur iur- 
» sieme traemmo domicilio ». Sembra diui= 
.que che in quest'anno Lionardo abbia ab- 
bandonato Milano ; e andato siasene tosto 
a Firenze ; ma altronde abbiamo sul carlo- 
^le del codice segnato Q, R. in 16 una no- 
ta di sua mano tutta relativa a cose mila- 
nesi , e scritta certamente dopo che il Mora 
fu condotto prigione in Francia , cioè neli' 
anno i5oo. Eccola: 

Edificil di Bramante . 

Il Castellano fatto prigione. 

Il y^isconte strascinato e poi morto U fi- 
gliuolo . 

Gan della Piosa toltoli i danari. 

Ber gonzo principiò e noi volle ; e poi 
fuggi la fortuna . 

Il duca perso lo sk2to ella roba ella li- 

hertà , e nessuna sua opera si finì per luì. 

Non è facil cosa T indovinare la mente 

di Lionardo in questi tronchi sensi; ma è 

chiaro che indicati vengono alcuni partico- 



88 MEMOUTE STORICHE 

lari disastri degli amici suoi iu conseguenza 
della prigionia del duca . Fra gli Edi fidi 
èli Bramante rimasti imperfetti deve anno- 
verarsi la canonica di s. Ambrogio edificala 
da un solo lato , come tuttor si vede , pel 
compimento della quale già preparate erano 
le colonne, die dopo cento anni trovò an- 
cora giacenti al suolo il card. Federico Bor- 
romeo . Il castellano di cui cjuì parlasi era 
forse il castellano francese, che avendo nel 
i5oo ceduto senza necessità il castello a 
Lodovico , al ritorno de' Francesi fu tratto 
in prigione e punito al riferire del Dapra- 
to (r). Chi fosse quel Viscoìite noi saprem- 
mo indovinare fra tanti di questo nome * 
Arluno narra che allora atterrate furono le 
case de' Visconti , de' Casliglioni , de' Sanse- 
verini , e de' Botta e non è improbabile che 
ne fossero insultati e morti i padroni. IMolti 
Visconti annovera lo stesso Cronista (2) che 
per essersi rallegrati del ritorno del duca 
in Milano furono da' Francesi arrestati , e 
strascinati in Francia come prigionieri di 
stato ; e fra questi Messer Francesco Vi- 
sconti , e suo figliuolo Battista . Gian o Gio- 
vanni della Rosa , forse Giovanni de Ro- 
sate prof, a Pavia (3) , Medico ed astrologo 
del duca. Borgonzio , o Brugonzio Botta l'i!. 



(0 Cron. MS. all'anno i5fo. 

(2) Ivi. 

(3) Parodi. Elencb. privilegiorura Ticin. Studi!,- 
paSg. 44» e 148. 



DI LIONARDO DA VINCI. 89 

regolatore delle durali entrate sotto il Mo- 
ro (i) , alla cui fuga la casa sua fu pur 
messa a sacco da' partitanli francesi. Di luì 
narra Daprato (2) eli' ebbe bella -moglie^ 
chiamala madonna Daria, la quale piacque 
al re Francesco I. IVota è l'infelice cata- 
strofe del duca. Fuggilo essendo , come di- 
cemmo , nel 1499 , dopo avere cercato in- 
vano in Italia , e per sino dai Turco (3) 
ajuto conlro i Francesi , ebbe dall' impera- 
tore Massimiliano , e dagli Svizzeri tali for- 
ze , che nnitesi ai Milanesi , ai quali , ì 
Francesi , dice il Porcacchi continuatore del 
Corio , eran venuti a noja , scacciarono 
questi dalla Lombardia , e ^1 Moro sul Irono 
riposero . Ma breve fu la sua gloria ; poi- 
ché , nell'aprile del i5oo, gli Svizzeri me- 
desimi lo venderono a suoi nimici, e dle- 
ronlo in mano al generale De la Trimouil- 
le , che mandollo al re , per cui ordine fu 
condolto in Francia , ove chiuso stelte lun- 
gamente nel castello di Loches , e vi morì. 
Sembra pertanto che non nel 1499 ma 
nel i5oo , dopo il ritorno e la prigionia 
del duca , sia da qui parlito Li on ardo per 
andare a Firem:e; ed è quindi probabile, 
che i mesi di governo nuovo e incerto ab- 
bia passati coir amico suo Francesco Melzi 



(t) Parodi. Loc. cit. ad ann. 1495. 
(2) Cron, mss. del Daprat© . 
(à; Loc. cit. 



gO METHORIE STORICHE 

a Vaprio , ove meglio che altrove studiar 
pelea la natura, e sopiwl tutto le acque, e 
l'Adda specialmente , che già era stato l'og- 
getto delle sue idrostatiche ricerche . Se il 
bel monumento di Lionardo , cioè l'effìgie 
gigantesca della Vergine, che nella casa de* 
Melzi a Vaprio ancor s' ammira , sia di 
quest'anno, ovvero del 1 607, non oso de- 
terminarlo . Ne riparleremo più sotto . 

Egli però non trascurò il nuovo so- 
vrano, a cui già era noto , per nou perdere 
interamente il frutto de' lunghi servigj pre- 
stati a questo paese ; onde sempre riputossi 
come artista addetto alla corte del signor 
di Milano: e si lusingò forse un momento 
di veder qui rifiorire le scienze e le arti ; 
ma ben presto s'avvide che il re non pen- 
sava che alle danze e ai piaceri , omJe 
fermò nell' animo suo di portare altrove i 
suoi taleati ; e parti ssene col suo caro Sa- 
lai e col valente matematico fra Paciolo , e 
ijasieme a Firenze , come già s'è notato « 
andarono a fissare il loro domicilio . 

XX. Certo è che in quel paese Ljo- 
XARDO non fu trascurato , perchè il gonfa- 
loniere perpetuo Pietro S. derini annoverollo 
tra i suoi f «miliari come pittore , del ohe 
pur abbiamo a testimonio il collega suo 
Irate Luca (1); e conveniente provvisione 
aveagli assei;iii!la . Narri a questo proposito 



(1) Pref. all' Euclide illustrato . 



DI*XIONARDO DA VINCT. §1 

y Vasari , che avendolo una volta il cassiere 

del gonfaloniere volalo pagare con cartocci 

di quattrini , egli non li volle pigliare , di-^ 

cendo : io non sono pittore da quattrini. ; 

INè fu già egli in Toscana ozioso , mai 

de' favoriti suoi sludj , l'idrostatica cioè e 

la jìittura , occupossi costantemente . In. 

quello, o nel seguente anno fece il celebre 

cartone di s. Anna commendato dal Vasari^ 

che rainutamenle ne descrive il pregio , e 

dice clic fu portato in Francia , daddove 

fu riportato in Italia , e trovavasi in mano 

d'Aurelio Luino ai tempi di Lomazzo (i)- 

Tra le note del consiglier De Pagave trovo 

essere opinion sua , che Bernardino Luino 

padre cr Aurelio su questo cartone abbia 

dipinto sulla tela a tempra il bel quadro 

che sta ora nella cappella domestica de' 

sigg. Venini nella contrada di Chiaravalle ^ 

venduto loro dalla famiglia Mauri , che 

tenealo per un' opera dello stesso Lionardo; 

e due valenti pittori , co' quali ultimamente 

lo esaminai , tengou per fermo pur essi che 

lavoro sia del Luino , ed una delle buone 

sue opere . Scrisse il P. Resta (2) che tre 

simili cartoni fece Lionardo , de' quali uno, 

dipinto dal Salai , trovasi ancora nella sa- 

gristia di san Celso in Milano . 

Fece il Vinci stando a Firenze, i ri- 



Ci) Tratt. della Pitt. Lib. 2. cap. 17. 
(li Lettere Pittoriche Tool. UI. 



Q2 MEMORIE STORIClli; 

tratti (li due donne fiorentine rinomate per 
bellezza, cioè Lisa del Giocondo, e Gine- 
vra d'Amerigo Ben ci , de' quali il Vasari 
parla come di cose divine . 

Colà stndiossi pur egli di giovare alla 
sua patria calcolando il modo di render 
navigabile l'Arno da Firenze a Pisa , come 
già osservammo , traendone argomento da 
una sua nota , che probabilmente a questi 
tempi appartiene anziché a quei che pre- 
cederono la sua venuta a Milano. Sta que- 
sta nota nel codice segnato Q R alla prima 
pagina così scritta all' uso vinciano . Dal 
Tfiuro iV Arno della Giusthia allargine d Ar- 
no di Sardegna dove sono i mori alle mu- 
lina è br. 7400 el dilà dArno è hr. 55oo. 
Chi ben conosce quel paese potrà trovarvi 
i luoghi indicati , l'esattezza della misura , 
e l'utilità del progetto argomentarne . Se 
questo , come ve n'ha tutta ia probabilità, 
ha rapporto al progetto di cui parla Vasari, 
dobbiamo crederlo quello stesso che dopo 
due secoli s'esegni colla direzione del cel. 
Viviani . V'è alla pag. 46 del codice mede- 
simo il disegno d'un canale , che parte 
della Toscana attraversa , e che probabil- 
mente al mentovato progetto ri^^ortasi. 

Al tergo della stessa prima pagina altre 
cose parecchie ha notate Lionardo per ajuta 
della memoria , fra le quali veggo esservi 
lina baga da nuotare , che mi richiama 
alcuni ingegnosi suoi ritrovati relativi allo 
stare , e moversi suH' acqua , e dentro i'ac- 



DI LIONARDO TiX VINCI . ^6 

qua stessa , de' quali ragioneremo in ap- 
presso . 

XXL Frattanto in queir anno o nel 
seguente percorse gran parte d Italia , e la 
percorse da artista , da meccanico , da ar- 
rhilelto, da filosofo insomma quale egli era, 
tutto osservando , notando e disegnando 
quanto d'istruttivo gli si presentava. Visitò 
così la Romagna , ossia TErallia , poiché dalle 
note che trovansi nel codice segnato Q. R., 
veggiamo che ai 3o di luglio dei i5o2 era 
in (Jihino ove disegnò una coiombaja e 
una scala a varie entrale , e la fortezza 
( fol. 6): al primo d'agosto era a Pesaro 
ove fece d'alcune macchine i disegni che 
veggonsi sul cartone ultimo del libro: agli 
8 d'agosto era in Rimino , ove lo colpì 
l'armonia risultante dal cader dell' acqua di 
quella pubblica fonte : agli 1 1 era a Cese- 
na , e ivi disegnò una casa , descrisse u» 
carro ( fol. 83 ) e la maniera con cui i 
Cesenati portavano pendenti le uve (fol. 36). 
Ai 6 di settembre era al Cesenatico, e di- 
scgnonne il porto ( fol. 65 ) . Va notando 
poi in altre pagine le distanze da Rertinoro 
ad Imola , a Faenza , a Forlì. Dall' Emilia , 

Ìier la via di Bologna , era egli tornato pro- 
jabllmcnte alla patria , daddove un altro- 
viaggio per la parte meridionale della To- 
scana ha intrapreso ; polche nel libro istesso 
( fol. 94 ) le note ha registrate delle di- 
sianze da Ruonconvento alla Casanuova , a 
Chiusi , a Perugia , a Foligno. Altrove poi 



94 MEMORIE STORICHE 

( pag. 6 ) scrisse l'osservazione fatta a Piom- 
bino su un' onda del mare clie incalza l'al- 
tra e viene a spianarsi sul lid» . Descrive 
una sìngolar campana di Siena e la snoda- 
tura del suo battocchio. ISoveia fra i paesi 
cbe vide Orvieto e Acquapendente ; e fa la 
memoria di chiedere TArcbimede del vesco- 
vo di Padova , e l'opera di fra Luca al 
Vitelloso . j 

Né credasi già che viaggiasse Lionardo 
per ozio o a cercar lavoro o per isf uggire 
ai mali della guerra che accesa aveva per 
lina parte d'Italia la smodata ambizione del 
duca Valentino Borgia , e di suo padre Ales- 
sandro VI , che tutti i minori principi ita- 
liani di privar tentò , e privò in parte de' 
loro stati per dare , se gli fosse stato pos- 
sibile , il regno d'Italia a quello sceleralo 
suo figliuolo. Fu appunto la prepotenza del 
duca Valentino , che a Lioinakdo giovò in 
quel momento , poiché dichiarollo suo ar- 
chitetto e ingegnere generale , e a visitare 
spedillo tutte le fortezze degli stali , de* 
quali aveasi già usurpato il dominio , sotto 
il titolo di gonfaloniere, e capitano gene- 
rale della Chiesa . Un documento autentico 
e importante di ciò , in data appunto del 
i5o:ì , sta nell'archivio Mei zi , da cui il 
consigl. De Pagavo per geiitilezza del sig. 
cav, Giacomo Melzi ( zio del Vice-Presidente 
delia nostra Italiana Repubblica) ch'egli a 
ragion commenda come delle belle arti in- 
telligente e araantissiino , potè trarre au- 



DI LIONARDO DA VINCI . 95 

lentiei copia . E questo una patente in 
pergamena , che il nieutovalo duca YaleU' 
tino diede a Lio>akdo , e che trascrivo a 
pie di pagina (i) . 

XXII. In questi anni, e, se crediamo 
al Moreri , precisamente nel i5o3 Lioisardo 
fu incaricato di dipingere nella sala del 
consiglio di Firenze un tratto luminoso 
della storia {ìorentina . Abbiamo in una 
lunga sua nota (2) l'idea di ciò che rap- 



(i) Eccola . 

Cacsar Bargia de Francia 
Dei grnlia Dux KomandioUiC Valencioetjue , Princeps Ha-' 
driae ^ IJomin. Pluiiibini eie. S. R. E. Conjatoncrius et 
Capitaneus geiierdis . » Ad tutti nostri locoteiieiiti , ca- 
y> stellari'^ capitanei, condottieri, otTfioali , soldati et 
» subditi ali quali de questa proverrà nor<zÌ3 commet- 
» temo el conuudarno che al nostro pres^anussimo et 
« dil^ctissimo i.miiiare Architetto et Ina;'^gacre Generale 
» Leonardo \ iiici d'essa osteusore el '^ualij de nostra 
» commissione ha da con^siderare li luchi et fortezze 
» de li stati nosiri ad ciò (;he s-fcundo la loro exigsntia 
« et suo juJicio possiamo provederli, debbian'i dare per 
» tutto paiso libero di -juai-iuque pubblico paguinento , 
» per se et li soi amich'*vo!e leceplo -^t l-issarli vedere , 
5) misurar?, et Ijene extrinars quanto vorrà. Et a questo 
» effecto comandare homm? a'J sua requisizione , et prc- 
» starli qualunque aiuio, adsistentia , et favore ricercare. 
»< Volendo che delle opere da farsi ne li nostri dominj 
» qualunque (ngegner<' sia astretto OTifi.-rire con lui, e 
» con il parere sjo conformarsi etc Uaiuin Papiae an- 
» no i5o2, ducatus nostri iiomanJiolae etc. "! 

(2) J>ta scriita da distra a sinistra nel fol. 73 del 
codice atlantico in questi termini ; coli' orioij;rafia però e 
sintassi vinciana , che io cin:^io adoperando la comune, 
perchè nnn sia nojoso il lui)g;o racconto, tz Capuani Jlo- 
renlini : Niccolò da Pisa , Pietro Gianpaolo , Aeri di Gino 
Capponi , Conte Francesco Guelfo Orsino , Bernardetto de' 



■'^6 MEMORIE STORICHE 

|ìresentar volea , cioè la battaglia in cui fa 
rotto Nicolò PiceiiÌMo generile del duca 
Filippo Maria Visconti l'anno 1440 presso 



Medici, , Michele tto , M. Rinaldo degli Attizzi ed altri, . 
Di poi si /accia come lui prima montò a cavallo armato ; 
e lutto l'esercito gli andò dietro — 40 squadre di cavalli , 
3000 pedoni luidavano con lui — Il Patriarca ( d'Aquileja 
Lodovico Scarampi Mezzarota ) la mattina di buon ora 
mo'ntò su un monte per iscoprire il paese , ci/oè colli , campiy 
e valle irrigala da un fiume , e vide dal borgo a san Se- 
polcro venire Niccolò Picenino con le genti con gran pol- 
vere , e scopertolo tornò al campo delle sue genti, e parlò 
loro — Parlato eh' ebbe pregò Dio a mani giunte, con una 
nugola dalla quale usciva san Pietro che parlò al Patriarca 
— 5oo cavalli furono mandati dal Patriarca per impedire o 
raffrenare l' impeto nimico . Nella prima schiera Francesco 
figliuolo di Niccolò Picenino venne il primo ad investire il 
ponte eh' era guardato dal Patriarca e fiorentini — Uopo il 
ponte a mano sinistra mandò fanti per imptdire i nostri i 
quali ripugnavano , de' quali era capo Micheletto , chie quel 
dì per sorte aveva in guardia lo esercito . A questo ponte 
si fa una gran pugna. Vi sono i nostri, e l'inimico è .scac- 
ciato . Qui Guido * Astorre suo fratello signore di Faenza 
con molte genti si rifecciono , e ristorarono la guerra , e 
urtarono tanto forte le genti fiorentine che ricuperarono il 
ponte, e vennero sino ai padiglioni^ contro i quali venne 
Simonetta con 600 cavalli ad urtare gli inimici, e lì cacciò 
un altra volta dal luogo , e riacquistarono il ponte ; e die- 
tro a lui venne altra gente con 2000 cavalli: e cosi lunga 
tempo si combattè variamente . Di poi il Patriarca y per 
disordinare l'inimico , mandò Niccolò da Pisa innanzi e 
Napoleone Orsino , giovane senza barba , e dietro a costoro 
gran moltitudine di gente y e qui fu jatto un altro gran, 
fatto d'armi. In questo tempo Niccolo Picenino spinse innante 
il restante delle sue genti , le quali feciono un altra volta 
inclinare i nostri y e se non fosse stato che il Patriarca si 
mise innanzi , e con parole e fatti non avesse ritenuto qua' 
capitani sarebbono iti i nostri in fuga. Pece il Patriarca pian- 
tare alcune artiglierie al colle y colle quali sbaragliava le fan- 
terie de' nimici; e questo disordine fu tale che Niccolo co- 
minciò a rivocare il figliuolo , e le altre genti y e si misero 



DI LIONARDO DA VITS'Cr . 97 

Anglilari in Toscana : abbiamo molti ab- 
bozzi di cavalli (i) iu diverse positure, die 
ili fjiiel gran lavoro sembrano stiidj ; e seb- 
bene siasi smarrito l'intero cartone, pure 
si è serbato il disegno almeno d'una parte 
di esso , iu cui veggonsi alcuni cavalieri 
combattere per uno stendardo ; il qual di- 
segno fu pubblicato r\t\V Etruria Pittrice (2); 
e la stessa zuffa incise Edelincb , su disegno 
però che vuoisi essere stato ridotto e con- 
traffatto da Rubens. Dal ragguaglio della 
battaglia scritto dal Vinci , dilfuso e minu- 
to , e a gran quadro adattato più che non 
cel danno gli storici (3) , scorgiamo come 
LioNARDO ben s'informasse d'ogni circo- 
stanza , talor anche immaginaria ma vero- 
sìmile qual è l'apparizione di san Pietro, 
prima d'effigiarsene in mente la composi- 
zione . Narrasi che la fama di questo car- 
tone abbia attirato a Firenze il gran Raf- 
faello , che lavorava allora nella libreria del 
duomo di Siena , ed abbia questi da Lio- 



ìn fuga verso il borgo ; e qui si fece una grande strage 
d'uomini, né si salvarono se non i primi che /uggirono o 
si nascosero . Durò il fatto d'arme Jlno al tramontar del 
sole ^ e'I Patriarca attese a ritirare le genti, e seppellire i 
morti , e ne fece un trofeo . 

(1) Vedi le Tavole xxxv, xxxvi, xxxvii , e xm 
pubblicate dal Gerii. 

(2) Tom. I. Tav. xxix. 

(3) Vedi MacchiavelU Istor. Fior. Lib. v. Corio , 
Istor. Milan. Parte v. Poggio. Vita di Niccolò Picci- 
nino. Yen. presso 7ileUi làyi. Ivi leggasi che il Pici-; 
nino medesimo attribuì la sua disfatta a san P ietto . 

Zàoii, da f^iiici g 



g8 MEMORIE STORICHE 

NARDO specialmente appreso ad ingrancllre 
la sua maniera , e a dare alle sue flguie 
una maggiore energìa , applicandosi con 
diligenza ad imitarne la naturalezza , e la 
grazia (i). Trae da questo cailone del Vinci 
argomeuto il Lorna zzo d'avvertire i pittori 
che » negli uomini , ne' cavalli , e in altri 
» animali , non si dovrebbono del tutto 
y> esprimere i moti cosi estremi , se non si 
» è costretto più che da necessità di effetto 
» sforzato e terribile , siccome fece nella 
» sala del consiglio di Firenze Lionardo , 
» dov' egli espresse con atti stupendi , e 
» scorci maravigliosi , alla concorrenza de' 
» quali Bouarolti, fece il suo maravigliosò 
» cartone de' nudi » (2). Scrive il Vasari, 
che avendo il ViJNCi data sul muro una 
vernice per dipingervi a olio, questa mal 
riuscì , onde non eseguì la dipintura . 

Nel tempo del suo soggiorno in To- 
scana , siccome rilevasi dal Baldinucci (3) 
e dal Vasari , egli ajutò coli' opera , for- 
mandogliene i modelli , e col consiglio 11 
valente statuario , e glttatore in bronzo 
Francesco Rustici per le tre statue , che 
ancor veggonsi sulla porta boreale della 
basilica di s. Giovanni in Firenze . 



(0 Dellavalle. Prefaz. alla Vita di Raffaello, nel 
Tom. V. del Vasari . Pag. 2.3 1 . Ediz. Sanese . 
i-i) Idea del Tempio della Pittura, pag, 259. 
(3) Deccnnal. vin, pag. 140. 



DI LTONARDO DA VINCI . gC) 

XXUi, ÌNc'l i5o4 Ci^li perde il padre 
suo ser Piero ai 9 di luglio, avendo egli' 
stesso fatta di ciò memoria nel cod. atlan- 
tico al fol. 70 ; ma , ciò , comunque ille- 
gittimo ei foi.se, non istaccoilo punto dalla 
sua famiglia ; poiché abbiamo da una sua 
nota scritta nel fol. 2 del cod. in 4 se- 
gnato S con questo titolo , Uccelli ed altre 
cose =: che essendo nel i5o5 Lionahdo a 
Birbiga presso Fiesole, ove, come già ve- 
demmo , i Vinci aveano una villa , v'osservò 
il volo d'un uccello di rapina , e così ne de- 
scrisse i movimenti : Qiiando fiicielfo ha 
^ran lar^Jiezza d'alle e poclia cJioda , e 
che esso si volgila inalzare , allora esso 
alzerà forte le alle , e girando riceverà il 
*vento sotto Valle , il qnal '^ento facendose- 
gli intorno lo spingerà molto con prestezza^ 
come il cortone uccello di rapina chio vidi 
andando a Fiesole sopra il Iodio di Bar- 
higa ìtel 5 (^ i5o5 ^ addi 14 di Marzo , 
Delle osservazioni sue sul volo degli uccelli, 
e degli uomini , intorno al quale molti di- 
segni ci ha lasciati , parlaremo trattando de' 
suoi ritrovati meccanici . 

Lcggesi nello stesso codice. i5o5. Mar-- 
tedi sera a dì 14 d'aprile. Venne Lorenzo 
a stare con medio : disse essere (T età 
danni 17.... a di i5 del detto aprile ebbi 
scudi 25 d'oro dal chamerlingo di santa 
J\Iaiia nuoTta . Vedremo come nelle mani 
di (jìiesto camcrllngo collocò poi Lionakdo 
ad inlercssc una somma di danaro di cui 



JOO MEMORIE STORICHE 

dispose nel testameuto ; e poickò lo Tcg- 
giamo ora riceverne 25 scudi d'oro , possia- 
mo argomentare ch'egli qualche considera- 
bil lavoro fatto avesse in Firenze degno di 
tanto premio . Cotesto Lorenzo , che poi 
gli fu sempre compagno , almeno sin che 
stette in Itaha , sarebb' egli Lorenzo Lolle 
bergamasco ? Sappiamo essere stato questo 
valente dipintore uno de' bravi scolari del 
Vìnci . 

Trovandosi nel piccol codice archiii- 
tiano in 24.™o il disegno del giardino di 
Bles ( Blois ) , fatto dal Vinci , sospettar si 
può, che nel i5o6 egli, che tuttavia cou- 
sideravasi al servigio del re di Francia Lo- 
dovico Xll , sia colà andato ; e accresce 
forza a questa congettura il leggere nel 
codice vinciano in jG segnato X a nel pri- 
mo foglio questa annotazione = Monhracco 
sopra Saluzzo , sopita la Certosa ad un 
miglio appiè del Monviso lia una miniera 
di pietre faldata , la quale è bianca come 
marmo di Carrara senza macule , che è 
della durezza di porfido e più (i)^ delle 
quali il compare mio maestro Benedetto 
scultore hammi promesso mandarmene una 
tavoletta per li colori . Vero è che in quel 
foglio leggesi pur la data a di 6 Gennajo 
i5u ; ma oltrecchè queste ultime parole 



(0 Quella pietra probabilmente era quarzo bianco 
ài cui trovansi non infrecjuenti gran saldezze, e stratifi- 
cazioni nelle alpi. 



ni LIONARDO OA VINCI . lOl 

TV sono forse state scritte posteriormente ; 
può ben anch' essere eh' egli abbia notato 
dopo alcuni anni ciò eh' avea prima osser- 
rato : altronde dalla minuta descrizione del 
luoi^o bea mostra d'esservi stato . 

XXIV. Non è quindi improbabile che 
di Francia sia qui tornato Li on ardo a ri* 
chiesta de' Milanesi , che forse non pie- 
namente perfezionata dal Moro videro la 
navigazione del canale della Martesana , e 
imperfetta pur vedeano , per la soverchia 
acqua vegnentevl dal Ticino , quella del 
naviglio grande. Ma checché siane del luogo 
d' ond' è partito per qui venire , e della 
cagione che a venire l'ha indotto, certo è 
che nel iSoy Lionardo era nuovamente in 
Lombardia. Al fol. i3o del codice atlantico 
leggesi un frammento dell' abbozzo d'una 
sua lettera da lui scritta alla sua maniera 
in questi termini = Ccinonica (i) di Va- 
'vro ( Vaprio ) a di 5 luglio iSoy. Cara mia 
diletta madre et mia sorella et mia cognata 
avvisovi chome sono sano per la grazia di 
Dio ec. 

Che non solo nella Casa de' Mei zi alla 
Canonica , ma anche nel loro palazzo dì 



(0 La Canonica di Vaprio è il luogo dell' antica 
chiesa pievana tuttora esistente all' oriente dell' Adda , e 
rimpetto alla terra di Vaprio fabbricata sulla costa occi- 
dentale . Alla Canonica i Melzi aveano una casa, che 
solevano abitare in quel tempo, e quando la venderono 
vi si vedeva presso ad una finestra la testa di Lionardo 
da lui stesso dipinta sul muro, MSS, di Dc-Pa§;avif, 



102 MEAIORTE STORICHE 

Yaprio LlONARDo facesse soggiorno ^ n*ab- 
Liamo iiu argomento glorlobo per lui , e 
pel suo ospite , cioè la già indicata imma- 
gine di mezza figura d'una Vergine su una 
parete » di stile gigaiiiesco il più suMime, 
» ( per valermi dell'espressione del P. Della- 
» valle ) e '1 più morbido che veder si pos- 
» sa. Che bella treccia di capegli cade dal 
» capo della Vergine ! che beli' impasto di 
» cai'nagione , che mor-bidezza ! che con- 
» torni ! Oh qui sì che ognun vedrebbe 
>v Correggio uscito dalla scuola del Vinci«(i). 
La testa della Madorrna è alta 6 palmi co- 
muni , e quella del Bambino è alta 4 . Al- 
cuni la dissero di Bramante , che certamente 
tarrto non sapea fare. Gran danno ebbe tal 
pittui\a nel 1796, poiché i soldati accesero 
il fuoco presso quella parete , e parte ne 
annerirono ; ma i due volti si sono suffi- 
cientemente conservati . 

In questo stesso anno iSoy fece il re 
Lodovico la conquista di Genova , e sì ne 
fu contento , e sì n'andò glorioso , che ve- 
nir volle irr Lombardia a trionfarne. Descrive 
il Daprato la r^egal pompa che iir Milano 
si vide con ai'chi e carri ad imitazione de' 
romani trionfi ; e più ancor-a ad imitazione 
della descritta festa nuziale del duca Gian 
Galeazzo e d'Isabella per la personificazione 



(i) Supplem. alla Vita <li Leonardo da Vinci. Va. 
sari:. Tom. v. £. 6,7. 



DI LlONAP.DO D\ VINCI. Io3 

delle -vlrlù, e pe' vei'si che recitavano: per 
le quali cose , abbencliè non veggalo nomi- 
nato , ben conerei turo die non si sarà la- 
sciato inoperoso il talento di Lionardo, 

Sappiamo altresì che qnesti allora iu 
Lombai'JIa era col suo fido Salai , al quale 
neli' ottobre fece un imprestito di cui lasciò 
la seguente nota sul cartone interno dello 
stesso codice: Addi i5 ottobre i5oj. Ebbi 
sr. 3o . i3 ne pi'esLai a Salai per compiere 
la dote alla sorella , e 1 7 ne restò a me . 

JXè senza fondamento è il pensiere che 
qui veramente Lionardo tornasse per mo- 
tivo de' nostri canali. Yaprio , non dee sol- 
tanto considerarsi come luogo ove godea 
dell'ospitalità generosa dell'amico suo, ma 
anche come situazione opportunissima per 
esaminare il modo di migliorare il naviglio, 
e assicurarne la navigazione senza danno 
de' particolari. Trovasi sul primo foglio del 
codice vinciano segnato X ^ = comprato 
in Milano a dì 12 ottobre i5o8, e in que- 
sto codice alla pag. 76 leggesi un capitolo 
intitolato r= Del canale della Martegana =z 
cioè Marlegiana , o Martesana , in cui espo- 
ne il suo parere sul minorare il danno che 
risulterebbe al Lodiglano per l'acqua tolta 
air irrigamento de' prati a iavore della na- 
vigazione , coir introdurne nel canale una 
maggiore quantità, e destinando all'irriga- 
zione quelle delle sorgenti (da noi volgar- 
mente dette fontanili ) che scaverebbonsi 
sulle sponde del canal medesimo . 



]f04 MEMORIE SlPOKlCflE 

Nel meiUovato piccolo codice arcliin- 
tiano , scritto circa questi tempi , trovasi 
alla png. 29 l'abbozzo erano sciiricatoio pel 
naviglio grande; e un disegno pulitissimo 
dello scaricatoio medesimo j)rogeltato da 
LiONARDO , ed eseguito presso san Cristofo- 
ro , ove tuttora si vede , trovasi nel codice 
atlantico con queste parole = ISavilio di 
san Cristoforo di Miiano, fatto a dì 3 di 
Marzo iSog ; il qual lavoio meri logli il 
generoso premio , di cui parleremo fra poco, 

XXV. Dominava , siccome dicemmo , 
nel teste mentovato anno in Lombardia il 
re di Francia Lodovico XII , e vedendo 
egli di continuo minacciati questi paesi dai 
Veneziani, die gli stati della cbiesa , e d'al- 
tri principi cristiani invadevano o infesta- 
vano , entrò a parte della famosa lega òx 
Cambrai , e con poderoso esercito , diretto 
specialmente dai consigli del suo maresciallo 
Giangiacomo Triulzi , qui venne. S'azzuffa- 
rono le armate ad Agnadello presso l'Adda. 
Le truppe venete furono interamente sba- 
ragliate e rotte ; e '1 re , riportala avendo 
una compiutissima vittoria, volle trionfare 
in Milano . Clic Li on ardo fosse allora in- 
caricalo di quella trionfai pompa argomen- 
tasi dalla descrizione die ce ne lia lasciata 
Arluno (i) , nella quale sebbene non Io 



(0 De Bello Veneto. Cod. MS. in BiJaJ. Ambrosiana, 
fol. 119. 



DI LIONARDO DA TIN€I. loS 

Bomini , pur ne descrive le pitture , gli 
archi di trionfo e i fregi tutti , che le stra- 
de e i pubblici edifizj adornavauo, in modo 
da far vedere che dal iiosti'O valente pitto- 
re architetto e meccanico furono eseguite. 
Adopera fra le altre la frase di pitture 
mollissime , cioè mostianti morbidezza , che 
spiega poi come quasi viventi : frase da lui 
altrove applicata alle sole pitture di Lio- 
^AHDo (i). Essendo stato fatto tutto ra])pa- 
rato della pompa in soli 46 giorni , ben 
possiamo argomentare che tutti gli scolari 
suoi egli seco a quel lavoro impiegasse , e 
molti n'avesse. 

Probabilmente in quest' anno ei;,li fece 
il ritratto del mentovato Giangiacomo Triul- 
zi del quale trovo fatta menzione dal Lo- 
mazzo (2) , e che dicesi ora nella elettorale 
galleria di Dresda . 

In questo stesso anno due singolari 
beneficenze ebbe 11 Vinci dal re: una cioè 
<li dodici once d'acqua da estraersi dal na- 
viglio grande in vicinanza di s. Cristoforo, 
ove immaginata e diletta avea la bell'opera 
degli scaricatoi ; e l'altra d'aver titolo e 
stipendio di pittore del re . 11 titolo glie! 
veggiamo dato in una nota al fol. 171 del 
codice aliaiitico , ov' è uno scritto in vecchio 
francese eolla direzione = ^ Monsieur 



(1) Vedi la nota alla pag. 8r. 

(2) Tratt. della Pittura pag. 635. 



106 MEMORIE STORICHE 

Lyoiiard Peintre du Roy poiir Amhoysp. =r:, 
e nello stesso suo testamento Pittore del re 
si chiama. Della sua pensione a questo titolo 
fh menzione egli stesso in una sua lettera, 
elle credesi diretta al governatore Carlo 
d'Amboise scritta da Firenze nel i5ii (po- 
lio prima che questi morisse , o forse già 
morto essendo, e ignorandolo Lionardo ) ; 
e ivi pure rammenta il summentovato dono 
delle dodici once d'acqua . Avrei caro di 
sapere gli scrive egli, se a-vendo io qui 
lavorato pel cristianissimo re , la mia pro- 
'insione è per correre a no . Scrivo anche 
al presidente intorno a qitelV acqua che mi 
donò il re ec. D'amendue le reali su m men- 
tovate heneficenze parla poi e dispone nel 
suo testamento rogato l'anno i5i8, in cui 
fra le altre cose leggesi che » il Testatore 
>> dona et concede al detto Messer Fran- 
» Cesco Melzo il resto della sua pensio- 
» ne ec. « (i) • 

XXVI. La morte di Lodovico il Moro, 
dopo IO anni di prigionia nel castello di 
Loches , avvenuta nel i5io,non senza so- 
spetto di veleno (2) fu un terribile argo- 
mento della vanità delle umane grandezze 
e della instabilità delle cose. Non essendo iu 



(t) Darannosi più sotto per es'.eso le Lettere e 'I 
T&stamento medesimo. 

(2) Il Da Prato Cron. MS. Io dice morto nel i5o8« 
Cosi il Muratori. Annali d'Italia, e amendue asseriscono 
mal fondato il sospetto dell' .avvelenamento . 



DT LIONARDO DA Tl!VCr. J07 

questo tempo LioivAnDO in Milano in nes- 
suna particolare opera occupalo , darsi avea 
determinalo interamente allo studio delle 
scienze e della lelleratura , il che argomento 
dalla seguente sua nota scrilta nel cod. X 
fol. I , ove annovera i libri o prestatigli > 
o rendutigli , che aver volle . = Da Mes- 
cer Ottaviano PaìlaTÌcmo , il T^iùria'io — • 
Dal Bertuccio , Mtirliano de Calculatlone 
— Da Fra Beniadigio , Alberto de ccvlo 
et mundo — Da Alessandro Benedetto , 
t Anatomia — Da Nicolò della Croce , il 
Dante . La qual nota a due riilessioni ci 
porta , cioè che parecchi studiosi uomini di 
chiare famiglie qui v'erano , de' libri e del 
sapere amatori ; e che versato ni ogni dot- 
trina era Lionardo ; e tali voleva gli sco- 
lari suoi : dal che ne nacque , come notò 
il eh. Lanzi , che la scuola Lombarda fu 
sempre più d'ogni altra osservante del co- 
stume e dell' antichità . 

Morì in questo stesso anno o a prin- 
cipio del seguente il giù mentovato ser Fran- 
cesco Vinci zio di Lionardo; e questi, aven- 
do diritto a dividerne l'eredità co' fratelli, 
che gliela contrastavano , determinò d'andaie 
a Firenze; e chiese perciò lettere commen- 
datizie al regio locotenenlc che gliele pro- 
mise . Recammo giù sul principio di queste 
Memorie (]>ag. 17) lo squarcio della lettera 
scrittagli dal \ lisci per impetrare in quest'af- 
fare il suo patrocinio , provando noi con 
essa , che , se Jcgitliaio ci pur non era » 



Iò8 MEMORIE STORICHE 

doveva almeno essere stato legittimato . Se 
abbia vinta la causa , V ignoro. E certo che 
niesser Francesco Melzi , dando ai fratelli 
suoi nuova della morte di Liojnardo, scrive 
loro aver questi lasciato in Fiesole un po- 
dere , che vuol ira loro diviso. Vero è che 
di questo podere non si fa menzione nel 
testamento ; ma in esso Li ch'ardo dispone 
» di quattrocento scudi del sole che avea 
» messi in deposito in mano del camerliugo 
» di santa Maria nuova in favore de' suoi 
>> fratelli carnali « ; e ben potrebbe (fuesta 
somma essere una porzione datagli dell' ere- 
dità per cui era colà andato : alla qual con- 
gettura accresce probabilità il vedeie che 
questa sola somma ( è forse il fondo di 
Fiesole ) lasciò divisibile tra i fratelli , che 
se la diviser di fatti nel i52o (i) , mentre 
degli altri beni e danari per gli amici e do- 
mestici suoi dispose . Darò appiè di pagina 
Je lettere (non però colla sua ortografia) 
da lui scritte al luogotenente , al presiden- 



(i) Trovo fra le carte del nostro Oltrocchi, il quale 
non notò dond' abbia tratta la notizia, che nel libro 
dello spedale di s. Maria nuova di Firenze leggesi re- 
gistrato il debito, e '1 pagamento fattone a ser Giuliano 
fratello carnale di Lionardo In nome anche degli altri 
fratelli, tutti figliuoli di ser Piero, parte nel luglio, e 
parte nel dicembre dell'anno 1620. 11 credito di Lio- 
nardo, di 3oo e non di 400 scudi, vi è registrato nel 
i5i4 ; ma può ben essere o che la lite allor solo siasi 
decisa o composta , o solo dopo tre anni i fratelli ab- 
biano potuto dargli la convenuta somma . 



DI LIONARDO DA VINCI. IO9 

te , e a raesser Francesco Melzi (i) , sì per- 
chè contendono de' raiii^uoirll interessanti la 
vita di LioìN'ARDO e la stona de' nostri ca- 



(i) Io ho sospetto che la mia poca rimunerazione de 
gran bcrwjìzj , che ho ricevuti da V. E. lo abbiano aLjuanlo 
sfatto isdegnar meco , e cìie per questo sia che di tante let~ 
tere scritte a Vostra Signoria io non ho mai avuto risposta. 
Ora mando cos.'l Salai per Jar intendere a V. Signoria co- 
me io sono quasi al Jìne del mio litigio , che ho co' miei 
fratelli^ e come io credo trovarmi costi in. questa pasqua , 
e portare con meco due quadri di due Nostre Donne di varie 
grandezze ^- le quali san fatte pel cristianissimo nostro re ^ 
O per chi a V, Signoria piacerà. Avrei ben caro di sapere alla 
mia tornata costà dove avrei a stare per la stanza , perchè 
non vorrei dare più noja a Vostra Signoria: e ancora avendo 
lavorato pel re cristianissimo , se la mia provisione è per 
correre o no . Io scrii'O al presidente di queW acqua che mi 
donò il re , della quale non fui messo in possessione perchè 
in quel tempo n era carestia nel naviglio per causa de' gran 
secchi , e perchè i suoi bocchelli non erano moderati ; ma 
tea mi promise che fatta tal moderazione io ne sarei slato 
nesso in possessione . Sicché io riprego Vostra Signoria che 
non le incresca ora die tai bocchelli son moderati di far 
ricordare al Presidente la mia expeditione ^ cioè di darmi, 
la possessione di detta acqua , perchè alla venuta mia ispero 
farvi su stromenti e cose , che saranno di gran piacere al 
nostro Cristianissimo Re . Tratta dal cod. atlantico al 
fol. 3io, e una consìmil ve n'ha al fol. 864 , ove pur 
trovasi la seguente : Magnifico Presidente , Essendomi io 
più volte ricordaio delle proferte fattemi da V. Eccell.^ più. 
folte ho presa sicurtà di scrivere e di ricordarle la promessa 
fattami all' ultima partita^ cioè la possessione di quelle 11 
once d'acqua donatemi dal cristianissimo Sire . Vostra Si- 
gnoria sa che io non entrai nel possesso di essa , perchè in.. 
quel tempo v' era caristia d'acqua nel naviglio , si pel gran, 
secco , come per non esserne ancora moderati i bocchelli ...,, 
di poi intendendo essere acconcio il naviglio , io scrissi più 
volte a Vostra Signoria e a Messer Girolamo da Cusano , 
che ha presso di se la carta di tal donazione : cosi scrissi 
al Cornigero (il Tan/,i più volte mentovato), e mai non 
elbi risposla , Ora io mando coiti Salai mio discepolo a/>~ 



no MEMÒRIE STORICHE 

nali , e della pubblica amministrazione; ^ 
porcile egli vi fa menzione di due sue ta- 
vole di varia grandezza rappresentanti due 
nostre donne , cioè due quadri della B* 
Vergine , cred' io , anziché i ritratti della 
Lisa del Giocondo , e della Ginevra Beuci, 
come parve a taluno . Quali riscontri gli 
rendesse Salai venuto a Milano apportator 
delle lettere noi trovo notato ; ma che al- 
lora o poi abbia ottenuto il pieno possesso 
dell' acqua donatagli dal re , lo rilevo dal 
suo testamento in cui ne dispose. . 

Con Salai e con Lorenzo il nostro Lio- 
^^1LRDO qui tornò nel i5i2, forse per ottenere 
l'acqua non avuta ancora , e che formar 
dovea senza dubbio la ma^pìore delle sue 
rendite , e dalla quale egli pensava , come 
rileviamo dalla prima delle sue lettere , 
trarne anche maggiore profitto costruendovi 
sopra delle macchine e degli stromenti . 
Forfè in questo tempo , acciò il migliora- 
mento de' bocchelli si facesse, e venisse fatto 
col giusto risparmio d'acqua , egli esaminò 



portatore di questa Io credo esser costì in questa Pasqua 

per essere, presso al Jìne di pialeggiare ^ e porterò con m£CO 
due quadri di Nostra Donna che io ho cominciati , ed hoUi 
ne tempi che mi sono avanzati condotti in assai buon porto... 
La terza lettera che trovasi nella medesima pa^jina 
è diretta a messer Francesco Melzo intitolandola C: Caro 
mio Messer Francesco. Io mando costì Salai per intendere.... 
ripetendo \o stesso dell'acqua, e de' bocchelli, e finisce 
dicendogli . Non v' incresca per amor mio di sollecitarne 
un poco il Presidente , e così Messer Gerolamo da Cusano f 
al quale mi raccomanderete te. 



DI LIONARDO DA VINCI. Ili 

come calcolar si debba l'acqua uscente da 
una data luce secondo le diverse circoslauze, 
come vedremo più soUo . 

XXVII. Essendosi formata da principi 
italiani , secondali dall' imperatore , una lega 
per rimettere sul trono della Lombardia la 
discendenza degli Sfor/a , ricominciò la guer^ 
la ; e Massimiliano figliuolo di Lodovico il 
Moro qui \enne trionfante a pigliare il 
possesso del paterno retaggio condottovi da 
quegli stessi Svizzei'i , che tradito aveano 
suo padre. Fecersi allora delle feste, delle 
quali a ordinar la pompa non oso dire che 
Lio.NAriDO avesse parte , sebbene di Massi- 
miliano , al tempo di sua fanciullezza, fosse 
probabilmente stalo maestro , e sicuramente 
avesse dipinto il suo abbecedario , e lìittone 
il ritratto , come dicemmo (pag. 63). Se ve- 
ritiero è il Campi (i) LionaRDo fece qui , 
anche a ([uesti tempi , il ritratto del duct^ 
Massimiliano ; il che mostrerebbe che , seb- 
bene avesse servito il nimico e l'usurpa-^ 
tore de' suoi stati , tuttavia questo sovrano 
apprezza vaio , e dell' opera sua si valeva . 
Due ritratti del duca Massimiliano che vo- 
fflionsi di mano del VI^CI , abbiamo in Mi-, 
Jano uno cioè nella galleria nostra, e l'al- 
tro in quella de' Mclzi . 

A quest' epoca , come già avvertimmo. 



(0 Cremona città fedelissima ec. sotto l'immagine 
di Massimilianu. 



JI2 MEMORIE STORICHE 

dovremmo riporlare gli stiidj anatomici di 
LioNAROO in Pavia se veramente Marcanto- 
nio della Torre solo nel i5ii fu fatto pro- 
fessore in quello studio ; ma essendo stata 
in questo tempo brevissima la dimora del 
Vinci presso di noi , non j>are \erosimile 
che in quest'anno s<dtanto della anatomia 
siasi occupato ; ed è ben più probabile che 
il mentovato professore , che pur vivea nel 
i5ii , anno in cui ne fa menzione il Pa- 
rodi, iuscgnasse la notomia anche molti anni 
prima . 

Neil' anno seguente i Francesi , disfatti 
alla battaglia di Novara, doverono abban- 
donar l'Italia ; e Lionakdo che si sarà ve- 
duto senza mezzi di sussistenza , attesa la 
miseria in cui il mantenimento di prepo- 
tenti armate aveano posto il duca , pensò 
bensì a ritirarsi dalla Lombardia , ove lutto 
era, (lice il Daprato, confusione, vendetta 
e indigenza; ma, anziché abbandonar l'Ita- 
lia, s'avviò a Firenze in compagnia di mess. 
Francesco INIelzo e de' suoi scolari . Lasciò 
di ciò memoria nel codice segnato B alla 
pag. 1 . Partii da Melano per Horna acidi 
24 di settembre con Giovawd , Franciescho 
JVIel'zo , Salai , Lorenzo , el Fanjoia. Pro- 
l)abllmcnte quel Giovanni era il Beltraffìo , 
di cui abbiamo l'onorevole epitiifio in s. Paolo 
in compito , ma chi fosse il Fanfoia noi 
trovo. Forse è lo stesso che il Foiano. 

Cammin facendo er^li passò forse da 
sant' Angelo appiè del solitario colle di 



DI LTONARDO DA YINCI. Il3 

san Colombano , e alla riva del Po vide un 
luogo cupo e scosceso , detto da noi vol- 
garmente un Orrido, ch'egli disegnò nel 
codice segnato B , scrivendovi accanto = 
Sulla riva ilei Po kìcì/io a sant' Angelo 
nel i5i4 addì 27 di setteìnhre. 

XXVIII. Dopo la morte di Giulio II 
era stato eletto a sommo pontefice Giovanni 
de' Medici , che prese il nome di Leon X , 
nome sempre venerabile e caro alle scienze 
e alle belle arti. Giuliano fratello del Pon- 
tefice e signor di Firenze , che ben sapea 
quanto Lionarog valesse , non contento di 
lar conoscere in Patria ( ove Lionardo , 
benché diretto avesse il suo viaggio a Pio- 
ma , fermato s'era ) in qual conto lo tenesse 
egli , seco il condusse a qucL'a metropoli , 
méntre colà portavasi ad assistere alla inco- 
ronazione del Pontefice . E qui certamente 
LiONARDO avrebbe potuto considerarsi nel 
campo delle, sue glorie , se gì' intrighi d'una 
corte , sempre superiori ai talenti semplici 
del valentuomo , non lo avessero indotto a 
sdegnosamente partirne , come or ora di- 
rassi . 

Nella breve dimora fatta in Pioraa , 
LiONARDO, al riferir di Vasari, due qua- 
dretti dipinse per messer Baldassare Turini 
da Pescia datarlo di Leon X (i) ; ma nò 



(i) Uno Ji questi quadri credesi nella Galleria di 
Dusseldorf, inciso poi nella Tav. XIV. num. 67. 
Lioii. da Vinci h 



11^ MEMORIE STORICHE 

questo ne altro scrittore ci parla d'altra più. 
pregevol tavola colà dipiiìta proLabilmcnte 
pel Pontefice medesimo . Stava qaesla un. 
tempo nel palazzo de' duchi di Mantova : 
crcdesi rubata nel saccheggio dato a quella 
città dagli imperiali ; celala fu e ignorala 
per molti anni, e ac<}uistaìa nel lyyS dall' 
ab. Salvadori segretario di go\erno , che 
feccia bensì vedere ed esaminai e ad alcuni 
intellìgeuti amici , e fra questi al De Pagave 
da' cui scritti traggo questa notizia ; ma 
un segreto faceane principalmente al mini- 
stro conte di Fii-mian per tema che gliela 
chiedesse ad arricchirne la propria gallerìa. 
Alla morte dell' ab. Salvadori, gli eredi suoi 
portaronsela a Moris loro ]wtria sul Tren- 
tino , e credesi che abbianla venduta per 
considerevol prezzo alla imp. corte di Rus- 
sia . Rappresenta questa tavola in legno la 
Sacra Famiglia , cioè la Beata Vergine , il 
Bambioo, san Giuseppe e san Giovanni , e 
dietro a quesle figure v' è il ritratto di 
giovin donna in piedi di nobile aspetto , e 
di singolare avvenenza. Il lodalo De Pagave 
tre cose vi nolo degne di speciale con;,ide- 
razione . La prima è che quantunque vi si 
■veda la maniera lionardesca , pure quel 
lavoro supera tutte le altre opere sue in 
bellezza , scorgendovisi ad evidenza eh' egli 
s'è studiato d'imitare, ed ha veramente 
emulalo R.iffaello , che <ini in Grandissimo 
crcdi'o e'-:» .dl-ì romana corte fr). L'altia 

(O Oòseivu li eh. Lanzi che Lionardo viciuisiimo 



DI LTONARDO DA VINCI. 1x5 

sì è elle v'ha apposto in una cifra il pio- 
prio nome ; ed è questo ( tranne quello de' 
sigg. conti Sanvllali a Parma ) il solo qua- 
dro in cui siasi , direm così , sottoscritto , 
La cifra sua , consistente in un monogram- 
ma formato dalle tre lettere L D V , vedesi 
nella tav. 11 iìs^. io . Crede il De Pagave 
che appunto ahhiavl apposta la cifra , per- 
cliè avendo egli in certo modo cangialo lo 
stile , non s'attribuisse ad altri quel suo 
lavoro (i) . L'avvenente donna poi certa- 
mente è quella per cui il quadro fu fatto; 
o alla famiglia del Pontefice appartenesse , 
o a quella de' Gonzaga , a cui destinata era 
la tavola. A me sembra verosimile che rap- 
presentar possa la cognata di Lion X mo- 
glie del duca Giuliano , giacché sappiamo 
da LiONARDO medesimo , che partissi il ìua' 
gnijlco Giuliano de Medici addi g di gen- 
naio i5i5 in suir aurora da honia per 
andare a sposare la moglie in Savoia : e 
in tal dì vi fu la morte del re di Fran- 
eia (2) . Egli pertanto avrà une fatto il ri- 
tratto in quella bellissima tavola a lei de- 



era a Raffaello nella maniera di dipingere , ed emulato 
l'avrebbe, se scemando qualche grado alla finitezza, 
n'avesse aggiunto qualche altro alla facilità ed amenità. 

(U 11 P. Allegranza (^ Opusc. Eruditi pag. 290) 
sospetta che cifra di Lionardo sia una X frammezzata 
da una L, che vedesi presso a certe teste di Filosofi in 
casa Borri; ma quelle figure non sono certo del Vixci. 

(2.) Nota scritta da Lionardo nel Ibi. primo del cod. 
segnato X. 



Il6 MEMORIE STORICHE 

Stillata ; e forse in premio di questo lavoro, 
comunque già vccclilo ei fosse al confronto 
degli emuli suoi Miclielangelo e Raffaello , 
che nella mente del Pontefice erano in mag- 
gicr credito , gli sarà stato dato l'incarico 
di quel lavoro, che caglon fu poi de' >uoi 
dispiaceri , e della sua jìarteii/a . 

Narra infatti 11 Vasari che » essendose- 
» gli allogata mi' o] era dal Papa , Lionardo 
>> subito cominciò a stillar olj ed erbe per 
» fare la \ernice ; e che il Papa ciò risa- 
» pendo di/esse: olmo, costui non è per 
» t-'.r nulla dacché comincia a pensare alla 
» fine innanzi al principio dell' opera : del 
>> che sdegnatosi Lionardo , tanto più che 
» sapeva essere stato chiamato a Roma il 
» Bonarotti , che non gli era amico, se ne 
y> parti . « 

Tra le sue carte altra memoria non 
■v'ha relativa a Roma , se non che egli im- 
maginò per conlare in quella zecca le mo- 
nete , e farle perfettamente tonde , nn tor- 
chio migliore di quello che dianzi ndope- 
ravasi : del che abbiamo la notizia sul car- 
tone del codice summentovato. 

Probabilmente prima di essere malcon- 
tento del pontefice a rà dipinta a s. Onofrio 
sul muro quella B. Vergine di cui parlasi 
nel catalogo delle sue pitture ; e forse altre 
tavole tuttora esistenti in Roma^ delle quali 
parleremo a suo luogo . 

XXIX. Successore di Lodovico XII fu 
Francesco I , di cui primo pcnsiere fu la 



DI LIO>'\RDO DA VIVCT. TT7 

riconquista de) Milanese , la (|uale pur gli 
riuscì in conseguenza de la \it(<)ria ripor- 
tala alla lìallaglia di Mercgnano . A questo 
tempo rirerii' (leggiamo la Hgur.i del li me 
f<^rmato in Pavia da Lionardo con nii«'al)ile 
arti(Ì7Ìo per cui da sua pobla videsi ca»n- 
minare in una sala , e fermarsi dinanzi al 
re , aprendogli il petto tutto ripieno di gi- 
gli , come narra il Lonia7zo(i): e ove ciò 
sia, delibiamo pur argoment:irue clie il 
Vinci , appena udita la riconquista della 
Lombardia fatta da' Francesi , sia qui tor- 
nato, e ben accolto sia stato da Francesco I, 
che del suo merito esser dovea già ben 
prevenuto : per la qual cosa seco a Bologna 
il condusse , quando il pontelice per dare 
la pace all' Italia e alla Chiesa , propose un 
colloquio col re in quella città , ove agli 
otto di dicembre si tìrmò il celebre con- 
cordato fi-a la Francia e Pioma . Che Lio- 
KARDO colà sia andato ai-gorncnlasi dal ve- 
dere fra i suoi disegni il ritratto del si». 
Artus , sotto CUI sta scritto ( non pero di 
mano di Lionardo) » Ritratto di M. Artus 
» maestro di camera del Re Francesco I 
>> nella Giunta con Papa Leon X . « (2) 

Considerandosi quindi interamente ad- 
detto alla corte francese , LiO.nardo non 
solo segui il re nel suo litorno a Milano ; 



(i) Tratt. dell'Arte delh Pitnin. T,ib. II. Cap. j. 
(2) Vedi la Xav. XII. della Colkz. del Gerii . 



ill8 MEMORIE STORICHE 

ina sul finii' dì gv.'niiaio del i5i6 seco luì 
aDilò in Francia , qual suo pittore con un 
assegnamento di 700 scudi annui ; il che 
sappiamo dal Baldinucei a cui tal somma 
fu accordata per dargli un trattamento 
uguale a quello del Viivci (i). 

Essendo poi a Milano Francesco I , e fra 
3e cose più rare e belle ammirando la pittura 
bellissima del Cenacolo, sì portentosa trovolla, 
che meditò di farla portare in Francia , e 
» tentò per ogni via, dice il Vasari, se ci 
» fosse stati ai chi tetti che con travate di 
» legnami o di ferri Tavossero potuto ar- 
» mare di maniera eh' ella si fosse condotta 
» salva, senza considerare a spesa che vi 
» si fosse potuta fare , tanto la desiderava: 
» ma l'esser fatta nel muro fece che Sua 
» Maestà se ne portò la voglia, ed ella si 
» rimase ai Mdanesi . « 

Di quello che facesse Lionardo in Fran- 
cia , ove visse ancora due anni ed alcuni 
mesi, ben poco possiamo dire. Dal surriferi- 
to indirizzo = yi Monsieur Lyonarcì Pein- 
tre pour Amhoise = vediamo eh' egli era 
colà , e più ancora lo sappiamo dal suo 
testament(ì fatto in Amboise , in cui parla 
de' mobili e utensili che avea nel loco chi 
Cloux ^ ^illa reale, distante da Amboise un 
sol miglio , ov' egli abitava. Non è credibile 
che alcuna cosa vi dipignesse , giacché sap- 



(0 Tiraboschi St. Lett. Tom. IX. 



DI LIONARDO DA VINCI. Ut) 

piamo dal Yasari che il re in\ano desideiò 
d'avere il (juadro di s. Ali uà di cui avea 
seco perlaio in Fr.incia il cartone, che di- 
pinlo poi fu da' suoi scolari . 

Venturi (i) dice d'aver ricavato dal 
codice viiiciauo atlantico ora segnalo N. 820, 
nella biblioteca uaziouale a Parigi , che Lio- 
^'AKDO era stato iucaricalo di far il pro- 
getto e'I piano d'un canale navigabile che 
passar dovea da Romorentin , ov' egli di 
fatli andò colla corte nel gennaio del 1018; 
ma sebbene molti canali siano slati fatti in 
appresso in quel paese _, ora dipartimento 
di Cher e Loira , non possiamo indovinare 
se egli abbia a questi cojitribuilo , e quanto. 

XXX. Scrive il Vasari clie credendosi 
vicino a morie Lio.XAMDe si volse dilii^en- 
tei;nenle informare delle cose cattoliche , 
quasi che per Taddietro egli avesse vissuto 
Senza religione. Con qiial fondamento il 
Vasari ciò asserisca , noi so ; ma , sebbene 
da tutto l'insieme della vita di Lionardo 
non consti cb' egli fosse un uomo divolo , 
jion appar nemmeno che incredulo fosse o 
libertino ; onde dobbiamo interpretare l'e- 
spressione del Vasari d'una specie d'abdi- 
cazione a tutte le cose mondane , e d'una 
delermii;azione d'occuparsi unicamente del 
grajìd' affare della morte e dell'avvenire. 
Se il Vinci fosse slato uom dedito a pia- 



^0 Essay etc. pag. 40. 



,120 MEMORIE STORICHE 

ceri , e al libertinaggio , per cui avreLbcgli 
somministrata ogni opportunità e ogni mez- 
zo la sua vivacità , la sua figura , i suoi 
comodi ( giacché quasi sempre ebbe buone 
provigioni , e molto guadagnò co' suoi la- 
vori ) e soprattutto l'esempio d'una corte 
libertina , egli ne avrebbe lasciato delle 
tracce ne"" suoi scritti , nei quali abbiamo 
non infrequenti precetti d'ottima morale (i), 
e più aucitra ne' suoi disegni : ma non 
sappiamo di lui che altra nudità abbia di- 
pinta fuor d'una Leda , rammentata dal 
Lomazzo , che pur dipinse cogli occhi per 
vergogna abbassati (2); e taluni hanno poi 
creduto di scorgere un gruppo lascivo nel 
piccolo schizzo copiato dal Gerii nella Ta- 
vola XXI. (3). 

In Amboise , o Ambrosia, come la 
chiama Francesco Melzo , ai 18 d'aprile del 
i5i8,cioè un anno prima della sua morte 
egli fece il suo testamento , che qui intero 



(i) Vedi S'IO vSonetto pag. 18. 

(2) Tratt. dell' Arte della Pittura Lib. II. e. i5. 

(3) Presso il C. t»aiinHzzari v' è una piccola Venere 
ignuda a Lionarijo attribuita , e trovo nelle note ine- 
dita» dei Do P:i>j:ave , che alcuni disegni in grande di 
donne e divinità ignude, come di Proserpina rapita da 
Plulon'? , di Ninfa che medica un Satiro, di Giovinetta 
in braccio ad un Vecchio, forse l'Aurora con Titone ec, 
possedeva il march, questore Melzi , che per iscrupolo 
di-ille al curato di S. Bartolomeo acciò le abbruciasse , 
e questi n' esegui troppo scrupolojìamente la volontà . 



DI LIONARDO DA VINCI. 121 

diamo cjual co]mo1Io tla esemplare autentico 
e r(M» temporaneo ( comunicatoj^Ii dal sig. 
\in(i pretore di Barberino, che or pnsslede 
i beni e l'archivio della famiglia Vinci) 
il sig. conte Bindo Nero Maria Pern/.zi a 
richiesta del sovente lodato consigi . De Pa- 
gare . 

Sia manifesto ad ciaschaduna persona 
presente et advenire , che nella corte del 
Me Giostro sigìxore in Andjoysia avanti de 
noy personalmente constitnito Àlesser Leo- 
nardo de T^ince pletore del He , al pre- 
sente comorante nello Iodio dlcto du Clouoc 
appresso de Amhoysia , el qiial conside- 
rando la certezza dela morte e lincertezza 
del hora di quella , ha cognosciuto et con- 
fessato nela dieta corte nanzi de noy nela 
quale se somesso e somette circa ciò ìia- 
'vere facto et ordinato per tenore dela pre- 
sente il suo testamento et ordinanza de 
ultima Dolontà nel modo qual se seguita . 
Primeramente el racomanda lardma sua. 
ad nostro Signore Alesser Dojyiine Dio , 
alla gloriosa V^irgine Maria , a Monsignore 
Sancto Michele , e a tutti li beati Angeli 
Santi e Sante del Paradiso . Item el dieta 
'Testatore vole essere seppelito drento la 
giesia de saìicio Fiorentino de Amboysiu 
et suo corpo essere portato li per li ca- 
pedani di quella . Item che il suo corpo 
sia accompagnato dal dicto Iodio fin nela 
dieta giesia de sancto Fiorentino per il 
colegio de dieta giesia cioè dal Picctore et 



f22 MEMORIE STORICHE 

Priore , o vero fiali V^icarii soy et CapeU 
la ni dela giesia di sanato Dionisio d' Ani- 
boy sia , etiam li Fra tri Minori del dicto 
loclu) , et avante de essere portato il suo 
corpo nel a dieta chiesia , esso Testatore , 
'voie siano celebrate ne la dieta chiesia di 
sancto Fiorentino tre grande messe con 
diacono et sottodiacono , et il di che se 
diranno diete tre grande messe che se di^ 
cano anch ira trenta messe basse de San- 
cto Gregorio . Iteui nel a dieta chiesia de 
Sancto Dionisio shnil senitio sia celebrato 
corno di sopra . Itcni nela chiesia de dicti 
Fratri et reliiìiosi minori siniila senitio. 

Item el prefato Testatore dona et 
concede ad Messer Francesco da Melzo 
Gentiluìno da Milano per rennmeratione 
de' sers'iii ad epso grati a Ini facti per il 
passato tutti , et ciaschaduno li libri , die 
il dicto Testatore ha de presente et altri 
Instnunenti et Portracti circa larte sua et 
industria de Pie tori . I tei ti epso testatore 
dona et concede a senipre mai perpetua" 
mente a Battista de T^danis suo sen>itoj^e 
la metà zoè medietà de uno lardino , che 
ha fora a le mura de Milano et laltra 
metà de epso lardino ad Salay suo servitore 
nel qual lardino il p re fato Salay ha edifi- 
cata et constructa una casa , la qual sarà 
e resterà, similmente a senipremai perpetu- 
dine al dicio Salai ^ soi heredi , et suc- 
cessori , et ciò iìi remuneratione di boni <?A 



DI LIO">iARDO DA VINCI . 123 

grati servita , che elicti de Vdanis et SaLay 
dicti suoi sen'itorl lui ìiano facto de qui 
iìianzi. Iteni epso testatore duna a MatUr 
rina sua fantescha una vesta de hon pan 
negro foderata de pelle , una soclia de 
panno et doy ducati per una volta sola- 
mente pagati : et ciò in remuneratione si- 
milmente de boni servitii ha lui facta epsa 
JVIaturina de qui inanzi . Itera i>ole cha 
ale sue exequie siano sexanta torcJiie le 
quale scranno portate per sexanta poveri 
ali quali scranno dati danari per portarle 
a discretione del dicto Melzo le quali torzl 
scranno divise nelle quattro chiesie sopra- 
diete . Ite??! el dicto Testatore dona ad 
ciascheduna de diete chiesie sopradicte diece 
libre cera in candele grosse che scranno 
messe nelle diete chiesie per servire al dì. 
che se celebreranno dicti servitii. Itein che 
sia dato ali poveri del ospedale di Dio 
alli poveri de Sancto Lazaro de Auiboysia, 
et per ciò fare sia dato et pagato alli 
Tesorieri depsa confraternita la sununa et 
quantità de soy sante dece soldi tornesi . 
Item epso Testatore dona et concede al 
dicto Messer Francesco Melce presente et 
acceptante il resto della sua pensione et 
sunima de* danari qual a lui sono debiti 
del passato fino al dì della sua morte per 
il recevoir ^ overo Tesaurario general M, 
Johan Sapin , et tutte et ciaschaduna suni" 
me de' danari che ha receputo dal p° Sa- 
pin de la dieta sua pensione , e in caxo 



124 MEMORIE STORICHE 

cìit'l flecede iiuinzi al piefato Melzo , e 
non altriuiienie li quali danari sono al pre- 
seme nella possessione del dlct.o Testatore 
nel dieta loco de Clonx conio el dice. Et 
similmente el dona et concede al dicto de 
Melze tiicti et ciaschaduni snoi vestimenti 
quali ha al presente ne lo dicto loco de 
Cloujc toni per remuneratione de boni et 
grati servila , a lui facti da qui inanzi , 
che per li suoi salarli 'vacationi et fatiche 
chel potrà avere circa la executione del 
presente Testamento, il tutto però ale spexe 
del dieta testatare . 

Ordina et vole , che la sunnna de 
quattrocento scudi del sole che ha in de- 
posito in man del Camarlingo de Sancta 
Maria de Nove nela ciìtà de Fiorenza 
siano dati ali soy fra' e Ili carnali residenti 
in Fiorenza con el profitto et emolumento 
che ìie pò essere de luto fino al presente 
da prefati Camarlinghi ed prefato Testa- 
tore per casone de dicti scudi quattrocento 
da poi el dì che furono per el prefato Te- 
statore dati et consigliati alli ditti Caniar-- 
linghi. Item vale et ordina dieta Testatore 
che dicto M esser Francisco de Melzo sia 
et remana sola et in sol per il tutto exe- 
cutore del Testamento del prefata Testa- 
tare , et che questo dieta Te stamenta sor- 
tisca suo pieno et integro effecta , et circa 
ciò che è narrato et decto havere tenere 
guardare et ohservare epso Messer Leo- 
nardo de Vince Testatore constituto ha 



DI LIONARDO DA VI?fCT. 125 

ohhìif^ato et obl^llga per le presente epsi 
soy ìicredl et successori con ol^iiL soy beni 
mobili et inin: obiti presenti et ad'venire et 
ha remtnciato et renuncia per le presente 
eocpres sani ente ad tiicte et ciascliaduna le 
cose ad ciò contrarie. Datimi ne lo dicto 
loco de Cloiix ne le presencie de magistro 
Spiri'lo Fieri Vicario nela cliicsia de San- 
cto Dionisio de ylniboysia , M. Gulielmo 
Croysant prete et capellani , Magistro Ci- 
priane Fulclìin , Fra tre Fmncesco de Cor- 
ton et Francesco da M.lano religioso del 
convento de fratri minori de Arnboysia , 
testinionii ad. ciò damati et vocati ad te- 
nire per il iiidicio de la dieta Corte , in 
presentia del prefato Al. Francesco de 
Melze acceptanle et consentienie il qnale 
ha promesso per fede et sacrameni^o del 
corj)o suo per lui dati corporalmente ne le 
mane nostre di mni mai fare venire ^ dire^ 
ne andare in contrario. Et sigillato a sua 
requesta dal sigillo regale statuito a li con- 
trae ti legali d'Afnboysia , et in segno de 
verità, lìat. a dì XXÌllde Aprile MDX FUI 
avanti la Pasqua et a dì XX III depso 
mese de Aprile MDXVIII ne la presentia 
di NI. Gulieluìo Boriun notarlo regio ne 
la corte de Baliagio d^And^oysin il prefato 
M. Leonardo de Vince ìia donato et con- 
ces'^o per il suo testamento et ordi.nanza 
de ultima voluntà siipradicta al dicto AI, 
Baptista de Vilanis presente et acceptante 



12G MEMORIE STORICHE 

il dritto eie laqua (i) che qdam hone me- 
morie Re Ludovico XII ultimo defuncto 
ha alias dato a epso de Vince suxo il 
fiume del naviglio di sanato Cristoforo ne 
lo Ducato de Milano per gauderlo per 
epso De Viluuis a sempre mai in tal mo^ 
do et forma che el dicto Signore ne ha 
facto dono in presentia di M. Francesco 
da Melzo Gentilhomo de Milano et io , 
Kt a dì prefato nel dicto ?nese de Aprile 
ne lo dicto anno MDXKIII epso M. Leo- 
nardo de Vinci per il suo testamento et 
ordinanza de ultima -vohinta sopradecta ha 
donato al prefato M. Baptista de Vdanis 
presente et acceptante tutti et ciaschaduìii 
mobili et utensili de caxa soy de presente 
ne lo dicto loco du Cloux. In caxo però 
che el dicto de Viìanis swviva ni prefato 
M. Leonardo de Vince , in presentia del 
prefato M. Francesco da Melzo et io No- 
tarlo età. Borean. 

In questo scritto Lionardo dimostra ia 
primo luogo quanto buon cattolico ei fosse; 
quanto riconoscente \erso il summentovato 
Francesco Melzo , lasciandogli un dono con- 
venevole air amico e benefattor suo , e al 
tempo stesso pittore , e delT arte pittorica 
amatore ; quanto attaccamento avesse ai suoi 



(0 Chi die le notizie al P. Dellavalle lesse de 
lagna ^ e credo doversi leggere legna; ma v' è scritto 
de Laqua , cioè deli' acqua douutagli dal re Lodovico XII. 



DI LIONARDO DA VINCI. 127 

fratelli ai quali lasriò quello che possedeva 
in Toscana , giaccliè io favor loro , come 
non regulcoJi, non a rebbe potuto leslare 
di ciò che in Lombardia , o in Francia 
aveva, come rileviamo dalla lettera del Mei- 
zo medesimo, che più sotto ripoiteremo ; 
e quanto grato ci f sse alla utile compa- 
gnia costantemente fattagli dal suo scolare 
e domestico Salai , e ai servigj lendutigli 
dal suo fedel servo de Vilanis . 

XXXI. Leggesi su molli scrittori che 
Lio.NARDO sia mollo a Fontanablò , ed ab- 
bia spir.ito l'ultimo fiato nelle braccia del 
re, il quale ito era a fargli visita in tempo 
della sua infermità ; ma ciò non esser vero 
argomentasi dall' esser egli morto a Cloux; 
dal vedere data dalla vicina città d' Ani- 
bolse la lettera di Francesco Mcl/.o ( che 
diamo appiè di pagina ) In cui ragguaglia 
della di lui morte i fratelli ; e dal silenzio 
del -Melzo medesimo, che non avrebbe om- 
mejsa sì onorevole circostanza (i). Aggiun- 



(r) Ecco la lettera tratta dall' Archivio de" Si^g. 
Da Vinci, e pablilicata nella sua Vita fra gli uomini 
illustri Toscani (Serie de' Ritratti ce. Tom. li.i Set- Giu- 
liano e (rnflli suoi honorandi . Credo siate certificati drllif. 
morte di Maestro Lionnrdo fratello vostro , e mio quanto 
optimo padre , per la cui morte sarebbe impossibile che io 
potesse esprimce il dolore che io ho preso , e in menti-e che 
queste mie membra si sosterranno insieme , io possederò una 
perpetua infelicità , e meritamente perchè sviscerato et arden- 
tissimi amore m-' portava giornalmente, E dolio ad ognuno 
la perdita di tal uomo j quale non è più in podestà della, 



128 IVIETNÌORIE STORICHE 

gasi clie VeiitiHÙ , avendo potuto leggere 
nella hihlioteca nazionale di Parigi il gior-< 
naie di Francesco I trovò che la coite era 
a s. Germano en Laie (i) ai primi di mag- 
gio , e non v' è indicato nessun viaggio del 
ye. Può anche in ciò esserci- d'argomento 
il silenzio del Lomazzo , che nulla omise 



natura . Adesso Iddin onnipotente gli conceda eterna quiete . 
Essa passò dalia presente t'ita alli 2 di maggio con tutti 
li Ordini della Santa Madre Chiesa , e ben disposto . E 
perchè esso aveva lettera del Cristianissimo Re , che potesse 
testare , e lasciare il suo a chi li paresse ; e sento quod 
Eredes supplicantis sint rejjnioolae ; senza la quaL lettera 
non poìea testare che valesse , che ogni cosa sarebbe stato 
perso , essendo così qua costume , cioè di quanto s'appartiene 
di qua, detto Maestro Lionardo fece testamento il quale vi 
avrei mandato se avessi avuta fidata persona . Io aspetto 
un mio zio quale vicnmi a vedere trasferendo se stesso di 
poi costì a Milano . Io glielo darò ., ed esso farà buono 
ricapito non trovando altro in questo mezzo . Di quanto si 
contiene circa alle parti vostre in esso testamento ( altro 
non v' è se non ) che detto Maestro Lionardo ha in Santa 
Maria nuova nelle mani del Camarlingo segnalo , e nume- 
rato le carte , 490 scudi di sole ( Vedi sopra alla pag. 1 oS,^ 
li quati sono a 5 per 100 e alli 16 d'ottobre prossimo^ sa~ 
ranno 6 anni passali , e similmente un podere a Fiesole ^ 
quali vuole sia distribuito infra voi . Altro non contiene 
circa alle parti vostre , nec plura , se non che vi o/fero 
tutto quello vaglio e posso , prontissimo e paratissimo alle 
voglie vostre ^ e di continuo raccommandomi . Dato in Am- 
briosa die primo Junii tji^. Datemene risposta per i Pon- 
di . Tamquam Fratri vestro Francisciis Mentius . Tale è la 
sottoscrizione nel libro da cui ho tratta questa lettera ; 
ma senza dubbio noli' originale v" ò Meltius , trovandosi 
sempre nominato Melzo , o da Melzo nel testamento, e 
in o^iii altra occasione . Poiché del podere di Fiesole 
non troviamo fatta menzione nel testamento, convien 
dire eh' egli abbia fatto poi un codicillo . 
(i) Essay etc. pag. Sg. 



DI LIONARDO DA VINCI. 12^ 

di ciò clie onorar poteva il Vinci , e della 
morte sua fra le braccia rcah non solo noa 
parla ; ma dice che il re la morte ne seppe 
dal Melzi (i). 

Che il mentovalo zio di M. Francesco 
Melzo andasse ad Amboise , lo rilevo dall* 
estratto d'una procura in lui fatta dal men- 
tovato de Yilanis , che trovo fra le carte 
dell' Oltrocchi senza nota donde l'abbia 
tratto (2) . 



(i) » Pianse mesto Francesco re di Franza 
» Quando il Melzi , che morto era gli disse 
» II Vinci , che in Milan mentre che visse 
» La cena pinse che ogni altf opra avanza . 
Nei Grojtteschi , Pag. i 09 . 
(2) » Nel i5i9 li 29 Agosto in Amboysa il predetto 
Balista de Vilanis , al presente servitore del nobil huo- 
mo M. Francesco da Melzo gentilhomo di IMilano 
pensionario del Re nostro Signore nomena e consti- 
tuisce etc. il nobil homo et Magnifico M. Hieronymo 
de Melzo Gentilhomo residenl© in Milano suo certo 
nunzio e gli dà piena autorità et mandamento di pi- 
gliare possessione de la suddetta medietà dei jardino 
lasciatogli da Leonardo de Vince e di poter dividere 
et partire la detta medietà con M. Salay ratificando 
la divistone che sarà da lui fatta ec. , anzi gli dà au- 
torità di poter venderla , alienare ec. a quel prezzo a 
lui parerà ec. , ratificando ec. e dando qualunque fa- 
coltà e pegno. « Nello stesso foglio dell' Oltrocchi 
trovo la nota di cui si parlò dianzi de' 3o» scudi 
del Sole depositati da Lionardo nel i5i4, e riscossi dai 
fratelli nel itiio. Fra le summentovate carte dell'archivio 
de' Gesuali una ve n' ha de'3o marzo t534 in cui parlasi 
d' una porzione di vigna venduta da Mess. Gerolamo 
Melzo, come procuratore di Giambattista de Vilanis, 
parte a Gesuati medesimi , e parte a Lorenzo de' Capi- 
rolis . 
Lio ri. chi K ilici i 



l3o MEMORIE STORICHE 

Fece il consigl. De Pagave molte ricer- 
che per sapere se in Amboise eravi di Lio- 
nardo e del sepolcro suo qualche monu- 
mento o notizia ; e n'ebbe in riscontro che 
r!on v'era nulla , nemmeno ne' registri del- 
la chiesa di S. Fiorentino, ove dev'essere 
stato sepolto ; il che attribuir si deve alle 
guerre distruttrici cagionate dagli Ugonotti, 
che quel paese dopo pochi anni infestaro- 
no . indicata però gli venne come lavoro di 
LiONARDO una tavola alta sei piedi rappre- 
sentante Gesù Cristo inanti a Pilato : ma 
credesi da lui disegnata soltanto , e dipinta 
da qualche suo scoiare . 

XXXII. Un esatto catalogo de' suoi scrit- 
ti , e de' supi lavori non m' è possibile il 
darlo , e molto meno il tener dietro alla 
sorte a cui soggiacquero , specialmente in 
questi ultimi tempi . Basterammi dare una 
notizia delle cose nostre, e di quelle di cui 
trovo o da lui , o dagli scrittori della sua 
vita, fatta certa menzione. Parlerò in primo 
luogo degli scritti suoi ; quindi de' suoi la- 
vori relativi alle arti del disegno , e delle 
pitture singolarmente ; e per ultimo di ciò 
che presso di noi riguardo alle acque scris- 
se ed operò . 

Egli medesimo nel Trattato della Pit- 
tura ^ eh' è il solo libro suo sinora pubbli- 
cato colle stampe , molle sue opere anno- 
vera , altre come già scritte , e che suppo- 
ne fra le mani degli scolari o accademici , 
ai quali esponeva i suoi precetti ; e altre 



DI LIONÀRDO DA VINCI. l3l 

come già in sua mente ideate, delle quali 
preparati avea , direm così, i materiali. 

Il medesimo TraUato della Plttwa che 
abbiamo, nel codice Pinelliano di cui ren- 
demmo conto (i) , vien cosi intitolato =2 
Discorso sopra il disegno di Lionardo Vin- 
ci . Parte saconda z=. , sebbene contenga 
quanto hanno pubblicato Dufrèsne , e po- 
scia il sig. ab. Fontani valendosi del codice 
di Stefano Della Bella , a cui il nostro è 
molto somiglievole , se non che ha i titoli 
de' capi che a questo mancano . Dunque il 
'Trattato della Pittura non è che uaa par- 
te d' una grand' opera Sul Disegno. La par- 
te prima sarebb' ella il Trattato della Pro- 
spettiva ? 

Questo già era compiuto : egli sovente 
il cita nel Trattato della Pittura^ volendo 
che in esso cerchinsi le dimostrazioni di 
quanto asserisce ne' capi 81, io3 , no, i34, 
3x5, 328. Vedesi ch'era diviso in capi, o 
in libri, citandosene il secondo , il nono, e'I 
decimo ; e che questi comprendcano molte 
proposizioni . Nel capo 104 colla proposi- 
zion terza del decimo , prova che più o 
meno azzurre esser devono le ombre , a 
misura che più o meno distante dall'oriz- 
zonte si rlirige lo sguardo , e di questo co- 
lore dell' ombre più volte ragiona , avendo 
€0sì prevenute le osservazioni ingegnose che 



(0 Pag. 56. 



1^2 MEMORIE STORICHE 

Sfilile ombre azzurre de' corpi fecer dopo 
due secoli Guericke , e poscia Buffon , ed 
altri (r) . Di quest'opera parlò senza dub- 
bio Benvenuto Cellini nel suo Trattato 
suir oiùilceria , e più diffusamente ancora 
' nei Discorso suo pubblicato dal cb. Mo- 
relli (2) , in cui dice » d'aver comperato 
» per i5 scudi d'oro un libro scritto a 
» penna copiato da uno del gran Lionardo 
» da Vinci .... Infra le altre mirabili cose 
» vìi erano in esso, si trova , die' egli , un 
» Discorso della Prospettiva il più bello 
!»> che mai fosse trovato da altr' uomo al 
» mondo . » Un esemplare di questo libro 
esser potrebbe quel codice dell'Accademia 
Etrusca , che il Gori trovò con questo ti- 
tolo scritto in color rosso : Opinione di 
Leonardo da Vinci ^ e contiene ; Modo di 
dipingere Prospettive , Omhie , Lontananze^ 
Jlltezze , Bassezze , da vicino e da lontano 
e altro ^ e Precetti di Pittura. Pag. 291 (3). 
Vuoisi che del codice vinciano siasi valso , 
senza indicarlo , il Serbo noli' opera sua di 
prospettiva . 

\lw. altro libro suo , eli' ei cita nel capo 
196, come opportuno a vedervi la dimo- 
strazione del rapporto inverso fra l'alza- 



ci) Priestley. Storia delle ombre azzurre. Scelta 
d' Opuscoli . Milano . Tomo I. in 4." pag. 270. 

(a) Catalogo de' MSS. italiani della Biblioteca Nani . 

(3) Vlorilegiìim noclium corythaiiarum . SymboLae Ute- 
rariae . Tom. Vili. FlorenLiac ijbi. pag. 66. 



DI LTONARDO DA VlNtil . l33 

mento delle spalle e de' lati , e la velocità 
del moto , e il Trattato dei moto locale , 
quello stesso senza dubbio , che aveva iu 
tista frate Luca Paclolo quando scrisse , che 
nel 149S LiONARDo lavorava » all'opera 
» inextimabile del ruoto , delle percussio- 
» ni ec. « ; e a quest' opera probabilmente 
riportansi tanti suoi pensieri e postuliti 
e teoremi e disegni , che ne' suoi codici 
sparsi si trovano, de' quali alcuni pubbli- 
conne il già lodato Venturi . 

Al capo 284 prova per la nana De 
Ponderihus che l' uomo è più potente nel 
tirare che uello spingere ; dal che argomen- 
tasi che questo libro già esistesse: e potreb- 
be anche dal titolo argomentarsi che l'aves- 
se scritto in latino . 

Così al capo 278 scrive d'avare dimo- 
strato nel libro de' lumi e delle ombre , 
che lucidarsi non possono le ombre per 
r insensibilità de' loro termini , Questo libro 
era uno de' codici originali , che la biblio- 
teca nostra possedeva . 

Assai maggiore è il numero di que' 
libri che Lio.nardo nel Trattato della Pit- 
tura , come opere non compiute ancora , 
ma già meditate, rammenta. Oltre il Trat- 
tato del moto locale, egli al capo 212, an- 
nunzia un libro de ìnoDuneiiti ^ e nel 219 
Uì\ libro de' jnoti y eh' è forse lo stesso. 



<i) Pag. 52. 



l34 MEMORIE STORICHE 

ImiDortante per le (lesciizloi)i e più pe' di- 
segni esser doveva il Tratialo d'Anatomia , 
che promette ne' capi 171 , e 23i; e di cui 
a lungo già parlammo (i) • Cosi un Trat- 
tato particolare propensi nel capo 204 Lio- 
fardo di scrivere de piegainenti , e iwlta^ 
"nienti dell' uomo . 

Un al Irò particolar libro promette nei 
capo 228 di comporre su alcuni muscoli , 
e nel capo 227 propone di trattare de' mu- 
scoli tutti in generale . 

Delle ponderaziotd dell'uomo caricalo 
con pesi naturali , o accidentali , egli , nel 
capo 266 , dice di voler fare un libro par- 
ticolare . 

Così nel capo 167 di scrivere si pre- 
figge dell' univej'sal misura deW uomo ; ma 
forse questo , anziché essere un tiattato , 
non era che il disegno che or possiede il 
De Paga ve , corredalo d'opportuna spiega- 
zione (2), pubblicalo già dal Gerii nella 
Tav. L* 

Per ultimo egli annunzia nel capo I2i 
un'opera sulla mistione de' colori , che lun» 
ga opera di grande utilità , e necessariis^ 
sima ei reputa , la quale comprender do- 
veva la teorica e la pratica . 

Nacque sospetto a Venturi , che d'al- 



(i) Pag. 52. 

(2) Ragionamento , premesso ai disegni pubblicati 
dal Gerii, pag. 14. 



DI LIONARDO DA VINCI. l35 

Girne delle opere (fiiì aiìimnziate i materiali, 
non ordinali ancora, fossero da qualche suo 
scolare inseriti ])oi nel Trattato della Pit- 
tura ; e che a ciò altrihnir si dcbha il di- 
sordine , che in esso regna . Né , per alcu- 
ni almeno, senza fondamento è il sospetto; 
e in me pur lo accresce V osservare che il 
codice pinelliano , in cui orii^inariamcnte i 
capi non erano numerizzati , è in cena ma- 
niera diviso in varj tratUili , che veggo in- 
dicati dal titolo che dassi in carattere ma- 
iuscolo ai capi 

164 DEI VARII ACCIDEINTI ET MOVIMENTI, 

242 DEI MOTI , 

322 DELLA PROSPETTIVA LINEALE . 

Oltre quest' opere da Lionardo slesso 
nel Trattato di Pittura mentovate, ch'egli 
abbia scritto un libro , o nna dissertazione 
almeno, in cui esaminava quale fra pittura 
e scoltura sia preferibile ^ ce lo dice Loniaz- 
zo (i) , che pur fa menzione del libro suo 
Della Notomia del Cavallo , smarritosi nel 
1499 all'ingresso de' Francesi in Milano. 

Da ciò che raccontano Vasari , Lomaz- 
zo, e Girakli (e che superiormente già ri- 
ferimmo) dell'uso che avea Lionardo di 
copiare le lisionomie più significanti , cer- 
cando in esse non solo le passaggere affe- 
zioni dell'animo, come la gioia e '1 dolore. 



(0 Trattalo dell'Arte della Pittura. Lib. 2. Gap. 14. 



l36 MEMORIE STORICHE 

ma anche i sentimenti stabili, come la mal- 
Tagità , la bontà , la grandezza de' pensieri , 
possiamo argomentarne ch'egli abbia for- 
mata nn' opera di Fisiognomica pe' suoi sco- 
lari ^ ai quali d' imitarlo su questo punto 
grandemente inculcava . Certo è almeno , 
eh' egli ne ha disegnate le figure ; mohe 
delle quali erano in mano d'Aurelio Luino , 
ed altre sparse ancor veggonsi fra i suoi 
disegni pubblicati e inediti , e sopra tutto 
in que'lihricciuoli che portar soleva alla 
cintola . iSon trovo però che ai disegni ab- 
bia aggiunti gl'insegnamenti. 

Molli libri scrisse , dice il Vasari , » ne' 
» quali insegnò quanti moti ed effetti si 
» possono considerare nella matematica , e 
» mostrò l'arie di tirare i pesi con facili- 
n tà , de' quali tutta l'Europa è piena, e 
» sono tenuti in grandissima stima dagli 
» intendenti « . 

Se nel Libro de disegni intorno al mo- 
do di maneggiare ogni sorta d'armi sì per 
offesa che per difesa composto pel sig. Ales- 
sandro Borro ^ e in quello dc^ trenta Mu- 
lini diversi , eli era in mano di Mess. Am- 
brogio Pigino , fossero imiti gì' inse£;namen- 
ti , Lomazzo , che di quelle opere vinciane 
fa menzione, noi dice; ma ben è probabi- 
le che vi fossero almeno nel primo , per 
cui forse furon disegnate le armi pubblica- 
te dal Gerii (i) , giacche LIo^ARDO pensava 

(i) Tav. XIV.* 



DI LIONARDO DA VINCI . loj 

(ìi darlo alla luce a istruzione de' combat- 
tenli (i) . Forse il secondo non avea che 
hrievi spiegazioni , quali vcggonsi nel codice 
atlantico presso alcuni mulini ed altri con- 
gegni , de' quali parleremo. Quest'opera de* 
mulini è forse quello stesso libro d'Idrosta- 
tica , che dicesi venduio al sig. Smith in- 
glese . 

XXXIII. Cbe, oltre i libri di Lionardo 
fatti di pubblica ragione , o ad altri da lui 
donati, e perciò mentovati dagli scrittori suoi 
coevi o vicini , altri molti egli abbiane scrit- 
ti , ben certi ne siamo noi , poiché tredici 
volumi di varia forma e mole ne avevamo 
in questa biblioteca avanti Tanno 1796. Al- 
cuni erano in 16^ e in 24° contenenti di- 
segni e notti ; e questi erano que' libretti 
che il VijNCi portar soleva attaccati alla cin- 
tola per disegnarvi collo stilo d'argento , o 
scrivervi tutto ciò che vedeva , o accadeagli, 
tlegno di serbarne memoria . 

Che morendo ci lasciasse molti libri e 
disegni snoi a Messer Francesco Mel/i , già 
lo vedemmo nel suo testamento . JNarra il 
Dufrèsne (2), cui tutti poi copiarono i bio- 



(i) Tratt. dell'Arte della Pittura, pag. 384. Un va- 
lente pittore esareinando il TraLUiio di ScUnzia d'atmedi 
Camillo Agrippu milanese (stampato in Roma nel I&53) 
ne trovò le figure sì ben fatte , e tanto alla maniera Lio- 
nardcsca , che sospettò essere le stesse disegnate da Lio- 
nardo pel Borri . 

(3) Vita di Lionard© da Vinci premessa ai Trattato 
della Pittura . 



j38 memorie storiche 

grafi del Vinci , come i codici suoi siano 
stati rubati agli eredi di Melzi , restituiti , 
€ quindi donati a Mess. Giannambrogio 
Mazzenta ; ma giova copiarne il medesimo 
ragguaglio che questi ci lasciò scritto ; e 
che il eh. A^enturi , aveudol trovato in fine 
del codice che servito aveva alla prima edi- 
zione del Trattato della Pittura , tradusse 
in francese . Io lo rendo alla lingua origi- 
nale . » Vennermi alle mani, scriv'egli, 
» son' ornai 5o anni (i) , tredici volumi di 
» Llonardo da Vinci in folio e in 4.° scritti 
» a rovescio ; e '1 caso me li fé' capitare 
v> nella seguente maniera . Io studiava le 
» leggi a Pisa in compagnia del giovane 
» Aldo Manuzio grand' amator di libri. Cer- 
» to Lelio Gavardi d'Asola , preposto di san 
» Zeno a Pavia , e parente stretto di Aldo , 
» venne in nostra casa . Egli era stato in 
» Milano maestro di belle Lettere in casa 
» de'Sigujori Melzi, che chiamansi di Vavero 
» ( Vaprio ) per distinguere questa da altre 
*>> famiglie Melzi della stessa città. Egli avea 
» veduti nella lor casa di campagna a Va- 
>> prio molti disegni istromenti e libri di 

» Lio nardo Francesco Melzo (suo 

» scolare ed erede) erasi avvicinato piucchè 
» altri alla maniera del Vinci : lavorò poco 
» perchè era ricco ; ma i suoi quadri sono 



(i) Giannambrogio Mazzenta mori vecchio nel i635, 
Y. ArgelaU Scripl, Mediai, torri* 2. 



DI LIONARDO DA VINCI. l3() 

» ben finiti , e sovente confondonsl coi la- 
» vori del maestro . . . Egli, morendo, lasciò 
» le opere di Lionardo nellù. sua casa di 
» \ a vero ai suoi figliuoli , che avendo dif- 
» ferenti gusti e impieghi , negligentarono 
» que' tesori, e ben presto li dispersero, 
» Lelio Gavardi ne piese ciò che gli piae- 
» fjT^ie . IVe porlo i3 volumi a Firenze , 
» sperando di ricavarne buon prezzo dal 
>> gran duca Francesco , che volonteix)so 
v> era d'acquistare simili opere ; tanto più 
» che Lionardo era molto stimato nella sua 
» patria . Ma all'arrivo del Gavardi a Fi- 
» renze il principe, mori (i) , ond'egli sen 
» venne a Pisa . Io non potei astenermi 
» dal disapproAare la sua condotta : egli ar- 
» rossinne ; e poiché io , avendo colà ter- 
» minati gli studj, dovea tornare a Milano, 
» mi consegnò i volnmi del Vinci , prcgan- 
» domi di restituirli ai Melzi . lo feci leal- 
» mente la sua commissione , e '1 tutto li- 
» portai al sig. Dott. Orazio capo della fa- 
» miglia Melzi , che fu ben sorpreso per- 
» che io mi fossi preso tanto incomodo; e 
» regalommi que'libri , dicendomi che molti 
» altri disegni aveva dell' autor medesimo , 
» negligentati da lungo tempo in un ango- 
» lo della sua casa di campagna. Cosi que' 
» libri divennero miei , e poscia de' miei 



(0 Nel i587. 



14Ò ■me:morie storiche 

» fratelli (i) . A antandosi questi di tale ac- 
» quislo fatto sì facilmente destarono l'in- 
y> vidia d'altri amatori , che portaronsi al 
» dottor Orazio , e n' ebbero de' disegni , 
» delle figure , delle preparazioni anatomi- 
» che , ed altii preziosi avanzi dello studio 
» di Lionardo . Un di que'cbe più n'ebbe- 
» ro fu Pompeo Aretino figliuolo del cav. 
» Leoni scolare di Conarottl , cb' era al ser- 
» vigio del re di Spagna Filippo IJ , per cui 
» avea fatti tutti i bronzi che sono all'Escu- 
» riale . Pompeo promise al dottor Melzi 
» un posto nel Senato di Milano , se riu- 
» sciagli di riavere i tredici volumi , volen- 
» do offerirgli al re Filippo che di tali cu- 
n riosità ora amatore . Lusingato da questa 
» speranza il dolt. Orazio andò a mio fra- 
» tello , pregandolo in ginocchio di render- 
» gli il fattogli regalo; e poicbè gli era col- 
» lega, amico, e benefattore gliene rendè 
» sette . Degli altri sei che restarono alla 
>> casa Mazzenta uno ne fu donato al card. 
» Federico Borromeo per la biblioteca ara- 
» brosiana (2) .... Un altro ne diede poi 
» mio fratello ad Ambrogio Figini , che la- 
» scioUo al suo erede Ercole Bianchi col 
» resto del suo studio (3). Per la premura 



(i) Gian Ambrogio Mazzenla si le' Bernabita nel 
iBgo. 

(2) Egli vi fé' stampare sulla coperta: Vidi Mazentar. 
patrilii Mediai, liberalitale . Anno . MDCIII. 

(3) Questo fu poi venduto al sig. Smith inglese ; e 
probabilmente è il libro de' mulini. 



DI LIONARDO DA VINCI . I4I 

» fattami dal duca di Savoia un terzo a 
» lui pure uè procurai (i) . Essendo poi 
» morto mio fralello iuor di Milano (2) 
» pervennero anche gli altri, tre volumi 
» alle mani di Pompeo aretino , che altri 
» disegni e scritti di Lionardo v'unì, e se- 
» parandone i fogli ne formò un grosso vo- 
» lume (3) che passò al suo eiede Polido- 
» ro Calchi , e fu poi venduto al sig. Ga- 
» leazzo Aixonati . Quest' uomo generoso lo 
» ha tuttavia nella sua ricca biblioteca , 
» avendo ricusato di venderlo al duca di 
» Savoia , e ad altri principi che '1 riccrca- 
>> vano » . Fin qui il P. Mazzenta , delle 
cui notizie si valse Dufrèsne , senza dire 
donde le avesse tratte . E probabile che i 
volumi chiesti dal Leoni pel re di Spagna 
siano qui rimasti, e venduti pur essi all'Ar- 
conati , che di undici volumi vinciani oltre 
il codice atlantico , come già s'è detto, ci ha 
fatto generoso dono . Alla biblioteca nostra 
fu pur donato nel 1674 dal conte Orazio 
Archinto un volumetto di scritti e disegui 
vinciani, del quale feci più volte menzione. 

Quali notizie e disegni contenesse cia-^ 
senno de' volumi ora rammentali, io non 
so dirlo , non trovandone da nessuno fiitta 



(i) Tuttora serbasi nella pubblica biblioteca di To- 
rino . 

(1) Nel i6i3. 

(ò) È il codice atlantico di cut parlammo alla p. i S. 

Nota 2. 



1^2 MEMOKIE STORICHE 

una precisa nota , forse per la varietà e 'l 
disordine delle cose in essi contenute. Ideilo 
stromento della donazione fattane dal conte 
Galeazzo Arconati alla biblioteca ambrosia- 
na nel 1687 ai 21 di Gennaio, trovo bensì 
registrali i dodici volumi col numero delle 
pagine di ciascuno , e coli' indicazione d' al- 
cuno degli oggetti ivi in disegno o in iscrit- 
to contenuti ; ma ciò è ben lungi dal darci 
un'idea di tutto quello , che scritto aveva 
o disegnato Lionard(» in que' libri . Dalle 
note dell' Oltroccbi sol rilevo che uno trat^ 
tava Della luce e delle Ombre , un altro 
Della Pvosjjettvva , uno Del Canale della 
]\/[artesana , e uno Del volo degli uccelli , 
e altre cose ; ma egli, non cercando allora, 
per servire alle viste del conte Rezzonico , 
se non notizie storiche intorno alle epoche 
di LiONARno e ad alcuni suoi particolari 
lavori , non pensò a darci di que' codici un 
transunto . 

XXXIV. Ma, poiché il eh. Venturi, do- 
po d'avere esaminati a suo agio i codici 
vinciaui trasportati in Parigi , proponsi di 
pubblicare in tre compiuti Trattati tutto 
ciò che il Vinci ha fatto e scritto sulla Mec- 
canica , sull'Idrostatica, e sull'Ottica (i), 
convien dire che, se non i trattati medesi- 
mi ben ordinati , almeno tutti i materiali 
per iscriverli, ei v'abbia trovati. 



(0 Essai etc. pag. 6, 



DI LIONARDO DA VINCI . 148 

Egli osservò , come un risultato della 
lettura di tutti que' codici, che » lo spirita 
» geometrico guidaAalo in tutti i suoi stu- 
» dj , o volesse analizzare un oggetto , o 
» volesse concatenare un ragionamento , o 
» generalizzare le proprie idee . Egli sem- 
» pre volea che 1' es}>erienza precedesse il 
» ragionar sulle cose . Tratterò , die' egli 
» stesso , tal argomento ; ma dianzi farò 
» alcuni sperimenti ^ essendo mio principio 
» di citar prima l'esperienza , e poscia di- 
» mostrare percfiè i corpi sono costretti ad 
» agire in tale o tal altra jnaniera . Que- 
» sto è il metodo da osservarsi nella ri- 
^> cerca de' fenomeni della natura . T^ero 
>"> è che la natura comincia col ragiona- 
ci mento , e termina colla sperienza ; ma 
» ?ion importa : convienci tenere la strada 
» opposta : dobbiamo , come dissi , comin- 
» dare dall' esperienza , e per mezzo di 
» questa scoprirne la ragione . Così parlava 
» LiONARDO un secolo avauti Bacone . In 
» Meccanica egli conoscea fra le altre cose 
» la teoria delle forze applicate ohbJiqua- 
» mente al braccio della leva : la resistenza 
•» rispettiva delle travi : le leggi dello stro- 
» finamento dateci in seguilo da Amontons : 
» rintluenza del centro di gravità sui cor- 
» pi in riposo o in moto : l'applicazione del 
» principio delle velocità virtuali a molti 
» casi che l'analisi sublime ha gt.'neralizzatì 
» a di nostri. Nella Ottica egli descrisse la 
» così chiamata Camera ottica prima di 



144 MEMORIE STORICHE 

>5 Porta : spiegò prima di Maurolico la fi- 
» C'irà dell iinmai^ine del sole in un foro 
>> angolare : e insegno Ja prospettiva aerea , 
» la natura delle ombre colorate , i moti del- 
» la iride , gli effetti della durata della im- 
» pressione visibile ; e molti altri fenomeni 
» dell'occhio che non trovansi in Vitellone. 
» In somma il Vinci non solo aveva osser- 
» vato tutto ciò che Castelli ha scritto un 
» secolo dopo di lui sul moto delle acque; 
» ma sembrami di più , che il primo abbia 
» in questa parte superato il secondo, che 
>> pur r Italia ha sinora considerato come 
»> il fondatore dell' Idraulica . Possiamo dun- 
» que collocar Lionardo , couchiude Ven- 
» turi , alla testa di quelli , che fra i mo- 
^> derni si sono occupati delle scienze fisico- 
» matematiche , e del vero metodo di stu- 
» diare . » 

XXXV. Ecco un brieve transunto de' 
frammenti che questo illustre 'Fisico , e sa- 
vio Ministro, copiò da suoi codici, e rischia- 
rò dando al tempo stesso un saggio del 
suo ingegno e del suo sapere . x41cune 
poche analoghe notizie aggiugnerovvi pur 
io . 

I. Della discesa de' gravi combinata 
colla rotazione della Terra . S'attribuisce 
al Card. Cusano, nel princij^io del secolo X"v i , 
l'aver richiamata la sentenza degli antichi 
Astronomi , che avveduti s' erano del girare 
del nostro globo terracqueo intorno a se 



DI LIONARDO DA VINCI . 1^5 

Stesso c al sole ; ma vedesi da quest'artico- 
lo , scritto circa il i5io , che laJe pur era 
r opinione del Vinci: e pare che '1 fosse iii 
generale de' migliori indegni di que' di , 
quasi 40 anni prima che Copernico la pub- 
blicasse . 

2. Della Terra fatta in pezzi. Osserva 
che questi pezzi, cadendo dall'alto dell'at- 
mosfera verso il centro, cadrebbono di là , 
indi tornerebbono indietro oscillando per 
lungo tempo, come un peso attaccato ad 
una corda , che non perde il moto se non 
lentamente . Vedesi da ciò ch'egli ha cono- 
sciate le leggi della forza d'inerzia; ed ebbe 
sin d'allora quell'idea di cui fanno uso og- 
gidì gli Astrouoml per ispiegare l'oscillazio- 
ne de' pianeti da un apside all'altra delle 
loro orbite . 

3. Della Terra , e della Lima . Egli 
s'avvide che la scintillazione delle stelle non 
è nelle stelle medesime , ma nel nostr' oc- 
chio : verità , che non avea conosciuta nem- 
meno Keplero , quantunque grande fisico 
ed astronomo , che visse un secolo dopo 
LiONARDO . Osserva quindi che la Terra , 
ricevendo la luce dal sole , seive di luna 
alla luna medesima , e n' ha a un dipresso 
le fasi ; e se ne' primi di della luna nuova 
ne veggiam anche la parte oscura , ciò na- 
sce , die' egli, dal rlllellere che fa la terra 
i raggi solari : verità che credeasi scoperta 
da Moeslllm un secolo dopo Lionardo . 

Lion. da Vinci k 



146 MEMORIE STORICHE 

4. Dell' azione del sole suU Oceano, 
Pensa Li on ardo che iu conseguenza di que- 
sta azione Toccano equinoziale s'inalzi, e 
l'acqua, cadendo dal due lati verso i poli, 
ristabilisca l'equilibrio. Halley sul finire del 
secolo XVII ha applicato questo principio ai 
movimenti dell'atmosfera, e ai venti etesii, 
o regolari . 

5. Dello stato antico della Terra. Era 
LiONARDO un buon osservatore orittologo . 
Vide gli strati di conchìglie marine in mez- 
zo alla terra-ferma , e sui monti , ne' quali 
pur vide degli ammassi de' ciottoli ilullati ; 
e argomentoune ( e il primo fu fra i mo- 
derni filosofi che sì rettamente ragionasse 
su quest'oggetto) che il mare siasi a poco 
a poco ritirato , mentre la terra, che le ac- 
que portavano giù da monti formando 
nella loro discesa le vallate , andava in ista- 
to di fango a coprire i corpi marini , il 
qual fango indurissi poi e cangiossi in sas- 
so . E"li pensa che il fondo del mare in 
CUI stanno 1 corpi marmi , che poi si pe- 
trificaiio , possa sollevarsi , col precipitare 
de' corpi più pesanti verso il centro della 
terra. Se questa opinione non è ben certa , 
può stare almeno con molte altre congettu- 
re che i filosofi formarono ; e mostra che 
LiONARDO ha considerata la cagion del fe- 
nomeno in una maniera conforme al mec- 
canismo della gravitazione . 

6. Della fiaìwna e dell'ama. Lionardo 
dice d* una maniera chiara e precisa , che 



DI LIONARDO DA VINCI. I47 

ÌA fiamma si nutre d'aria ; che ardendo la 
consuma ; che della nuova aria sottentra , 
onde si produce intorno alla fiamma una 
continua corrente d'aria, un vento; che 
se nuov' aria non v' è , la fiamma muore ; 
che lo stesso succede se l'aria è tale , che 
un animale non possa respirarla ; che v' è 
del fumo nel centro della fiamma, perchè 
l'aria non può penetrarvi ec. Or chi non 
vede in ciò, che Lionardo ha di quasi tre 
secoli precedute le teorie de' moderni Chi- 
mici e Fisici intorno alla combustione , e. 
all'identità dell' aria vitale coli' aria del fuo- 
co come la chiama Schede? Magow ed Hook 
appena aveano sospettato sul finire del se- 
colo XVII , ciò che avea penetrato e chia- 
ramente esposto il yI^cI a principio del 
XVI ; ed avea , diremo così , indicala la teo- 
ria della lampa d'Argand . 

7. Della Statica. Con figure opportune 
determina LiOìNArdo l'azione della leva , e 
specialmente della leva obbliqua . 

8. Della discesa de ffa^'i per un pia- 
710 inclinato . Qui Lionardo prova che la 
discesa de' gravi si fa più presto per un. 
arco di cerchio che per una retta ; e seb- 
bene siasi poi dimostrato che la cicloide è 
la curva della discesa più veloce , pur Yen- 
turi , nella nota ivi annessa , prova con un 
suo teorema, esservi nell'ai co circolare un 
minimo di tempo di discesa . 

g. Dell'acqua che si deriva da un cana^ 
le , intorno alla quale osserva Lionardo , 



J4.8 MEMORIE STORICHE 

che quattordici son le cagioni, le quali pos- 
sono farne variare la quantità die esce da 
una data luce, o apertura; cioè T altezza 
dell'acqua nel canale; la velocità con cui 
in esso corre , la converi^euza delle pareti , 
e la loro grossezza medesima ; la forma dell' 
apertura, la sua obbliquità , rinclinazlone 
all'orizzonte ec. Pare da quanto ci lasciò 
scritto , che non abbia dimenticata nessuna 
delle cagioni che in ciò influiscono; ma, non. 
avendo egli il soccorso dell'analisi moderna, 
non potè calcolare la quantità dell'azione 
di queste cagioni ; quantità però che nem- 
meno hanno pienamente determinata i mo- 
derni Idrostatici . Forse , siccome già osser- 
vammo , egli fu indotto a fai e queste ri- 
cerche, perchè si mettesse un freno alle 
usurpazioni dell' acqua de* nostri due canali 
navigabili . 

10. Dei vortici d'acqua. Cerca Lion ar- 
do e me mai, ne' \ orlici che forma l'acqua, 
essa sostiensi , lasciando in mezzo un vuo- 
to ? Osv^erva del fenomeno tulle le partico- 
larità , e conchiude ciò succedere , perchè 
l' acqua Jia due gravità ( cioè due forze ) 
iiTìa prodotta dal moto circolare , e l'altra 
dal proprio peso : per la prima sosticnsi , 
perche ogni corpo pesa , die' egli , nella di- 
rezione del proprio moto , e per la seconda 
precipita . 

11. Della Visione. Molto ed eccellen- 
temente ha trattato questo punto il Vinci 
nelle mentovate sue opere Della Pittura .j 



DI LIONARDO DA VINCI. 149 

delia Prospettiva y della Luce e delle Om- 
bre ; ma Veutari due importanti ritrovati 
d'ottica vide ne' suoi scritti . Benché Lio- 
^ARDO non faccia menzione della Camera 
ottica , pur sì bene ne descrive la costru- 
zione e gli elTetti , che a lui anziché ad 
altri è chiaro doversi di questa macchina 
r invenzione . Parlando poi d'oggetti lonta- 
ni dice che può farsi in modo che la lon- 
tananza non gli impiccolisca ; il che ottiensi, 
die' egli, tagliando le piramidi che vengono 
dall'oggetto all'occhio prima che all'occhio 
arrivino, cioè con qualche cosa d'equiva- 
lente alle lenti del telescopio ; onde sembra 
ch'egli, come Roggero Bacone, abbia iu 
qualche maniera traveduto questo slromen- 
to, eseguilo poi dal Galileo. Aggiungasi che 
al fol. 247 del cod. atlant. v'è un cannoc- 
chiale disegnato . 

12. Dell' Arcìiitettura militare. Osserva 

.3 
LiONARDO che, essendo cresciuta dì — la for- 

4 

za della artiglieria ( pel ritrovato della pol- 
vere) , così proporzionatamente deve accre- 
scersi la resistenza e quindi la grossezza 
delle muraglie : le quali pur devono avere 
de'contrafforti e dietro di questi molta ter- 
ra per resistere alle bombarde, cioè ai can- 
noni . Indica il luogo e '1 modo di fare i 
rivellini, aggiugnendo ai precetti i disegni , 
dai quali pare ch'egli avesse iu vista il ca- 
stello di -Milano a un dijìresso quale è ora 
dopo lo smantellamento delle eilerue forti- 



l5o MEMORIE STORICHE 

ficazloni che v' eji'aiio stale fatte dagli Spa- 
^nuoli . Insegna il modo di fabbricare le 
lortezze sui monti ; e quello che più inte- 
ressa , di dar le mine per far saltare in aria 
le fortificazioni . E certo , dice Venturi , 
che paragonando ciò che scrisse Lioinardo , 
con quello che sull'arte della guerra scris- 
sero dopo di lui , e disegnarono Machia- 
velli (i) , e Alberto Durerò (2), ben iscor- 
gesi che assai maggiori lumi , e più giuste 
idee sull'arte di offendere e di difendersi 
aveva il primo : ne , dopo ciò, più ci farà 
maraviglia che a suo Architetto e Ingegnere 
militare scelto l'avesse il duca Valentino . 

Non vuoisi pretendere che Lionardo 
r inventor fosse delle mine e de' mortai da 
bombe , poiché di quelle , e di questi par- 
lasi in un codice della biblioteca nazionale 
dì Parigi veduto ed esaminato da Venturi 
m^ed esimo (3) , e scritto da Paolo Santini 
Jucchese circa Tanno 1449. Sembra che Lio- 
inardo abbia aggiunto all'arte di minare 
una fortezza Y artifizio d' avvicinarvisi per 
mezzo della strada coperta che ha delinea- 
ta , e che veggo pur indicata al num. 5 
della sua lettera a Lodovico Sforza (4) ; e 
che alla bomba abbia aggiunto il getto del- 
le sostanze pungenti fiammeggianti fumose 



(i) Arte della guerra . 

(2) De Urbibus, Arcibus , Castellis etc. Parisiis i535, 

(3) Essay etc. pag. 54. 

(4) Vedi sopra pag. 25. 



DI LIONARDO DA VÌNCI. l5l 

e puzzolenti , che vcdousi indicate nel bel 
disegno da lui lasciatoci nel codice atlan- 
tico (i) ; se pur ciò non aveva anch' e^li 
appreso da alcuni viaggiatori che narravano 
d'aver vedute simili bombarde nelle Indie , 
ma non erano credati (2) . 

XXXVl. In un sol. capo parleremo de* 
varj stromenti , congegni , e macchine da 
LlO^ARDO immaginati. Solo alcuni pochi ne 
rammenta Venturi, e- sono. Un compasso 
di proporzione col centro mobile , che può 
ancne servire a fare un'ovale avente una 
data proporzione a un dato circolo ; e di 
questo compasso egli dà un disegno , inte- 
ramente simile ai compassi a centro mobile 
usati oggidì — Uno stromento atto ad indi- 
care la costituzione e la densità dell' aria . 
Alla figura che ne dà sembra essere una 
specie d'igrometro, in cui v' è un'asta in 
bilico con due corpi alle estremità , de' quali 
uno più suscettibile dell' umidità aerea in- 
clinavasi, scorrendo su una porzione di cer- 
chio in cui segnati erano i gradi. Un altro 
disegno viuciano di ajialogo igrometro co- 
piò già il mio collega Mussi dal codice 
atlantico. In fjuesto l'asta sostenente le bi- 
lance serve di base a un triangolo equila- 
tero che al vertice è sostenuto su per- 



(t) Vcili la Tav. xxxviii de' disegni pubblicali dal 
Gerii . 

(2) Morelli. Dissertaz. intorno ad alcuni Viaggiatori 
«ruditi ec. Venezia i8g3. Pag. a». 



iSa me;morie storiche 

no sottile , o su angolo tagliente , da cui 
pende uu filo a piombo , che segna suU' 
asta i gradi or a destra or a sinistra , a mi- 
sura che r umidità fa pesare e quindi ab- 
bassare Tasta da un lato , e la siccità dal 
]ato opposto . Sotto una delle bilance v' è 
scritto : hanhagia , e sotto l'altra : cera ; 
perchè la prima attrae Tumido aereo e '1 
perde , e la seconda il ricusa . Sotto Io slro- 
mento leggesi : modo di ^vedere quando sì 
guasta il tempo. Yedi la Tav. 1 1 1- fig- 9- ^on 
v' è , che si sappia , chi prima di Lionardo 
agli igrometri abbia pensato ; e solo un se- 
colo e mezzo dopo di lui , Santorio , av- 
vedutosi dell' azione dell' umidità sulla cor- 
da , pensò a fare uu igrometro — Una spe- 
cie di maschera o d'elmo, con cui nel mare 
delle Indie l'uomo va in fondo al mare a 
pescare le perle, il quale gli copre il capo 
interamente, e guernito essendo di spine lo 
difende da grossi pe6ci . Ha de' vetri agli 
occhi per vedervi ; e in bocca un tubo pie- 
ghevole sostenuto alT estremità fuor d'acqua 
da un disco di sughero sormontato da un 
cannello comunicante col tubo , affine di 
respirare . Più d'una volta egli disegnò si 
fatte maschere, e due dscgni n'ha copiati, 
e ^nci^i Gerii (i), uno de' quali pur qui si 
dà nella Tav. ii. fig. 4, presso cui veggonsi 
scritte a rovescio, come nell'originale, le 



(i) Tav. xxwi. 



DI LIONARDO DA VINCI. l53 

favole (laìitiar soUoacfjua, sughero^ cliannel- 
lo . Nella figura 5, copiata pure dai disegui 
di Lio.NARDO, vedesi Tuorao galleggiante dal 
petto in su , mediante un otre o budello 
gonfio , dclto baga da nuotare da Lionak- 
DO (i) , equivalente al moderno scafl\ndro, 
che l'uomo pel minore peso specifico sulF 
acqua sostiene . Un altro nuovo e più stra- 
no modo di camminare sopra l'acqua im- 
maginò Li ON ARDO e disegnollo , qual vedesi 
nella fig. 3 della Tav. ii., scrivendovi a la- 
to : modo de clunninar sopracqua . Se sia 
questo eseguibile o no , altri sei vegga . 

XXXVII. E non solo nelFelemento de- 
stinato a pesci voleva il Vinci che Y uomo 
vivesse e facesse cammino , ma ben anche 
per le vie degli uccelli e de' venti . Non co- 
noscendosi ai tempi suoi il peso dell' aria , 
né la maniera di grandemente rarefarla . 
né i gas più leggieri dell'aria stessa, non 
peusò a volare se non imitando gli uccelli, 
col battere e remigar delle ale . Avendo 
quindi i vaij uccelli e'I volar loro ci^mi- 
nato (2) , trovò esser l'ala del pijiiTstrello 
più facilmenie imitabil d'ogni altra , e più 
adattabile all'uomo. Quindi un'ala di tal 
forma disegnò ingegnosissima , canne adope- 
rando come più leggere delle verghe, la 
quale per mezzo di cordicelle e di carucole 



(0 Pag. 9'. 
(2) Pag. 33. 



l54 MEMORIE STORICHE 

facilmente s'allarga, e si strigne (i) ; dise- 
gnò poi un macchinismo adattabile all'uo- 
mo, che di simili ale voglia fornirsi, e va- 
lersi (2) ; disegnò 1' uomo di quel congegno 
rivestito (3), indicando colla scrittura a ro- 
vescio il luogo ove dee posare il petto , il 
modo di torcer l'ala , di calarla , di girar- 
la , di levarla , di tenere i piedi , l'uno al- 
zando , e abbassando V altro alternamente, 
e per ultimo di stiignere ossia calare le ale 
inverso i pie dell' uomo . Disegnò persino 
un batello a cui , in luogo di remi , delle 
larghe ali d'applicar pensava (4). 1 due 
grau remi che il C. Zambeccari sul finire 
dell'anno scorso applicò alla sua macchina 
aerostatica , dell' effetto delle ali vinciane , 
benché non ne avessero la forma , poteano 
dare un' idea . 

Vasari e Lomazzo fanno pur men- 
zione di certi uccelli formati da Lionardo di 
cera si sottile e leggera , che con un soffio 
per lungo tratto d'aria li facea volare, come 
se vivi fossero . 

Secondo Venturi Lionardo conobbe la 
Terga del bilanciere negli orologi descriven- 
dola come un bastone , che ingranando al- 



(i) Presso Gerii. Tav. xl. 

(2) Ivi . 

(3) Tav. XLii. 

(4) Tav. XLi. Nella descrizione delle Tavole pre- 
inessa ai disegui seri può leggere la spiegazione spesso 
colle parole del Vinci istesso . 



DI LIONARDO DA YINCI . l55 

ternamenle i denti d' un Iato d' una ruota 
e gli opposti, produce un moto non inter- 
rotto (i) . 

XXXVIII. Di molti congegni servibili 
alle arti egli fu l' inventore , e ce ne ha la- 
sciati i disegni, che dal cav. Leoni collocati 
furono nel codice atlantico, e che qui bre- 
vemente accenneremo . 

1. Una semplicissima macchina idrau- 
lica, cioè un soffietto comune che alzandosi 
forma un vuoto, in cui l'acqua , compressa 
dal peso dell'aria, sale a riempierlo pel foro 
munito di valvola , e abbassandosi fa uscir 
l'acqua pel tubo del soffietto medesimo; e 
questo in altro disegno ha raddoppiato per 
avere un getto continuo (2) . Vi veggiamo 
delle fontane , e varie trombe (3) per sol- 
levar acqua oltre le accennate, or a sacco, 
e a lampione, or colle norie , cioè con sec- 
chie attaccate a fune perpetua (4) , or co' 
vapori (5) . Immaginò pur barche a ruota 
che andassero contr' acqua (6). 

2. 11 Gerii ( Tav. xLii) ci ha dato, 
copiandolo dal gran codice, il disegno del 
girarrosto mosso pel calore della fiamma e 
dal fumo , o piuttosto dall' aria che il fuo- 



(0 Essay etc. pag. 

(1) Cod. atlant. fol. 7. 58. 386. 

(3) Fol. i/tH. 

(O Fol. 377. 

(5) Fol. 3oo. 

(6) Fol. 2 53. 



l56 MEMORIE STORICHE 

CO fa salire pel fumai iK^Jo : e questo è il vero 
modo (d'arrostire) inipcrocclie secondo chel 
foco è temperato o forte va adagio o pre- 
sto . Così ha scritto accanto al diseguo suo 

LlONAKDO isteSSO . 

3. Così avesse il Gerii copiato il dise- 
gno dello strettoio da olio costruito su buo- 
ni principi , onde , mediante una vite , gi- 
rata prima per man d'uomo, indi con un 
cavallo attaccato alla leva maggiore tal- 
mente comprime la pasta oleosa che promeù- 
totl _, scrisse jn-esso al disegno Lionardo , 
chelle ulive si serreranno sì forte chelle ri- 
marranno quasi che asciutte ; ma sappi 
chesto strettoio voi essere molto più forte (i) . 

4. Moltissime poi sono le sue invenzio- 
ni per facilitare de' lavori meccanici , cioè 
un telaio da far nastri (2) un congegno da 
torcer fili (3) , una gran cesoia (4) , una 
macchina da formar lime (5) , gualchiere , 
martelli , ma7ze per gettare corpi lontani 
mediante una leva ec. Una macchina pur 
ha immaginata, che in qualche botte£;a an- 
cor vedesi , di far il cervelluto milanese , 
mescendone agevolmente e compiutamente 
gì' ingredienti . Lomazzo fa menzione d'al- 
cuni suoi orivoli ad acqua, e collo sveglia- 
rino; e d'un torno col quale facea pur le 
forme ovale . 



(i) Fol. 2:5. 

(2) Fol 35o. (3) Fol. n<ì. 



(4) Fol. 3S9. (i) Fol. 247. 



DI LIONARDO DA VINCI. I07 

5. CI ha lasciato scritto il seguente me- 
lodo per compone le forme in cui giti are 
le medaglie: Polvere da nteda^ìie . ^t,oppi- 
ni ifichonbustibill di fungo ridotti a polve' 
re . Stagno brasato e tutti i metalli . Alu- 
ine schagUolo . Filino di jacina da ottone . 
£ ciascliuna cosa ininnidisci con agreste o 
malvagia o acieio forte di bon vino bian- 
co , o della prima acqua di tiementina di- 
stillata , o Jiolio puro che poco sia iimmi- 
dita, e gitta in telaroli (i) . 

6. Per aver olio puro , cosa per Lio- 
nardo importantissima , due metodi ci lasciò 
nel codice atlantico . Uno è al fol. 4 = 
Le noci sono fasciate da una certa buccio- 
lina che tiene della natura del medio : se 
tu non le spogli quando ne fai l'olio , quel 
mallo si parte dall' olio , e viene in sulla 
supeificie della pittura , e questo è quello 
che la fa cambiare . L'altro metodo ancor 
pili ingegnoso e ])reciso ha copiato e tra- 
dotto Venturi dalla pag. 108 del cod. me- 
desimo , ed io qui lo ritorno in italiano . 
Scegli le noci più belle , cavale dal guscio, 
rilettile a molle nell'acqua limpida in vaso 
di vetro , sinché possi levarne la buccia : 
rimettile quindi in acqua pura , e caugiaia 
ogrd volta che la vedi intorbidarsi , per sei 
e anche otto volte . Dopo qualche teuqio 
le noci , movendole , si disfanno e steiu- 



(1) Fol. 23. 



l58 MEMORIE STORICHE 

pransi formando quasi una lattata , Mettile 
in piatti all'aria aperta ; e vedrai l'olio gal- 
leggiare alla superficie . Per cavarlo puris- 
simo e netto prendi stoppini di bambagia 
che da un capo stiano nell'olio, e dall' al' 
tro pendano fuori del piatto , ed entrino 
in una caraffa , due dita sotto la super^ 
Jicie dell' olio eli è nel piatto . u4 poco a 
poco V olio filtrandosi per lo stoppino ca- 
drà limpidissimo nella caraffa , e la feccia 
resterà nel piatto . 'Tutti gli, olj in se stessi 
son limpidi, ma gli altera la maniera d'e- 
stimarli . 

XXXIX. Nel decorso della vita di Lio- 
^■ARDO più d'una volta parlammo de' suoi 
disegni d' architettura . Non v' ha dubbio 
ch'egli già ben l'avesse studiala avanti di 
venire a Milano , e che pur qui se n' oc- 
cupasse alacremente, attesa l'amicizia che 
strettissima aveva con frale Luca Paciolo , 
il quale r architettura qui insegnò , spe- 
cialmente per richiamare a veri principj 
vitruviani l'arte di fabbricare guastata da 
tedeschi , come provanlo le opere sue . Se 
questi chiama Li on ardo pittore e archi- 
tetto, come pur lo chiamano Vasari, e Lo- 
mazzo convienci ben dire che tale ei fosse. 
Che più ? lo dice egli medesimo nella let- 
tera scritta a Lodovico il INIoro (i) in cui 
si offre di sodisfare a parogon d'ogni al- 



(0 Fol. a5. 



DI LIONARDO DA TINGI. l59 

tro in (irclùtetLara , in comjjosizione d'ccli- 
ficj pubblici e privati . Tale pur dimostrali- 
Io molli suoi disegni rimasi ici . Già notai 
gli ediiicj eh' ei copiò, viaggio facendo nel 
i5o2, come architetto e ingegnere generale 
del duca A alenlino (i) . Nel codice atlanti- 
co v' è il disegno d' un anfiteatro del 
chiostro di S. M. in pertica di Pavia , e 
della cupola della nostra metropolitana . 
Nel codice segnato S. in 4.° v' è disegnata 
la doppia chiesa, cioè superioie e sotìerra- 
nea di S. Sepolcro ; e di un'altra chieda ha 
pubblicato il disegno suo il Gerii (2) . Il 
prospetto poi veramente finito d'un bel 
tempio a foggia d' una rotonda a quattro 
facciate e rispettivi atrii egli pur ci lasciò , 
e lo diamo qui incìso (3) . Parlammo già 
del suo disegno d' una magnifica stalla o pel 
Sauseverino servisse o pel duca . Certo è al- 
tresì che molto d' architettura dovè occu' 
parsi nel disporre le molte feste per nozze , 
per trionfi, per esequie, ch'egli immaginò 
e diresse : e ben è probabile che disegno 
suo fosse quell'arco trionfale, che dietro al 
castello eretto s' era , o ergersi dovea , per 
collocarvi sotto la statua equestre di Fran- 
cesco I Sforza , del qual arco fa menzione 
Lancino Curzio (4) in questi versi : 



(0 Pag. 93. (3) Tav. ii. fi-. 7, 
(j) Tav. XV.» (4) Sylv. Lèb. i. 



l6o MEMORIE STORICHE 

Arcus 

Ipse triuniphaìis jam designatus equestris 
Excepturiis Heri fulgcnCia signa colossi . 
XL. Di questo colosso già mollo s' è 
detto, oad' argomentare quanto ei fosse abi- 
le plasticatore e statuario. Ch'egli abbia 
scolpito in marmo nessun cel dice ; ma cer- 
to è che ottimi precetti egli dà anche per 
questa maniera di lavoro nel capo cccli 
del Trattat.o della Pittura , e che anche 
per lavorare in marmi si offerì a Lodovico 
il Moro (i) . Quale eccellente ])lasticatore 
egli è commendato dal Paciolo _, dal Vasari , 
e dal Lomazzo (2) , il quale gloriavasi d'a- 
vere nel suo studio » una testicciuola di 
» Cristo fanciullo fatta dal Vinci , nella 
» quale si vedeva la semplicità e purità ac- 
» compagnata da sapienza intelletto e mae- 
>> sta « . Il nostro caid. Borromeo , nel rag- 
guaglio delle pitture ond'era ricca la sua gal- 
leria da lui unita alla biblioteca , parlando 
del quadro ( che or è a Parigi ) dipinto dal 
Luino sul disegno del Vinci , scrive che a 
giorni suoi vedeasi ancora formato in creta il 
Bambino che aveagli servito di modello (3). 
Che del mentovato colosso avesse il 
Vinci fatto prima il modello in cera cel 
dice Vasari (4) . 



(0 Pag. 26. 

(2) Tempio della Pittura, pag. l^1. 

(3) Musaeum , pag. 22. Edit. Medici, tizi, 

(4) Vita di Lionardo da Viaci. 



DI LIONARDO DA VINCI. l6t 

E v'è pur chi vuole che di due statue 
colossali di Francesco I ahbia Lionardo fat- 
to il modello ; equestre V una da porsi sot- 
to l'arco di cui sopra parlammo , e giacen- 
te l'altra da collocarsi sulla sua tomba. A 
questa vuole il Sassi che riportisi un epitafio 
ch'egli copiò da un codice nostro, in cui 
fra gli altri versi kggesi : 

Qiiisquis coiosson Priticipis vides: asta . 

opus Leonardi 

Vinci. Vìdisti? ahi hospes et gaude (i) . 

Già notammo che il valente statuario 
Francesco Rustici fu ajulato co' consigli , e 
coir opera da Lionardo per alcune statue 
in bronzo da lui gittate (2); e v'ha pur 
chi scrive che questi gliene facesse il mo- 
dello . Recammo pure la lettera in cui egli 
non solo tiensi per valente statuario in bron- 
zo , ma dicesi l'unico che allor fosse in 
Lombardia (3) . 

Era altresì principio suo che il buon 
pittore dovesse molto lavorare in gesso on- 
de* copiare dai lavori di rilievo per dare 
giusti i lumi e le ombre alle ligure ; e di 
fatti convengono tutti quelli che de' pro- 
gressi della pittura hanno scritto , essere 
stato il primo Lionardo che per questo 
mezzo seppe dare alle figure il giusto ri- 
balto , e nessuno seppe poi superarlo . 



(i) Script. Medici. pRg. 356. 

(2) Vedi sopra alla pag. 98. 

(3) Pag. 64. 

Lion. da Trinci 



1(52 MEMORIE STORICHE 

XLT. Più difficil cosa è l'annoverar le 
plllurc (li LiONARDO ; e più ancora i suoi 
disegni . Egli dipinse sul muro , sulla ta- 
vola , sulla tela , e sulla carta . Comincerò 
dalle prime . 

Frale pitture tutte di Lionardo tiene il 
primo luogo il Cenacolo delle Grazie , di cui 
abbastanza s'è ragionalo (i) ; come rammen- 
taronsi i ritratti dipinti sul!' opposta parete 
di Lodovico e Beatrice , e de' loro figliuo- 
li (2) ; e la figura del Salvatore che venne 
dopo pochi ainii distrutta , perchè dipinta 
sopra una porta che si volle dilatare (3). 

Alla Canonica di Vaprio in casa de' 
Melzi dipinse il proprio volto sul fianco 
d'una finestra (4) ; e in Vaprio la gigan- 
tesca immagine di Maria Vergine , che tut- 
tora vi s'ammira , nella cospicua casa de' 
Melzi medesimi (5) . Le dipintuie da lui 
fitte nel Castello di Milano (b) furono, al 
riferire dell' Arluno , tutte distrutte nel 

H99- . . . , 

Abbiamo pur notizia che a Roma una 

pittura a olio sul muro abbiaci lasciata in 

S. Onofrio rappresentante la B. Vergine col 



(1) Ai numm. XIV, e XV. 

(2) Num. XIII. 

(3) Ivi . 

(4) Pag. joi. n. 

(5) Num. XXIV, 

(6) Num. X, 



DI LIONARDO DA VINCI . l63 

Bambino (i) . E gran danno che di tutti 
questi di})iuti vincieschi appena ci restino 
gli avanzi . 

XLII. Lungliissimo e difficil catalogo 
converrebbe formare se lutti volessersi qui 
ricordare i quadri in tavola che sono , o 
pretendesi che siano slati dipinti dal Viraci. 
Rammenterò qnì i più noti , e specialmente 
quelli , che diconsi essere in Milano . Il 
Lettore sarà ben persuaso non esser possi- 
bile l'a\er contezza delle tavole tutte del 
Vinci , e quindi il noverarle ; onde bea 
sono scusevole se parecchie , perchè da me 
ignorate, sn questo catalogo scommettono; 
o s'indicano ne' luoghi ove più non sono , 
giacche in questi ultimi tempi i monumenti 
dell' arte, come le ricchezze e i regni, can- 
«iaron signore . E^li sentirìi n^ualmenle » 
<[uanto il sento io , che , ove nu quadro 
per tradizione popolare o domestica dicesi 
di Lio.NARDO , perigliosa cosa è raffermado 
come il negarlo . 

E noto altronde presso gì' intelligcnli 
di pittura , che molti quadri della scuola 
di LioNAKDO da chi li possiede a lui vo- 
gliono attribuirsi; come sap])iamo che sco- 
lari egli ebbe molti e valenti . Eccone i 
nomi, tratti in parte dalle sue stesse note, e 
in parie dai Biografi. Francesco Melzi — 



(0 Tui , Descrizione delle ritture ec. in Uoma . 
Pag. 29. 



iG^ MEMORIE STORICHE 

Andrea Salalno — Marco Ogglono — Gian- 
nanlonio Beltraffio — Cesare da Sesto — 
pM3tro Ricci ' detto Giaiipedrino — Lorenzo 
Lotto — Nicola Appiano — Bernardino 
Faxolo — Bernazzano — Fanfoia ( Forse 
Soviano rammentato dal P. Resta ) — Ga- 
leazzo — Jachomo . Bernardino Luiuo 
non fu propriamente suo scolare , ma di- 
pinse sui suoi principi , molto studiollo , e 
n' ebbe de' disegni e de' eartoni che eccel- 
lentemente colori , dando alle figure grazia 
e morbidezza maggiore di quella che data 
non gli avrebbe Lionardo istesso . Ciò beu 
vide l'immortale Fondator nostro che in una 
tavola del Luino da lui comperata a gran 
prezzo ( quain satis magno aurl ponete re 
einimus ) osservò che il disegno veramente 
squisito era opera di Lionardo ; ma il 
Luino ciò che dargli poteva di bellezza e 
di pregio aggiunto v'aveva , cioè una certa 
soavità e pia tenerezza nell' espressione , 
nelle movenze , e nelle arie di testa . E 
stata portata a Parigi . Ciò premesso , ecco 
l'indicazione delle Tavole 

Nella galleria della nostra biblioteca , 
eh' era il Museo del card. Fondatore della 
medesima , non abbiamo più tutto quello 
ciie avevamo ; ma ci resta ancora il ri- 
tratto d'un dottore di cui s'ignora il no- 
me ; quello della duchessa Beatrice, e forse 
quello pure del duca Massimiliano di cui 
parlossi alia pag. iii; e di cui un altro ve 
n'ha nella galleria Mel'zi . Oltre questi ri- 



DI LlONARDO DA VINCI. lG5 

tratti v' è un S. Giovambattista, mezza-figura. 

V'ha (li lui nella t^alierìa dclF arcive- 
scovato una tavola colla B. Ver<j;ine e '1 Barn- 
bino j opera non Imita , 

Un' altra bella e finita tavola , rappre- 
sentante lo stesso soi;getlo, la quale era clianzi 
alla Madonna di campagna di Piacenza ,. 
ammirasi ora nel palazzo Belgioioso . 

Rappresenta la stessa Vergine una ta- 
vola eh' è nella galleria del palazzo Litta , 
Visconti , Arese , della prima maniera di 
LioNARDO , a cui pur viene attribuito un 
san Giovambattista della stessa galleria , il 
quale però da alcuni vuoisi dipinto da Ce- 
sare da Sesto sul cartone del Vinci. 

Così sul cartone del suo maestro di- 
pinse Salai no il quadro di S. Anna cU' è 
nella sagrislia di S. Celso . 

Una bella Madonna pur riputata di 
LiONARDO qui portata ba da Roma la sig. 
marcii. Vittoria Lejn^i . 

Un' altra bella immagine di M. Vergine 
ha il sig. can. Foglia . 

Parlossi già di simil quadro fatto per 
l'amica del duca Lodovico Cecilia Gallara- 
ni (i) ; ma esso , malgrado il giudizio di 
qualche valente pittore, ])Otrebbe, secondo 
altri , ben essere lavoro d'uno scolare. 

Per opera indiibitata di Lionardo tiensi 
la bella tavola de' sigg. Pallavicini di san 
Calocero , rappresentante la testé mentovata 
Cecilia . Al solo mirarla ben vedesi che è 
fatta dal Vinci dopo il Cenacolo , quando 



i6G memokie storiche 

egli ebbe perfezionala la sua maniera di 
dipingere , perdendo quella secchezza eh' è 
ne' suoi primi lavori. Questa rinomata don- 
na è qui dipinta come nel primo ritratto 
fattole dal \ i.\ci medesimo ne* tempi della 
fiorente sua giovinezza; ma in vece della 
cetra essa sembra tenere colla mano una 
piega della veste ; la stessa è la fisonomia , 
se non che qui mostra un* eia fra i 3o e 
40 anni , che aver doveva al finir del se- 
colo XV. Già osservammo che Lodovico 
seguitò ad esserle amico anche dopo il ma- 
trimonio ; onde non è maraviglia che Lio-' 
Kardo abbiale fatto un altro ritratto . 

Di questa bella amica del Moro un bel 
ritratto (di cui poi fecc^i una santa Cecilia) 
o di roftuo di Lioivardo, o di valente suo 
scolare , vedcsi presso il cel. Prof. Franchi. 

Una tavola veramente bella , rappresen- 
tante S. Callerina con due angioletti pos« 
siede recccllcnte nostro pittore e mio col- 
lega Appiani , la quale già da oltre un se- 
colo come pittura di Lionardo sta nella sua 
famiglia. ()Ure il vedersi in essa tutta quella 
esattezza di disegno eh' è propria del Vinci, 
t' è pure quella morbidezza , e quella gra- 
zia, che di rado nelle sue tavole s'incontra. 

11 C. Giacomo Sannazzarì , che raccoglie 
quanto può di più pregevole dei bei monu- 
menli dell'arte, ha del Vinci due belle te- 
ste, ed una bella Venere igiuida in piccol 
quadretto . 

Uu Angiolo dipinto da Lionardo in 



DI LIGNARDO DA VINCI. XÒ^ 

atto d'annunziare il gran mistero q Mi ria 
Vergine, veJesi in casa Anguissola . 

Un bellissimo ritratto dello slesso pen» 
nello è in casa Scolti in abito d'alta digni- 
tà. Ossiirvasi però che le memorie presso 
questa illustre famiglia , di(;oulo ritratto del 
Cancellier iNIoroni , che tal carica sol ebbe 
alcuni anni dopo la partenza di Lionardo: 
onde dee credersi ritratto d'altro personag- 
gio ; o deve dirsi che quell' abito non era 
de' soli caucellieri dello stato. 

Così dicesi del re Francesco I un ri- 
tratto del Vi^ci , eh' è in casa PiantaniJa 
erede dei Sitoni ; ma è più probabile che 
sia ritratto di Gaston de Foix . 

V ha de' bei putti ni lionardeschi nella 
casa Greppi alla Cavalchina ; e sappiamo di 
fatti che il Vinci parecchi ne dipinse . 

Una di lui Madonna non finita mostrasi 
in casa Vedani , ove pure gli si attribuisce 
un quadro di contadini ridenti . Leggiamo 
nel Lomazzo eh' egli tal quadro fece ri- 
traendolo dal vero. 

Or delle tavole vinciane che sono fuor» 
di Milano. Hanno i Borromei all' Isola Bella 
una tavola del Vinci rappresentante un gio- 
vane : mezza fii^ura . 

In Piacenza moslransi quadri di Lio- 
NARDO nelle gallerie degli Scotti , e de* 
Landi . 

Parlammo già del quadro de' sigg. 
conti Sancitali a P.u ina (i). 

(0 Pag- 43^ 



l68 MEMORIE STORICHE 

Itì pur trovasi nella collezione de' qua- 
dri dell' ex-ministro della nostra repubblica 
Ceretti un ritratto che credesi del Cancel- 
lier Morone,.e vien riputato di Lionardo. 
Appartenne alla estense galleria di Modena, 
Colà pvir erano due altre tavole di S. Cat- 
terina Tuna , e l'altra di giovane armato , 
riputate del Vinci . 

Mostrasi in Bologna la figura d'un 
Bambino di Lionardo nella stanza chiamata 
del Conlaloniere. 

A Firenze vedesì nella r. galleria la 
Medusa di Lionardo dipinta ne' suoi pri- 
mi anni , il ritratto suo proprio , e quel di 
Balfaele da lui fatti ; l'Epifania , tavola non 
finita . V è nel palazzo Pitti una Madda- 
lena . In casa Nicolini un ritratto ; forse la 
testa che un cognato di Lionardo inandò 
nel i536 in dono al card. Salviati , come 
rilevo da una memoria dell' archivio de' 
Vinci , che trevo fra le note dell' Oltrocchi. 

Molte tavole di Licnardo conlansi in 
Boma . I^na delle più belle è certamente 
quella del palazzo Borghesi , ove alle figure 
della B. Vergine e del Bambino è aggiunta 
una caraffa di fiorì ammirabile per la ve- 
rità ; e credesi perciò la stessa tavola, di cui 
parla Vasari, posseduta già da Clemente VIL 
IVel palazzo Aldobrandini v'era la disputa 
di G. C. co' dottori ; che però da valente 
pittore vien riputata del Luino sul disegno 
vinciano, come altre molte. 3Nel palazzo 
Barberini ,'^un' Erodiade e un quadro con 



DI LIONARDO DA TINCI . 169 

due altre figure , simboli della vanità l'una, 
e l'altra della modestia . Nella galleria Giu- 
stiniani una Sacra Famiglia. Un bel ri- 
tratto di donna ba il sig. principe Alba- 
ni ; e la sig. Kauffmann ba un San Ge- 
rolamo , del quale un disegno è quello die 
ba pubblicato Gerii ( Tav. XXXI). Nei 
palazzo Strozzi v' è la figura d'una bella 
lanciulla . 

Parigi è il luogo in cui maggior nu- 
mero elle altrove di tavole vinciaue ammi- 
rasi, secondo la nota datacene nello scorso 
anno dal cit. Gault S. Germain (i), della cui 
inesattezza però, ove parla delle cose vin- 
ciane esistenti in altri paesi, tosto accorgesi 
cbi getta lo sguardo sul suo catalogo . 

Ecco quelle cbe annovera , rappresen- 
tanti i seguenti soggetti : 

M. Vergine col Bambino , S. Elisabetta 
€ San Giovanni. 

La stessa col Bambino , San Micbele e 
un uomo in ginocchio sul dinanzi . 

T,a stessa col Bambino, San Giovanni» 
«d un Angiolo. Questo quadro, dipinto 
originariamente sul legno , fu trasportato*^ 
sulla tela . 

La Sacra Famiglia con San Micbele . 
La stessa sui ginocchi di S. Anna . Sap- 



(1) Traifé de la Peinture. Catalogue des tablesux 
pi de&sins ec. 



tjo memopkIe storiche 

piamo che il Vjnci iioa ne fece clie il 
cartone , e prob.ibil mente dipinsero la ta~ 
•vola i suoi scolari Mei zi o Salaino . Lo 
stesso dicasi d'una consimil tavola ch'era 
della nostra galleria, dipinta da Bernardino 
Luino , e assai ben descritta dal cardinale 
Borromeo . 

San Giovambattista: mezza figura. 

La figlia d'Erodiade colla testa di San 
Giovanni presentatale dal carnefice . 

S. Catterina con due angioli. Questa 
però credesi copia del quadro di cui par- 
lammo . 

Il famoso ritratto della Lisa del Gio- 
condo (i) . 

Quello di Anna Bolena conosciuto sotto 
il nome della Bella Ferrala . 

Altro di bellif donna ( mezza figura ) 
creduto di Lucrezia Crivelli (2.) . 

La Pomona, e la Leda di cui parlano 
Vasari , e Lomazzo , dicendo di quest' ul- 
tima , che a suoi di sta\a a Fontanablò . 
Io però trovo notalo ne' mss. del De Paga- 
ve, che la Leda di Iionarto j^tava a suoi 
dì presso il sig. conte di Firmian , daddove 
passò in Germania; che, dalle ricerche f;ttte 
a sua istanza in Parigi dal cel. Goldoni 
amico suo , risultò che mai non vi l'u , noa 
trovandosi su nessun registro ; e che Lo- 



(i) Vedi sopra pag. 92. 
(a) Vedi alla pag. 38. 



DI LIONARDO DA VINCI. I7I 

mazzo ha preso abbai^lio fra la Leda dì 
Lro\ARDO, e quella di Michelangiolo . Tal- 
uno scrisse che la Leda di Lionardo era 
lìcl palazzo Mattei in Pioma . La Pomona 
è lodata dagli scrittori pe* tre trasparenti 
veli che la ricoprono . 

La Flora , la quale fu disegnata da 
LiONARDO , è dipinta da Francesco Melzo , 
a cui acquistò fama di valente pittore . 

Soggiugne il e. Gault , che il sig. di 
Chamois aveva una bella tavola vinciana 
rappresentante Giuseppe colla moglie di 
Putifare ; e che nn quadro con otto figure 
di contadini stava nella galleria del re, ma 
che or più non v' è » 

Più breve è la nota delle tavole di 
LiONARDO esistenti nel resto dell'Europa. 

In Ispagna G. G. avanti Pilato . Due 
quadri rappresentanti la B. Vergine . Una 
lesta di S. Giovanni . Due fanciullini che 
scherzano con un agnellino . Un San Ge- 
rolamo nella grotta . 

A Dresda il ritratto d'un vecchio guer- 
riere che crcdesi di Gian Giacomo Triul- 

zi (!) . 

A Dusseldorff . Una delle due tavole 
della B. V. che Lionardo dipinse in Pioma 
pel datario di Leon X. (2). 



(i) Vedi alla pa^, loS. 
(2) Pag. II 3. 



172 . MEMORIE STORICHE . 

A Plelroburgo . La tavola eh' era dell' 
ab. Salvatori (i). 

In Ingliilterra . Il quadro della Conce- 
zione cotanto commendato dal Loraa?;zo , 
che stava dianzi nella chiesa di san Fran- 
cesco in Milano ; e qui pur era presso il 
can. Chiesa una bella tavola della B. Ver- 
gine, ad un Inglese venduta non ha molto. 

Un altro Inglese ha pur comperata la 
tavola della disputa di G. C. ch'era in casa 
Aldobrandini . 

All' Aia v' è la figura di bella matrona. 

In Germania v'ha nella galleria impe- 
riale di Vienna la tavola della Natività di 
Prostro Signore (2) e una Erodiadc. 

Presso il principe di Kaunitz la men- 
tovata Leda. 

Nella galleria del principe di Lichte- 
stein la bellissima testa del Salvatore com- 
mendata da Winkelmann , come un mo- 
dello di pei'fetta bellezza virile (3) . 

XLIII. A'^eggonsi alcune pitture attri- 
buite a Lio^ARDO , che di lui non sono 
indegne , e ne mostrano la maniera ; ma 
da taluno negasi loro questa gloria, perchè 
sono sulla tela anziché sulla tavola , e a 
tempra anziché ad olio . Dell' insussistenza 
di questa ragione però ognuno dee persua- 



(0 Pag. 114. 

(2) Pag. 64. 

(3) Pag. 6 8. 



DI LIONARDO DA VINCI. I-jS 

dersi che legga il capo cccliii del suo 
Trattato di Pittura , in cui insegna il modo 
di dipingere in tela e a tcmjìra , e noi di- 
sapprova né move dilììcolta sulla esecuzione; 
o legga il Vasari il quale cliiaramenle dice 
che LioiNARDO » studiò in ritrarre dal na- 

» turale o òa modelli sopra a certe 

» tele sottilissime di renzo o di pannilini 
» adoperati ec. « ; e legga poi il Lomazzo 
che, ragionando del Cenacolo vinciano , scrir 
ve che diedesi a dipingerlo a olio , laddove 
dianzi dipingeva a temj>ra. 

De' quadri in tela uno ne dipinse egli 
che collocato fu nel scmicircolo sopra la 
porta della chies-a delle Grazie (i). Uno ve 
n'ha in casa Venini,cui, le memorie della 
famiglia Mauri da cui l'eLbe , dicono di 
LioNARDO, sebbene valenti pittori sospettino 
che sia stato eseguito su cartone vinciesco 
da Bernardino Luiuo . Un altro ne acquistò 
non ha guari il mio già lodato collega 
Mussi , che potendo più agevolmente essei'e 
esaminato, benché sia , com' egli dice, una 
superba mina d'antico edificio, ben mostra 
d'esser lavoro se non di Llonardo mede- 
simo, almeno di qualche abile e intelligente 
scolare , che ne ha adottati , ed eseguiti 
gì' insegnamenti tutti. Esso è dipinto su tela 
di renzo sottile , e probabilmente anche 
usato, qual la descrive \ asari ; e dipinto 



(0 Pag. 



j-j^ MEMORIE STORICHE 

come appunto vuol Lionardo clie in lelti 
si dipinga , cioè colla sola imprimitura dì 
coUn debole , cosicché in più luoghi anche 
per la vecchiezza veggonsi della tela i fili ; 
coi dinloMii con gran nettezza disegnati , 
quali egli far li soleva . Li* incarnazione pare 
appunto di biacca lacca ( di quella che 
tira al carmino quale usar la solca Lio- 
^'ARD0 ) e giallolino : nell'ombra eh' è be- 
nissimo sfumata si scorge nero, e un pò* 
di lacca : nelle ombre più oscure e in un 
contorno che restò nudo, si scopre chiaro 
Y inchiostro con lacca-, e più chiaro ancora 
vedesi il cinabro della veste ombrato di 
lacca semplice , principalmente nelle ma- 
niche oscure . 11 fondo è una tappezzeria 
air uso vinciesco , con intreccio di gruppi 
di corde o cifre simile a quelle della vi- 
gnetta che fregia il principio di queste Me- 
morie , e più vi somigliano ancora i fregi 
messi ad oro degli orli del manto , quali 
pur veggonsi nel mentovato rilratto lionar- 
desco di Beatrice d'Esle. L'artifizio del pas- 
saggio dal chiaro all' oscuro per ombre e 
mezzetinte impercettibili e sfumose ; il gran- 
dissimo rilievo che ne risulta , sebbene ap- 
pena velato di colore sia il fondo ; l'esatta 
osservanza de' lumi riflessi , e anche i colori 
verde e rosso degli abiti , che Lionardo 
insegna di prescegliere , e usò egli quasi 
costantemente , mostrano che sia opera sua 
o degna d'esserla ; come il mostrano la no- 
hiìtà 5 e r espressione de' volti e degli at- 



DI UONARDO DA VINCI. lyS 

teggìi\menti si delia Madre che del Barn- 
hhio . 

D'altri quadri viuciani in tela ho in- 
teso farsi menzione , e nominatnmenle d*im 
ritratto della regina Giovanna eh' era in 
casa Barberini , ma non avendone una no- 
tizia precisa stimo più opportuno il tacerne. 

Fra le pitture vinciesche convien pur 
commemorare quello che Lionardo feco a 
pastello , poiché sappiamo dal Lomazzo che 
così egli talora dipingeva , e dipinse di fatto 
le teste de' dodici Apostoli , e del Sal- 
vatore (i) . Così da lui pinti a paste!* 
]o ha due bellissimi piedi il mentovato 
Appiani ; e un' immagine della Vergine di 
figura quasi al naturale abbiamo ancora 
nella galleria nostra , che opera sua vicu 
riputata . 

XLIII. Più numeiosi senza dubbio , 
anzi innumerevoli , possiamo dire che sono 
i disegni di Lionardo . Fra questi i più 
ragguardevoli sono i cartoni ; e certamente 
tanti deve averne fitti quanti furono le 
sue grandi tavole o pitture sul muro. Per* 
demmo quello d'Adamo ed Eva eh' ci fece 
iu Firenze , essendo ancor giovane. Perirono 
tra le fiamme i bei cartoni degli ignudi del 
Questor Melzo . Non sappiamo ove siano i 
cartoni che servirono a Sa la ino , e a Luino 
il seniore per le mentovate loro tavole . 



<•) Pag- f?' 



lyG MEMORIE STORICHE 

Nei mss. del conslgl. De Pagava trovo fatto 
menzione de' cartoni di sei duchi di Mila- 
no . Sono in Inghilterra quelli eh' erano 
pria del conte Arconati , rappresentanti le 
ligure del Cenacolo . Del cartone per la 
battaglia d'Anghiari non ci rimane che una 
copia in picc£)lo d'una parte del gran di- 
segno . 11 lodato mio collega Mussi possiede 
il cartone originale vinciano fatto per la 
testa di Nostra Donna nel celebrato quadro 
della Concezione della stessa grandezza della 
pittura , eh' è un po' meno del naturale . 
Il lavoro è di lapis carboncino in carta con 
tratti finissimi con acquarella di fuligine e 
inchiostro nelle ombre e nelle mezzetinte , 
con lumi a pennello soavemente sfamati . 
In casa Monti , ov' erano già i disegni che 
or possiede il De Pagave , v'erano pure i 
disegni di tre teste degli Apostoli , che al 
Cenacolo servirono ; ma dove sian' ora 



s Ignora 



De' semplici disegni il solo codice at- 
lantico , sulla cui coperta leggesi = Disegni 
di Macchine , e delle Arti segrete di Leo- 
nardo Trinci raccolti da Pompeo Leoni = 
ne contiene lySo. Tutti gli altri suoi co- 
dici ne son pieni. Già avvisai che disegnate 
egli pur ha tutte le figure appartenenti al 
Trattato della Pittura , d?elle quali proba- 
bilmente son copia quelle del nostro codice 
pinelliano. ( Vedi la pag. 56 ). 

Pubblicò cento suoi disegni , esistenti 
Bella collezione Aruadeliaaa , Hollar. Caylus 



DI LIONARDO DA "VINCI. I77 

ne pubblicò 69 , e tutti questi quasi dì 
sole caricature . Altri uè iucise Cooper in 
nove tavole , per lo più relativi ai movi- 
menti del corpo uuiauo. 11 sig. card. Silvio 
Valenti comperonne poi gli origluali , al- 
meno ili parte . Son noti presso di noi i 
disegni viuciani pubblicati dal Gerii, e dal 
Mantelli , oltre quello della Cena intai^lialo 
dal prof. Aspari . 

Dal Vasari e dal Lomazzo troviamo 
fatta menzione d'altri disegni che si sono 
perduti , come i due fanciulli mostruosi 
nati presso Milano ; i disegni d'armati e 
d'armi fatti pel Borri ; di mulini che aveva 
il Pigino , di contadini ridenti in numero 
di 25o posseduti da Avrei io Luino ; quei 
della notomia dell' uomo veduti dal Vasari 
presso messer Francesco Melzo , e quei della 
iiolomia del cavallo , clic perderonsi al par- 
lire di Lodovico il Moro . 

Alcuni ve n' ha ancora nella galleria 
dell' Arcivescovato , molti presso il De Pa- 
gave e nel mentovato codice trini ziario , e 
qualcheduno presso i colti nostri raccogli- 
tori. ]N'è pur rimasto alcuuo presso di noi, 
che avevamo anche il suo ritratto fatto da 
lui stesso con matita rossa. Fu questo preso 
per trasportarlo a Parigi, ma non vi giun- 
se; e '1 cit. Gault Saint-Gcrmaiu , dice che 
fu rubato a Coni (i) . 



(1) Vie de L<''onard de Vinci. Pag. Lxxx. Quel 
tUseguo è stato inciso da Gerii. Tav. i. 
Zjion. da f^inci m 



l'jS MEMORIE STORICHE 

A Parigi alcuni ve n'erano, ed al fri 
ven furono portati in questi ultimi anni . 
Il mentovato Gault fa menzione di uà 
San Giovanni ; di cinque figure di vecchie; 
d'un uomo con uno specchio ustorio per 
far perire insetti; d'un giovane in pr »filo ; 
d'un vecchio. Scrive inoltre che più di cin- 
quarta disegni vincieschi ha sapulo lacco- 
glieve in Italia Farchitctlo Lcgrand , e che 
pensa di pnbhl icari i . 

In Inghilterra ve n'ha pure gran nu- 
mero . 

XLV. Fra gli stuJj matematici e fisici, 
che facea Lionardo , quello del moto delle 
acque come il più vantaggioso alla società , 
quello fu che Io occu])ò maggiormenle . 
Già vedemmo, come esaminò le cagioni che 
alterar possono la quantità dell'acqua che 
esce da una data apertura; come un sem- 
plicissimo macchinismo formando un vuoto 
possa sollevarla ; come entro d' essa e sovr' 
essa muoversi possa l'uomo . Non gli sfug- 
gla nulla di ciò che l'acqua risguardava . 
Essendo a Piombino esaminò il molo delle 
onde che inscguianisi g veniano a spianarsi 
sul lido ; a Piimino fece atlcnzlone alla me- 
lodia , che certe acque cadendo faceano ; 
giuochi d'acque f)rmò nel giardino del ca- 
rtello , acciò servissero al bagno della du- 
chessa di cui ci lasciò il disegno ; e varj 
orligni raovibili dall'acqua proponeasi di 
costruire , ove avesse ottenute le 12 once 
d'acqua assegnategli ia compenso de' suoi 



DI LTONABDO DA TINGI. I79 

lavori dal Re Lodovico mi. Leggiamo nel 
Lomazzo (i) ch'egli disegnò trenta diverse 
maniere di mulini, movibiii parte dall'acqua 
e parte da altri agenti, e que'discgni uuiti 
in un libro stavano presso M. Ambrogio 
Figino . Paiecclii disegni di mulini sono 
pure nel codice atlantico ; e fra questi ri- 
cordoml di due che mollo rapporto hanno 
con alcuni congegni presentali tre secoli 
dopo come un nuovo ritrovato , alla So- 
cietà Patriotica d'agricoltura e d'arti , quan- 
do avea l'onore d'esserne il Segietario. Uno 
mostra come una sola ruota mossa dall'ac- 
qua , col movere una ruota dentata , fa gi- 
rar due e anche tre mole , ed è rimarche- 
vole che la mola superiore cìi Icgriio gira 
sopra quella de sasso : il che può far pen- 
sare che s' adoperasse non a macinare il 
grano ; ma a sgusciare il miglio , e fors'an- 
co il riso , operazione che or noi diciamo 
■pilare . L'altra mostra le pale della ruota 
percossa dall'acqua snodate, cosicché nel 
salire, piegandosi, restano peudenti , e gran 
parte perdono del loro peso , e quindi del- 
la loro resistenza ad essere sollevate. Omet- 
to le molte maniere di sifoni da lui dise- 
gnali nello slesso libro . 

Ma questi erano giuochi per lui, e ben 
più alto miravano le sue specolazioni, cioè 
alla navigazione de' nostri canali , intorno 



(0 Trattato della Pitt. Lib. 7. Cap, 28. 



l8o MEMOniE STORICHE 

alla quale mi convleue prima di tutto esa- 
minare in cjuale stato ella fosse allorché qui 
venne Lionardo . l Milanesi, appena rieb- 
bersi (lai danni immensi fatti loro d:i Fede- 
rico Enobardo, pensarono nell'anno 1179 a 
scavare un canale che una considerevol co- 
pia d'acque derivasse dal Ticino. Allor 
solo si mirò alla irrigazione , onde il cana- 
le non giunse oltre Gagiauo ; ma nel se- 
guente secolo, all'anno 1227, veggendo 
essi il vantaggio sommo che alla città sareb- 
bene derivato ove l'acqua servisse al tempo 
stesso alla navigazione , sino alla città il ca- 
nale prolongarono , e poscia alle acque del 
Ticino , qui giunte sotto nome di Tesin el- 
io , mischiarono quelle che la città attra- 
versavano o circondavano solio i nomi di 
Canlarana , Vedrà, INirone, Vettabbia , P\.c- 
defosso ec. ; e queste acque poi uscir fece- 
ro in varj canali divise verso la parte au- 
strale per l'inaffiamento delle campagne . 
In tanta copia erano già esse allora , che 
nel 1296 si progettò d'unirle in un sol ca- 
nale navigabile, che al Lambro portassele 
e con esso al Po e al Mare . 

Quel progetto restò ineseguilo . Ma 
quando Gian-(jaleazzo Visconti Signor di 
Milano nel i33'3 pensò a far edificare l'im- 
menso e interminabil duomo, ultimo sforzo 
della gotica architettura ; ed ebbe a quella 
fabbrica destinata V ine^auribil carriera do' 
marmi della Candoglia alla sponda del fiu- 
me Tosa , o Atosa , ove imbarcati , Iragit- 



DI LIONÀRDO D\ VIXCI. iSl 

tando il VeiLano , pel Ticino e pel nuovo 
canale sino alla cillà veiiiano , trovossi che 
grande ancora era la diffliH)llà a Irasporlare 
gli enormi ma^si marmorei sino al luogo 
dell' edilizio . Allora fu elie col consiijlio, 
e coli'opera di valenti Ingegneri, si riuni- 
rono entro la fossi circoudanle la cillà 
( quella stessa iu cui ora scorre il naviglio 
della Marlesana ) molle delle acque desti- 
nale diauzi ad altri usi , perchè alla navi- 
gazione bastassero ; e allor fu che le chiu- 
se , sin d'allora chiamate co/7c//c , qui s'in- 
trodussero per sostenere le acque , alzarle 
e abbassarle a piacimento , onde le barche 
cariche dalla bassa sponda del Tesiuello 
fosser sollevate al livello del mentovato fos- 
sato , su di cui erano liatle sino al LagheC' 
to già esistente presso S. Stefano , e non 
lungi dal duomo . • 

XLVI. Non v'ha, ch'io sappia, stori- 
co contemporaneo o vicino a que' tempi , 
che di questa ulil opera ci abbia lasciato 
un ragguaglio, mentre gli scrittori di que' 
dì impiegarono volumi a descrivere le guer- 
re , le stragi , e i devastamenti di questo 
paese. Agli storici supph la dJigen/a dell' 
eruditissimo mio amico e collega Fumagal- 
li (i), (che con sommo dispiacer mio e di 
tulli i buoni nello scorso marzo perdem- 
mo ) , e del nostro Ollrocchi , i quali hau- 



ti) Anticliilà Lonsobardico-IMilancsi . Diss. xii. 



l82 MEMORIE STORICHE 

HO lufte raccolle le vecchie carte nelle quali 
parl.tsi della na. inazione del fossato, e del- 
le conche in esso e slruile per ottenerla 
coir alzamento e abbassamento alterno del 
livello delle acque. E ciò ("orse non saprem- 
mo se gli an^hivj pubblici e i mona tici, e 
le carte della nostra biblioteca non ci aves- 
sero conservate le memorie delle spese , e 
i ricorsi dati a chi reggea questo stato, e ai 
magistrati che giudicar doveauo de' rispet- 
tivi diritti. In un libro esistente nell'archi- 
vio pubblico , detto del Castello perchè iu 
esso custodiasi, intitolalo = Dati et accepd 
= havvi un capo = Delle spese de lavo^ 
rei li ducali fatte da Delfino de Giorgi te- 
soriere pe' medesimi neW anno 1488 = In 
questo, non solo continuamente parlasi del 
naviglio nuovamente cominciato , detto du^ 
cale, a differenza del Tesinello detto grande 
{^ navi giani magniim^ ; ma trattasi de' soste- 
gui che per far crescere e decrescer l'acqua 
serviano {j>ro f adendo crescere et decrescere 
aquain^ ; e convien dire che nuovo fosse 
il modo di quel sostegno, perchè, prima 
d'eseguirlo nel naviglio, provaronlo in pic- 
colo nel liedef issino, canale che costeggiava 
il giardino del castello. I medesimi sostegni 
adoperar voleansi nel canale allor nuovo di 
BereguarJo (1) ; e questi vengono chiamati 



(0 ^'■« experlentia suhsllncornm Jìendorum in ducali 
nav's'io noyUer cvnstruclo ab Habiatc Bdriguardum . 



DI LIONARDO DA VINCI. l83 

conche , (Ielle quali parecchie sen rammeu- 
tauo ;, come or or vedicmo . 

Ne* ricorsi ])oi leij;ge>i, che ove si fosse 
voluto maiìlener naviiialìile il imuDo naui- 
glio ^ che cosi chi.;ma asi rinferno canale, 
più non avrcbhono potuto correre le ac«^{ue 
della Vettabbia ad inaftìare i prati di Chla- 
ravalle , ne' quali il primo esempio crasi 
dato dai monaci circestiensi di ({uella irri- 
gazione , che da cinque secoli fa la ricchez- 
za della Lombardia . Espressamente ivi si 
parla delle conche ; e più d'una sen nomi- 
na nell'interno della città in un ricorso di 
Giorcfio Roiandi fiijiiuolo di Giacobino di 
porta Vercellina che nel 1445 avea l'im- 
presa della gabella che pagavasi per la na- 
vigazione , la quale , mcdianti le conche , 
faceasi pel naviglio recentemente ccslruiio , 
specialmente verso porta vercelliua, e porta 
giovia (che stava ov'ora è il castello); e 
vuol essere indennizzato \ìq\ danno avuto , 
ora perchè certe banche poste avanti le 
jjìmic conche verso porla Vercelli !ia erano 
slate fatte in pezzi per la caduta dell'ac- 
qua , ora perchè le acque vi portavano sul 
fondo lauta ghiaia dalle sponde che le bar- 
che più non vi ])oleano galleggiare. 

Ecco duncjue e naviglio nuovo e con- 
che o chiuse formate circa un secolo ]>rima 
di LioxARDO : le quali cose ho dovuto os- 
servare , s\ per rettificare 1' error di coloro 
-che trovar vogliono in lui l'inveulor delle 
chiuse presso di uoi, che per determinare 



j84 memorie storiche 

quale e quanta parte abbia egli avuta nel 

miglioramento di questo ritrovato . 

XLVII. Qual forma e quali congegni 
avessero le antiche nostre conche noi ben 
noi sappiamo . Da ciò che leggiamo in una 
carta del 1489 (i) sembra potersi argomen- 
tare che prima di quell'epoca a certa de- 
terminala ora del giorno , cioè dalle 22 alle 
24 italiane , si chiudessero tutte le bocche 
d'estrazione, e con banche {^p lanche ) si 
tenesse sollevala inferiormente l'acqua, sic- 
ché ad ugual livello s'alzasse ne' due navigli 
o canali ; onde le conche altro non fossero 
che un otturamento de' fori o rivi inser- 
vienti alla irrigazione . Ma alti-onde , poi- 
ché nel ricorso di Giorgio Rolandi parlasi 
dì caduta d'acque (^propter unclas aqiiae 
defLiient'is in conchis^ ^ e di tal caduta che 
spezzava le sottoposte tavole , é chiaro che 
quelle conche aveano un doppio sostegno 
mobile , perché le barche a inegual livello 
salir potessero e discendere . Sappiamo al- 
tresì che nel mentovato anno 1489 Filippo 
Maria, ultimo dei duchi Visconti, per mez- 
zo de' due Ingegneri Filippo da Modena e 
Fioravante da Bologna fece costruire la con- 
ca di Viarena , afhnchè navigabile si ren- 
desse tutto il fossato che la citlà circonda- 
va ; e poiché di oltre quattro braccia era 
la differenza di livello nelle acque, è chia- 



(i) Fumagalli. Loc. cit. 



DI LIONAKDO DA TINCI . l85 

ro che quella conca esser dovea ùi doppio 
sostegno foriiita ; ma in qual i^uisa fosse 
eostriiila noi trovo ne^li scrittori. 

Leggiamo che la chiusa immaginata nel 
1198 da maestro Alberto Pitentino per so- 
stenere il Mincio a Governolo (i) consiste- 
va in varie travi cacciale nelle scanalature 
de' due pilastri della porla e del ponte, le 
quali travi 1' una dopo l'altra si sollevavano 
iieir aprire, e ricaceiavansi giù per chiude- 
re. In seguilo vi si form.arono porte, che, 
a foggia delle saracinesche de' castelli o del- 
le città , dall' alto al basso entro scanalatu- 
re , come tavole scorsoie , salir faceansi e 
discendere . Forse di una di queste manie- 
re erano le prime concile anche fra noi ; e 
a queste ben possono applicarsi le osserva- 
zioni fatte dai nostro Lioisardo , e da lui 
scritte nel piccol codice segnalo Q. 3 p-Sg, 
intorno al moto die V acqua ìia iiell aprire 
le catleratt.e di sopra , in mez7.o , o ili sot- 
to ; le differenze nel calare movere iti 
superficie , le cadute , i ritrosi , gì' incuiva- 
menti delle onde , come si vede nelle con- 
che di Milano . 

Si cangiarono in apprciso , come rile- 
vasi dal disegno , fatto di mano di Lio- 
nardo medesimo , d' una conca o chiusa , 



(i) Discorso del sig. Gabriele Bertazzolo sopra il 
nuovo sostegno .... presso la Chiusa di Govercolo . 
Mantova, presso Osanna 1603. ^'^^* ''S* 



l86 MEMORIE STORICHE 

quanto diversa dalle Jcbtè inenlovate , tanto 
analoga a q nelle die oggidì vegliamo . One- 
sta però, siccome in a p];ret>so dimoslrerassi , 
non fu da Ini imniaeinala . 

Se j:erò riguardo alle conche per la 
navigazione del canal grande l ratto dal Ti- 
cino nulla o ben poco operò Lionardo , 
ben fece in esso un miglioramento quanto 
iieressaiio alla città altrettanto utile alla ir- 
rigazione , cioè gli scaricatoi presso San Cri- 
stoforo , de"" quali, e del premio avutone già 
parlammo (i), come pur facemmo menzio- 
ne del canale dal Ticino derivato per l'ir- 
rigazione della Sforzesca (2) . 

XLVlll. I ricorsi incessanti di quelli 
clic aveano diritto alle acque colle quali 
formalo s'eri il navìglio ìukwo ^ come di- 
cemmo, indussero 11 tinca Francesco 1 Sfor- 
za a derivare dall'Adda un canale , che 
molla copia d'acqua alla cillà conducesse , 
e alla irriga/'ione non meno che alla navi- 
gazione servisse . 11 francese biografo Du- 
frésne , copiato quasi da lutti gli (dlramon- 
tani , e da alcuni italiani che di Lioisardo 
scrissero , ben mostrò non solo d'ignorare 
le noslre storie, ma di non avere nessuna 
idea della topografi-ri dei nostro })aese , quan- 
do scrisse che Lionardo fu impiegalo da 
Lodovico il Moro » a condurre le acque 



(0 Pag. 104. 
(2; Pag. 45. 



DI LIONARDO DA YINCI. 187 

» dell'Adda sino a Milano e formare quel 
» canale nav limabile volgarmenle dello il 
» jNaviiilio di Martesana con rairmunla di 
» [)iu di 200 iniii,lia di nume navigabile , 
» sino alle valli di Ghiavenna e Valtellina; 
» e soggiugne che Lionardo , superando 
» ogni diriìcoltà con moltiplicale calaralle , 
» o vogliam dire sostegni , lece camminar 
» le navi per monti e valli » . Così Du- 
frèsne a cui crederono anche il Milizia (i) 
e '1 cel. Bellinelli (2), sehhene a poche ve- 
rità siano misti molli erroi i . 

Di falli sappiamo dagli Storici contem- 
poranei , e dallo slcsso decreto ducale ripor- 
tatoci dai tenaglia (3), che quel canale fu 
ordinato dal duca Francesco I Sforza nel 
1467 , tempo in cui Liojnardo aveva un 
lustro appena ; e '1 Sellala (4) ci ha con- 
servato ahro decreto della sua vedova du- 
chessa Bianca Maria che nel 1465 prescrive 
il modo con cui venderne e condurne le 
acque, che già scorreano per l' irrigazione. 
Argomentò da ciò il eh. Fumagalli (5), che 
sia stato scavalo il canale fra '1 i4.'57 e 'l 
14G0 dirigendo l'opera l'ingegnere Berlola 
da Novale . 



(i) Momor. dc;?li Arcliitetli . Tom. I. pa^. 14S. 

(2) Risorgimento il' Italia. Parte II. 

(3) Relazione Istorira ec. C. 16. p. aOi. 

(4) RelaziMne ec. Pag. 3o. 
(y) Loc. cit. 



l88 ME'MORIE STORICHE 

Ecco pertanto il canale o naviglio del- 
la Martesana , derivalo dal iliime Adda sot- 
to il forte di Trezzo , e, dopo d'avere per- 
corso quasi So miglia di paese , giunto sin 
presso Milano , cerlamcute senza l'opera del 
nostro LiONARDO . Francesco I , nell' ordi- 
narlo , alla navigazione sino alle ])orle delia 
città certamente mirava ; e , la mente del 
padre eseguendo, ve la condusse, o a cou- 
durvela era vicino il duca Galeazzo Maria, 
poiché una conca avea già fatta costruire 
presso san Marco : della qual cosa abbiamo 
autentico documento in un decreto dell'ar- 
civescovo Stefano , che ai 28 di settembre 
del 1496 » dichiara non più sacra ma prò- 
» fana quella parte del cimitero di san Mar- 
>> co, di cui si servì il duca per fare la con- 
» ca del naviglio della Martesana ec. » (i). 
E incerto se ne' primi anni quel canale alla 
navigazione effettivamente abbia servito; ma 
certa cosa è che poco atto esser poteva a 
portar barche , dopo il mentovato editto di 
Bianca Maria che una quantità grandissima 
d'acqua vendè per l'irrigazione; e a que- 
sta pur mancò nel 1480 , quando stìanca- 
tesi le mura e '1 suolo , che il canale so- 
steneano , nel fiume ricadde , onde 200 
braccia di canale fu d'uopo di nuovamente 
scavare nel sasso. Quando Lodovico , richia- 



(0 Copia di questa Carta ebbe Oltrocchi dall'archi- 
vio di S. Marco. 



DI LrONARDO DA VINCI. 189 

mato dall' esilio, a cui accorlamentc avean- 
lo condannalo la vedova duchessa Bona , 
e '1 sagace di lei ministro Simonetta, per 
vendicarsi di loro e dominare , fece si che 
il tìglio Gian-Galeazzo togliesse alla madre 
le redini del Governo^ come dicemmo, sug- 
gerigli pure il pensicre di rendere na\ Iga- 
bile il canale della Mart esana , e in di lui 
nome emanò in data de' i6 maggio 14^3 il 
decreto di ciò eseguire . » E benché per 
» esso naviglio (ivi leggcsi ) ne segua molti 
» beni per il macinar delli mulini e per 
» adacquar li prali , non di meno il più 
» principale e singoiar beneiìcìo che ne se- 
» guita si è per il navigare, per il quale 
» si ha da render copiosa ed abbondante 
» di vettovaglie, e di mercantie essa nostra 
n città oc. « Dalle quali parole apertamen- 
te rilevasi , che allora l'acqua dell'Adda 
bensì pel canale della Marlesana a Milano 
venia , ma non serviva alla navigazione vo- 
luta da Gian Galeazzo o piuttosto da Lodo- 
vico ; il quale per averla ottenuta venne 
poi da Lancino Curzio largamente commen- 
dato (i) . 

XLIX. A chi il Moro la direzione di 
quest'opera sul principio aflldassc non bene 
il sappiamo. Vedemmo che una conca v'era 
bensì presso san Marco , molto prima della 
venuta di Lionardo a Milano ( clic fu ap- 



(i) Sylvar. lib. i. 



igO MEMORIE STORICHE 

iiiinto in quest'anno 1488) immaginata ed 
eseguita ; ma che altronde egli T architetto 
fosse» e 1 direttor primario di questa gran- 
de impresa di Lodovico non ce ne lascia- 
no dubitare le memorie , ch'egli medesimo 
ci ha lasciate . Egli fé' in primo luogo i cal- 
coli del lavoro e delia spesa : egli pensò a 
far sì che l'acqua alla' navigazion necessaria 
non mancasse al canale : egli rilevò il di- 
fetto delle conche o sostegni esistenti , per 
proporne i ripari . Nella pagina 48 del co- 
dice segnalo Q. a. lasciò scritto : // ìiavi- 
glio , cìie sia largo in fondo òr. 16 , e in 
bocca 2Q. Si potrà in somma calcolare tut- 
to largo hr. 18; e se sarà profondo 4 — 8, 
a 4 danari il quadretto , costerà il nùglio , 
cavatura sola , ducati 900 , essendo i qua- 
dretti di comune braccio . Ma se le brac- 
cia saranno a uso di misura di terra , ogni 

4 son 4 ^'- . Ma se il miglio s^ intende di 

3ooo braccia , tornano manco -* , che re- 

4 

stano br. 2260 , che a 4 ^l^^n. il braccio 
monta il miglio 675. A. tre danari il qua- 
dretto , monta il mìglio ducati 5oG ^; co- 
sì che la cavatura di 3o miglia di naviglio 
monterà i5j87 -^ . Qui veramenlc non s'in- 
dica ne il tempo nò il luogo di questo pro- 
gettato naviglio ; ma poiché sui foglio 38 
dello stesso codice leggonsi le giù riportate 



DI LIONARDO DA TI^CI. igi 

parole rehiiive al soUeirameiilo delle vili a 
Vigevano a 20 marzo I492 , risiillane l'epo- 
ca (lei progetto vinciauo circa quest'anno, 
P«jlchè questo rifar si doveva, Lio.nardo uo 
computò prima tutta la luiigliezza da JVez- 
zo a Milano, aggiugnend(ni pure il fossato 
della citlà , a 3o miglia: indi ne calcolò lo 
scavo in ragione di larghezza conguagliala 
di braccia 18 colia lìrol'ondità di braccia 4. 
Veggo allresì , dice (jltrocclii esaminando il 
codice atlantico , il disegno delle porte in- 
ferioi-i e j-uperiori delle calaratte , ossiano 
cotiche:, veggo che ne livellò precisamente 
Tallezza ne' luoghi opportuni, provedeudo 
prima all'evasione del Lambro che attraver- 
sava il canale; e trovando sino a Gorla un 
dolce scorrimento d'acqua, ivi ne fissò la 
prima conca, che poi da Francesco II Sfor- 
za fu portata alla Cassina de' Pomi ; e pro- 
gettò che si formasse il canale in linea ret- 
ta verso la citlà quanto era possibile. Così, 
medianli altre due conche, portò l'Adda 
sul piano del fossato; a cui non erano an- 
cora portale le acque per la soverchia loro 
altezza ; e con due altre conche loro diede 
sfoi'ro nel vecchio fossato naviuabile di cui 
sopra ])arlammo , onde circondare tutta la 
citlà, dopo d'averne assicuralo il perpetuo 
uguale li. elio con adattato scaricatoio, che 
tnltora sussiste, prima che in esso entrasse. 
Fin qui Oltrocchi; e giova ben credere eh' 
egli , che tulli avea sotto gli occhi i codici 
del Vinci, veduti v'abbia i disegni, e le 
note di quanto qui asserisce . 



ig2 MEMORIE S'fOPIClIE 

Per circondare con canale naviiral>ile 
la città necessario era sottrarre dai canale 
istcsso prima del suo ingresso , o da altri 
rivi tal quantità derivarne, che, dopo d'aver 
servito al castello presso porta Vercelliua 
scorrendo , tendesse al meriggio : e abbiamo 
di Lio>ARDO un disegno (Cod. O. pag. 02) 
del Redefosso , o Rifosso com' egli lo chia- 
ma , da cui traggesi un canale largo due 
braccia, non certamente per se nayigabile, 
ma tale da somministrare acqua che soste- 
nuta con chiuse occupasse costanlemeiite un 
più largo canale , siccome di fatto avvenir 
vergiamo anche oiriridi ira '1 castello e la 
conca di Viarena . , 

Conveniva in secondo luogo ristringere 
r interno canale , e dalle 40 braccia fu ri- 
dotto alle 18; e perchè la già introdotta 
irrigazione avesse meno a sentire la dimi- 
nuzione delle acque ,' allor fu eh' tgli pro- 
pose di scavare a lato del naviglio le vene 
d'acqua da noi dette fonlanili , che comu- 
ni ora sono fra noi , e mirabilmente servo- 
no alla irrigazione . . 

I sostegni che v' erano o troppo facil- 
mente scomponeansi , o non abbastanza be- 
ne a ritenere , e a rilasciar l' acqua servia- 
no ; e Lioivardo dìessi in primo luogo ad 
osservare in essi tutti i diversi movimenti 
dell'acqua (i) . Non v'ha dubbio che Lio- 



(0 Vedi sopra pag. 18 5. 



DI LIONARDO DA VINCI. IQS 

NARDO disegnata abbia la conca di sau Mar- 
co ; e ben lo mostra la sua maniera e an- 
cor più lo scritto suo da destra a sinistra . 
Ivi $' indica il luogo : Conca di san Marco , 
e leggesi che quella conca è dì muro co- 
struito su pali : che /z/ fondo della conca 
fu gittata ghiaia e calcina , e mentre que- 
sta era fresca ancora vi furon messi dentro 
de' travicelli verdi di 3 a ^ once in traver- 
so; che sino alla lor sommità tutto fic 
riempiuto di ghiaia e calcina , e sopra la 
testa de' travicelli furon collocate delle ta^ 
vote; e avverte che i travicelli furon essi 
medesimi prima inchiodati e assicurati so- 
pra i pali , siccome vedesi nel disegno , ove 
pur s'indica il luogo in cui si pose la ghiaia 
e la calcina , e su di essa i mattoni e le 
tavole . Parlasi della costruzione dello spor- 
tello , aggirantesi su un perno , il quale 
non ista nel centro , ma più presso l'estre- 
mità della porta , la quale trovasi nel mez- 
zo dei canale ; e ivi osserva che a motivo 
di tale costruzione , l acqua cÌlc dallo spor- 
tello esce va a battere la sponda , e dee 
facilmente romperla . Questa osservazione , 
ossia critica fatta alla costruzione del soste- 
mio: il le£r<4:ere da lui descrìtta la conc:i di 
S. Marco , come cdihzio di già esistente , e 
non come costruzione da farsi ; il vedervi 
luì solo sportello , e questo chiuso con una 
catena , laddove oggidì due e non uno veg- 
giamo essere gli sportelli, in cui s'alza il 
Zjion. da F^inci n 



jg4 MEMORIE STORICHE 

saliscendolo con una pertica armata d' un- 
cino, e si aprono e chiiidonsi per la sola 
azione dell' acqua : tutto ciò m' induce a 
credere , che Lionardo , come dicemmo , 
non abbia immaginata quella costruzione di 
conche , ma bensì queste abbia all' attuale 
perfezione ridotte . Quindi conchiudiamo 
che anche nel correggere e migliorare le 
altrui invenzioni diede Lionardo una ri- 
prova della sua intelligenza ne' lavori mec- 
canici , e pel regolamento delle acque . 

Possiamo forse a quest'epoca riferire 
il suo pensiere di formare un canale a zig- 
zag mezzo aperto , e mezzo chiuso or da 
un lato or dall'altro, per rimontarlo senza 
sostegni , del qual pensiere ci ha lasciato 
un disegno . E certamente alla grand' opera 
della navigazione intorno alla città si rap- 
porta la topografia di Milaìio da lui dise- 
gnala , che vedesi al fol. 72 del codice 
atlantico . 

L. I vantaggi che dalla navigazione di 
questo canale traeva il governo, fece pensare 
ad estenderla ; e come il canale tratto dal 
Ticino portava a Milano i prodotti del Ver- 
tano, così un uguale comunicazione aprirsi 
sarebbe voluta da Lodovico il Moro col 
Lario; ma un grandissim' ostacolo a ciò op- 
poneva non tanto la rapidità della discesa , 
quanto gli scogli che l'Adda attraversano a 
mezzo viaggio fra Lecco e Trezzo . L' os- 
servatore che que' luoghi percorre vede die 
il li lime s' è ivi tagliata una strada nella 



nr LIONARDO DA VINCI. ig5 

brecciri dotta di noi ceppo , la quale , uà 
comp isto essendo di ghiaia legata da nitii- 
ral cemento di sciolta calce depostavi , e 
non avendo perciò la durezza delio scoglio, 
sostener non si potè a formare sponde per- 
pendicolari ed elevale , e in rae/zo al lìu- 
me precipitò in enormi massi . U toglierli 
di mezzo non era eseguibil progetto ; e al- 
tronde sempre vi rimanea tal rapidità da 
superare che , se non impossibile , costosis- 
simo avrebbe qui renduto il rimontare del- 
le barche . 

Lodovico della grand' opera incaricò 
senza dul)bio Lionardo , che sul luogo pre- 
se le opportune misure e fece le necessai'ie 
livellazioni . Ciò abbiamo da una relazione 
del Pagnani , che manoscritta sta nella no- 
stra biblioteca . In essa leggesi , che quando 
nel i5i8 mandati furono dal governo fran- 
cese gì' Ingegneri per esaminare come ren- 
der navigabile TAdda fia Brivio e Trezzo , 
seppero dai cmladiai del paese, che molto 
prima , per comando di Lodovico Sforza , 
eransi fatte le medesime litslrazìoni , e li- 
vellazioni, alle quali essi erano intervenuti, 
Yero è che ivi si nomina Giuliano Va^cono 
fra fj}'ì architetti e non Lionakdo ; ma bea 
è ]nx)bubiie che 1 opera sua vi prestasse pur 
ee;il , cui sempre, ove d'acque tratta vasi, 
vedemmo dal duf^a adoperato . 

Che se pur è dub])io clic di tal navi- 
gazione s'occupasse il Vi, \ci allora , se n'oc- 
cupò certamente dopo le convulsioni soffer- 



ig6 MEMORIE STORICHE 

te da questo paese nel caiigiamr»ito di go- 
verno, nella qiial epoca passando egli lun- 
go tempo, come già dicemmo, col suo pro- 
lettore e amico Francesco Melzi, in Vaprio 
o alla Canonica, luoghi presso al canale e 
suU'Adda, più volte senza duhbio era stato 
ad esaminare il fiume, ed aveva osservata 
che la rapidità del suo corso, sebbene ine- 
guale , estendeasi da Brivio sin presso a 
Trezzo, pel tratto di circa 6 miglia . Quan- 
do pertanto fu chiesto de' suoi lumi e dell* 
opera sua per rendere navigabile l'Adda , 
egli pensò a fare un canale in luogo op- 
portuno che , medianti i neccssarj sostegni , 
atte quelle acque rendesse a sostenere le 
barche , Delle sue indagini locali sul modo 
ai iiuscn^vi , delle misure da lui prese , e 
della fattane livellazione , non ci lascia du- 
bitare il disegno del corso dell'Adda che di 
sua mano abbiamo , nel quale indiconne 
con semplici linee gli andamenti e i giri, 
e la scogliera che sotto Paderno il dividea. 
A fianco del disegno ha notate le misure 
del lavoro da farsi , su cui computarne le 
spese . Comincia il disegno da Brivio e 
stendcsi siuo all'imboccatura del naviglio 
«otto Trezzo. Ivi leggesi (riducendo il suo 
scritto Sili diritto e alla nostra ortografia) : 

// cat^o del na-vi^Uo è miglia 6 d — , dal 

mulin di Brivio al porto di Trezzo . Da 
Bri-vio ai midirt del Travaglia è miglia 



DI I.IO>\iRrjO DA VINCI. 197 

B ^: e fìa esso ??iulino al ponte di Trezza 

è miglia 2 ^. . . Adunque il <:avo sarà la 

metà di - ; spesa della casba la qual ca- 
io ' 

sterà 3ooo ducati : e con i3 mila si ser^ 
rerà la 'valle , { cioè farassi uu sostegno o 
briglia al fiume) a li tre corrà (scogli che 
ancora cosi chiamansi ) e di sotto si rispar- 
mia il cavo di due ìniglia. Al Mulino del 
Tara profondo ht. 7 d<ódla pelle ( superfi- 
cie) del naviglio alla pelle della data tra" 
hucchi 2794. Sotto il luogo corrispondente 
air attuale naviglio di Paderno , v'è scritto: 
uno ingegno (congegno) perpetuo bricve 
come una conca . Poco sopra il luogo del 
castello di Trexzo , leggesi : Br. io più has^ 
:?o che il Travaglia , e dal mulin del Tra- 
^vaglia a qui son trabucchi 4078. Rimpetta 
al luogo del castello di Trezzo : Tnmne 

3 T' di6 -^ resta miglia 3. Più sotto : Fan- 

no once 6: 6 via 12 J'a 72 : aggiugrdvi f) 
once fa q^ ^ da cui tranne 36 e aggiungi- 
vi 8 oTice fa 44. Ora tranne 44 dì 78 re- 
'Sta 34 / e da questo tranne il miglio coìn- 

, .7. IO . , 5 

partito m 12, e sarà 2 miglia e — , cioè r« 

Tutto ciò copiò il la}3orioso Oltrocclii dal 
foglio 328 del codice atlantico, disegnando 
leggermente con malita T andameaio dei 
Un me . 



lg3 MEMORIE STORICHE 

Incsegnito fu allora il progetto di Lio- 
IVARDO , come lo fu quello de' due liigt-gncri 
milanesi Bartolommeo Della valle , e Bene- 
detto Massaglia ; i quali , poco dupo Lio- 
IVAKDO , pro])osto aveano di fare in quel 
luogo UTia deviazione navigabile di circa 
due miglia . Ne' successivi cangiamenti del- 
le cose pensarono sempre i Milanesi alla 
navigazione dell'Adda ; e dal re di Francia 
Francesco I ottennero nel i5i6 per quest' 
ogi^etto 5ooo scudi annui , co' quali nel 
i5i8 , come notammo , si rifecero per la 
seconda volta le indagini; e più ancora ot- 
tennero dalla Spagna , a cui la Francia ce- 
duto avea di questo paese il dominio, poi- 
cliè nel i5cji l'aj-chitetto e pillor milane.e 
Giuseppe Meda disegnò e fece eseguire la 
t^ran conca di Paderno , clic noi vedemmo 
di'>(ruggersi per sostituirvene sei colle quali 
nel 1777, sotto il governo austriaco, si ot- 
tenne la tanto desiderata navigazione dell' 
Adda. Di quell'antica conca saggiamente ci 
Ila conservata la descrizione e ì disegno il 
valente nostro idraulico, e architetto Ber- 
nardino Ferrari (i) . 



(0 Sulla Conca di Paderno . Scelta d'Opuscoli inte< 
ressanti, lom. in in 4.° pag. 401. Milano. 



r>! LIONARDO DA VlNCt. tg^ 

Mi lusingo d'aver così rammentalo quel 
tutto che a mia notizia è pervenuto intor- 
no alla vita , agli studj , e alle opere di 
LioNARDO DA ViNCi ^ Ic cosc scrivcudo da 
Storico anziché da Encomiatore ; e mi si 
vorrà htn perdonare , io spero , se per la 
distanza de' tempi , per la lontananza de' 
luoghi ove molte opere sue s'ammirano, e 
per la perdita degli originali suoi scritti e 
disegni , alcune cose ho omesse o non. ho 
con tutta la precisione esposte , 



INDICE DELLE COSE PIÙ' NOTABILI . 

II numero indica la pagina. 

L-i significa Lionardo. 

Accademia di L— 40. 

Acqua donata dal re a L— 106, 108. Modo <li starvi 

dentro e sopra i52., suoi vortici 148. 
Affezioni dell'animo dipinte 22. 

Albuzzi . Sue Memorie de' primi artisti milanesi 34. n, 
Algarotti commenda L— 42. 
'Anatomia . V. Notomia . 

Architettura saputa da L— 26., militare 149., civile i58i 
Archinto dona un codice di L— alla Bibl. ambr. i4i. 
lArconati dona molti codici alla Bibl. i5. n. 66. 142. 
Aria^ cagiou della fiamma 146., sua umidità come si co-) 

nosca i5i. 
Arluno descrive il lusso del Moro 81, le faste per 

Lod. XII di Francia 104. 
Armi disegnate per Borri i36. 
Arno . Vedi Canale . 
Artus suo ritratto 117. 
lAtlantico Codice i5. 141. 
'Aspari incide un disegno del Cenacolo 6S% 

Bagno della duchessa 29. 48. 

Sandelli ( p. ) non ritrattato in Giuda 70. 

Battaglia d'Anghiari descritta 96. n. 

Beatrice d'Este moglie di Lodovico , sue nozze So. suo 
ritratto So. 162. 164. sua morte 78. 

Bellincioni poeta So. 35. 43. sao ritratto 47. 

Bellotti ristaura il Cenacolo 76. 

Beltrafio scolare di L— 44. Parte con lui X12. 

Bergonzio maestro delle entrate ducali 87. 

Bianca Maria Sforza. V. Blassimiliano imp. 

Blois , giardino dise^ato da L— 100. 

Bona rotti concorre con L— 98. 

Borgia Valentino crea suo architetto L— 94. 

Borromeo ( Card. Federico ) Fondatore della Bibliote- 
ca ambr. 210. descrive il Cenacolo 72. n. , Io fa 
copiare 74.^ suo museo 164. 



tmt INDICE, 

Camera ottica di L— V. Ottica. 

Caraerlingo paga a L— 99. 12/,. ne tiene il deposito 
108. Io rende ivi. 

Canale della Toscana 23. 52. della Martesana 46. to3. 
del Tesinello i8o. , per la Sforzesca 45. fra Brivio 
e Trezzo 78. di Romorentin in Francia iig. , a zig- 
zag ty4. 

Caricature di L— 21. 

Carlo Vili di Francia chiamato da Lodovico il Moro 5i, 
■Cartoni di L— 20. 91. 95. 176. 

Carucola in Duomo 44. 

Castiglioni Sabba 3a. 86., lor casa distrutta 88. 

Cavalli . Disegnali per la battaglia d'Anghiari 97. 

Cavallo per la statua equestre 29. 5o. 64. n. 

Cecilia Gallarani . Suoi ritratti 38. 80. 160. quadro per 
lei fatto 38. 

Celliui Benvenuto loda il libro di Prospettiva di L— i32. 
ha Io stesso salario di L— 118. (Ivi per errore tro- 
vasi nominato Baldinucci ) . 

Cenacolo dalla pag. 6 3 alla 77. suo decadimento 73. 

Cifra di L— 116., suo nome su una tavola 49. 

Cintio Giraldi loda L— 70. 

Codice Atlantico r5. triulziani 33. 62. Pinelliano 56. 
dell' accad. etrusca i32. 

Codici vinciani eh' erano della nostra Biblioteca i5. iSj^ 

Cognata di L— 16. lot. 

Compasso di proporzione da lui immaginato i5i. 

Conche de' canali 

Contadini dipinti da L— 22. 

Copie del Cenacolo 69. n. 

Colori , modo di mescerli i34. 

Colosso 49. 5o. 82. 86. 160. Vedi Cavallo. 

Costumi di L— 119. 

Cusani M. Gerolamo 109. no. 

Dei scrive la genealogia del Vinci i3. 

D^lla Rolla, suo codice di L— 67. 

Della Torre Prof. d'Anatomia a Pavia 52. it2. 

Dellavalle fa note al Vasari 28. descrive la figura gi-< 

gantesca di M. V. fatta da L— 102. 
De Pagava raccoglie le memorie di L— 11. 

Epigrammi pel ritratto di Lucrezia Crivelli Sq. n. pel 
Colosso 5o. 83. 



INDICE. 2o3 

Ferrere appaltatore delle gabelle 54. 

Feste dirette da L— per giostre 87. 44- per nozze d'Isa- 
bella d'Aragona 3o. 43. e di Beatrice d'Este 3o. per 
Carlo Vili Ì2. per 1 imp. Massimiliiuio b3. per Lo 
dovico XII 102. 104. per Francesco 1 117. 

Fiamma donde venga 146. 

Fif^ole villa de Vinci /^j. 99. mS. 

Figini Ambrogio. Suo codice vinciano i36. 

Fisiognomica di L— 72. n. i35. 

Francesco I re di Francia vaol tra<:portare il Cenacolo 
di L— 77. II 5. ordina iJ canale di Padcrno 198. 

Francesco I Sforza , sua statua equestre 29. V. Cavallo , 
Colosso . 

Frey incide il Cenacolo sulla copia di Marco Oggio- 
no 69. n. 

Galeazzo scolare di L— 59. 

Gattico p. storico 60. 77. 

Gavardi ruba e poi rende i codici di L— i38. 

Gerii incide i disegni di L- io. n. 

Giangaleazzo Sforza fanciullo 3o. sposa Isabella 43. 

muore 67. 
Ginevra Benci dipinta da L— 92. 
Giovio scrive di L— 12. 
Girarrosto inventato da L— 16 5. 
Giuliano de' Medici 11 3. ii5. 
Gravi (discesa de') 147. 
Gualtieri, amico di Lodovico il Moro 58. 

Hunter loda L— 54. 

lachomo scolare di L- 44. 

Idraulica, Idrostatica 144. 146. laa. Num. xr.v-L, 

Ij^rometro i 5i. 

Intaglio in rame e in legno di L- 47. 62. 

Isabella d'Aragona, sue nozze 3v. 43. vilipesa 5i. 

Leda dipinta da L— 17». 

Lega di Cambra! 104. 

Lfon X. 1 1 S. 117. 

Leoni Pompeo raccoglie le cose di L— i5. 

Lettere di L- a Lodovico il Moro 23.83., a Carlo d'Am- 
boise 17. 109., ai Piacentini 64. n. , al Presiden- 
te 10^. f a Francesco Melzi no. 



Lettera dì Melzi ai fratelli di L- 127. 

Libri scritti da L— 29. 59. 84. i3o. , ch'erano nclb 

Ambrosiana iSy. 
Libri chiesti da L— 107. 

LiONARDO scrive a rovescio io. 55., nasce nel 1452. i3. » 
bastardo 14., legittimato, ivi ^ scolare di Verocchio 
19., suoi primi lavori 20., dipinge e disegna dal 
vero 21., vien a Milano 27., suonator di lira 82. , 
istituisce un' accademia 40. , dipinge nella rocca 46., 
studia notomia 62., dipinge a olio i ritratti di Lo- 
dovico e Beatrice 60., il Cenacolo 65., dipinge le 
figure al libro di Fr, Paciolo 61., l'abbecedario per 
Massimiliano 62. e ne fa iì ritratto ni., sua nota di 
lavori fatti 79. , sue miserie 84. , dono fattogli d'una 
vigna 85., parte da Milano 83., va a Firenze 89., 
viaggia per l'Italia 98. , architetto del duca Valen- 
tino 94., pittore del gonfal. Sederini 90., va in 
Francia 100., vien a Milano loi., beneficenze fat- 
tegli da Lodovico XII re di Francia io5., a Firenze 
litiga co' fratelli 17. 108., torna a Milano 101., 
parte per Roma 112., va in Francia con Fran- 
cesco I 118., suo testamento 121., muore 127.. 
suoi scritti 127. i3o. , suoi lavori in plastica V. Co- 
lesso ^ in pittura 162., in disegni relativi alla fisi- 
ca 144., all'idrostatica 178. 

Lione pieno di gigli che si move 62. 117. 

Lira di L- 33. 

Lisa del Giocondo , suo ritratto 92. 

Lodovico il Moro chiama a Milano L— 87. , fa fiorire 
le scienze e le arti 3i. 35. 58., sposa Beatrice 
d'Este 3o , sue concubine 38., suo lusso 81., ma- 
rita la nipote all' imperatore 5o. , fatto duca di Mi- 
lano 57., dà a L— una vigna 85., fugge 86., torna 
a Milano 89., ò preso m , muore 106. 

Lodovico XII re di Francia vien in Italia 81. , prende 

> Genova 102., combatte e vince ad Agnadello 104., 
muore ii6. 

Lorenzo Lotto scolare di L— 99. 102. 

Luca ( Fra ) Paciolo matematico e amico di L— 36. 84., 
suo libro colle figure di L- 6i., va con lui a Fi- 
renze 87. 

Lucrezia Crivelli . Suo ritratto 38. 

Luino Bernardi^io pinge su' disegni di L. 91. i63. 



INDICE. 3«Sr, 

Macchine immaginate da L— 4S. i56., macchine mili^ 
tari 25. i4g , per alzar actjua ib'5. per arroitire tt'/^ 
per cavar l'olio i56. 
Mali per la partenza del Moro 87. 
Mantelli incide i disegni di L— 80. 
Marco Oggiono scolare di L— 44. 
Marlesana (.Naviglio delia; V. Canale. 
Massimiliano imperatore sposa Bianca M. Sforza 49. y 
viene a Pavia 6j., rimette lo Sforza sul trono iii. 
Massmiiliano figlio di Lodovico fanciullo 132., risale sul 

trono paterno iii., suo ritratto ivi-. 
Matteiui disegnii il Cenacolo 69. 
Mazzenta , suo racconto de' codici di L— iSg. 
Medaglie, polvere per fonderie 144. 

Melzi . Lor casa a Vaprio 28. lot., alla Canonica loi. 
Melzi Francesco . Suo ritratto da giovanetto ò3. , va a 
Roma con L- no., avvisa i di lui fratelli della 
sua morte 127. suo legatario ed esecutor testamen- 
tario i2i. , valente pittore l'àZ. 171. 
Melzi Girolamo procuratore deli' erede di L~ 85., Gia-i 

corno 94. , Giovanni 28. 
Mine i5i. 
Misura dell'uomo i34. , della sua testa 55., delia testa 

dei cane ivi . 
Monti . Sua lettera infamo a L— 66. 
Montorfano , sua pittura 60. 
Morghen incide il Cenacolo 69. 
Mortai da bomba i5o. 
Mulini disegnati da L- i36. 

Mussi possiede le teste del Salvatore 67. e della B. V. 
di L— 176. 5 e un quadro in tela 173. 

Naviglio V. Canale. 

l^fettuno dipinto da L— 29. 

IS'otomia dell' uomo di L— 52. 184. del cavallo 57. i35. 

Olio (pitture di L— ad) 70. yi. preparato da iui 71. 

157. 
Oltrocchi , raccoglie le memorie di L— 10. 
Ombre azzurre i3i. 
Orrido presso il Po 112. 
Orolo;.,i 154. ij6. 
Ortografia di L— a 3. n. 
Ottica 143. x48. 



zbS I N D 1 e e . 

Pacio7o V. Luca . 

Paradiso . Festa per le nozze d'Isabella d'Aragona 43. 

Padiglione V. B 'gno . 

Pinello , suo codice dì L— 56. 

pino, sua storia del Cenacolo 60. 

Pitture di L— sul muro i6i., sulle favole i63., sulla 

tela 172., cartoni e disegni tò5. 
Pittura sempre coìtiv.ita in Milano 34. n. 
Hasfica (lavori di) latti da L— 23. '60. 
Poeci in Milano 35., lodano i ritiatti fatti da L— Sj. , 

il colosso 5o. 83. 
Pomona dipinta da L— 171. 
Proporzioni della testa umana 55. del cane ivi. 
Prospettiva (suo trattato di) i3i. 

Quadro allegorico di L— 58. 

Raffaello impara da L— 97. 

Ilequeno . Sua opinione sul Cenacolo 71. 

Rezzonico raccoglie le memorie di L— ra. 

Ritratti fatti da L- di caricature 21. «. V. Artus , Bea- 
trice, Cecilia, Lodovico XII, Ginevra, Lisa, Lucre- 
zia, Melzi, Iriulzi. 

Rotella dipinta 20, 33. 

Sangallo architetto amico di L— 27. 

Salai o Salaino scolare ed erede di L— 121., sua cappa 
78-, danari prestatigli io3., mandato a Milano 109. 
«. , parte da Milano con L— 112., dipinge su uji 
cartone di L— 91. 175. 

Sanseverino amico di L— , sue feste da lui dirette 45» 
sua stalla da lui disegnata 86. 

Scafandro immaginato da L— 92 1 53. 

Scaricatoio del naviglio grande 104. 186. 

Scolari di L— 162. 

Scoltura io 5. 160. 

Sforzesca ( canale per lì ) 45. 

Sederini ricupera il libro di Paciolo 62., dà pensione 
a L— yo. 

Soinno scolare di L- ri2. {hi per errore leggesiFoianó). 

Sole, sua attrazione 146. 

Sonetto di L- 18. n. , di Belliucioni per ritratto di Gia- 
ci Ila 38. 

Statica 147. 



INDICE. Ì07 

Statua equestre di Francesco I Sforza 29. 37. Sa. 86. 

V. Colosso 
Statue modellate da L— in Firenze 38^ 161. 
Strettoio iDÓ. 
Stromenti e cousjegni fisici , e meccanici inventati da 

L— V. I\Iacchiue . 

Taccone poeta loda L— Z-j. 5o. 

Tantio, raccoglie i versi del l'.ellincioni Sy. 

Terra che gira 1^4., sua attr.izione 145., illumina la 

luna ùi, suo stato antico 146. 
Testamento di L— 121, 
Torchio per coniare iiS. 
Trialzi . Loro codici 33. 62. , ritratto di Gìangiacomo io5. 

Uccelli. L— ne studia il volo 95. i52. , di cera 154. 

Vaprio casa de' Melzi i8. , alloggio di L- 89. 

Venturi dà un saggio del sapere di L- 12., transunto 

del suo saggio 42. 1^2. 
Verocchio maestro di L- 19. 45. 
Vigna data dal Moro a L— 85. 122. 
Vigne di Vigevano 29. 45. 
Vinci. Loro- genealogia 14., ser Piero patire di L- iVi, 

ser Francesco zio 107., ser Giuliano fratello 17. 
108. il. 
Viukelmanu loda L— 68. 
\'ision'i V. Ottica . 
Volo degli uccelli 99.5 dell'uomo 1 53. 

Zcnaio consiglia L— 70. 



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TRATTATO 



DELLA PITTURA 



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LIONARDO DA VINCI. 



CAPO PRIMO 

Quello che deve prima imparare il giovane. 



I 



1 giovane deve prima imparare prospetti- 
va , per le misure d'ogni cosa: poi di ma- 
no in mano imparare da buon maestro, 
per assuefarsi a buone membra : poi dal 
naturale , per confermarsi la ragione delle 
cose imparate: poi vedere un tempo l'ope- 
re di mano di diversi maestri , per far a- 
bito di mettere in pratica , e operare le 
cose imparate . 

Lioìi, da trinci I 



2 TRATT. DELLA PITTURA 

GAP. IL 

Quale studio deve essere ne' giovani. 

Lo sludio de' giovani, li quali deside- 
rano di far profìtto nelle scienze imitatrici 
di tutte le figure dell'opere di natura, de- 
ve essere circa il disegno accompagnato dal- 
l' ombre e lunti convenienti al sito dove tali 
figure sono collocate . 

GAP. IIL 

Qual regola si deve dare a' putti pittori , 

Noi conosciamo chiaramente che la vi- 
sta è delle veloci operazioni che siano , e 
in un punto vede influite Ibrme ; niente- 
dimeno non comprende se non una cosa 
per volta. Poniamo caso: tu, lettore, guardi 
in occhiata tutta questa carta scritta , subi- 
to giudicherai quella esser piena di varie 
lettere : ma non conoscerai in quel tempo 
che lettere siano , nò che vogliano dire : 
onde ti bisogna fare a parola a parola , 
verso per verso , a voler aver notizia d' es- 
se lettere. Ancora se vorrai montare all'al- 
tezza d'un edifìcio, converratti salire a gra- 
do a grado , altrimenti fìa impossibile per- 
venire alla sua altezza. E così dico a te 
che la natura ti volge a quest' arte. Se 
vuoi aver vera notizia delle forme delle 



DILION. DA VINCI. 3 

cose, comincierai dalle particole di quelle, 
e non andare alla seconda , se prima non 
hai bene nella memoria , e nella pratica la 
prima. E se farai altrimenti, getterai via il 
tempo , o veramente allungherai assai lo 
studio . E ti ricordo che impari prima la 
diligenza che la prestezza . 

GAP. IV. 

Notizia del giovane disposto alla pittura . 

Molti sono gli uomini eh' hanno desi- 
derio e amore al disegao , ma non dispo- 
sizione ; e questo ila conosciuto ne' putti , 
li quali sono senza diligenza , uè mai fini- 
scono con ombre le lor cose. 

GAP. V. 

Precetto al pittore . 

Non è laudabile il pittore che non fa 
bene se non una cosa sola , come un ignu- 
do , testa , panni , o animali , o paesi , o 
simili particolari, imperocché non è sì grosso 
ingegno , che voltatosi ad una cosa , e quel- 
la sempre messa in opera , non la faccia 
bene . 



4 TRATT. DELLA PITTURA 

GAP. VI. 

Jn che modo deve il gio^>ane procedere 
nel suo studio . 

La mente del pittore si deve del con- 
tinuo trasmutare in tanti discorsi quante 
sono le figure degl' obbietti notabili che 
dinanzi gì' appariscono , ed a quelle ferma- 
re il passo , e notarle , e far sopra esse re- 
gole , considerando il luogo , le circostan- 
ze , i lumi ed ombre . 

GAP. VII. 

Del modo di studiare. 

Studia prima la scienza , e poi seguita 
la pratica nata da essa scienza . Il pittore 
deve studiare con regola, e non lasciar co- 
sa che non si metta alla memoria , e vede- 
re che differenza è fra le membra degl' a- 
nimali, e le loro giunture. 

GAP. Vili. 

[Avvertimento al pittore. 

Il pittore deve essere universale e so- 
litario , e considerare ciò che esso vede , e 
parlar con seco, eleggendo le parti più ec- 
cellenti delle specie di qualunque cosa che 



DI LION. DA VINCI . 5 

egli vede, facendo a similitudine dello spec- 
chio , il quale si trasmuta in tauli colori , 
quanti son quelli delle cose che se sfli pon- 
gono dinanzi , e facendo cosi lui , parrà 
essere seconda natura. 

GAP. IX. 

Precetto del pittore universale * 

Quello non fìa universale che non ama 
egualmente tutte le cose che si contengono 
nella pittura : come se ad uno piacciono li 
paesi, esso stima di essere di semplice in- 
vestigazione , come disse il nostro Botticel* 
lo , che tale studio era vano , perchè col 
solo gettare una spunga piena di diversi 
colori a un muro , essa lasciava in detto 
muro una macchia , dove si vedeva uà 
paese . Egli è ben vero che si vedono va- 
rie invenzioni di ciò che F uomo vuol cer- 
care in quella, cioè teste d' uomini , diversi 
animali , battaglie , scogli , mari , nuvoli , 
boschi , e simil cose , e fa come il suono 
delle campane , il quale si può intendere 
che dica quello , che a te pare . Così , an- 
cora che esse macchie ti diano invenzione, 
esse non t' insegnano finir alcun particola- 
re , e questo tal pittore fece tristissimi paesi. 



6 TRATT. DELLA PITTURA 

GAP. X. 

■Come il pittore dev essere universale. 

Tu, pittore, il quale vuoi essere uni- 
versale , e piacere a diversi giuJizj , farai 
in un medesimo componimento che vi sia- 
no cose di grand' oscurità , e di gran dol- 
cezza d'ombre, facendo però note le cause 
di tal' ombre e dolcezza . 

GAP. XI. 

Precetto al pittore. 

Quel pittore che non tlubita , poco ac- 
quista ; quando V opera supera il giudizio 
dell' operatore , esso operante poco acqui- 
sta ; e quando il giudizio supera T opera , 
essa opera mai non finisce di migliorare , 
se l'avarizia non l'impedisce. 

GAP. XII. 

Precetto come sopra. 

Il pittore deve prima assuefar la ma- 
no col ritrar disegni di buoni maestri , e 
fatta detta assuefazione , col giudizio del 
suo precettore , deve poi assuefarsi col ri- 
trar cose di rilievo bu'^ne , con quelle re- 
gole che del ritrar rilievo si dirà. 



"I LION. DA VINCI . 7 

GAP. Xlll. 

Precetto dello schizzar istorie e figure. 

L'abbozzar dell' istorie sia pronto, e il 
membrificar non sia troppo finito. Sta coix 
attenzione solamente a' siti d'esse membra, 
le quali poi a bell'agio, piacendoti, potrai 
finire . 

GAP. XIV. 

Del corregger gì' errori che tu scuopri . 

Ricordo a te , pittore , che quando per 
tuo giudizio , o per altrui avviso , scuopri 
alcun errore nell' opere tue , che tu le ri- 
corregga , acciocché nel pubblicar tal' ope- 
re , tu non pubblichi insieme con quelle 
la materia tua. E non ti scusare da te me- 
desimo , persuadentoti di restaurare la tua 
infamia nella succedente tua opera, perchè 
la pittura non muore mediante la sua crea- 
zione , come fa la musica , ma lungo tem- 
po dura , ed il tempo darà testimonianza 
dell' ignoranza tua . E se tu ti scuserai d'a- 
vere a combattere con la necessità , e di 
non aver tempo a studiare , e farti vero 
pittore, non incolpare se non te medesimo, 
perchè solo lo studio della virtù è pasto 
dell' anima e del corpo . Quanti sono li fi- 
losofi che sono nati ricchi , e perchè non 
l'impedissero le ricchezze, le hanno lasciate. 



8 trAtt. delia pittura 

GAP. XV. 

Del giudizio. 

Ninna cosa è che più e' inganni eh' il 
nostro giudizio in dar sentenza alle nostre 
operazioni , e più ti varranno i biasimi de' 
nimici, che degl'amici le sentenze, perchè 
gì' amici sono una medesima cesa con te- 
co , e cosi ti possono col tuo giudizio in- 
gannare . 

GAP. XVI. 

Modo di destar l'ingegno a varie invenzioni» 

Non resterò di mettere in questi pre- 
cetti una nuo\a invenzione di speculazione, 
]a quale, benché paja piccola, e quasi de- 
gna di riso, nondimeno è di grand' utilità 
a destar l'ingegno a varie invenzioni, e 
questo è : se riguarderai in alcuni muri 
imbrattati , o pietre di varj mischi , potrai 
quivi vedere 1' invenzione e similitudine di 
diversi paesi , diverse battaglie , atti pronti 
di figure , strane arie di volti , e abiti , e 
infinite altre cose ; perchè nelle cose con- 
fuse r ingegno si desta a nuove invenzioni. 



DILION. DA VINCI. 9 

GAP. XVII. 

Dello studiare ìnsino qua?ido tu ti desti , 
o prima che tu t' addormenti allo scuro. 

Ancora ho provato essere di non poca 
utilità , quando ti trovi allo scuro nel let- 
to y andar con l' immaginativa ripetendo li 
lineamenti superficiali delle forme peri' ad- 
dietro studiale, o altre cose notabili di sot- 
tile speculazione: ed a questo modo si con- 
fermano le cose comprese nella memoria . 

GAP. XVIII. 

Che si deve prima impalcar la diligenza 
che la presta pratica. 

Quando vorrai fai' buono e utile stu- 
dio , usa nel tuo disegnare di fare ada- 
gio , e giudicare infra i lumi , quali e 
quanti tengono il primo grado di chia- 
rezza ; e così infra 1' ombre , quali sia- 
no quelle che sono più scure che 1' altre , 
e in che modo si mescolano insieme , e la 
qualità, e paragonare T una con l'altra , e 
i lineamenti a che parte s' indrlzzano , e 
nelle linee quanta parte deve essere per 
r uno e per X altro verso , e dove o più o 
meno evidente, e così larga o sottile, e in 
ultimo , che le tue ombre e lumi siano 
uniti senza tratti o segni , a uso di fumo i 



IO TRATT. DELLA PITTURA 

e quando arai fatto T uso e la mano a 
quella diligenza , li verrà fatta la pratica 
presto , che tu non ten' avvederai . 

GAP. XIX. 

Come il pittore dev esser vago d' udir 
il giudizio d! ogn uno . 

Certamente non deve ricusare il pitto- 
re , mentre eh' ei disegna o dipinge , il 
giudi/io di ciascuno , perchè noi conoscia- 
mo che r uomo , benché non sia pittore , 
avrà notizia delle forme dell' uomo , s' egli 
è gobbo, se ha gamba grossa , o gran ma- 
no , s' egli è zoppo , o ha altri mancamen- 
ti . E se noi conosciamo gì' uomini poter 
giudlrare l'opere della natura, quanto mag- 
giormente potranno giudicare i nostri errori. 

GAP. XX. 

Che t uomo non si dei^e fidar tanto di se , 
che non "vegga dal naturale. 

Quello che si dà ad intendere di po- 
ter riserbare in se tutti gì' effetti della na- 
tura, s'inganna, perchè la memoria nostra 
non è di tanta capacità : però ogni cosa ve- 
drai dal naturale . 



DILION. DA VINCI. Il 

GAP. XXI. 

Delle varietà delle pitture. 

Il pittore deve cercare d' essere uni- 
versale , perchè gli manca assai dignità , se 
fa una cosa bene , e T altra male : come 
molti che solo studiano nell' ignudo misu- 
rato , e proporzionato , e non ricercano la 
sua varietà , perchè può essere un uomo 
proporzionato , ed esser grosso , e corto , e 
longo , e sottile, e mediocre; e chi di que- 
sta varietà non tien conto , fa sempre le 
sue figure in stampa , il che merita gran 
riprensione . 

GAP. XXIL 

DeU essere universale . 

FaciI cosa è all' uomo che sa , farsi 
universale, imperocché lutti gl'animali ter- 
restri hanno similitudine di membra , cioè 
musculi, nei-vi, e ossa, e nulla si variano, 
se non in lunghezza, ovvero in grossezza, 
come sarà dimostralo nell' anatomia . Degli 
animali d'acqua, che sono di molta varie- 
tà , non persuaderò il pittore che vi faccia 
regola . 



12 TRATT. DELLA PITTURA 

GAP. XXIII. 

Di quelli che usano la pratica , senza la 
diligenza , ovvero scienza . 

Quelli che s' innamorano della pratica 
senza la diligenza , ovvero scienza , per dir 
meglio , sono come i nocchieri eh' entrano 
in mare sopra nave senza timone o busso- 
la , che mai non hanno certezza dove si 
vadino . Sempre la pratica deve essere edi- 
ficata sopra la buona teorica , della quale 
la prospettiva è guida , e porta : e senza 
quella niente si fa bene , così di pittura , 
come in ogn' altra professione . 

GAP. XXIV. 

Del non imitare V un V altro pittore . 

deve mai imitare la 



manieri 



n pittore non aeve mai imuare la 
ra u un altro , perchè sarà detto ni- 
pote e non figlio della natura ; perchè es- 
sendo le cose naturali in tanto larga abbon^ 
danza , piìi tosto si deve ricorrere ad essa 
natura , che alli maestri , che da quella 
hanno imparato . 



DI LION. DA VINCI . j3 

GAP. XXV. 

Del ritrar dal naturale. 

Quando hai a ritrarre dal naturale , 
sta lontano tre volte la grandezza della cosa 
che tu ritrai , e farai , che quando tu ri- 
trai , o che tu muovi alcun principio di 
linea , che tu guardi per tutto il corpo che 
tu ritrai , qualunque cosa si scontra per la 
drittura deUa principale linea . 

GAP. XXYI. 

'Avvertimento al pittore . 

Nota bene nel tuo ritrarre , come in- 
fra r ombre sono ombre insensibili d' oscu- 
rità e di figura , e questo si prova per la 
terza , che dice , che le superficie globu- 
lente souo di tante varie oscurità e chia- 
rezza , quante sono le varietà dell' oscurità 
e chiarezze che gli stanno per obbietto. 

GAP. XXVII. 

Come deve essere alio il lume da ritrar 
dal naturale. 

Il lume da ritrarre di naturale vuol 
essere a tramontana , acciò non faccia mu- 
tazioue : e se lo fai a mezzodì , tieni fine* 



J4 TRATT. DELLA PITTURA 

strc impannate , acciocché il sole illn mi- 
nando tulio il giorno non faccia mutazio- 
ne . L' altezza del lume deve essere in mo- 
do situato , che ogni corpo faccia tanto 
lunga r ombra sua per terra , quanto è la 
sua altezza . 

GAP. XXVIII. 

Quali lumi si devono eleggere per ritrat 
le figure de' corpi . 

Le figure di qualunque corpo si con- 
stringono a pigliar quel lume nel quale tu 
fingi essere esse figure: cioè se tu fingi tali 
ligvue in campiigua , elle son cinte di gran, 
sommità di lume , non vi essendo il sole 
scoperto; e se il sole vede dette figure, le 
sue ombre saranno molto oscure , rispetto 
alle parli alluminate , e saranno ombre di 
termini espediti , cosi le primitive , come 
le derivative , e tali om.bre saranno poco 
compagne de' lumi , perchè da tal lato al- 
lumina l'azzurro dell'aria, e tinge di se 
quella parte ch'ella vede; e questo assai si 
manifesta nelle cose bianche : e quella par- 
te eli è alluminata dal sole , si dimostra 
partecipare del colore del sole , e questo 
vedrai molto speditamente , quando il sole 
caia all'occidente, ijiifra i rossori de' nuvo- 
li , sì che essi nuvoli si tingono del colore 
che allumina: il qual rossore de' nuvoli , 
insieme col rossore del sole, la rosseggiare 



DI LION. DA VINCI . l5 

ciò die piglia lume da loro : e la parte de' 
corpi , che iiou vede esso rossore , resta del 
color dell' aria ; e chi vede lai corpi , giu- 
dica che sieuo di due colori : e da questo 
tu non puoi fuggire , che mostrato la causa 
di tali ombre e lumi, tu non le facci par- 
ticipanti delle predette cause, se non To- 
perazion tua è vana e falsa . E se la tua 
figura è in casa oscura , e tu la vegga di 
fuora , questa tal figura avrà 1' ombre sfu- 
male , stando tu per la linea del lume , e 
quella tal figura avrà grazia , e farà onore 
al suo imitatore , per esser lei di gran ri- 
lievo , e r ombre dolci e sfumose , e mas- 
sime in quella parte dove manco vedi V o- 
scurità deir abitazione , imperocché quivi 
sono 1' ombre quasi insensibili , e la cagio- 
ne sarà detta al suo luogo . 

GAP. XXIX. 

Delle qualità del lume per ritrar rilievi 
ìiatui ali , o finti . 

11 lume tagliato dall' ombre con trop- 
pa evidenza è sommarneule biasimalo, on- 
de per fuggir tale inconveniente , se l'arai 
li corpi in campagna apeiJ;i , farà' le figu- 
re non alluminale dal sole , ma fingi alcu- 
na quantità di nebbia, o nuvoli transpa- 
reuli , essere interposili infra 1 obhietto e 
il sole, onde non essendo la ligura dai sole 



l6 TRATT. DELLA PITTURA 

espeJita , non saranno espediti i termiui 

dell' ombre con quelle de' lumi . 

GAP. XXX. 

Del ritrar gt ignudi. 

Quando ritrarrai gì' ignudi , fa che 
sempre li ritragghi interi , e poi finisci quel 
membro che li par migliore , e quello cou 
l'altre membra metti in pratica , altrimenti 
faresti uso di appiccar mai bene le mem- 
bra insieme : e non usar mai far la testa 
volta dove è il petto, né il braccio andare 
come la gamba : e se la testa si volta alla 
spalla destra , fa le sue parti più basse del 
lato sinistro che dell'altro: e se fai il petto 
infuori, fa che voltandosi la testa su'l lato 
sinistro , le parti dei iato destro sieno più 
alte che le sinistre. 

GAP. XXXI. 

Del ritrarre di rilievo finto , o del naturale , 

Colui che ritrae di rilievo, si deve ac- 
conciare in modo tale , che V occhio della 
figura ritratta sia al pari di colui che ri- 
trae. 



DILION. DA VINCI. VJ 

GAP. XXXII. 

Modo di ritrarre un sito corretto» 

Abbi un vetro grande come un mez- 
zo foglio di caria leale , e quello ferma 
bene dinanzi a gì' occhi tuoi , cioè tra gì' oc- 
chi e quella cosa che tu vuoi ritrarre , e 
poi ti poni lontano con V occhio al detto 
vetro due terzi di braccio , e ferma la le- 
sta con un instrumento , in modo che non 
la possi muovere punto . Di poi serra e 
cuopriti un occhio , e col pennello , o con 
il lapis , segna su '1 vetro quello che di là 
appare, e poi lucida con la carta tal ve- 
tro, e spolverizzandola sopra una carta buo- 
na , dipingela , se ti piace , usando bene di 
poi la prospettiva aerea. 

GAP. XXXIII. 

Come si devono ritrar li paesi. 

Lì paesi sì debbon ritrarre in modo 
che gì' alberi siano me//i alluminali , e 
mezzi ombrati : ma meglio è farli ([uando 
il sole è mezzo occup ito da nuvoli , che 
allora gl'alberi s'alluminano dal lume uni- 
versale del cielo , e dall ombra universale 
della terra , e questi son tanto più oscuri 
nelle lor parti , quanto esse parti sono più 
vicine alla terra. 

Lion. da Pinci 2 



l8 TRATT. DELLA PITTURA 

GAP. XXXIV. 

Del ritrarre al lume di canàela . 

A questo lume di uotte sia interposto 
il telaro , o caiUi lucida , o senza lucidar- 
la , ma solo un interfoglio di carta sottile 
cancellaresca , e vedi^ai le tue ombre non 
terminate . 

GAP. XXXV. 

i 

Jn che modo si debba ritrarr un volto , 
e dargli grazia , ombra , e lumi. 

Grandissima grazia d' ombre e di lumi 
s'aggiugne alli -visi di quelli, che seggono 
nella pai le di quelle abitazioni, che sono 
oscure , che gì' oohi del riguardante vedo- 
no la parìe ombrosa di lai \iso essere oscu- 
rata dall'ombre della predetta abitazione, e 
vedono alla parie illuminata del medesimo 
viso aggiunto la chiarezza che vi dà lo 
splendore dell' aria : per la quale aumenta- 
zione d' ombre e di lumi il viso ha gran 
rilievo , e nella parte alluminata l' ombre 
quasi insensibili : e di questa rappresenta- 
zione e aumentazione d' ombre e di lumi 
il viso acquista assai di bellezza . 



DI LION. DA VINCI. I9 

GAP. XXXVI. 

Del lume dove si ritrae V incarnazione 
delli 'volti j e ignudi . 

Questa abitiizione vuol essere scoperta 
all'aria, con le pareli di colore incarnato, 
e li ritratti si faccino di state , quando li 
nuvoli cuoprono il sole: o veramente farai 
le pareli meridionali tanl'alte, che li raggi 
del sole non percuotino le pareli setten- 
trionali, acciocché li suoi raggi riilessi non 
guastinp r ombre . 

GAP. XXXYII. 

Del ritrar figure per l' istorie , 

Sempre il pittore deve considerare nel- 
la parete, la quale ha da istoriare, l'altez- 
za del sito dove vuole collocare le sue fi- 
gure , e ciò che lui ritrae di naturale a 
detto proposito , e star tanto con 1' occhio 
più basso che la cosa che egli ritrae, quan- 
to detta cosa sia messa in opera più alta 
che r occhio del riguardante , allrimeule 
1* opera sua sarà reprobabile . 



20 TRATT. DELLA FUTURA 

GAP. XXXYllI. 

Per ritrar un ignudo dal naturale , o altro» 

Usa di tenere in mano un filo con un 
piomLo pendente , per \edere li scontri 
delle cose . 

GAP. XXXIX. 

Misure e compartimenti della statua. 

Dividi la testa in dodici gl'adi , e cia- 
scun grado dividi in 1 2 punti , e ciascun 
punto in 12 minuti, e i minuti in mini- 
mi , e i minimi in semiminimi . 

GAP. XL. 

Come il pittore si deve acconciar al lume 
col suo rilievo. 

A. B, (^Fig. I. ) sia la finestra, M. sia 
il punto del lume, dico che in qualunque 
parte il pittore si stia, che egli starà bene, 
pur che l'occhio stia infra la parte ombro- 
sa e la luminosa del corpo che si ritrae : 
il qual luogo troverai ponendoti intra il 
punto M. e la divisione che fa l' ombra 
dal lume sopra il corpo ritratto . 



t)I LION. DA VINCI . 21 

r 

GAP. XLI. 

Della qualità del lu?ne * 

Il lume grande e alto , e non troppo 
potente , sarà quello che renderà le parti- 
cole de' corpi molto grate . 

GAP. XLII. 

Dell' inganno che si riceve nel giudizio 
delle membra . 

Quel pittore clìe avrà goffe mani , le 
farà simili nelle sue opere, e così gì' inter- 
verrà in qualunque membro , se il lungo 
studio non glielo vieta . Però ogni pittore 
deve guardare quella parte che ha più brut- 
ta nella sua persona , e a quella con ogui 
studio far buon riparo. 

GAP. XLIII. 

Che si deve saper V intrinseca Jorma 
dell' uomo . 

Quel pittore che avrà cognizione della 
natura de' nervi , muscoli, e lacerti, saprà 
bene , nel muover un membro , quanti e 
quali nervi ne siano cagione , e qual mu- 
scolo sgonfiando è cagione di far scortare 
Ciào uervo , e quali corde convertita in sol- 



22 TRATT. DELLA PITTURA 

tUissime cartilagini ravvolgono, e circonclauo 
dello muscolo : e non farà come molli , 
che in diversi atli sempre fanno dimostrare 
quelle medesime cose iu braccia, schiene, 
petti , e altri muscoli . 

GAP.- XLIV. 

Del difetto del pittore. 

Grandissimo difetto è del pittore ri- 
trarre ovvero replicare li medesimi moti, e 
medesime pieghe di panni in una medesi- 
ma istoria , e far somigliar tutte le teste 
r una con T altra . 

GAP. XLV. 

Precetto , perchè il pittore non s inganni 
nelì elezione della Jigiira in che fa abito. 

Deve il pittore far la sua figura sopra 
la regola d' un corpo naturale , il quale co- 
munemente sia di proporzione laudabile ; 
oltre di questo far misurare se medesimo e 
vedere in che parte la sua persona varia 
assai, o poco da quella antedetta laudabi- 
le: e fatta quella notizia de\e riparare con 
tutto il suo studio , di non incorrere , ne' 
medesimi mancamenti nelle figure da lui 
operale , che nella persona sua ritrova : e 
con questo vizio ti bisogna sommamente 
pugnare , gonciossiach' egli è mancamento , 



DÌLION. DA VINCI* 23 

cli*è nato insieme col giudizio: percliè l'a- 
nima è maestra del tuo corpo, e quello del 
tuo proprio giudizio è che volentieri ella 
si diletta neir opere simili a quelle , che 
essa operò nel comporre il tuo corpo : e di 
qui nasce , che non è si brutta figura di 
femmina , che non trovi qualche amante , 
se già non fusse monstruosa , e iu tutto 
questo abbi avvertimento grandissimo . 

GAP. XLVI. 

Difetto de pittori che ritraggono una cosa 

di rilievo in casa a un lume , e poi 

la mettono in campagna a un 

altro lume . 

Grand' errore è di quei pittori , H 
quali ritraggono una cosa di rilievo a un 
lume particolare nelle loro case , e poi met* 
tono in opera tal ritratto a un lume uni- 
versale dell' aria in campagna , dove tal'aria 
abbraccia e allumina tutte le parti delle 
vedute a un medesimo modo; e così costui 
fa ombre oscure , dove non può essere om- 
bra ; e se pure ella vi è , ò di tanta chia- 
rezza , eh' ella è impercettibile : e così fan- 
no li rillessi , dove è impossibile quelli es- 
ser veduti . 



24 TRATT. DELLA PITTURA 

GAP. XLVII. 

Della pittura , e sua divisione . 

Dividesl la pittura in due parti prin- 
cipali, delle quali la prima è figura, cioè 
la linea che distingue la figura de' corpi , e 
loro particole; la seconda è il colore con- 
tenuto da essi termini . 

GAP. XLVllI. 

Figura, e sua divisione. 

La figura de' corpi si divide in due 
altre parti , cioè proporzionalità delle parti 
infra di loro, le quali siano corrispondenti 
al tutto, e il movimento appropriato all' ac- 
cidente mentale della cosa viva che si move. 

GAP. XLIX. 

Proporzione di membra * 

La proporzione delle membra si divide 
in due altre parti , cioè equalità , e moto . 
Equalità s'intende, oltre alle misure corri- 
spondenti al tutto , che non mescoli le mem- 
bra de' giovani con quelle de' vecchi , né 
quelle de' grassi con quelle de' magri , né 
le membra leggiadre con le inette e pigre: 
ed oltre di questo che uon facci alli ma- 



DILION. DAVIXCI. 25 

scili memhra femminili in mo'lo che Y at- 
titudini , ovvero movimenti de' vecchi non 
siano fatti con quella medesima vivacità 
che quelli de' giovani , né quelli d' una 
femmina come quelli d' un maschio : facen- 
do che li movimenti , e membri d' un ga- 
gliardo siano tali , che in esse membra di- 
moslrino essa valetudine . 

GAP. L. 

Delli movimenti j e delle operazioni varie* 



a 



Le figure degl'uomini abbino atto pro- 
rio alla loro operazione in modo che ve- 
endoli tu intenda quello che per loro si 

Sensa o dice : li quali saran bene imparati 
a chi imiterà li moti de' mutoli , li quali 
parlano con i movimenti delle mani , de- 
gl' occhi , delle ciglia , e di tutta la perso- 
na , nel volere esprimere il concetto del- 
l' animo loro . Né ti ridere di me , perchè 
io ti ponga un precettore senza lingua , il 
quale ti abbia ad insegnar quell' arte che 
egli non sa fare; perchè meglio t'insegnerà 
con fatti, cbe tutti gì' altri con parole. 
Dunque tu , pittore , deU' una e dell' altra 
setta , attendi , secondo che accade , alla 
qualità di quelli che parlano , e alla natu- 
ra della cosa che «i parla . 



fiS TRATT. DELLA PITTURA 

GAP. LI. 

Che si devon fuggire i termini spediti. 

Non fare li termini delle tue figure 
d'altro colore che del proprio campo, con 
che esse figure terminano , cioè che non 
facci profili oscuri infra il campo e la tua 
figura . 

GAP. Lll. 

Che nelle cose picciole non si vedon 
gV errori , come nelle grandi . 

Nelle cose di picciola forma non si 
può comprendere la qualità del tuo errore 
come dalle grandi ; e la ragione è , che se 
questa cosa picciola sia fatta a similitudine 
d' un uomo , o d' altro animale , le sue 
parti per l' immensa diminuzione non pon- 
no esser ricercate con quel debito fine del 
suo operatore che si converrebbe : onde 
non essendo finita , non puoi comprendere 
li suoi errori . Riguarderai per eseinpio da 
lontano un uomo per spazio di 3oo brac- 
cia , e con diligenza giudicherai se quello 
è bello , o brutto , s' e"li è monstruoso , o 
di comune qualità ; vedrai che con sommo 
tuo sfoizo non ti potjai persuadere a dar 
tal giudizio; e la ragione è, che per la so- 
praddetta distanza qucst' uomo diminuisce 



■■^r 



DI LION. DA VINCI . 27 

tanto , che non si può comprendere la qua- 
lità delle parti. E se vuoi veder ben detta 
diminuzione dell' uomo sopraddetto , ponti 
un dito presso all' occhio un palmo , e 
tanto alza e abbassa detto dito, che la sua 
superiore estremità termini sotto la figura 
che tu riguardi , e vedrai apparire un' in- 
credibile diminuzione : e per questo , spes- 
se volte si dubita la forma dell' amico da 
lontano . 

GAP. LUI. 

Perchè la -pittura non può rriai pareie 
spiccata j come Le cose naturali . 

Li pittori spesse volle cadono in dispe- 
razione del loro imitare il naturale , veden- 
do le lor pitture non aver quel rilievo , e 
quella vivacità , che hanno le cose vedute 
nello specchio , ( vedi il cap. 35i. ) allegan- 
do loro aver colori che di gran lunga per 
chiarezza e per oscurità avanzano la qu ili- 
tà de' lumi e ombre della cosa veduta nello 
specchio ; accusando in questo caso la loro 
ignoranza , e non la ragione , perchè non 
la conoscono . Impossibile è che la cosa di- 
pinta apparisca di tal rilievo , che si asso- 
migli alle cose dello specchio, benché 1' u- 
na e T altra sia in sua superficie , salvo se 
fia veduta solo con un occhio ; e la ragio- 
ne è questa : i due oc hi che vedono una 
casa dopo 1' altra , come A. B. ( Fig. 2. ) 



l8 TRATT. DELLA PITTURA 

che vedono M. N. la M. non può occupa- 
re interamente N. perchè la base delle li- 
nee visuali è sì larga, che vede il corpo 
secondo dopo il primo . Ma se chiudi un 
occhio , come S. il corpo F. occuperà R. 
perchè la linea visuale nasce da un sol 
punto, e fa base nel primo corpo , onde il 
secondo di pari grandezza non fia mai veduto. 

GAP. LIV. 

Perchè i capitoli deile figure V una sopra 
V altra è cosa da fuggire . 

Questo universa! uso il quale si fa per 
li pittori nelle faccie delle capelle, è molto 
da essere ragionevolmente biasimato , im- 
perocché fanno lì un' istoria in un piano 
col suo paese ed edifizj , poi alzano un al- 
tro grado , e fanno un' istoria , e variano 
il punto dal primo , e poi la terza e la 
quarta , in modo che una facciata si vede 
fatta con quattro punti , la quale è somma 
stoltizia di simili maestri . Noi sappiamo 
che il punto è posto all' occhio del riguar- 
datore dell' istoria : e se tu volessi dire : 
come ho da fare la vita d' un santo com- 
partita in molte istorie in una medesima 
faccia ? A questo ti rispondo , che tu deb- 
ba porre il primo piano col jiunto all' al- 
tezza dell occhio de' riguardanti d'essa isto- 
ria, e nel detto piano figura la prima isto- 
ria grande , e poi di mano iu m.ano dimi- 



DILION. DA VINCI. 29 

nueiido le figure e casamenti in su diversi 
colli e pianure , l'arai tutto il fornimento 
d' essa istoria . 11 resto della faccia , nella 
sua altezza , farai alberi grandi a compara- 
zione delle figure , o angeli , se f ussero a 
proposito dell' istoria , ovvero uccelli , o 
nuvoli , o simili cose : altrimenti non te ne 
impacciare , che ogni tua opera sarà falsa . 

GAP. LY. 

Qnal pittura si deve usare in far parer 
, le cose pia spiccate. 

Le figure alluminate dal lume parti- 
colare sono quelle che mostrano più rilie- 
To, che quelle che sono alluminate dal lu- 
me universale , perchè il lume particolare, 
fa i lumi riflessi , li quali spiccano le figu- 
re dalli loro campi , le quali riflessioni na- 
scfuo dalli lumi di una ilgura che risalta 
neir ombra di quella che gli sta davanti , 
e 1 allumina in parte. Ma la figura posta 
dinanzi al lume particolare in luogo gran- 
de e oscuro non riceve riflesso , e di que- 
sta non si vede se non la parte allumina- 
ta : e questa è solo da essere usaì.i ncìl' i- 
niitazioni della notte, con picciol lume par- 
ticolare . 



So TRATT. DELLA PITTURA 

GAP. LYI. 

Qiial' è più ài discorso e utilità , o il lume 
ed oTiihre de corpi , o li loro lineamenti. 

Li termini delli corpi sono di nlaggiol^ 
discorso e ingegno che 1' ombre e i fumi , 
per causa die li lineamenti dei membri , 
che non sono piegabili , sono immutabili , 
e sempre sono quei medesimi , ma li siti , 
qualità , e quantità dell' ombre sono infmiti. 

GAP. LVII. 

Memoria che si fa dall' autore. 

Descrivi quali siano li muscoli, e quali 
le corde , che mediante diversi movimenti 
di ciascun membro si scuoprono , o si na- 
scondono , o non fanno uè 1' uno né Y al- 
tro : e ricordati che questa tale azione è 
importantissima appresso de' pittori e scul- 
tori , che fanno professione de' muscoli. Il 
simile farai d' un fanciullo , dalla sua nati- 
vità insino al tempo della sua decrepità, 
per tutti li gradi dell' età sua , ed in tutti 
descriverai le mutazioni delle membra e 
giunture, e quali ingrassano o dimagrano- 



DILION.DA VmCI. 3i 

GAP. LVIII. 

Precetti di pittura <, 

Sempre il pittore deve cercar la pron- 
titndìne iiegratti naturali fatti dagriiomini 
ali' improvviso, e nati da polente effezione 
de' loro affetti, e di quelli far brevi ricordi 
ne' suoi libretti , e poi a' suoi proposili a- 
doperarli , col lare slare un uomo in quel 
medesimo atto, per veder la qualità e aspetti 
delle membra che 'in tal atto si adoprano . 

GAP. LIX. 

Come la pittura deve esser vista da una 
sola finestra. 

La pittura deve esser vista da una sola 
finestra, come appare per cagione de' corpi 
COSI fatti . E se tu vuoi fare in un' altezza 
una palla rotonda , ti bisogna farla lunga 
a similitudine d' vni uovo , e star tanto in 
dietro eh' ella scorciando apparisca tonda. 

GAP. LX. 

Dell' ombre, 

L' ombre le quali tu discerni con dif- 
ficultà , e i loro termini non puoi conosce- 
re , anzi con confuso giudizio le pigli , e 



32 TRATT. DELLA PITTURA 

trasferisci nella tua opera , non le farai fi- 
nite, o veramente terminate, sicché la tua 
opera sia d' ingegnosa risoluzione . 

GAP. LXI. 

Come si debbono figurare i putti. 

Li putti piccioli si debbon figurare con 
atti pronti e storti quando seggono, e nello 
star ritti, con atti timidi e paurosi. 

GAP. LXII. 

Come si debbono figurar i vecchi. 

Li vecchi devono esser fatti con pigri 
e lenti movimenti , e le gambe piegate con 
le ginocchia , quando stanno fermi , i pie- 
di pari e distanti T un dall' altro , siano 
declinati in basso, la testa innanzi chinata, 
e le braccia non troppo dislese . 

GAP. LXllI. 

Come si debbono Jlgurar le vecchie,^ 

Le vecchie si devou figurar ardite , e 

Sronte , con rabbiosi movimenti , a guisa 
i furie infernali , e i movimenti devono 
parer più pronti nelle braccia e testa , che 
uelle gambe. 



DI LION. DA VINCI . 33 

GAP. LXIV. 

Come si debbono figurar le donne . 

Le donne si devono figurar eoa atti 
vergognosi , le gamì)e insieme ristrette , le 
Ijraccia raccolte insieme , teste basse , e pie- 
gate in traverso . 

GAP. LXV. 

Come si deve figurar una notte . 

Quella cosa che è priva Ì7ileramente 
di luce , è tutta tenebre : essendo la notte 
in simile coudizione , se tu vi vogli figurar 
un' istoria , farai , che essendovi un gran 
fuoco, quella cosa che è propinqua a detto 
fuoco ])iù si ting;i nel suo colore, perchè 
quella cosa che è più vicina all' obbietto , 
più partecipa della sua natura : e facendo 
il fuoco pendere in color rosso, farai tutte 
le cose illuminate da quello ancora rosseg- 
giare , e quelle che son più lontane a det- 
to fuoco , più siano tinte del color nero 
della notte. Le figure che son fatte innan- 
zi al fuoco appariscono scure nella chia- 
rezza d' esso fuoco , perchè quella parte 
d'essa cosa che vedi e tinta dall' oscurità 
della notte , e non dalla chiarezza del fuo- 
co : e ({uelle che si trovano dai lati , siano 
mezze oscure , e mezze rosseggianli : e 
Lion, da Trinci 3 



34 TRATT. DELLA PITTURA , 

quelle, che si possono vedere dopo i termi- 
ni della fiamma, saranno tulle allumate di 
rosseggiante lume in campo nero . Inquan- 
to agi atti , farai quelli , che sono appres- 
so , farsi scudo con le mani , e con i man- 
telli riparo dal soverchio calore , e voltati 
col viso in contraria parte, mostrando fug- 
gire : quelli più lontani , farai gran parte 
di loro farsi' con le mani riparo a gf occhi 
offesi dal soverchio splendore . 

GAP. LXYI. 

CoTtm si deve figurar una fortuna . 

Se tu vuoi figurar bene una fortuna , 
considera e pondera bene i suoi effetti , 
quando il vento soffiando sopra la superfi- 
cie del mare, o della terra, rimove, e por- 
ta seco quelle cose che non sono ferme 
con la massa universale . E per figurar 
quella fortuna, fiirai prima le nuvole spez- 
zate e rotte, drizzate per lo corso del ven- 
to , accompagnate dall' arenose polveri , le- 
vate dai lidi marini : e rami e foglie , le- 
vate per la potenza del vento , sparse per 
r aria in compagnia di molte altre cose 
leggiere: gl'alberi ed erbe piegate a terra, 
quasi mostrar di voler seguir il corso de' 
venti , con i rami storti fuor del naturale 
corso , con le scompigliate e rovesciate fo- 
glie: e gF uomini, che vi si trovano, parte 
caduti e rivolli per li panni , e per la poi- 



DI LION. DA VINCI . 35 

vere quasi siano scouosciuii , e quelli che 
restano ritti, sieno dopo qualche albero ab- 
bracciati a quello , perchè il vento non li 
strascini : altri con le mani a gì' occhi per 
la polvere chinati a terra , e i panni e i 
capelli dritti al corso del vento . 11 mare 
turbalo e tempestoso sia pieno di ritrosa 
spuma infra 1' ele\atc onde , ed il vento 
faccia levare infra la combattuta aria della 
'spuma più sv>ttile, a guisa di spessa e av- 
viluppata nebbia . Li navilj che dentro vi 
son(ì, alcuni se ne faccia con vela rotta , e 
i brani d'essa ventilando fra l'aria in com- 
pagnia d'alciuia corda rotta: alcun con al- 
Ijeri rolli caduli col navilio attraversalo e 
rotto infra le tempestose onde, e uomini 
gridando abbracciare il rimanente del na- 
vilio. Farai le nuvole cacciale da impetuosi 
venti , battute nelT alte cime delle monta- 
gne , far a quelli avviluppati ritorti , a si- 
militudine dell' onde percosse nelli scogli : 
l'aria spaventosa per l'oscure tenebre, fatte 
dalla polvere, nebbia e nuvoli folti. 

GAP. LXVII. 

Come si deve figurare una battaglia . 

Farai prima il fumo dell' artiglieria 
mischialo infra l' aria insieme con la pol- 
vere mossa dal movimento de' cavalli de* 
combattitori , la qual mistione userai così . 
JLa polvere, perchè è cosa terrestre e pou- 



36 TRATT. DELLA PITTURA 

derosa , e benché per la sua soltilllà facil- 
mente si levi e mescoli infra Taria, nlen- 
teilimeno volentieri ritorna a basso , ed il 
suo sommo montare è fatto dalla parte più 
sottile; adunque il meno fìa veduta, e 
parrà quasi del color dell' aria . Il fumo 
che si mischia infri l'aria polverata , quau- 
dcì poi s' alza a certa altezza , parerà oscu- 
re nuvole , e vedrassi nella sommità più 
espeditameute il fumo che la polvere , ed 
il fumo penderà in colore alquanto azzur- 
ro , e la polvere terrà il suo colore . Dalla 
parte che viene il lume parrà questa mi- 
stione d'aria , fumo e polvere molto più 
lucida che dalla o])posita parte. Li combat- 
tenti, quanto più fiano infra detta turbolen- 
za , tanto meno si vedcranno , e meno dif- 
ferenza sarà dai loro lumi alle loro ombre. 
Farai rosseggiare i visi , e le persone , e 
l'aria, e gli arciìibugieri insieme con quelli 
che vi sono vicini. E detto rossore quanto 
più si parte della sua cagione , più si per- 
da , e le figure che sono infia te e il lu- 
me , essendo lontane , parranno oscure in 
campo chiaro , e le lor gambe quanto più 
s' appresseranno alla terra , meno siano ve- 
dute ; perchè la polvere vi è più grossa e 
spessa. E se farai cavalli correnti fuori -del- 
la lurba, fa gli nuvolelti di polvere distanti 
l'uno dall'altro, quanto può esser l'inter- 
vallo de' salti fitti dal cavallo , e quel nu- 
volo che è pia lontano d-A detto cavallo , 
meno si veda , anzi sia alto , sparso , e ra- 



DI LION. DA VINCI . S7 

ro , ed il ])lù pre^so sia il più evidente, e 
minore , e più denso . L' aria sia piena di 
saeltunie in diverse ragioni : chi monti , chi 
scenda, qiial sia per Unea piana: e Je pal- 
lottole degli scoppetieri siano accompagnate 
d' alqiianlo inmo dietro di lor corsi, e le 
prime ligure Tarai polverose ne' capelli , e 
ciglia , e altri luoghi alti a sostener la pol- 
vere . Farai i vincitori correnti con i ca- 
pelli e altre cose leggiere sparse al vento , 
con le ciglia hasse, e caccino contrarj mem- 
Lri innanzi , cioè se manderanno innanzi il 
pie destro , che il hiaccliio manco ancor 
esso venga innanzi ; e se farai alcun cadu- 
to , farai il segno sdrncciolare su per la 
polvere condotto in sanguinoso fango : e 
intorno alla mediocre liquidezza della terra 
farai vedere stampiate le pedate degl' uomi- 
ni e de' cavalli che sono passati . Farai al- 
cuni cavalli strascinar morto il suo signo- 
re , e di dietro a quello lascia per la pol- 
vere e fango il segno dello strascinato cor- 
po . Farai li vinti e hattuti pallidi , con-le 
ciglia alte, e la loio conjnnzione , e carne 
che resta sopra di loro, sia ahhondaulii di 
dolenti crespe . Le fauci del naso siano 
con alquante grinze ])artile in aico dalle. 
narici , e terminate nel principio dell' o<'- 
chio . Le narici alte , cagione di dette pie- 
ghe , e r arcale labhra scuoprino i denti 
di sopra . 1 denti spartiti in modo di gri- 
dare con lamento . Una «Ielle mani faccia 
scudo alli paiu'osi occhi , voltaii<lo il di- 



38 TRATT. DELLA PITTURA 

dentro verso il nimico, l'altra slia a terra 
a sostenere il ferito busto . Altri l'arai ibri- 
danti con la bocca sbarrata , e fuggenti ; 
farai molte sorte d' armi infra i piedi de* 
combattitori, come scudi rotti, lance, spa- 
de, ed altre simili cose. Farai uomini mor- 
ti , alcuni ricoperti mezzi dalla polvere, ed 
altri tutti . La polvere che si mescola con 
r uscito sangue convertirsi in rosso fango , 
e vedere il sangue del suo colore correre 
con torto corso dal corpo alla polvere. Al- 
tri morendo strignere i denti , stravolgere 
gì' ocelli , striguer le pugna alla persona , e 
le gambe storte . Potrebbesi vedere alcuno 
disarmato e abbattuto dal nemico, volgersi 
a detto nemico con morsi e graffi , e far 
crudele ed aspra vendetta . Potrlasi vedere 
alcun cavallo voto e leggiero correre con i 
crini sparsi al vento fra i nemici , con i 
piedi far molto danno , e vedersi alcuno 
stroppiato cadere in terra, e farsi coperchio 
col suo scudo, e il nemico piegato a basso 
far forza di dargli morte . Potrebbonsi ve- 
dere molt' uomini caduti in un gruppo sotto 
un eavallo morto . Vedransi alcuni vincitori 
lasciar il combattere , e uscire dalla molti- 
tudine, nettandosi con le mani gl'occhi , 
e le guancie coperte di fango, fatto dal la- 
crimar degl' occhi per causa della polvere . 
Yedransi le squadre del soccorso star pie- 
ne di speranza e di sospetto , con le ciglia 
aguzze , facendo a quelle ombra con le 
mani , e riguardare infra la folla e oscura 



DI LION. DA VINCI^ Sc) 

caligine , e stare aliente al comandamén- 
lo del Capitano. Sì può far ancora il Capi- 
tano col bastone levato, corrente, e inver- 
so il suo corso mostrare a quelli la parte 
dov' è di loro bisogno . E alcun fnune , 
dentrovi cavalli correnti , riempiendo la 
circostante acqua di turbolenza d onde, di 
spuma, e d'acqua confusa saltante inverso 
1 aria , e tra le gambe e corpi de' cavalli . 
E non far nissun luogo piano dove non 
siano le pedate ripiene di sangue . 

GAP. LXYIII. 

Del ìììodo di condurre in pittura 
le cose lontane. 

Cbìaro si vede essere un' aria grossa 
più cbe r altra , la quale confina con la 
terra piana , e quanto più si leva in alto , 
più è sottile e trasparente. Le cose elevate 
e grandi , die fiano da te lontane , la lor 
bassezza poco fia veduta , perchè la vedi 
per una linea che passa fra l'aria più grossa 
continuata. La sommità di detta altezza si 
prova essere veduta per una linea, la qua- 
le , benché dal canto dell' occhio tuo si 
causi neir aria grossa , nondimeno termi- 
nando lidia somma altezza della cosa vista, 
viene a terminare in aria molto più sottile 
che non fa la sua bassezza : per questa ra- 
gione questa linea quanto più s' allontana 
da te di punto in punto , sempre muta 



40 TRATT. DELLA PITTURA 

qualità (li sottile in ])iù sottile aria . Adiiiv- 
que tu, ])lttore _, quando fai le montagne, 
fa che eli colle in colle sempre 1' altezze 
sieno più chiare che le bassezze: e quanto 
le farai più lontane F una dall'altra, fa le 
altezze più chiare, e quanto più si leverà 
in alto , più mostrerà la varietà della for- 
ma e colore . 

GAP. LXIX. 

Come r aria si deye fare chiara quanto 
più la fai finir bassa . 

Perchè quest'aria è grossa presso alla 
terra , e quanto più si leva , più s' assotti- 
£;lia, quando il sole è ])er levante , riguar- 
derai verso ponente , partecipante di mez- 
zodì e tramontana, e vedrai quell'aria gros- 
sa ricevere più lume dal sole che la sotti- 
le , perchè i raggi trovano più resistenza . 
K se il cielo alla vista tua terminerà con 
la bassa pianura , quella parte ultima del 
cielo fia veduta per quell'aria ])iù grossa e 
più bianca , la quale corrompei à la verità 
del colore che si vedrà per suo mezzo , e 
parrà il cielo più bianco che sopra le , per- 
chè la linea visuale passa per meno quan- 
tità d' aria corrotta da grossi umori . E se 
riguarderai inverso levante , 1' aria ti parrà 
più oscura , quanto più s' abbassa , perchè 
in dell' aria bassa i i^^ggi luminosi meno 
passano . 



DI LION. DA VINCI . 4' 

GAP. LXX. 

ìA far che le figure spicciano 
dal lor campo . 

Le figure di qualunque corpo più par- 
ranno rilevar e spiccare dalli loro campi , 
delle quali essi campi sieno di color ciliari 
oscuri , con più A'arietà che sia possibile 
nclli confini delle predette figure, come fia 
dimostralo al suo luogo; e che in detti co- 
lori sia osservalo la diminuzione di chiarez- 
za ne' bianchi , e di oscurità nelli colorì 
oscuri . 

GAP. LXXl. 

Del figurar le grandezze delle cose dipinte . 

Nella figurazione delle grandezze che 
hanno naturalmente le cose anteposte al- 
l' occhio , si debbono figurare tanto finite 
le ])rime figure, essendo picciole come l'o- 
pere de' miniatori , come le grandi de' pit- 
tori : ma le picciole de' miniatori debbono 
esser vedute d'appresso, e quelle del pitto- 
re da lontano ; cosi facendo, esse figure deb- 
bono corrispondere all' occhio con egual 
grossezza ; e questo nasce perchè esse ven- 
gono con egual grandezza d'angolo, il che 
si prova così : sia 1' obbielto B. C. ( Fig, 3. ) 
e r occhio sia A. e D. E. «ia una L-ivolu 



42 TRATT. DELLA PITTURA 

di vetro per la quale penetrino le specie 
del B. C. Dico che stando fermo 1' occhio 
A. la grandezza della pittura fatta per l' i- 
mitazioue di esso B. C. deve essere ai tanto 
minor figura , quanto il vetro D. E. sarà 
più vicino air occhio A. e deve essere e- 
gualmente finita . E se tu finirai essa figu- 
ra B. C. nel vetro D. E. la tua figura deve 
essere meno finita che la figura B. C. e più 
finita che la figura M. N. fatta su 'l vetro 
F. G. perchè se P. O. figura fusse finita 
come la naturale B. C. la prospettiva d'es- 
so O. P. sarebbe falsa , perchè quanto alla 
diminuzione della figura essa starebbe be- 
ne , essendo B. C. diminuito in P. O. ma 
il finito non si accorderebbe con la distan- 
za , perchè nel ricercare la perfezione del 
finito del naturale B. C. allora B. C. par- 
rebbe nella vicinità O. P. ma se tu vorrai 
ricercare la diminuzione del O. P. esso 
O. P. par essere nella distanza B, C. e nel 
diminuire del finito al vetro E. G. 

GAP. LXXII. 

Delle cose finite , e delle confuse . 

Le cose finite e spedite si debbono far 
d'appresso, e le confuse, cioè di termini 
confusi, si fingono in parti remole. 



DILK)N. DAVINCI. 43 

GAP. LXXIII. 

Delle Jigure che son separate , acciocché 
non pajano congiunte. 

Li colori di che tu vesti le figure sie- 
no tali che diano grazia l'uno all' altro: e, 
quando un colore si fa campo dell' altro , 
sia tale ohe non pajano congiunti e appic- 
cati insieme , ancor che fussero di medesi- 
ma natura di colore, ma sieno varj, di chia- 
rezza tale , quale richiede 1' interposizione 
della distanza , e della grossezza dell' aria , 
che fra loro s' inframetle , e con la mede- 
sima regola \adi la notizia de' loro termi- 
ni , cioè più o meno espedill o confusi , 
secondo che richiede la loro propinquità o 
re mozione . 

GAP. LXXIV. 

Se il lume (lev esser tolto in faccia , o da 
parte , e quale dà più grazia. 

Il lume tolto in faccia alli volti posti 
a pareti laterali, le quali siano oscure, fia 
causa che tali volti aranno gran rilievo , e 
massime avendo il lume da alto : e questo 
rilievo accade , perchè le parti dinanzi di 
tal volto sono alluminale dal In me univer- 
sale dell' alia a quello anteposta , onde tal 
parte allurainaU ha omhre quasi insensibi- 



44 TRATT. DELLA PITTURA 

11, e dopo esse parti dinanzi del volto se» 
£;(iilano le parti laterali , oscurate dalle pre- 
dette pareti laterali delle stanze , le quali 
tanto più oscurano il volto , quanto esso 
volto entra fra loro con le sue parti : ed ol- 
tre di questo sci^nita che il lume che scen- 
de da alto priva di se tutte quelle parti 
alle quali è fatto scudo dalli rilievi dei vol- 
to , come le ciglia che sottraggono il lume 
air incassatura degl' occhi , e il naso che lo 
toglie a gran parte della hocca, e il mento 
alla gola , e simili altri rilievi . 

GAP. LXXV. 

Della riverberazione. 

Le riverberazioni son causate dai cor])i 
di chiara qualità, di piana e semidensa su- 
perficie, li quali percossi dal lume, quello 
a similitudine del balzo della palla riper- 
cuote nel primo obbieUo . 

GAP. LXXYI. 

Dove non può esser riverberazioTie luminosa , 

Tutti i corpi densi si vestono le loro 
superficie di varie qualità di lumi ed om- 
bre . l lumi sono di due nature , V uno si 
domanda originale , e T altro derivativo . 
L' originale dico essere quello che deriva 
da vampa di fuoco , o dal lume del sole , 



DI LION. DA VINCI . 45 

o aria . Lume derivulivo lìa il lume relles- 
so. Ma per tornare alla promessa definizio- 
lìe , dico che riverberazione luminosa non 
fia da quella parte del corpo che lìa volta 
a' corpi ombrosi , come luoi^hi oscuri di 
tetti di varie altezze, d'erbe, boschi ^erdi 
o secchi , li quali , benché la parte di cia- 
scun ramo voUa al lume orii^lnale si vesta, 
della qualità d' esso lume , nientedimeno 
sono tante l' ombre fatte da ciascun ramo 
r un su r altro , che in somma ne resulta 
tale oscurità, che il lume vi è per niente: 
onde non possono simili obbietti dare ai 
corpi ojìpositi alcun lume riilesso . 

C A R LXXYII. 

De riflessi. 

Li rillessi siano partecipanti tanto più 
o meno della cosa dove si generano , che 
della cosa che li genera , quanto la cosa 
dove si generano è di più pulita superficie 
di quella che li genera . 

GAP. LXXVIIL 

De' riflessi de lumi die circondano l' ombre. 

Li ritiessi delle parti illuminate che 
risaltano nelle contraposte ombre allumi- 
nando o alleviando più o meno la loro 
oscurità , secondo che elle sono più o me- 



46 TRATT. BELLA PITTURA 

no vicine , con più o meno di chiarezza ; 
questa tal considerazione è messa in opera 
da molti , e molti altri sono che la fuggo- 
no , e questi tali si ridono 1' un dell'altro. 
Ma tu per fuggir le calunnie dell' uno e 
dell' altro , metti in opera V uno e V altro 
dove son n ecessar j , ma fa che le loro cause 
sieno note, cioè che si veda manifesta cau- 
sa dei ritiessi e lor colori, e cosi manifesta 
la causa delle cose che non rillettono : e 
facendo così non sarai interamente biasi- 
mato, né lodato dalli var] giudizj , li qua- 
li , se non saranno d' intera ignoranza , fia 
necessario che in tutto ti laudino sì V una 
eome r a|tra setta . 

GAP. LXXIX. 

Dove i riflessi de lumi soìio di maggior 
o minor chiarezza. 

Li ridessi de' lumi sono di tanto mi- 
nore o maggiore chiarezza ed evidenza , 
quanto essi iieno veduti in campi di mag- 
giore o minore oscurità : e questo accade , 
perchè se il campo è più oscuro che il ri- 
flesso , allora esso riflesso sarà forte ed evi- 
dente per la differenza grande che hanno 
essi colori infra loro : ma se il ritlcsso sarà 
veduto in campo più chiaro di lui , allora 
tal riflesso si demostrerà essere oscuro ri- 
spetto alili bianchezza con la quale confina, 
e cosi tal riilesso sarà insensibile . 



DI LION. DA VINCI . 47 

GAP. LXXX. 

Qiial parte del riflesso sarà più chiara. 

Quella parte sarà più chiara o allumi- 
nala dal rillesso , clic riceve il lume infra 
angoli più eguali. Sia il luminoso N. {Fig./^.) 
e lo A. B. sia la parte del corpo illumina- 
ta , la quale risalta per tutta la concavità 
opposita , la quale è ombrosa . E sia che 
tal lume, che ridette iu F. sia percorso in- 
fra angoli eguali . E. non sarà ridesso da 
base d'angoli eguali, come si mostra l'an- 
golo E. A. B> che è più ottuso che 1' an- 
golo E. B. A. ma 1' angolo A. F. B. ancor 
che sia infra gì' angoli di minor qualità 
che r angolo E. egli ha base B. A. che è 
tra gl'angoli più eguali che esso angolo E. 
e però (la più chiaro in F. che in E. e an- 
cora sarà più chiaro, perchè sarà più vici- 
no alla cosa che l'allumina , per la sesta 
che dice : quella parte del corpo ombroso 
sarà più alluminata che sarà più vicina al 
suo luminoso . 

GAP. LXXXl. 

De' colori riflessi della carne. 

Li ridessi della carne che hanno lume 
da altra carne sono più rossi, e di più ec- 
cellente incarnazione che uissun' altra parte 



48 TRATT. DELLA PITTURA 

di carne clie sia iiell'' uomo : e questo ac- 
cade per la terza del secondo libro , che 
dice: la superBcie d' ogni corpo opaco par- 
tecipa del colore del suo obbietto; e tanto 
più quanto tale obbietlo gli è più vicino , 
e tanto meno quanto gli è più remoto , e 
qnanto il corpo opaco è maggiore , per' he 
essendo grande esso impedisce le specie de- 
gl' obbietti circostanti, le quali spesse volle 
sono di color varj , li quali corrompono le 
prime specie più vicine , quanJo li corpi 
sono piccioli : ma non manca che non tin- 
ga più un ri (lesso un picciolo colore vici- 
no , che un color grande remoto , per la 
sesta di prospettiva , che dice# le cose gran- 
di potranno essere in tanta distanza, ch'el- 
le parranno minori assai che le picciole 
d' appresso . 

C A V. LXXXIII. 

Dove li ri/lessi sono più sensibili . 

Quel rillesso sarà di più spedita evi- 
denza, il quale è veduto in campo di mag- 
gior oscurità , e quel fia meno sensibile , 
che si vedrà in campo più chiaro : e que- 
sto nasce che le cose di varie oscurità po- 
ste in contrasto , la meno oscura fa parere 
tenebrosa quella che è più oscura , e le 
cose di varie bianchezze poste in contrasto, 
la più bianca fa parere 1' altra meno bian- 
ca che non è . 



DI LION. DA VINCI . 49 

GAP. LXXXUI. 

De riflessi duplicati e triplicati. 

Li riilessi duplicati sono di maggior po- 
tenza che li ridessi semplici, e l'ombre che 
s'interpongono iiìlVa 'i lume incidente, ed 
essi ridessi, sono di poca oscurità. Per esem- 
pio sia A. (^Fiff.5.) il luminoso A N. A S. 
i diretti , S. N. sian le parti d'essi corpi 
alluminate , O. E. sian le parti d'essi corpi 
alluminati dai riilessi , ed il rillesso A. N. 
E. è il rillesso semplice, A. N. O. AS. 0. 
è il rillesso duplicato . Il riflesso semplice 
è detto quello , che solo da uno allumina- 
to è veduto, ed il duplicato è visto da due 
corpi alluminati , ed il semplice E è fatto 
dairalluminato B. D. il duplicato O. si com- 
pone dairalluminato B. D. e dallalluminato 
D. R. e l'ombra sua è di poca oscurità , la 
quale s'interpone infra '1 lume incidente N. 
ed il lume rillesso NO. SO. 

GAP. LXXXIV. 

Coììie nissun colore riflesso è semplice ^ 

ma è misto con le specie 

degli altri colori. 

Nissun colore che ridetta ìiella super- 
ficie d'un altro corpo , tinge essa superficie 
del suo propino colore , ma sarà misto coipk 
Lion. da Tl.nci 4 



5o TRATT. DELLA PITTURA 

li concorsi degli altri colori riflessi, die ri- 
saltano nel medesimo luogo: come sarà il 
color giallo A. {Fig.6) che rifletta nella 
parie dello sferico C. O. E. e nel medesimo 
luogo rillette il colore azzurro B. Dico per 
questa rillessione mista di giallo e di az- 
zurro , che la percussione del suo concorso 
tingerà lo sferico ; e che s'era in se bian- 
co , lo farà di color verde , perchè provato 
è eh' il giallo e l'azzurro misti insieme fan- 
no un bellissimo verde. 

GAP. LXXXV. 

Come rarìssime volte li riflessi sono 
del colore del coj-jjo doDe 
si congiungono. 

Rarissime volte avviene che li riflessi 
siano del medesimo colore del corpo , o del 
proprio dove si congiungono : per esempio 
sia lo sferico D. F. G. K. {J^ig-J-) giallo, 
e l'obbietto che gli riflette addosso il suo 
colore sia B. C. il quale è azzurro , dico 
che la parie dello sferico , eh' è percossa da 
tal riflessione , si tingerà in color verde , 
essendo B. C. alluminato dall'aria o dal sole. 



DI LION. DA VINCI . 5l 

GAP. LXXXVI. 

Dove pia si vedrà il riflesso. 

Infra '1 riflesso di medesima figura , 
grandezza , e potenza , qnclla parte si di- 
mostra più o meno potente , la quale ter- 
minerà in campo più. o meno oscnro . 

Le superficie de' corpi partecipano più 
del colore di quelli obbietti , li quali riflet- 
tono in lui la sua similitudine infra angoli 
più eguali . 

De' colori degli obbietti, che riflettono 
le sue similitudini nelle superficie degli an- 
teposti corpi infra angoli eguali , quel sarà 
più potente, il quale a\ià il suo raggio ri- 
llesso di più breve lunghezza. 

Infra li colori degli obbietti , che si 
riflettono infra angoli eguali , e con qual- 
che distanza nella superficie di contrapposti 
corpi , quel sarà più potente , che sarà di 
più chiaro colore . 

Quell'obbietto riflette più intensamen- 
te il suo colore nell'anteposto corpo, il qua- 
le non ha intorno a se altri colori che del- 
la sua specie . Ma quel riflesso sarà di più 
confuso colore , che da varj colori d' ob- 
bietti è generato . 

Quel colore che sarà più vicino al ri- 
flesso, più tingerà di se esso riflesso, e coiì 
è converso i 



52 TRATT. DELLA PITTURA 

Adunque tu , pittore , fa adoprare ne* 
riilessi dell'erfigie delle figure il colore del- 
le parti de' vestimenti, che sono presso alle 
parti delle carni che le sono più vicine : 
ma non separare con troppa loro pronun- 
ciazione se non bisogna . 

GAP. LXXXVII. 

Decolori de riflessi . 

Tutti i colori ritiessi sono di manco 
luminosità che il lume relto , e tale pro- 
porzione ha il lume incidente col lume ri- 
flesso , quale è quella che hanno infra loro 
le luminosità delle loro cause . 

GAP. LXXXYIII. 

De' termini de' riflessi nel suo campo , 

II termine del riflesso in campo più 
chiaro d'esso riflesso sarà causa che tale ri- 
flesso sarà insensibile : ma se tale riflesso 
terminerà in campo più oscuro di lui , al- 
lora esso riflesso sarà sensibile , e tanto più 
si larà evidente, quanto tal campo fia più 
oscuro , e così è converso , 



CabL^XXJXTX^ 




/',, „,. / 



f DI LION. DA VINCI . 53 

GAP. LXXXIX. 

Del collocar le figure . 

Tanto quanto la parte dell'ignudo D. 
A. {^Fig. 8.) diminuisce per posare, tanto 
Topposita parie cresce : cioè tanto quanto 
la parie D. A. diminuisce di sua misura , 
l'opposita parte sopra cresce alla sua misu- 
ra , ed il bellico mai esce di sua altezza , 
ovvero il membro virile; e questo abbassa- 
mento nasce , perchè la figura che posa so- 
pra un piede, quel piede si fa centro del 
sopraposto peso : essendo così , il mezzo 
delle spalle vi si drizza di sopra , uscendo 
fuori della sua linea perpendicolare , la qual 
linea passa per i mezzi superficiali del cor- 
po : e questa linea più si viene a torcere 
nella sua superiore estremità sopra il pie- 
de che posa ; i lineamenti traversi costretti 
a eguali angoli si fanno co' loro estremi più 
bassi in quella parte che posa , come ap- 
pare in A. B. C. 

GAP. XC. 

Del modo d'imparar bene a comporre 
insieme le figure nelle istorie. 

Quando tu arai imparato bene prospet" 
tiva , e arai a mente tutte le membra e i 
corpi delle cose , sii vago spesse volte nel 



54 TRATT. DELLA PITTURA 

tuo andar a spasso , vedere e considerare i 
siti degli uomini nel parlare, o nel con- 
tendere , o nel ridere , o azzuffarsi insie- 
me , che atti siano in loro , e che atti fac- 
cino i circostanti , spartitori , e veditori di 
esse cose , e quelle notare con brevi segni 
in un tuo picciol libretto, il quale tu deb- 
bi sempre portar teco : e sia di carte tin- 
te , acciò non l'abbi a scancellare , ma mu- 
tare di vecchio in nuovo ; che queste non 
son cose da essere scancellate , anzi con 
gi'andissima diligenza seibate , perchè sono 
tante V infinite forme ed atti delle cose , 
che la memoria non e capace a ritenerle : 
onde queste riserberai come tuoi autori e 
m.aestri . 

GAP. XCI. 

Del po7^ prìma una figura nelT istoria . 

La prima figura nell'istoria farai tanto 
minore che il naturale , quante braccia tu 
la figuri lontana dalla prima linea , e poi 
più le altre a comparazione di quella con 
la regola di sopra . 

GAP. XCII. 

Modo del comporre le istorie . 

Delle figure che compongono l'istorie, 
quella si dimostrerà di maggior rilievo, la 



DILION. DA VINCI. 55 

quale sarà finta esser più vicina all'occhio : 
questo accade per la seconda del terzo che 
dice: Quel colore si dimostra di maggior 
perfezione, il quale ha meno quantità d'a- 
ria interposta fra se e l'occhio che lo giu- 
dica : e per questo l'omhre , le quali mo- 
strano li corpi essere rilevali , si dimostra- 
no ancora più oscure d'appresso che da 
lontano , dove sono corrotte dall'aria inter- 
posta fra l'occhio ed esse ombre : Ja qual 
cosa non accade nell' ombre vicine all'oc- 
chio , dove esse mostrano li corpi di tanto 
maggior rilievo quanto ess« sono di raag* 
giore oscurità . 

GAP. xeni. 

Del comporre l'istorie. 

Ricordati, pittore, quando fai una so- 
la figura, di fuggire gli scorci di quella sk 
delle parti, come del tutto, perchè tu ave- 
resti a combattere con l' igjioranza degl' in- 
dotti in tal arie ; ma nell' istorie fanne in 
tulli i modi che ti accade, e massime nelle 
battaglie , dove per necessità accadono in- 
finiti scorciamenti e piegamenti delli com- 
positori di tal discordia , o vuoi dire paz- 
zia beslialissima . 



56 TRATT. DELLA PITTURA 

GAP. XCIV. 

Varietà d'uomini nelì! istoiic . 

Neil' istorie vi devono esser uomini di 
varie complessioni, stature, carnagioni, at- 
titudini , grassezze, magrezze, grossi, sot- 
tili ; grandi , piccioli , grassi , magri , fieri, 
civili, vecchi, giovani, forti e muscolosi, 
deboli e con pochi muscoli , allegri , ma- 
linconici, e con capelli ricci e distesi, corti 
e lunghi , movimenti pronti e languidi , e 
così varj abiti , e colori , e qualunque cosa 
in essa istoria si richiede. 

C A P. XCY. 

Dell' imparar li ìnovimenti delV uomo . 

Li movimenti dell' uomo vogliono es- 
sere imparati dopo la cognizione delle mem- 
bra , e del tutto , in tutti li moti delle mem- 
bra e giunture , e poi con breve notazione 
di pochi segni vedere Tattitudine degli uo- 
mini nelli loro accidenti senza ch'essi s'av- 
vegghino che tu li consideri: perchè avve- 
dendosene avranno la mente occupata a te, 
la quale avrà abbandonato la fei'ocità del 
suo atto , al quale prima era tutta intenta, 
come quando due irati contendono insie- 
raie , eh' a ciascuno pare aver ragione , li 
quali con gran ferocità muovono le ciglia. 



DILION. DA VINCI. Sy 

e le braccia , e t^li allri membri , con alti 
appropriati alla loro inlcuzione, e alle loro 
parole ; il clic far non potresti , se tu gli 
volessi far lìui^ere tal ira , o altro acciden- 
te, come riso, pianto, dolore, ammirazio- 
ne , paura , e simili ; sicché per questo sii 
vago (li portar teco un libretto eli carie in- 
gessate , e con lo stile d'argento nota con 
brevità tali movimenti, e similmente nota 
gli atti de' circostanti , e loro comparligio- 
ne, e questo t'insegnerà a comporre T isto- 
rie : e quando arai y)icno il tuo libretto , 
mettilo da parte , e serbalo al tuo propo- 
sito ; e il buon pittore ba da osservare due 
cose principali, cioè l'uomo, e il concetto 
suo della mente , cbe serbi in te , il cbe è 
importantissimo . 

GAP. XCVI. 

Del comporre l'istorie. 

Lo studio de' componimenti dell' istorie 
deve essere di porre le figure disgrossata- 
mente , cioè abbozzate, e prima saperle ben 
fare per tutti li versi, e piegamenti, e di- 
stendimenti delle loro membra ; di poi sia 
preso la descrizione di due che arditamen- 
te combatti no insieme, e questa tale inven- 
zione sia esaminata in varj atti, e in vai] 
aspetti : di poi sia seguito il combattei^ 
dell'ardito f;ol vile e pauroso; e queste tali 
azioni , e molti altri accidenti dell'animo , 



58 TRATT. DELLA PITTURA 

siano con grande esamlnazione , e studio 

speculate . 

GAP. XCYII. 

Della 'varietà nell'istorie . 

Dilettisi il pittore ne' componimenlì 
dell' istorie della copia e varietà , e fugga 
il replicare alcuna parte che in essa fatta 
sia , acciocché la novità ed abbondanza at- 
tragga a se, e diletti l'occhio del riguardan- 
te . Dico dunque che nell' istoria si richie- 
de , secondo i luoghi , misti gli uomini di 
diverse effigie , con diverse età ed abili , 
insieme mescolati con donne , fanciulli , ca- 
ni , cavalli, ed edificj , campagne , e colli: 
e sia osservata la dignità e decoro al prin- 
cipe ed al savio , con la separazione dal 
volgo : nemmeno mescolerai li malanconici 
e piangenti con gli allegri, e ridenti : che 
la natura dà che gli allegri stiano con gli 
allcirri , e li ridenti con i ridenti , e cosi 
per il contrario . 

GAP. XGVIII. 

Del dÌDersificare Varie de' volti nell'istorie . 

Comun difetto è ne' pittori Italiani il 
riconoscersi l'aria e figura dell' Imperatore, 
mediante le molte figure dipinte: onde per 
fuggire tale errore non siano fatte né re- 



DILION. DA VINCI. Sg 

pllcate mai, uè in lutto uè in parte le me- 
ue^ime figuic, uè clini) volto si vtcia iiel- 
Taltra istoria . K cjiiaulo osserverai ])iù in 
una istoria, ch'il bruito sia viciiu) al hel- 
lo , e il vecchio al giovane , e il debole al 
forte, tanto più >aga sarà la tua isteria, 
e Tuna per l'altra figura accrescerà in bel- 
lezza. E perchè spesso a\viene che i pitto- 
ri , disegnando qualsivoclia cosa , vogliono, 
ch'ogni minimo seguo di carbone sia vali- 
do, in questo s'ingannano, perchè molte 
sono le volte , che l'animale figuralo non 
ha li moli delle membra appropriati al 
moto mentale : ed avendo egli fatta bella 
e grata raembrifìcazione , e ben fluita , gli 
parerà cosa ingiuriosa a mutare esse mem- 
bra , 

GAP. XCIX. 

Dell' accoìJipagn are li colori Tun con l' altro ^ 
e che runa dia grazia all'altro . 

Se vuoi fare che la vicinità d'un co- 
lore dia grazia all'altro che con lui confina, 
usa quella regola che si vede fare alli rag- 
gi del sole nella composizione dell' arco ce- 
leste , li quali colori si .generano nel moto 
della pioggia , perchè ciascuna gocciola si 
trasmuta nel suo dlscenso in ciascuno dei 
colori di tal arco , come s'è dimoslralo al 
imo luogo , 



6o TRATT. DELLA PITTURA 

Ora attendi , che ^e tu vuoi fare un' 
eccellente oscurità , dagli per paragone un' 
eccellente bianchezza , e così T eccellente 
Lianchezza farai con la massima oscurità ; 
e il pallido farà parere il rosso di più fo- 
cosa rossezza, che non parrebbe per se in 
paragone del pavonazzo . Ecci un altra re- 
gola , la quale non attende a fare i colori 
in se di più suprema bellezza ch'essi natu- 
ralmente siano , ma che la compagnia loro 
dia grazia l'un all'altro , come fa il verde 
al rosso , e così l'opposito , come il verde 
con l'azzurro . Ed ecci una seconda regola 
generativa di disgrata compagnia , come 
l'azzurro col giallo , che biancheggia , o col 
bianco , e simili , li quali si diranno a suo 
luogo . 

GAP. C. 

Del Jaj' vwi e belli colori nelle superficie . 

Sempre a quelli colori , che vuoi che 
abbiano bellezza , preparerai prima il cam- 
po candidissimo , e questo dico de' colori 
che sono trasparenti , perchè a quelli che 
non sono trasparenti , non giova campo 
chiaro , e l'esempio di questo e' insegnano 
li colori de' vetri , i quali quando sono in- 
terposti infra l'occhio e l'aria luminosa , si 
mostrano d'eccellente bellezza , il che far 
non possono avendo dietro a se l'aria tene- 
brosa o altra oicurilà . 



DILION. DA VINCI. 6l 

GAP. CI. 

Decolori dell'ombre di qualunque colore. 

Il colore deirombra di qualunque co- 
lore sempre partecipa del colore del suo 
obbielto , e tanto più o meno quanto egli 
è più vicino o rimolo da essa ombra , e 
quanto esso è più o meno luminoso . 

GAP. CU. 

Della varietà che fanno li colori delle cose 
remote e propinque. 

Delle cose più oscure cbe l'aria, quel- 
la si dimostrerà di minor oscurità , la q aa- 
le sia più remota : e delle cose più ciliare 
cbe Taria , quella si dimostrerà di minor 
biancbezza , cbe sarà più remota dall'oc- 
cbio : pcrcbè delle cose più ciliare e più 
oscure cbe l'aria , in lunga distanza scam- 
biando colore , la cbiara acquista oscurità , 
e l'oscura acquista cbiarczza . 

GAP. CHI, 

In quanta distanza si perdono li colorì 
delle cose integramente . 

Li colori delle cose si perdono intera- 
mente in maggior o minoi" distanza , secon- 



62 TRATT. DELLA PITTURA 

do che gli occhi , e la cos i veduta saranno 
in maggior o minor ahezza. Provasi perla 
settima di questo , che dice : l'aria è lauto 
più o meno grossa , quanto più ella sarà 
più vicina o remola dalla terra . Adunque 
se l'occhio e la cosa da lui veduta saranno 
"vicini alla terra , allora la giossezza dell aria 
inierposta fra l'occhio e la cosa , impedirà 
assai il colore dell « cosa veduta da esso oc- 
chio . Ma se tal occhio insieme con la cosa 
da lui veduta saranno remoli dalla terra , 
allora tal' aria occuperà poco il colore del 
predetto obbietto : e tante sono le varietà 
delle distanze , nelle quali si perdono i co- 
lori degli obbietti , quante sono le varietà 
del giorno , e quante sono le vajietà delle 
grossezze o sottilità dell'aria , per le qualr 
peuelrano all'occhio le specie de'colori delli 
predetti obbietti . 

GAP. CIV. 

Colore dell'ombra del bianco . 

L'ombra del bianco veduta dal sole e 
dall'aria ha le sue ombre traenti all'azzur- 
ro, e questo nasce perchè il bianco per se 
non è colore , ma è ricetto di qualunque 
colore, e per la quarta di questo , che di- 
ce : la supei'ficie d'ogni corpo partecipa del 
colore del suo obbietto ; egli è necessario 
che -ilei li parte della superfìcie bianca par- 
tecipi del calore dell'aria suo obbietto. 



DI LION. DA VINCI . 63 

C A P. CV. 

Qual colore farà ombra più nera . 

Quell'ombra parteciperà più del nero , 
che si genererà in più bianca superfìcie, e 
questa avrà maggior propensione alla va- 
rietà che nissun altra superficie ; e questo 
nasce perchè il bianco non è connumerato 
infra i colori, ed è ricettivo d'ogni colore, 
e la superficie sua partecipa più intensa- 
mente de'colori delli suoi obbietti che nis- 
sun altra superficie di qualunque colore, e 
massime del suo retto contrario , che è il 
nero, (o altri colori oscuri),, dal quale il 
bianco è più remoto per natura , e per 
questo ])are, ed è gran differenza dalle sue 
ombre principali alli lumi principali. 

C A P. CYl. 

Del colore che non mostra varietà 
in Darie grossezze d'aria . 

Possibile è che un medesimo colore 
non faccia mutazione in varie distanze , e 
questo accaderà quando la proporzione del- 
le grossezze dell'arie, e le proporzioni delle 
distanze che avranno i colori dall'occhio , 
sia una medesima , ma conversa . Provasi 
così : A. {Fig. ().) sia l'occhio , H. sia un 
colore qual tu vuoi, posto in un grado di 



64 TRATT. BELLA PITTURA 

distanza remoto dairocchio , in aria di quaty 
tro gradi di gios!>ezza, ma pci'chè il secon- 
do grado di sopra A. M N. L. ha la metà 
Siù sottile , l'aria portando in essa il me- 
esimo colore , è necessario che tal colore 
sia il doppio più remoto dall' occhio che 
non era di prima : adarKjue gli porremo li 
due gradi A. F. ed F. G. dis(^osto dalloc- 
chio , e sarà il colore G. , il quale poi al- 
zando nel grado di doppia sottilità alla se- 
conda in A. M. N. L. che sarà il grado 
O. M P. N. , egli è necessario che si:* po- 
sto nell'altezza E. , e sarà distaiita dall'oc- 
chio tutta la linea A. E. , la quale si pro- 
va valere in grossezza d'aria quanto la di- 
stanza A. G. , e provasi cosi . Se A. G. di- 
stanza ìnteiposta da una medesima aria in- 
fra l'occhio e '1 colore occupa due gradi , 
ed A. E. due gradi e mezzo , questa di- 
stanza è sutìiclente a fare che il coloi-e G. 
alzato in E. non si varj di ^ua potenza , 
perdìo il grado A. C. ed il grado A. F. 
essendo una medesima grossezza d'aria son 
simili ed eguali , ed il grado G. D. benché 
sia eguale in lunghezza alm-ado F. G. non 
e simile in grossezza d aria , perclie egli e 
mezzo nell aria di doppia grossezza all'aria 
di sopra , della quale un mezzo grado di 
distanza occupa tanto il colore , quanto si 
faccia un grado intiero dell'aria di sopra , 
che è il doppio più sottile che l'aria che 
gli confin.'i di sotto Adunque calcolando 
prima la grossezza dell'aria , e poi le di- 



DI IION. DA VINCI. G5 

Stanze , tu vedrai i colori variali di sito , 
cbe uon avranno mutalo di bellezza; e di- 
remo così per la calcolazione della grossez- 
za dell'aria : il colore IJ. è posto in quattro 
gradi di grossezza d'aria : G. coloie , è po- 
sto iji aria di due gradi di grossezza : E. 
colore si Irova in aria d'un grado di gros- 
sezza : ora vediamo se le distanze sono iu 
proporzione eguale, ma e n versa., 11 colore 
ìi. si trova di»>lante dall occhio a due gradi 
e mezzo di distanza. 11 G. due gradi, IH. 
un grado : questa distanza non scontra cou 
la ])roporzioue della grossezza , ma è neces- 
sario fare una terza calcolazione, e quest'^^ 
che ti bisogna dire . Il grado A. C. come 
fu detto di sopra , è simile ed eguale al 
grado A. F. ed il mezzo grado C. B. è si- 
mile ma non eguale al grado A. F. , per- 
chè è solo un mezzo giado di lunghezza , 
il quale vale un grado intiero dell'aria di 
so])ra . Adunque la calcolazione trovata sa- 
tisfa al ])roposito , perchè A. C. vale due 
gradi di grossezza dell'aria di sopra , ed il 
mezzo grado C. B. ne vale un intiero d'essa 
aria di sopra , sicché abbiamo tre gradi in 
valuta d'essa grossezza di sopra , e uno ve 
n è dentro , cioè B. E. esso quarto. Segui- 
ta A. H. ha quattro gradi di grossezza d'a- 
ria : A. G. ne ha ancora quattro , cioè A. 
F. ne ha due , ed F. G. due altri, che fa 
quailro . A. E. ne ha ancora quattro, per- 
chè A. C. ne tiene due , ed uno C. D. che 
Ò la metà dclTA. C. e di quella medesimo, 
Li(fn. {la flnci 5 



66 TRATT. DELLA PITTURA 

aria , ed uno intero ne è vii sopra nell'ana 
sottile che fa quattro . Adunque se la di- 
sianza A. E. non è doppia della distanza 
A. G. ne quadrupla dalla distanza A. H. 
ella è restaurata dal G. D. mezzo grado 
d'aria grossa che vale un grado intero del- 
l'aria più sottile che gli sta di sopra ; e così 
è concluso il nostro proposito , cioè che il 
colore H. G. E. non si \aria per varie di- 
stanze. 

GAP. GYII. 

Della prospettiva decolori. 

D'un medesimo colore posto in varie 
distanze ed eguale altezza , tal sia la pro- 
porzione del suo rischiaramento , qual sarà 
quella delle distanze che ciascuno d'essi co- 
lori ha dall'occhio che li vede. Provasi, 
sia che E. B, G. D. ( Fig. io. ) sia un me- 
desimo colore : il p>rimo E. sia posto due 
gradi di distanza dall'occhio A : il secondo 
eh' è B. sia discosto quattro gradi : il terzo 
eh' è G. sia sei gradi : il quarto eh' è D. sia 
otto gradi , come mostrano le definizioni 
de'circoli che si tagliano su la linea, come 
si vede sopra la linea A. R. di poi A. 
R. S. P. sia uu grado d'aria sottile : S. 
P. E. T. sia un grado d'aria più grossa : 
seguirà che il primo colore E. passerà al- 
l'occhio per un grado d'aria grossa E. S. , 
e per uu grado d'aria men grossa S. A. , 



DI LION. DA VINCI. 6j 

ed il colore B. manderà la sua sirtillitudiae 
all'occhio A. per due gradi d'aria grossa , 
e per due (.Iella meu grossa , ed il C. la 
mauderà per tre gradi della grossa , e per 
tre della meu grossa; ed il colore D. per 
quattro della grossa, e per quattro della 
meu grossa , e così abbiamo provato qui 
tal essere la proporzione della dlrainu/iouc 
de'colori , o vuoi dire perdimenti, quale è 
quello delle loro distanze dall'occhio che li 
vede; e questo solo accade ne' colori che 
sono di eguale altezza , perchè ni quelli 
che sono d'altezza ineguale, non si osserva 
la medesima regola , per esser loro in arie 
di varie grossezze , che fauno varie occu- 
pazioni a essi colori . 

GAP. CVIII. 

Del colore che non si muta in 'varie 
grossezze d'aria . 

Non si muterà il colore posto in di- 
verse grossezze d aria ,, quando sarà tanto 
più remoto dall'occhio l'uno che l'altro; 
quanto si troverà in più sottil'aria l'uno 
che l'altro . Provasi così : Se la prima aria 
bassa ha quattro gradi di grossezza , ed il 
colore sia distante un grado dall'occhio , e 
la seconda aria più alta abbia tre gradi di 
grossezza , che ha perso un grado , fa che 
il colore acquisti un grado di distanza ; e 
quando l'aria 2)iù alla bei perso due gradi 



G8 TRATT. DELLA PITTURA 

di £»rossczza, ed il colore ha acquistato due 
gradi di distanza, allora tale è il primo co- 
lore quale è il terzo ; e per abbreviare, se 
il colore s^nnalza tanto ch'entri nell'aria, 
che abbia perso tre gradi di grossezza , ed 
il colore acquistato tre gradi di distanza , 
allora tu ti puoi render certo , che tal per- 
dita di colore ha fatto il colore alto e re- 
moto, quanto il colore basso e \icino , per- 
chè se l'aria alla ha perduto tre quarti tlel- 
]a grossezza JcU'arla bassa, il colore nell'al- 
zrirsi ha acquistato li tre quarti di tutta la 
distanzi^ per la quale egli si trova remoto 
dall'occhio ; e cosi si pi'ova F intento nostro. 

C A P. CIX. 

6"^ // colori K'avj possono essere o parere 

cruna uniforme oscurità , mediante 

una medesima ombra . 

Possibile è che tutte le varietà de' co- 
lori da una medesima ombra pajano tramu- 
tate nel color d'esse prahre. Questo si ma- 
nifesta nelle tenebre d'una notte nubilosa , 
nella quale nissuna figura o color di corpo 
si comprende ; e perchè tenebre altro non 
è die privazione di luce incidente e rltles- 
sa , mediante la quale tutte le figure e co- 
lori de'corpi si comprendono , egli è ne- 
cessario che tolto integramente la causa del- 
la luce , che manchi l'effclto e ìnognì^-ione 
de'colori e figure de'predetli corpi . 



DI LIDN, DA VINCI. " 69 

GAP. ex. 

IDeUa causa de' perdimenti decolori e figure 

de' corpi y mediante le tenebre 

che pajono e non sono . 

Molti sono i siti in se alluminali , e 
chiari che si dimostrano lenehrosi , ed al 
tutto privi di qualunque Aarielà di colori 
e fìij;ure delle cose che in esse si ritrovano : 
questo avviene per causa della luce dell'aria 
alluminata che infra le cose vedute e l'oc- 
chio s' interpone , come si vede dentro alle 
iinestre che sono remote dall'occhio , nelle 
quali solo si conquende una uniforme oscu- 
lila assai tenebiosa , se tu entrerai poi den- 
tro a essa casa , tu vedrai quelle in se es- 
ser forte allumiiialt;, e potrai sj)editamente 
comprendere o£i;ni minima parte di qua- 
lunqne cosa dentro a tal llnestra , che tro- 
var si ])olesse . K qnestii tal dimostrazione 
nasce ])cr difetto tlell'occhio, il quale vinto 
<lalla so\erchla luce dell'aria , ristringe assai 
la ii,raude/./,a della sua ]>iq)illa, e per que- 
sto manca assai della sua ])otenza : e nelli 
luoghi più oscuri la ])iq)llla si allarga , e 
tanto cresce di i^oteaza , quant'ella acquista 
di grandezza . Provalo nel secondo della 
mia j)rospcttlva . 



ro TRATT. DELLA PITTLTIA 

GAP. CXI. 

Come nissuna cosa mostra il suo color 

i^ero s'ella no?i ha lume da 

un altro sbiiil colore . 

reissima cosa (llmostrerà mai il suo pro- 
prio colore, se il lume che l'illumina non 
è in tutto d'esso colore , e questo si mani- 
festa nelli colori rie' panni, dc'quali le pie- 
ghe illuminale , che riflettono o danno lu- 
me alle contrapposte pieghe , li fanno di- 
m^ostrare il loro \ero colore. 11 medesimo 
fa la foglia dell'oro nel dar lume l'una al- 
l'altra , ed il contrario fa da pigliar lume 
da un altro colore . 

GAP. CXII. 

Decolori che si climostrario variare dal turo 

essere, mediante li paragoni 

de' lor campi, 

Nlssun termine di colore uniforme si 
dimostrerà essere eguale , se non termina 
in campo di colore simile a lui . Questo si 
vede manifesto quando il nero termina col 
Llanco , che ciascun colore pare più nobile 
nelli confini del suo contrario che non pa- 
rerà nel suo mezzo. 



DI LION. DA VINCI. 7I 

GAP. CXIII. 

Della mutazione de' colorì trasparenti dati 

messi sopra di',' ersi colori , con 

la lor diversa relazione. 

Quando un colore trasparente è sopra 
un allro colore variato da luì, si compone 
un color misto diverso da ciascun de' sem- 
plici che lo compongono . Questo si vede 
nel fumo che esce dal cammino , il quale 
quando è rincontro al nero d'esso cammino 
si fa azzurro , e quando s' innalza al ri- 
scontro dell'azzurro dell'aria pare herettiuo , 
o rosseggiante . E così il pavonazzo dato 
sopra l'azzurro si fa di color di viola ; e 
quando l'azzurro sarà dato sopra il giallo , 
egli si fa verde , ed il croco sopra il bian- 
co si fa giallo , ed il chiaro sopra l'oscurità 
si fa azzurro , tanto più bello , quanto il 
chiaro e l'oscuro saranno più eccellenti . 

GAP. GXIV. 

Qual parte d'un medesimo colore 
si mostrerà più bella in pittura . 

Qui è da notare qual parte d'un me- 
desimo colore si mostra più bella in pittu- 
ra, o quella che ha il lustro, o quella che 
lia il lume , o cpiella dell'ombre mezzane , 
o quella dell'oscure , ovvero iii tr^ispai'cnza. 



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DI MON. DA VINCI* 78 

GAP. CXVII. 

Qìmì parte del colore raglonevolmerste 
deve esser più bella. 

Se A. (^Fif^. II.) fia il lume, e B. fia 
ralluraìualo per linea da esso lume : E. che 
non può vedere esso lume , vede solo la 
parete alluminata , la qual parete diciamo 
che sia rossa. Essendo così , il lume che si 
genera alla parete somiglierà alla sua ca- 
gione , e tingerà in rosso la faccia E. , e 
se E. lìa ancora egli rosso , vedrai essere 
mollo più bejlo che B. , e se E. fosse gial- 
lo , vedrai crearsi un color cangiante fra 
giallo e rosso . 

GAP. GXAail. 

Coìne il hello del colore debh' esser 
ne' lumi . 

Se noi vediamo la qualità de' colori es- 
ser conosciuta medianle il lume, è da giu- 
dicare che dove è più lume quivi si vegga 
più la vera qualità del colore alluminato , 
e dove è più tenebre il colore tingersi nel 
colore d'esse tenebre . Adunque , tu, pitto- 
re , ricordati di mostrare la verità de'colori 
iji tal parie alluminata. 



-74 TRATT. DELLA PITTURA 

GAP. CXIX. 

Del color verde faUo dalla ruggine 
di rame , 

Il verde fatto dal rame , ancor che tal 
color sìa messo a olio , se ne \a in fumo 
la sua bellezza , s'egli non è subito iuver- 
nicato: e non solamente se ne va in fumo, 
ma s'egli sarà lavato con una spogna ba- 
gnala di semplice acqua comune , si leverà 
dalla sua tavola , dove è dipinto , e massi- 
mamente se il tempo sarà umido; e questo 
nasce perchè tal verderame à' fatto per for- 
za di sale , il qual sale con facilità si risol- 
ve ne' tempi piovosi , e massimamente es- 
sendo bagnato e lavalo con la predetta spo- 
gna . 

GAP. GXX. 

Aumentazione di bellezza nel 'verde-rame . 

Se sarà misto col verde-rame l'aloe ca- 
vallino , esso verde-rame acquisterà gran 
bellezza, e più acquisterebbe il zafferano, 
se non seii' andasse in fumo. E di questo 
aloe cavallino si conosce la bontà quando 
esso si risolve nell'acquavite essendo calda, 
che meglio lo risolve , che quando essa è 
fredda . E se tu avessi fìnilo un'opera con 
esso verde semplice , e poi soltilmeutc la 



DI LION. DA VINCI. j5 

Telassi con esso aloe risoluto in acqua, al- 
lora essa opera il l'arebbe di bellissimo co- 
lore ; ed ancora esso aloe si può macinare 
a olio per se, ed ancora insieme col verde- 
rame , e con ogni altro colore che ti pia- 
cesse . 

C A P. CXXI. 

Della jnistìoiie decolori l'un con l altro. 

Ancora che la mistione de'colori Tua 
con l'altro si stenda verso l'infinito , uou 
resterò per questo che io non ne faccia un 
poco di discorso . Ponendo prima alquanti 
colori semplici, con ciascun di quelli mesco- 
lerò ciascuno degli altri a uno a uno , e 
poi a due a due , ed a tre a tre , e cosi 
seguitando pei^ino all' intero numero di tutti 
11 colori ; poi ricomincierò a mescolare li 
colori a due con due , ed a tre con tre , 
e poi a quattro , così seguitando sino alla 
fine , sopra essi due colori semplici se ne 
metteranno tre , e con essi tre accompa- 
gnerò altri tre , e poi sei , e poi seguiterò 
lai mistione in tutte le proporzioni. Colori 
semplici domando quelli che non sono com- 
posti , nò si possono comporre per via di 
mistione d'altri colori , nero , bianco ; ben- 
cliè questi non sono messi fra'colori , per- 
chè l'uno è tenebre, Taltro è luce, cioè 
l'uno è privazione , e l'altro è generativo : 
ma io non li voglio per questo lasciare iu' 



^S TRATT. DELLA PITTURA 

ilielro , perchè in pittura sono lì principa- 
li , conciossiachè la ])illura si i composta 
d'ombre , e di lumi, cioè di chiaro e oscu- 
ro . Dopo il nero e il bianco seguita l'az- 
zurro^ e giallo, poi il verde e lionato, cioè 
tanè, o vuoi dire ocria ; di poi il morello, 
cioè pavonazzo , ed il losso : e questi sono 
otto colori, e più non è in natura, de'quali 
io comincio la mistione . E sia primo nero 
e l)ianco , di poi nero giallo , e nero e ros- 
so , di poi giallo e nero , e giallo e rosso ; 
e perchè qui mi manca carta , dice lauto- 
ì'e , kisccrò a far tal distinzione nella mia 
opera con lungo processo, il quale sarà di 
grand' utilità , anzi necessariissimo ; e que- 
sta tal descrizione s' intramelterà infia la 
teorica e la pratica . 

GAP. CXXll. 

Della superficie d'ogni corpo ombroso. 

La superficie d'ogni corpo ombroso par- 
tecipa del colore del suo obbietlo . Questo 
lo dimostrano li corpi ombrosi con certez- 
za , conciossiachè nissuno de'predetti corpi 
mostra la sua figura, o colore, se il mezzo 
interposto fra il corpo ed il luminoso non 
è alluminalo . Diremo dunque che se il 
corpo opaco sia giallo, ed il luminoso sia 
azzurro, che la parte alluminata Ila verde, 
il qual verde si compone di giallo e azzurro. 



DI UON. DA VINCI. 77 

C A P. CXXIII. 

Qual è la superficie ricettiva di pia colori. 

Il bianco è più ricettivo di qualunque 
colore che nissun'allra superfìcie ui qualun- 

2 uè corpo che non è specchialo . Provasi , 
icendo che ogni corpo vacuo è capace di 
ricevere quello che non possono rice^ ere M 
corpi che non sono vacui , diremo per que- 
sto che il bianco è vacuo , o vuoi dir pri- 
vo di qualunque colore , ed essendo egli 
alluminato del colore di qualunque lumi- 
noso, partecipa più d'esso luminoso che 
non farebbe il nero , il quale è simde ad 
un vaso rotto, che è privo d'ogni capacità 
a qualunque cosa . 

C A P. CXXIV. 

Onal corpo si tinffe/7Ì pia del colore 
del suo abbietto . 

La superficie d'ogni corpo parteciperà 
più interamente del color di quelfobbietto, 
il quale gli sarà più vicino . Questo avvio- 
ne , perchè l'obbietto vicino occupa più 
raolfltudlnc di varietà di specie , le quali 
venendo a ossa superfìcie de' corpi corrf>m- 
perebbcro jìiii la superfìcie di tal obbietto, 
che non fareb])e esso colore , se fosse ri- 
moto ; t,Ml occupando tali specie , esso co- 



78 TRATT. DELLA PITTURA 

lore dimostra più iulegrameute la sua na- 
tura in esso corpo opaco . 

GAP. CXXV. 

Qiial coij>o si dimostrerà di più bel colore. 

La superficie di quell'opaco si mostre- 
rà di più perfetto colore , la quale avrà 
per vicino obbietto un colore simile al suo . 

GAP. CXXVI. 

Dell' incarnazione de volti . 

Quel de'corpi più si conserva in lun- 
ga distanza che sarà di mai^gior quantità . 
Questa proposizione ci mostra che il viso 
si faccia Obcuro nelle distanze, perchè l'om- 
bra è la maggior parte eh abbia il volto , 
e i lumi son minimi; e però mancano in 
breve distanza ,• ed i miuimissimi sono i 
loro lustri, e questa è la causa che restan- 
do la parte più oscura, il viso si faccia e 
si mostri oscuro . E tanto più parrà trarre 
in nero , quanto tal viso avrà in dosso o 
in testa cosa più bianca . 



DI LEON. DA VINCI. 79 

GAP. CXXVU. 

Modo di ritrarre il rilievo , e di preparare 
le carte per questo . 

I pittori per ritrarre le cose di rilievo 
debbono tingere la superficie delle carte di 
mez/ana oscurità , e poi dare l'ombre più 
oscure, ed ia ultimo i lumi principali in 
picciol luogo , li quali sono quelli che in 
picclola disianza sono li primi che si per- 
dono all'occhio. 

GAP. CXXVIII. 

Della varietà d'un medesimo colore 
iìi varie distanze dall'occhio . 

Infra li colori della medesima natura , 
quello manco si varia che meno si rimuo- 
ve dall'occhio . Provasi , perchè l'aria che 
s'interpone intra l'occhio e la cosa veduta, 
occupa alquanto la detta cosa ; e se Taria 
interposta sarà di gran somma , allora la 
cosa veduta si tinge torte del colore di lai 
aria, e se l'aria sarà di sottile quantità, 
allora l'obbielto sarà poco impedito . 



8o TRATT. DELLA PITTURA 

GAP. CXXIX. 

Della verdura veduta in campagna. 

Della verdura veduta in campagna di 
pari qualità, quella parte essere più oscura 
che sarà nelle piante degli alberi , e più 
chiara si dimostrerà quella de'prati. 

GAP. GXXX. 

Qual verdura parrà più d'azzurro^ 

Quelle verdure si dimostreranno par- 
tecipare più d'azzurro , le quali saraimo di 
più oscura ombrosità ; e questo si prova 
per la settima che dice , che l'azzurro si 
compone di chiaro e d'oscuro in lunga di- 
stanza . 

GAP. GXXXl. 

Qual è cjuella superficie che meno die 

l'altre dimostra il suo 

vero colore. 

Quella superficie mostrerà meno il suo 
vero colore , la quale sarà più tersa e pu- 
lita . Questo vediamo nell'erbe de'prati , e 
nelle foglie degli alberi , le quali essendo 
di pulita e lustra superficie , pigliano il lu- 
stro , nel quale si specchia il sole , o l'aria 



DI LION. DA VINCI. 8f 

rlie r allnraìna , e cosi in quella parte del 
lustro sono private del naturai colore. 

GAP. CXXXII. 

Qual corpo mostrerà pia il suo vero colore. 

Quel corpo più dimostrerà il suo vero 
colore , del quale la superficie sarà meu pu- 
lita e piana. Questo si vede ne' panni lini, 
e nelle foglie dell' erbe ed alberi clie sono 
pelosi, nelle quali alcun lustro non si può 
generare , onde per necessità non potendo 
specchiare gì' obbietti , solo rendono alF oc- 
chio il suo vero colore e naturale; non es- 
sendo quello corrotto da alcun corpo che 
r allumini con un colore opposito , come 
quello del rossor del sole, quando tramon- 
ta , e tinge li nuvoli del suo proprio colore, 

GAP. GXXXIII. 

Della chiarezza de paesi. 

Mai li colori , vivacità e chiarezza de' 
paesi dipinti aranno conformità con paesi 
naturali alluminati dal sole, se essi j^aesi 
dipinii non saranno alluminati da esso sole. 



JLion, da Trinci 



82 TRATT. DELLA PITTURA 

GAP. CXXXIV. 

Prospettiva comune della diminuzione 
de colori in lun^u distanza . 

L' aria sarà tanlo meno partecipante 
del coiore azzurro , quanlo essa è più vi- 
cina all' orizzonte : è tanto più oscura , 
quanlo ella a esso orizzonte è più remota . 
Questo si prova per la terza del nono che 
mostra che quel corpo sarà manco allumi- 
nato dal sole , il quale lia di qualità più 
rare. Adunque il fuoco, elemento che ve- 
ste l'aria, per esser lui più raro e più sot' 
tile che l'aria, manco ci occupa le tenebre 
che son sopra di lui che non fa essa aria, 
e j)€r conseguenza Y aria corpo men raro 
che il fuoco più s' allumina dalli raggi so- 
lari che la penetrano , e alluminando I' in- 
finità degl' atomi , che per essa s' infondo- 
no, si rende chiara alli nostri occhi: onde 
penetrando per essa aria la specie delle so- 
praddette tenebre , necessariamente fa che 
essa bianchezza d' aria ci ])are azzurra , co- 
me è provalo nella terza del decimo; e tanlo 
ci parrà di azzurro più chiaro, quanto fra 
esse tenebie e gf orchi nostri s' interporrà 
maif"ior grossezza d'aria. C<nne se l'occhio 
di chi Jo considera liisse P. ( Fig. i2 ) e 
gu.-ìrdasse sopia di se la grossezza dell'aria 
P. R. poi declinando alquanto , F occhio 
vedesse l'aria per la linea P. S. la quale gli 



DI LION. DA VINCI. 83 

parrà più chiara , per esser maggior gros- 
sezza d' aria per la liuea P. S. che per la 
linea V. R. e se tal occhio s' inchina all' o^ 
rizzonte, vedrà l'aria quisi in tutto privata 
d'azzurro; la qual cosa seguita, perchè la 
linea del vedere penetra molto maggior 
somma d' aria per la rettitudine P. D. che 
per r obliquo t*. S. , e cosi si è persuaso 
il nostro intento . 

GAP. CXXXV. 

Delle cose specchiate nell acqua de "paesi , 
e prima dell' aria . 

Queir aria sola sarà quella che darà 
di se simulacro nella superficie dell'acqua, 
la quale rìiletta dalla superlicie dell' acqua 
idi' occhio infra angoli eguali , cioè che 
l'angolo dell'incidenza sia eguale all' angolo 
della rillessione . 

GAP. GXXXVI. 

Diminuzione de' colori per mezzo interposto 
infra loro e l' occhio . 

Tanto meno dimostrerà la cosa visi- 
bile del suo naturai colore, quanto il mez- 
zo interposto fra lui e l'occhio sarà di mag- 
gior grossezza . 



84 TRATT. DELLA PITTURA 

GAP. c:\xxvii. 

De campi che si convengono alt ombra 
ed a Lumi. 

Li campi clie convengono a V ombre 
ed a' lumi, ed alli termini aJluminati e adom- 
brati di qualunque colore, faranno ])iù ^e- 
parazlone 1' un dair altro , bC saranno più 
varj , ciò ' eli' un colore oscuro ncn deve 
terminare in altro colore oscuro, ma nuli© 
vario, cioè bianco; e partecipante di bian- 
co , in quanto puoi oscuro , o traente al- 
l' oscuro . 

GAP. GXXXYIII. 

Coìne si deve riparare , quando il bianco 

si termina in bianco , e /' oscuro 

in oscuro . 

Quando il colore d' un corpo bianco 
s' abbatte a terminare in campo bianco , al- 
lora i bianchi o saranno eguali, o no : e se 
saranno eguali , allora quello che ti è più 
vicino si farà alquanto otcuro nel termine 
che egli fa con esso bianco : e se tal cam- 
po sarà men bianco che il colore che in 
lui campeggia , allora il carapeggiante spic- 
cberà per se medesimo dal suo difierenle 
senz'altro ajuto di termine oscuro. 



DI LION. DA VINCI. 85 

GAP. CXXXIX. 

Della natura de colori de' ■campi sopra 
li quali campeggia il bianco . 

La cosa bianca si dimostrerà più bian- 
ca cbe sarà in campo più oscuro, e si di- 
mostrerà più oscura che (ìa in campo più 
hiauco : e questo ci ha insegnato il fioccar 
della neve , la quale, quando noi la vcg- 
giamo nel campo dell' aria , ci pare oscu- 
Y^ , e quando noi la veggiamo in campo 
di alcuna finestra aperta , per la quale si 
vede r oscurità deir ombra d'essa casa, al- 
lora essa neve si mostrerà bianchissima; e 
la neve d'appresso ci pare veloce, e da lon- 
tano tarda, e la vicina ci pare di continua 
quantità , a guisa di bianche corde , e la 
remota ci pare discontinua. 

GAP. GXL. 

De' campi delle figure . 

Delle cose d'egual cbiarezza quella si 
dimostrerà di minor chiarezza, la quale sa- 
rà veduta in campo di maggior bianchez- 
za , e quella parrà più bianca , che cam- 
peggerà in spazio più oscuro : e T incar- 
nata parrà pallida in campo rosso , e la 
pallida |)arrà rosseggiante , essendo veduta 
in campo giallo : e similmente li colori sa- 



86 TRATT. DELLA PITTURA 

ranno giudicati quello che non sono me- 
diante li campi che li circondano . 

GAP. CXLL 

Z)e' campi delle cose dipinte . 

Di grandissima dignità è il discorso de' 
campi ne' quali campeggiano li corpi opa- 
chi vestiti d'ombre e di lumi, perchè a 
quelli si conviene aver le parti alluminate 
ne' campi oscuri, e le parti oscure ne' cam- 
pi chiari , siccome per la figura vien dimo- 
stralo {Fig. i3. ) 

GAP. CXLII. 

Di (juelli che fingono in campagna la cosa 
più remota farsi più, oscura . 

Molti sono che in campagna aperta 
fanno le figure tanto più oscure quanto 
esse sono più remote dall' occhio , la qual 
cosa è in contrario , se già la cosa imitata 
non fosse bianca , perchè allora accadereb- 
be quello che di sotto si propone. 

GAP. GXLIII. 

De' colorì delle cose remote daW occhio, 

L' aria tinge più gì' obbietti , eh' ella 
separa dall' occhio , del suo colore , quanto 



DI LIOX. DA VIXCI. 87 

ella sarà di maggior grossez/.a . Adunque 
avendo 1' aria diviso un obbiello oscuro 
con grossezza di due miglia , ella lo tinge 
più , clic quella che ha grossezza d' un mi- 
glio. Risponde qui l'avversario, e diceche 
li paesi hanno gì' alberi d' una medesima 
specie più oscuri da lontano che d'appres- 
so , la qual cosa non è vera , se le piante 
saranno eguali , e divise da eguali spazj : 
ma sarà ben vera se li primi alberi saran- 
no rari , e vedrassi la chiarezza delli prati 
che li dividono , e gì' ultimi saranno spes- 
si ; come accade nelle rive e vicinità de' fiu- 
mi , che allora non si vede spazio di chia^ 
re praterie , ma tutti insieme congiunti , 
facendo ombra l'un sopra l'altro. Ancora 
accade che molto maggiore è la parte om- 
brosa delle piante, che la luminosa, e per 
le specie che manda di se essa pianta all'oc- 
chio , si mostrano in lunga distanzia , e il 
colore oscuro che si trova in maggior quan- 
tità più mantiene le sue specie che la parte 
men oscura : e così esso misto porta con 
seco la parte più potente in più lunga di- 
stanza . 

GAP. CXLIV. 

Gradi di pitture . 

Non è- sempre buono quel che è bel' 
lo, e questo dico per quei pittori che ama- 
no tanto la bellezza de' colori, che non sea- 



88 TRATT. DELLA PITTURA 

za gran conscienza danno lor deliollsslme , 
e quasi insensibil' ombre, non stimando il 
lor rilievo . E in questo errore sono i Len 
parlatori senza alcuna sentenza . 

GAP. CXLY. 

Dello specchi arnento e colore dell' acqua 
del mare veduto da diversi aspetti. 

Il mare ondeggiante non ha colore u- 
niversale , ma chi lo \ede da terra ferma 
il vede di colore oscuro, e tanto più oscu- 
ro quanto è più vicino T orizzonte , e ve- 
desi alcun chiarore , ov\er lustri , che si 
muovono con tardità ad uso di pecore 
bianche ne^^l' armenti , e chi vede il mare 
stando in alto mare lo vede azzurro : e 
questo nasce perchè da terra il mare pnre 
oscuro , perchè vi vedi in lui 1' onde che 
specchiano 1' oscurità della terra, e da allo 
mare paiono azzurre , perchè tu vedi nel' 
l'onde l'aria azzurra di tal' onde specchiata. 

GAP. GXLVI. 

Della natura de' paragoni. 

Li vestimenti neri fanno parer le carni 
de' simulacri umani più bianche che non 
sono , e li vestimenti bianchi fanno parere 
le carni oscure , e i vestimenti gialli le fan- 



DI LTON. DA VINCI. 89 

no parere colorile , e le vesti rosse le di- 
mostrano pallide . 

GAP. CXLYII. 

Del color dell! ombra di qualunque corpo» 

Mai il color dell'ombra di qualunque 
corpo sarà vera , uè propria ombra , se 
r obbletto cbe 1' adombra non è del colore 
del corpo da lui adombralo. Diremo per 
esempio eh' io abbia una abitazione nella 
quale le pareti siano verdi , dico cbe se in 
tal luo^o sarà veduto 1' azzurro , il quale 
sia luminato dalla chiarezza dell' azzurro , 
cbe allora tal parte luminata sarà di bellis- 
simo azzurro, e F ombra sarà brutta , e non 
vera ombra di tal bellezza d' azzurro , per- 
chè si corrompe per il verde che in lui 
riverbera : e pegi^io sarebbe se tal parete 
fusse tanè. 

GAP. GXLYIII. 

Della prospettiva de' colori ne' luoghi oscuri. 

Ne' luoghi luminosi uniformemente de- 
formi insino alle tenebre quel colore sarà 
più oscuro , che da esso occhio fia più re- 
moto . 



Qo tratt. della pittura 

GAP. CXLIX. 

Pt'ospettlva de colori. 

I primi colori debbono esser semplici; 
e i gradi della loro diminuzione insieme 
con li gradi delle distanze si debbono con- 
\enire , cioè cbe le grandezze delle cose 
parteciperanno più della natura del punto 
quanto essi gli saran più vicini , e i colori 
ban tanto più a partecipare del colore del 
suo orizzonte , quanto essi a quello son più 
propinqui . 

GAP. GL. 

De colori . 

II colore cbe si trova infra la parte 
ombrosa e Y alluminata de' corpi ombrosi , 
fìa di minor belle/za che quello , che fia 
interamente alluminato : dunque la prima 
bellezza de' colori fìa ne' principali lumi . 

GAP. GLI. 

Da che nasce V azzurro neW aria, 

L' azzurro nell' aria nasce dalla gros- 
sezza del corpo dell'aria alluminata , inter- 
posta fra le tenebre superiori e la terra : 
r aria per se non ha qualità d' odori , o di 



DILION. DA VINCI. r)I 

sapori , o di colori , ma in se piglia le si- 
milltutliiii delle cose clie dopo lei sono col- 
locate , e tanto sarà di più beli' azzurro 
quanto dietro ad essa saran maggior tene- 
bre , non essendo lei di troppo spazio , uè 
di troppa grossezza d' umidità ; e vedesi 
ne' monti, che hanno più ombre, esser più 
beir azzurro uelle lunghe distanze , e così 
dove e più alluminato , mostrar più il co- 
lor del monte che dell' azzurro appiccatoli 
dell' aria che infra lui e 1' occhio s' inter- 
pone . 

GAP. CLII. 

JDe colori. 

Infra i colori che non sono azzurri , 
quello in lunga distanza parteciperà più 
d' azzurro , il quale sarà più vicino al ne- 
ro , e così di converso si manterrà per lun- 
ga distanza nel suo proprio colore, il quale 
sarà più dissimile al detto nero. Adunque 
il verde delle campagne si trasmuterà più 
neir azzurro , che non fa il giallo o il 
bianco , e così per il contrario il giallo e 
bianco manco si trasmuterà che il verde e 
il rosso . 



g2 TRATT. DELLA PITTURA 

GAP. CLIII. 

De colori. 

I colori posti iieir ombre parteciperan- 
no tanto più o meno della loro naturai 
LeJlezy'a , quanto essi saranno in maggiore 
o minore oscurila . Ma se i colori saranno 
situali in spazio luminoso , allora essi si 
mostreranno di tanta maggior bellezza quan- 
to il luminoso fia di maggior splendore . 
\J avversario dirà : tante sono le varietà de' 
colori dell' ombre , quante sono le varietà 
de' colori che hanno le cose adombrate . E 
io dico che li colori posti nell' ombre mo- 
streranno infra loro tanta minor varietà , 
quanto 1' ombre che vi sono situate fiano 
più oscure , e di questo ne son testimoni 
quelli che dalle piazze guardano dentro le 
porte de' tempj ombrosi , dove le pitture 
vestite di varj colori appariscono tutte ve- 
stite di tenebre. 

GAP. GLIV. 

De campi delle figure de' corpi dipinti. 

II campo che circonda le figure di qua- 
lunque cosa dipinta deve essere più oscuro 
che la parte alluminata d esse figure , e 
più chiaro che la parte ombrosa. 



DI LION. DA VINCI . gS 

GAP. CLY. 

Perchè il bianco non è colore . 

Il bianco non è colore , ma e iu una 
potenza ricettiva d' ogni colore . Quando 
esso è in campagna alla , tulle le sue om- 
bre sono azzurre ; e questo nasce per la 
quarta die dice : la superiicie d ogni cor- 
po opaco partecipa del color del suo ob- 
bielto. Adunque tal bianco essendo privato 
del lume del soie per interposi/ione di qual- 
che obbietlo trasmcbso fra il sole ed esso 
bianco , resta tulio il bianco , che vede il 
sole e l'aria partecipante del color del sole 
e dell'aria, e quella parte che non è vista 
dal sole resta ombrosa , e partecipante del 
color dell'aria: e se tal bianco non vedesse 
la verdura della campagna insino all' oriz- 
zonte , ne ancora vedesse la bianchezza di 
tale orizzonte , senza dubbio esso bianco 
parrebbe essere di semplice colore , del 
quale si mostra essere 1' aria . 

GAP. GLYI. 

De colori . 

11 lume del fuoco tinge ogni cosa in 
giallo; ma ([uesto non apparerà esser Aero, 
se non al paragone deJle cose alluminale 
dall' aria ; e questo paragone si potrà ^ede- 



g4 TÀATT. DELLA PITTURA 

re vicino al fine delia giornata , e slcura- 
meiile dopo l'aurora, e ancora dove in una 
stanza oscura dia sopra V obbietto un spi- 
racolo 4' aria, e ancora un spiracolo di lu- 
me di candela, e in tal luogo certamente 
saran vedute chiare e spedite le loro diffe- 
renze . Ma senza tal paragone mai sarà co- 
nosciuta la lor dìffei-enza , salvo ne' colori 
che bau più similitudine, ma lìan cono- 
sciuti , come bianco dal giallo , chiaro ver- 
de dall' azzurro , perchè gialleggiando il lu- 
me che allumina l'azzurro, è come mesco- 
lare insieme azzurro e giallo , i quali com- 
pongono un bel verde ; e se mescoli poi 
giallo con verde , si fa assai più bello . 

GAP. CLVII. 

De colori de lumi incidenti e riflessi . 

Quando due lumi mettono in mezzo a 
se il corpo ombroso , non possono variarsi 
se non in due modi, cioè o saranno d'e- 
gual potenza, o essi saranno ineguali, cioè 
parlando de' lumi infra loro : se saranno 
eguali , si potranno variare in due altri mo- 
di , cioè secondo il loro splendore sopra 
r obbietto, che sarà o eguale, o disugua- 
le : eguale sarà quando saranno in eguale 
distanza ; disuguali , nelle disuguali distan- 
ze . In eguali distanze si varieranno in due 
altri modi , cioè 1' obbietto situalo con e- 
gual distanza infra due lumi eguali in co- 



DILION. DA VINCI. gS 

lore ed in spleutlore , può esser alluminato 
(la essi lumi eguali in colore ed in splen- 
dore, può essere alluminato da essi lumi in 
due modi , cioè o egualmente da ogni par- 
te, o disugualmente: egualmente sarà da 
essi lumi alluminato , quando lo spazio che 
resta intorno a' due lumi sarà d' egual co- 
lore e oscurità e chiarezza : disuguali saran- 
no , quando essi spazj intorno a due lunii 
saranno varj in oscurità . 

GAP. CLYIII. 

De colori dell' ombra . 

Spesse volte accade T ombra de' corpi 
ombrosi non esser compagna de' colori de' 
lumi, e saran verdeggianti l'ombre, e i lu- 
mi rosseggianti , ancora che il corpo sia 
di colore eguale. Questo accade che il lu- 
me verrà d'oriente sopra l'obbletto, e al- 
luminerà r obbicUo del colore del suo 
splendore , e dalT occidente sarà un' allro 
obbietto d,;l medesimo lume alluminalo, il 
quale sarà d' allro colore eh' il primo ob- 
bietto, onde con i suoi lumi ridessi risalta 
verso levante , e percuote con i suoi raggi 
nelle parti del primo obbietto lui volto, e 
gli si tagliano i suoi raggi , e rimangono 
lermi insieme con i loro colori, e splen- 
dori. Io ho spesse volte veduto un' obbiet- 
to bianco , i lumi rossi , e 1' cambre azzur- 
regglanli , e questo accade nelle montagne 



f)6 TRATT. DELLA PITTURA 

di neve quando U sole Iramorita all' criz- 

zonte , e t)i mostra infocalo {Fig. 14.) 

GAP. CLIX. 

Delle cose poste in campo chiaro , e perchè 
tal liso è utile in pittura. 

Quaudo il corpo ombroso terminerà in 
campo di color chiaro e alluminalo, allora 
per necessilà para spiccato e remoto da 
esso campo; e questo accade perchè i corpi 
di curva superlicie per necessità si fanno 
ombrosi nella parie opposita d' onde non 
sono percossi da' raggi luminosi , per esser 
tal luogo privato di tali raggi : per la qual 
cosa molto si varia dai campo , e la parte 
d' esso corpo alluminato non terminerà mai 
in esso campo alluminato con la sua prima 
chiarezza, anzi fra il campo e il primo lu- 
me del corpo s' interpone un termine del 
corpo , che è più oscuro del campo , o 
del lume del corpo rispettivo (^Fig. i5. ) 

GAP. GLX. 

Ve' campi. 

Dei campi delle figure, cioè la chiara 
neir oscuro , e V oscura nel campo chiaro , 
del bianco col nero , o nero col bianco , 
pare più polente l' uno per 1' altro , e così 



DI LION. DA VINCI . 97 

li conlrarj l' uno per T altro si mostrano 
sempre più poteuti . 

GAP. CLXI. 

De colori che risultano ci ali a iinstione 

d! altri colori , // quali si dimandano 

specie seconde. 

De' semplici colori il primo è il bian- 
co , beacliè i iìlosolì non accettano né il 
bianco né il nero nel numero de' colori , 
perchè l'uno è causa de' colori , l'altro è 
privazione . Ma perchè il pittore non può 
iiiv senza questi , noi li metteremo nel nu- 
mero degl'altri, e diremo il bianco in que- 
sto ordine essere il primo nei semplici , il 
giallo il secondo , il verde il terzo , 1' az- 
zurro il quarto, il rosso il quinto, il nero 
il sesto : e il bianco metteremo per la luce 
senza la quale uissun colore veder si può, 
e il giallo per la terra , il verde per 1' ac- 
qua , l'azzurro per l'aria, e il rosso per il 
fuoco V e il nero per le tenebre che staa 
iopra r elemento (lei ("uoco , perchè non 
v' è materia o grossezza dove i raggi del 
sole abbiano a penetrare e percuotere , e 
per conseguenza alluminare . Se vuoi con 
brevità vedere la varietà di lutti li colori 
composti , togli vetri coloriti , e per quelli 
guarda tutti i colori della campagna che 
dopo quello si veggono, e così vedrai tutti 
li colori delle cose che dopo tal vetro si 
Lion. da Vinci y 



g8 TRATT. DELLA PITTURA 

veggono essere intle miste coi colore del 
predetto vetro, e vedrai qual sia il colore, 
che con tal rrìistione s'acconci, o guasti: 
se saia il predetto vetro di color giallo, 
dico che la specie degl' obbietti che per 
esso passano all' occhio , possono così peg- 
giorare come megliorare : e questo peggio- 
ramento in tal colore di vetro accaderà al- 
l' azzurro , e nero , e bianco sopra lutti 
gì' altri , e il meglioramento accaderà nel 
giallo , e verde sopra tutti el' altri , e cosi 
anderai scorrendo con Y occhio le mistioni 
de' colori , le quali sono infinite: e a que- 
sto modo farai elezione di nove invenzioni 
di colori misti e composti , e il medesimo 
si farà con due a etri di varj colori ante- 
posti all' occhio , e così per te potrai se- 
guitare . 

GAP. CLXII. 

De colori . 

L' azzurro e il verde non è per se 
semplice , perchè V azzurro è composto di 
luce e di tenebre , come è quello dell' a- 
rìa , cioè nero perfettissimo , e bianco can- 
didissimo. 11 verde è composto d'un sem- 
plice e d' un composto , cioè si compone 
d'azzurro e di giallo. 

Sempre la cosa specchiata partecipa del 
color del corpo che la specchia , e il spec- 
chio si tinge in parte del color da lui spec- 



DI LlON. DA VINCI. 99 

chìato , e partecipa lauto più 1*11110 delFai- 
tix. , fjiiaiilo la cosa che si specchia è più. 
o meno potente che il colore dello spec- 
chio , e quella cosa parerà di potente co- 
lore nello specchio , che più partecipa del 
color d'esso specchio. 

Delli colori de' corpi quello sarà vedu- 
to in maggior distanza , che fia di più 
splendida bianchezza. Adunque si vedrà in 
minor longinquità , quel che sarà di mag- 
gior oscurità . 

Infra li corpi di egual bianchezza e 
distanza dall' occhio , quello si dimiostrcrà 
più candido eh' è circondato da maggior 
oscurità : e per contrario quell' oscurità si 
dimostrerà più tenebrosa , che fia veduta 
in più candida bianchezza . 

Delli colori di egual perfezione , quel- 
lo si dimostrerà di maggior eccellenza che 
fìa veduto in compagnia del color retto con- 
trario , e il pallido col rosso , il nero col 
bianco, benché nò l'uno né l'altro sia co- 
lore : azzurro e giallo , verde e rosso , per- 
chè os;ni colore bi conosce meglio nel suo 
contrario, die nel suo simile, come l'oscu- 
ro nel chiaro , il chiaro nell' oscuro . 

Quella cosa che lia veduta in aria oscu- 
ra e torbida , essendo bianca parrà di mag- 
gior forma che non è . Questo accade , 
perchè , come è detto di sopra , la cosa 
chiara cresce nel campo oscuro, per le ra- 
gionj dianzi assegnate . 

11 mezzo che è fra V occhio e la cosa 



100 TRATT. DELLA PITTURA 

vista tramuta essa cosa iu suo colore , co- 
me r aria azzurra farà che le montagne 
lontane saranno azzurre , il vetro rosso fa 
che ciò che vede Y occhio dopo lui pare 
rosso ; e il lume che fanno le stelle intor- 
no a esse , è occupalo per la tenebrosità 
della notte che sì trova infra V occhio e la 
lumlnazioue d' esse stelle . 

Il vero colore di qualunque corpo si 
dimostrerà in quella parte che non fia oc- 
cupata da alcuna ([ualità d' ombra , ne da 
lustro , se sarà cor] io pulito . 

Dico che il bianco che termina con 
r oscuro , fa che iu essi termini , 1' oscuro 
pare più nero , e il bianco pare più can- 
dido. 

GAP. CLXIII. 

Del colore delle montagne . 

Quella montagna all' occhio si dimo- 
strerà di più beli' azzurro che sarà da se 
più oscura , e quella sarà più oscura , che 
sarà più alta e più boscareccia, perchè tali 
boschi coprono assai arbusti dalla parte di 
sotto, sicché non gli vede il cielo; ancora 
le piante salvatiche de' boschi sono in se 
più oscure delle domestiche. Molto più 
oscure sono le quercie , faggi , abeti , ci- 
pressi , e pini , che non sono gli alberi do- 
mestici, e ulivi. Quella lucidità che s' in- 
terpone infra 1' occhio e '1 nero , che sarà 



DI LioN. DA Vinci . tot 

più sottile nella gran sua cima , sarà nero 
di più beir azzurro , e così di converso : e 
quella pianta manco pare di dividersi dal 
Suo campo , che termina con campo di co- 
lore più simile al suo , e così di converso : 
e quella parte del bianco parrà più candi- 
da, che sarà più presso al confine del ne- 
ro , e così parranno meno bianche quelle 
che più saranno femote da esso scuro : e 
quella parte del nero parrà più oscura , 
che sarà più vicina al bianco, e così parrà 
manco oscura quella che sarà più remota 
da esso bianco . 

GAP. CLXIV. 

Come il pittore deve mettere in pratica 
la prospettiva de' colori. 

A voler mettere questa prospettiva del 
variare , o perdere , o tero diminuire la 
propria essenza de' colori , pigi ierai di cento 
iu cento braccia cose poste infra la campa- 
gna , come sono alberi, case, uomini, e si- 
ti ; e inquanto al primo albero , averai un 
■vetro fermo bene e così sia fermo l'occhio 
tuo : e in detto vetro disegna un albero 
sopra la forma di quello , dipoi scostalo 
tanto per traverso , che 1' albero naturale 
confini quasi col tuo disegno, poi colorisci 
il tuo disegno in modo che per colore e 
forma stia a paragone T mi dell' altro j o 
che lutti due , chiudendo uu occhio , pa- 



I02 TRATT. DELLA PITTURA 

iauo dipinti , e sia detto vetro d' una me- 
desima distanza: e questa regola medesima 
fa degl' alberi secondi , e de' terzi di cento 
in cento braccia, di vano in vano, e que- 
sti ti servano come tuoi adiutori , e mae- 
stri , sempre operandoli nelle tue opere, 
dove si appartengono, e faranno bene sfug- 
gir r opera . Ma io trovo per la regola die 
il secondo diminuisce quattro quinti del 
primo , quando fusse lontano venti braccia 
dal primo . 

GAP. CLXV. 

Della prospettiva aerea . 

Evvi un' altra prospettiva , la quale si 
dice aerea _, imperoccliè per la varietà del- 
l' aria si possono conoscere le diverse di- 
stanze di varj edlficj terminati ne' loro na- 
scimenti da una sola linea , come sarebbe 
il veder molti edifìcj di là da un muro , 
siccliè tutti appariscano sopra l'estremità di 
detto muro d' una medesima grandezza , e 
cbe tu volessi in pittura far parer più lon- 
tano r uno che V altro . E' da figurarsi 
un' aria un poco grossa . Tu sai clic in si- 
mil aria l' ultime cose vedute in quella , 
come son le montagne , per la gran qnan- 
tità dell' aria che si trova infra l' occhio 
tuo e dette montagiìc , paiono azzurre , 
quasi del color dell' aria , quando il sole è 
per levante. Adunque farai sopra il detto 



-•uaaBMbùMMal 



DI UON. DA VINCI . lo3 

muro il primo edificio del suo colore ; il 
più lontano fallo meno profilato, e più az- 
zurro; e quello che tu vuoi che sia più in. 
là altrettanto , fallo altrettanto più azzurro, 
e quello che vuoi che sia cinque volte più 
lontano ^ fallo cinque volte più azzurro , e 
questa regola farà che gli edificj che sono 
sopra una linea , parranno d' una medesi- 
ma grandezza , e chiaramente si conoscerà 
quale è più distante , e qual maggior del- 
l' altro ( Fi§: 16. ) 

GAP. CLXVI. 

De 'varj accidenti e movhnenti deli uomo ^ 
e proporzione de' membri . 

Variansi le misure dell' uomo in cia- 
scun membro , piegando quello più o me- 
no, e a diversi aspetti, diminuendo o cre- 
scendo tanto più o meno da una parte , 
quant' elle crescono , o diminuiscono dal 
luto opposito . 

GAP. GLXVII. 

Delle mutazioni delle misure dell' uomo 

dal suo nascimento al suo ultimo 

crescimento . 

L' uomo nella sua prima infanzia ha 
la larghezza delle spalle eguale alla lun- 
ghezza del viso , e allo spazio che è dalla 



104 TRATT. DELLA PITTURA 

giunlura d' esse spalle alle gomita , essend(y 
piegato il braccio , ed è simile allo spazio 
che è dal dito grosso della mano al detto 
gomito , ed è simile allo spazio che è dal 
nascimento della verga al mezzo del ginoc- 
chio , ed è simile allo spazio che è da es- 
sa giuntura del ginocchio alla giuntura del 
piede . Ma quando 1" uomo è pervenuto 
air ultima sua alezza, ogni predetto spazio 
raddoppia la lunghezza sua, eccetto la lun- 
ghezza del viso , la quale insieme con la 
grandezza di tutto il capo fa ijoca varie- 
tà : e per questo 1' uomo , che Iia finito la 
sua grandezza , il quale sia bene propor- 
zionato , è dieci de' suoi volti , e la lar- 
ghezza delle spaile è due d' essi volti , e 
così tutte l'altre lunghezze sopraddette soii 
due d' essi volti : e il resto si dirà nell' u- 
niversal misura dell' uomo . 

GAP. CLXVIII. 

Come lì putdni hanno le giunture contrarie 
agi' uomini nelle loro grossezze. 

Li putti piccioli banno tutti le giun- 
ture sottili, e gli spazj posti fra l' una e 
r altra sono grossi : e questo accade per- 
chè la pelle sopra le giunture è sola sen- 
z' altra polpa , eh' è di natura di nervo , 
che cinge e lega insieme 1' ossa , e la car- 
nosità umorosa si trova fra l' una e V altra 
giuntura inclusa fra la pelle e Tosso: ma 



DI LION. DA VINCI. I05 

perchè V ossa sono più grosse nelle giun- 
ture che fra le giunture , la carne nei cre- 
scere (Iciruomo viene a lasciare quella su- 
periluità che slava fra la pelle e 1' osso , 
onde la pelle s' accosta più a T osso , e vie- 
ne ad assottigliar le membra : ma sopra le 
giunture , non vi essendo altro che la car- 
tilaginosa e nervosa pelle , non può disec- 
care , e non diseccando non diminuisce : 
onde per queste ragioni li puttini sono sot- 
tili nelle giunture, e grossi fra esse, come 
si vede le giunture delle dita , braccia , 
spalle sottili , e concave ; e 1' uomo per il 
contrario esser grosso in tutte le giuntiu^e 
delle braccia , e gambe : e dove li puttini 
hanno in fuori, loro aver di rilievo. 

GAP. CLXIX. 

Della differenza della misura che è fra 
li putti e gli uomini, 

Fra gl'uomini, e i puttini trovo gran 
differenza di lunghezza dall' una all' altra 
giuntura, imperocché l'uomo ha dalla giun- 
tura delle spalle al gomito , e dal gomito 
alla punta del dito grosso, e dall' un ome- 
ro della spalla all' altro due teste per mez- 
zo , e il putto ne ha una, perchè la natu- 
ra compone piima la grandezza della casa 
dell' iutcllclto , ch« quella degli spiriti vitali. 



Io6 TRATT. DELLA PITTURA 

GAP. CLXX. 

Delle giunture delle dita . 

Le dita della mano ÌDgrossaiio le loro 
guinliire per tutti li loro aspetti quando si 
piegano , e tanto più s' ingrossano quanta 
più si piegano, e così diminuiscono quanto 
più si drizzano , il simile accade delle dita 
de' piedi, e tanto più si varierauno quanto 
esse saranno più carnose. 

GAP. GLXXI. 

Delle giunture delle spalle j e suoi 
crescirnenti . 

Le giunture delle spalle , e dell' altre 
membra piegabili si diranno al suo luogo 
nel trattato della notomia , dove si mostra- 
no le cause de' moti di tutte le parti di 
che si compone 1' uomo. 

GAP. CLXXIL 

Delle spalle. 

Sono li moti semplici principali del 
piegamento fatto dalla giuntura delle spal- 
le , cioè quando il braccio a quella appic- 
cato si move in alto , o in basso, o in die- 
tro , benché si potrebbe dire tali moli es- 



DI LION. DA VINCI. I07 

sere infiniti , perchè se si volterà la spalla 
a una parete di muro , e si segnerà col 
suo braccio una figura circolare , si sarà 
fatto tutti i moli che sono in essa spalla , 
perchè ogni quantità continua è divisibile 
in infinito , e tal cerchio è quantità conti- 
nua fatta dal molo del braccio , il qual 
moto non produce quantità continua , se 
essa continuazione non la conduce. Aduu- 
(|ue il moto d' esso braccio è stato per tutte 
le parti del cerchio , ed essendo il cerchio 
divisibile la infinito, infinite sono le varietà 
delle spalle . 

GAP. CLXXIII. 

Delle misure universali de' corpi . 

Dico che le misure universali de' corpi 
si debbono osservare nelle lunghezze delle 
figure , e non nelle grossezze , perchè delle 
laudabili e maravigliose cose che apparisco- 
no nell'opere della natura, una è che mai 
in qualunque specie un particolare con 
precisione si somiglia all' altro . Adunque 
tu imitatore di tal natura, guarda e atten- 
di alla varietà de'llneamenli . Piocemi bcMe 
che tu fugga le cose mostruose , come di 
gambe lunghe, busti corti, petti stretti, e 
braccia lunghe ; piglia dunque le misure 
delle giunture , eie grossezze nelle quali 
forte varia essa natura , e varierai ancor 
tu. 



Io8 TRATT. DELLA PITTURA 

GAP. CLXXIV. 

Delle misure del corpo innario , e piegamenti 
di membra . 

La necessità costringe il pittore ad aver 
notizia (leir ossa sosteiiilori , e armatura 
della carne cjie sopra esse si posa , e delle 
giunture che accrescono e diminuiscono 
nelli loro piegamenti , per la qual cosa la 
misura del braccio disteso non confa con 
la misura del piegato . Cresce il braccio e 
dimlnulsne infra la varietà dell' ultima sua 
estensione e piegamento 1' ottava parte della 
sua lunghezza. L'accrescimento e Faccor- 
tamenlo del braccio viene dall' osso che 
avanza fuori della giuntura del braccio, il 
quale, come vedi nella figura A. B. {Fig. jy.) 
fa lungo dalle spalle al gomito , essendo 
l'angolo d'esso gomito minor che retto, e 
lauto più cresce , quanto tal angolo dimi- 
nuisce , e tanto più diminuisce quanto il 
predetto angolo si fa maggiore: e tanto più 
cresce lo spazio dalla spalla al gomito , 
quanto 1' angolo della piegatura d' esso go- 
mito si fa minore che retto , e tanto più 
diminuisce quanto esso è maggior che retto. 



DI LION. DA VINCI. log 

GAP. CLXXV. 

Della proporzionalità delle membra. 

Tutte le parti di qualunque animale 
siano corrispondenti al suo tutto, cioè che 
quel che è corto e grosso deve avere ogni 
membro in se corto e grosso, e quello che 
è lungo e sottile abbia le membra lunghe 
e sottili , e il mediocre abbia le membra 
della medesima mediocrità , e il medesimo 
inteudo aver detto delle piante , le quali 
non siano stroppiale dall' uomo o da venti, 
perchè queste rimettono gioventù sopra vec- 
chiezza , e cosi è destrutta la sua naturale 
proporzionalità . 

GAP. CLXXVI. 

Della giuntura delle mani col braccio . 

La giuntura del braccio con la sua 
mano diminuisce nello strigner , e ingrossa 
quaudo la mano si viene ad aprire , e il 
contrario fa il braccio infra il gomito e la 
niauo per tutti li suoi versi : e questo na- 
sce che ueir aprir la mano li muscoli do- 
mestici si distendono , e assottigliano il 
Liaccio infra il gomito e la mano, e quan- 
do la mano si stringe, li muscoli domestici 
e silvestri si ritirano e ingrossajio , ma li 



no TRATT. DELLA PITTURA 

silvestri solo si discoslano dall'osso, per es- 
ser tirali dal piegar della mano . 

GAP. CLXXVII. 

Delle giunture de piecìl , e loro ingrossamenti, 
e diminuzione , 

Solo la diminuzione e accrescìm.ento 
della giuntura del piede è fatta nell'aspetto 
della sua parte silvestre D. E. F. ( Fig. i8. ) , 
la quale cresce quando l'angolo di tal giun- 
tura si fa più acuto , e tanto diminuisce 
quanto egli fassi più ottuso , cioè dalle 
giunture dinanzi A. C. B. si parla. 

GAP. GLXXYIII. 

Delle membra clie diminuiscono quando 

si piegano j e crescono quando 

si distendono . 

Infra le membra che hanno giunture 
piegabili solo il ginocchio è quello che nel 
piegarsi diminuisce di sua grossezza, e nel 
distendersi ingrossa. 



K- 



CapXILXXXI 




>>^ yjryyi'r 



T3I LION. DA VINCI. Ili 

GAP. CLXXIX. 

Delle inenibra che ingrossano nella loro 
giuntura quando si piegano . 

Tiitle le membra dell' uomo ingrossano 
nelli piegamenti delle loro giunture , ec- 
cetto Ja giuntura della gamba. 

GAP. GLXXX. 

Delle membra degV uomini ignudi. 

Le membra degl' uomini ignudi , li 
quali s' affaticano in diverge azioni , sole 
siano quelle che scoprano i lor muscoli da 
quel lato dove i lor muscoli muovono il 
membro delle operazioni , e li altri mem- 
bri siano più o meno pronunziati ne' loro 
muscoli , secondo che più o meno s' affa- 
ticano . 

GAP. GLXXXI. 

* 
Delli moti potenti delle membra deW uomo. 

Quel braccio saia di più potente e 
lungo moto , il quale sendosi mosso dal 
suo naturale sito , averà più potente ade- 
renza degl'altri membri a ritirarlo nel sito 
dove lui desidera muoversi . Come 1' uomo 
A. (^Fig. iQ.) che muove il braccio col 



112 TRATT. DELLA PITTURA 

tratto E. e portalo in contrario sito col mo- 
versi con tutta la persona in B. 

C A P. CLXXXII. 

Del movimento deir uomo . 

La somma e principal parte dell' arte 
e l'investigazione de' componimenti di qua- 
lunque cosa , e la seconda parte de' movi- 
menti, è che abbiano attenzione alle loro 
operazioni; le quali siano l'alte con pronti- 
tudine , secondo li gradi delli loro opera- 
tori , così in pigrizia , come in sollecitudi- 
ne : e che la prontitudine di ferocità sia 
dcìla somma qualità che si richiede all' o 
pcratore di quella. Come quando uno deb- 
ba gittar dardi , o sassi , o altre simili co- 
se , che la figura dimostri sua somma dis- 
posizione in tale azione , della quale qui 
ne sono due figure in m >di varj in azione, 
e in potenza : e il ])rimo in valetudine è 
la figura A. ( Fi^. 20. ) la seconda è il mo- 
vimento B. , ma r A. ri moverà più da se 
la cosa gettata , che non farà la B. perchè 
ancora che 1' uno e 1' altro mostri di voler 
tirare il suo peso ad un medesimo aspetto, 
r A. avendo volto 11 piedi ad esso aspetto 
quando si torce o piega , e si rimove da 
quello in contrario sito, dove esso apparec- 
chia la disposizione della potenza , esso ri- 
torna con velocità e comodità al sito dove 
esso lascia uscir il peso delle sue mani . 



DI LION. DA VINCI . Il3 

Ma in questo medesimo caso la figura B. 
avendo le punte de' piedi volte in contrario 
sito al luogo dove esso vuol tirare il suo 
peso, si storce ad esso luogo con grand' in- 
comodità , e pet- conseguenza 1' effetto è 
debole, e il moto partecipa della sua cau- 
sa , perchè l'apparecchio della forza in cia- 
scun movimento yuol essere con istorci- 
menti e piegamenti di gran violenza , e il 
ritorno sia con agio e comodità , e cosi 
l'operazione ha buon effetto: perchè il ba- 
lestro che non ha disposizione violente , il 
moto del mobile da lui rimosso sarà breve, 
o nulla : perchè dove non è disfazione di 
violenza non è moto , e dove non è vio- 
lenza , ella non può esser distrutta , e per 
questo l'arco che non ha violenza non può 
far moto se non acquista essa violenza , e 
neir acquistarla varierà da se. Così l'uomo 
che non si storca , o pieghi non ha acqui- 
stato potenza . , Adunque quando A. ara 
tratto il suo dardo , esso si troverà essere 
storto e debole per quel verso dove esso 
ha tratto il mobile , e acquistato una po- 
tenza , la quale sol vale a tornare in con- 
trario moto . 

GAP. CLXXXIII. 

Delle atbitiidiiii , movimenti^ e lor membri. 

Non siano replicati i medesimi movi- 
menti in una medesima figura nelle sue 
Uon. da Vìnci 8 



1 1 4 TRATT. DELLA PITTURA 

membra, o maai, o dita: ne ancora si re- 
plichi le medesime attitudini in una isto- 
ria . E se r istoria fusse grandissima , come 
una battaglia , o una occisione di soldati , 
dove non è nel dare se nou tre modi, 
cioè una punta , un rovescio , e un fen- 
dente : in questo caso tu ti hai ad iuge- 
gnare che tutti li fendenti siano fatti in va- 
rie vedute, come dire alcuno sia volto in- 
dietro , alcuno per lato, e alcuno dinanzi,. 
e COSI tutti gì' altri aspetti delle medesime 
Ire attitudini ; e per questo dimanderemo 
tutti gl'altri, partecipanti d'uno di questi. 
Ma li mosti composti sono nelle battaglie di 
grand' artificio , e di gran \i vai ita, e mo- 
vimento ; e son detti composti quelli , che 
una sola figuia ti dimostra, come s'ella si 
vedrà con le gambe dinanzi , e parte per 
il profilo della spalla. E di questi si dirà 
in altro luogo . 

GAP. CLXXXIV. 

Delle giunture delle membra . 

Nelle giunture delle membra . e va- 
rietà delle loro piegature, è da considerare 
come nel crescere carne da un lato , viene 
a mancar nell altro , e questo s' ha da ri- 
cercare nel collo, degl'animali, perchè li 
loro moti sono di tre nature , delle quali 
due ne sono semplici, e un composto, che 
partecipa dell' uno , e dell' altro semplice , 



DI LION. DA VINCI . 1 1 5 

delli quali moti semplici , 1' uno è quando 
si piega all'una e l'altra spalla, o quando 
esso alza o abbassa la testa che sopra gii 
posa . 11 secondo è quando esso colio si tor- 
ce a destra o sinistra senza incurvamento , 
anzi resta dritto , e averà il Apollo voltato 
verso una delle spalle. 11 terzo moto , che 
è detto composto , è quando nel piegamento 
suo si aggiunge il suo torcimento , come 
quando T orecchia s' inchina inverso una 
delle spalle , e il volto si volta inverso la 
medesima parte , o la spalla opposita , col 
viso volto al cielo . 

GAP. CLXXXV. 

Della meinhrìjicazione dell uomo . 

Misura in tela la proporzione della tua 
membrifìcazione , e se la trovi in alcuna 
parte discordante , notala , e forte ti guar- 
derai di non l' usare nelle figure che per 
te si compongono , perchè questo è comu- 
ne vizio de' pittori di dilettarsi di far cose 
simili a se. 

GAP. CLXXXVI. 

De' moti de' membri dell'uomo . 

Tutti li membri esercitino quell'oflì- 
ciò , al quale furono destinati , cioè che 
ne' morti e dormienti nissun membro appa- 



1 16 TRATT. DELLA PITTURA 

risca vivo o desto , così il piede , che rice- 
ve il peso dell' uomo , sia schiacciato , e 
non con dita scherzanti, se già non posasse 
sopra il calcagno , 

GAP. CLXXXVII. 

De moti delle parti del volto . 

Li moti delle parti del volto , median- 
te gl'accidenti mentali, sono molti; de' quali 
i priiicipah sono ridere , piangere , gridare, 
cantare in diverse voci acute e gravi , am- 
mirazione , ira, letizia, malinconia, paura, 
doglia , e simili , delle quali si farà men- 
zione , e prima del riso , e del pianto , che 
sono molto simili nella bocca, e nelle guan- 
cie , e serramento d' occhi , ma solo si va- 
riano nelle ciglia, e loro intervallo: e que- 
sto tutto diremo al suo luogo , cioè delle 
varietà che piglia il volto, le mani, e tutta 
la persona per ciascun degl' accidenti , de* 
quali a te , pittore , è necessaria la cogni- 
zione , se non la tua arte dimostrerà vera- 
mente i corpi due volte morti . E ancora 
ti ricordo che li movimenti non siano tanto 
sbalestrati , e tanto mossi , che la pace paja 
battaglia o moresca d'imbriachi: e sopra il 
tutto che li circostanti al caso per il quale 
è fatta r istoria siano intenti con atti che 
mostrino ammirazione , riverenza , dolore , 
sospetto, paura, o gaudio, secondo che ri- 
chiede il caso per il quale è fatto il con- 



DI LION. DA VINCI . 1 1 7 

giunto , o vero concorso delle tue figure : 
e fa che le tue istorie non sieno 1' una so- 
pra r altra in una medesima parte con di- 
velli orizzonti _, sicché ella paja una botte- 
ga di raerciajo con le sue cassette fatte a 
quadretti . 

GAP. CLXXXVIII. 

De membri e descrizione cle^gie. 

Le parti che mettono in mezzo il glo- 
bo del naso si variano in otto modi , cioè 
o elle sono egualmente dritte, o egualmente 
concave, o egualmenie convesse: 1.° ovve- 
ro son disegualmenle rette, concave, e con- 
vesse, 2.° ovvero sono nelle parti superiori 
rette , e di sotto concave , 3.° ovvero di 
sopra rette, e di sotto convesse , 4.° ovvero 
di sopra concave e di sotto rette, 5.° o di 
sopra concave , e di sotto convesse , 6." o 
di sopra convesse, e di sotto rette, 7.° o 
di sopra convesse , e di sotto concave. 

L' applicatura del naso col ciglio è di 
due ragioni , cioè , o eh' ella è concava , o 
eh' ella è dritta . 

La fronte ha tre varietà , o eh' ella è 
piana, o ch'ella è concava, o ch'ella è col- 
ma . La piana si divide in due parti , cioè 
o eh' ella è convessa nella parte di sopra , 
o nella parte di sotto , ovvero di sopra e 
di sotto. 



1 1 8 TRATT. DELLA PITTURA 

GAP. CLXXXIX. 

Modo di tener a mente , e del fare 

uri effìgie umana in profilo , solo 

col guardo cCuna 

sola volta. 

In questo caso ti bisogna mandare alla 
memoria la varietà de'quattro membri di- 
versi in profilo , come sarebbe naso , bocca , 
mento , e fronte. E prima diremo de'uasi, 
li quali sono dì tre sorti , dritto, concavo, 
e convesso. De'dritti non ve n' è altro che 
quattro varietà , cioè lungo , curio , alto 
con la punta , e basso. 1 nasi concavi sono 
di tre sorti , delle quali alcuni hanno la 
concavità nella parte superiore , alcuni nel 
mezzo , ed alcuni nella parte inferiore . Li 
nasi convessi ancora si variano in tre mo- 
di , alcuni hanno un gobbo nella parte di 
sopra , alcuni nel mezzo, alcuni di sotto: 
li sporti che mettono in mezzo il gobbo 
del naso si variano in tre modi , cioè o so- 
no dritti , o sono concavi , o sono convessi. 

GAP. CXG. 

Modo di tener a mente la forma 
d'un volto . 

i'ìe tu vuoi con facilità tener a mente 
un'aria d'un volto, impara prima di m.olte 



DILION.DA VINCI. I19 

teste, bocche , occhi , nasi , menti , gole , 
colli , e spalle : e poniamo caso . Li nasi 
sono di dieci ragioni : dritto, £;obbo , cavo , 
col rilievo più su , o più giù che il mez- 
zo , acquilino , slmo , tondo , ed acuto ; 
questi sono buoni in qnanto al profilo. In 
faccia sono di undici ragioni: eguali, grossi 
in mezzo, sottili in mezzo, la punta gr< ssa 
e sottile nell'appiccatura , sottile nella pun- 
ta e grosso nell'appiccatura, di larghe na- 
rici , di strette , di alle , di b^sse , di bu- 
chi scoperti, e di buchi occupali dalla pun- 
ta : e cosi troverai diversità nell'altre par- 
ticole ; le quali cose tu devi ritrarre dal 
naturale, e metterle a mente. Ovvero quan- 
do tu devi fare un volto a mente , porla 
teco un picciol libretto , dove siano notale 
simili fazioni , e quando hai dato un'oc- 
chiata al volto della persona che vuoi ri- 
trarre, guarderai poi in disparte qual naso 
o bocca se gli assomiglia , e fagli un pic- 
ciolo segno per riconoscerlo poi a casa , e 
metterlo insieme . 

GAP. CXCI. 

Delle bellezze dévolù. 

Non si faccia muscoli con aspre diffl- 
nizioni , ma li dolci lumi lìnischino insen- 
sibilmente nelle ])iacevoli e dilettevoli om- 
bre , e di questo nasce grazia e formosità. 



1 20 TRATT. DELLA PITTURA 

GAP. CXCII. 

Dell' aUitiicline . 

La fontanella della gola cade sopra il 
piede , e gittando un braccio innanzi , la 
fontanella esce di essi piedi , e se la gam- 
ba getta indietro, la fontanella \a innanzi» 
e cosi SI rimuta m ogni attitudine . 

GAP. GXGIII. 

De movimenti delle membra quando 

si figura l'uomo che siano 

atti proprj . 

Quella figura, della quale il movimen- 
to non è compagno dell' accidente , che è 
finto esser nella mente della figura , mostra 
le membra non esser obbedienti al giudizio 
d'essa figura , ed il giudizio dell'operatore 
valer poco ; però deve mostrare tal figura 
gran d'affezione e fervore , e mostrar che 
tali moli , altra cosa di quello per cui sia- 
no fatti non possino significare . 

GAP. GXGIV. 

Delle membri fi cazioni degl'ignudi. 

Le membra degl'ignudi debbono esse- 
re più o meno evidenti nel discoprimento 



DI LION. DA VINCI . 12 1 

de' muscoli secondo Ja maggiore o minor 
fatica di detti membri , e mostrar solo qua' 
membri clie più s'adoprano nel moto o 
azione , e più si manifesti quello eli' è più 
adoperato , e quello che nulla s'adopera re* 
sti lento e molle . 

GAP. CXCV. 

Del moto e corso delVuomo , 
ed altri animali. 

Quando l'uomo si muove con velocità 
o tardità , sempre quella parte che sopra 
la gamba sostiene il corpo , sarà più bassa 
che l'altra . 

GAP. CXCVI. 

Quando è maggior differenza d'altezza 
di spalle neW azioni deltuomo . 

Quelle spalle o lati dell'uomo, o d'al- 
tri animali , avranno infra loro maggior dif- 
ferenza nell'altezza , delle quali il suo tutto 
sarà di più tardo moto ; seguita il contra- 
rio, cioè che quelle parti dell'animale aran- 
no minor differenza nelle loro altezze, del- 
le quali il suo tutto sarà di più veloce mo- 
to. E questo si prova per la nona del moto 
locale , dove dice : ogni grave pesa per la 
linea del suo moto: adunque movendosi il 
tutto verso alcun luogo , la parte a quella 



122 TR A TT. DELLA PITTURA 

unita seguila la linea brevissima del moto 
del suo tutto , senza dar di se peso nelle 
parti laterali d'esso tutto . 

GAP. CXCVII. 

Risposta cantra. 

Dice l'avversario , in quanto alla pri- 
ma parte di sopra , nou esser necessario 
che l'uomo che sta fermo , o che cammina 
con tardo moto , usi di continuo la predet- 
ta pondei'azioTie delle memlìra sopra il cen- 
tro della gravila che sostiene il peso del 
tutto , perchè molte volte l'uomo non usa 
uè osserva tal regola , anzi fa tutto il con- 
trario , coninossiachè alcu^ie volte esso si 
piega lateralmente , stando sopra un sol 
piede , alcuna volta scarica parte del suo 
peso sopra la gamba che non è retta , cioè 
quella che si piega nel ginocchio, come si 
mostra nelle due figure B. C. (^Fiif- 21.). 
Rispondesi che quel che non è fatto dalle 
spalle nel'a figura C. è fatto nel fianco , 
come si è dimostrato a suo luogo . 



DI LION. DA VINCI . 1 23 

C A P. CXCYIII. 

Come il braccio raccolto muta tutto 

l'uomo dalla sua pri?na ponderazione 

quando esso braccio s'' estende. 

L'estensione del braccio raccolto muo- 
ve tutta la ponderazione dell'uomo sopra 
il suo piede sostentacolo del lutto, comesi 
mostra in quello che con le braccia aperte 
va sopra la i:orda senza altro bastone. 

GAP. CXCIX. 

Dell'uomo ed altri animali che nel muoversi 

con tardità non hanno il centro della 

gravità troppo remoto dal centro 

delli sostentacoli . 

Quell'animale ara il centro delle gam- 
be suo sostentacolo tanto più vicino al per- 
pendicolo del centro della gravità, il quale 
sarà di più tardi movimenti , e così di con- 
verso , quello ara il centro de' sostentacoli 
più remoto dal perpendicolo del centro del- 
la gravità sua , il quale fia di più veloci» 
moto . 



1 24 TR ATT. DELLA PITTURA 

GAP. ce. 

DelV uomo che porta un peso sopra . 
le sue spalle . 

Sempre la spalla dell'uomo che sostie- 
ne il peso è più alta che la spalla sen- 
za peso , e questo si mostra nella figura , 
(i^/^. 22. ), per la quale passa la linea cen- 
trale di tutto il peso dell' uomo , e del pe- 
so da lui portato ; il qual peso composto 
se non fosse diviso con egual somma sopra 
il centro della gamha che posa , sarebbe 
necessità che tutto il composto rovinasse : 
ma la necessità provvede che tanta parte 
del peso naturale dell'uomo si getta da un 
de' lati, quanto è la quantità del peso ac- 
cidentale che si aggiunge dall'opposito lato; 
e questo far non si può se l'uomo non si 
piega e non s'abbassa dal lato suo più lie- 
ve con tanto piegamento che partecipi del 
peso accidentale da lui portato ; e questo 
far non si può se la spalla del peso non 
si alza , e la spalla lieve non s'abbassa . E 
questo è il mezzo che l'artifiziosa necessit-à. 
ha trovato in tale azione . 



c.aec:c. 



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Gap. ceni 



2S. 




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Cab .a cu 




^^co.t^^oocri, 'J^ 



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Gap. fX{>I 



a3. 




DI LION. DA VINCI. IlS 

GAP. CCI. 

Della ponderazione deWiiomo sopra 
i suoi piedi . 

Sempre il peso dell'uomo che posa so- 
pra una sol gamba sarà diviso con egual 
parte oppoìita sopra il centro della gravità 
che sostiene {Fig. 28.) . 

GAP, GGII. 

Dell'uomo che si muove . 

L'uomo che si muove ara il centro 
della sua gravità sopra il centro della gam- 
ba che posa in terra ( Fig. 24.) . 

GAP. GGIII. 

Della hilicazione del peso di qualunque 
animale immobile sopra le sue gambe. 

La privazione del moto di qualunque 
animale , il quale posa li suoi piedi , nasce 
dalla privazione dell inegualità che hanno 
infra loro opposili pesi che si sostengono 
sopra i lor pcòi ( Fig, 25. ) . 



126 TRATT. DELLA PITTURA 

GAP. CCIV. 

De piegamenti e volbamenù delVuomo, 

Tanto climinuisce l'uomo nel piegamen- 
to dell'uno de' suoi lati quanto egli cresce 
nell'altro suo lato opposito , e tal piegatura 
sarà all'ultimo subdupla alla parte che si 
estende . E di questo si farà particolar trat- 
tato . 

GAP. GCV. 

De' piegamenti . 

Tanto quanto uno de' lati de' membri 
piegabili si farà più lungo , tanto la sua 
parte opposita sarà diminuita. La linea cen- 
trale estrinseca de' lati che non si piegano , 
ne' membri piegabili, mai diminuisce o cre- 
sce di sua lunghezza . 

GAP. CCVI. 

Della equipon>deianzia . 

Sempre la figura che sostiene peso fuor 
di se e della linea centrale della sua quan- 
tità, dcbbe gettar tanto peso naturale o ac- 
cidentale dali'opposita parte , che faccia equi- 
ponderanza de' pesi intorno alla linei cen- 
trale che si parte dal centro dalla parte del 



DI LION. DA VINCI . J 27 

pie clie si posa , e passa per tutta la soma 
del peso sopra essa parte de'p'edi in terra 
posata. Ve Jesi naturalmente uno che pglia 
un peso dall'uno de' bracci, gittar fuori di 
se il braccio 0]iposito: e ^e (jueslo non ba- 
sta a far l'equiponderanza , \'i porge tanto 
più peso di se medesimo piegandosi , che 
si fa sufjìcientc a resistere all'applicato pe- 
so . Si vede ancora in uno che sia per ca- 
dere rovescio l'uno de' suoi Iati laterali, che 
sempre getta in fuori il braccio deli'oppo- 
sita parte . 

GAP. CCVII. 

Del moto umano. 

Quando tu vuoi fare l'uomo motore 
d'alcun peso considera che li moti debbono 
esser fatti per diverge linee , cioè o di bas- 
so in allo con semplice moto , come fa 
quello che clunando si piglia il peso che 
rizzandosi vuole alzare , o quando vuole 
strascinarsi alcuna cosa dietro , ovvero spin- 
gere innanzi, o vuol tirar in basso con cor- 
da che passa per carruccola. Qui si ricorda 
che il peso delluomo tira tanto quanto il 
centro della gravità sua è fuori del centro 
del suo sostentacolo . A questo s'aggiunge 
la forza che fanno le gambe o schiena pie- 
gate nel suo rizzarsi . 

Mai si scende o sale , né mai si cam- 
mina per nissuna linea , che il pie di die- 
tro uou alzi il calcagno . 



128 TRATT. DELLA PITTURA 

GAP. CCVill. 

Del ruoto creato dalla destruzione 
del bilico . 

II moto è creato dalla destruzione del 
bilico , cioè dall' inegualità : imperocché nis- 
suna cosa per se si muove, che nou eschi 
dal suo bilico , e quella si fa più veloce , 
che più si rimuove dal detto suo bilico. 

GAP. GGIX. 

Del bilico delle figure . 

Se la figura posa sopra uno de' suoi 
piedi , la spalla di quel lato che posa fia 
sempre più bassa che l'altra, e la fontanel- 
la della gola sarà sopra il mezzo della gam- 
ba che posa . 11 medesimo accaderà per 
qualunque linea noi vedremo essa figura 
essendo senza braccia sportanti non molto 
fuori della figura, o senza peso addosso, o 
in mano , o in spalla , o sportamento della 
gamba che non posa innanzi o indietro , 
{Fig.2.Q.). 



Cab.CCIX 







'1#' 



DI LION. DA VINCI lig 

GAP. CCX. 

Della grazia delle membra. 

Le membra nel corpo debbono essere 
accomodate con grazia al proposito dell'ef- 
fetto che tu vuoi che faccia la figura ; e se 
tu vuoi fare la figura che mostri in se leg- 
giadria , debbi far membri gentili e distesi, 
senza dimostrazione di troppi muscoli , e 
quei pochi che al proposito farai dimostra- 
re , farli dolci , cioè di poca evidenza, con 
ombre non tinte , e le membra , e massi- 
mamente le braccia disnodate , cioè che nis- 
sun membro non stia in linea dritta col 
membro che s'aggiunge seco. E se il fianco 
polo dell'uomo si trova , per lo posare fat- 
to, che il destro sia più alto che il sini- 
stro, farai la giuntura della spalla superiore 
piovere per linea perpendicolare sopra il 
più eminente oggetto del fianco, e sia essa 
spalla destra più bassa della sinistra , e la 
fon teii ella sia sempre superiore al mezzo 
della giuntura del pie di sopra che posa la 
gamba; e la gamba che non posa abbia il 
suo ginocchio ])iù basso che l'altro , e pres- 
so all'altra gamba . 

Le latitudini della testa e braccia sono 
infinite, però non m'estenderò in darne al- 
cuna legola. Dirò pure che elle siano facili 
e grate con varj storcimenti, acciò non pa- 
jcno pezzi di legno. 

Lion, da f^inci q 



|30 TRATT. DELLA PITTURA 

GAP. CCXI. 

Delle comodità delle vienihra . 

In quanto alla comodila d'essi mem- 
hri, arai a considerare che quando tu vuoi 
figurare uno clic per qualche accidente si 
abbia a voltare in dietro, o per canto, che 
tu non facci muovere li piedi e tutte le 
membra in quella parte dove volta la testa , 
anzi farai operare col partire esso svolgi- 
mento in quattro giunture, cioè quella del 
piede , del ginocchio , del fianco , e del col- 
lo : e se poserai su la gamba destra , farai 
il ginocchio della sinistra piegare in dentro , 
ed il suo piede sia elevato alquanto di fuo- 
ri, e la spalla sinistra sia alquanto più bas- 
sa che la destra , e la nucca si scontri nel 
medesimo luogo dove è volta la noce di 
fuori del pie sinistro , e la spalla sinistra 
sarà sopra la punta del pie destro per per- 
pendicolar linea ; e sempre usa , che dove 
le figure voltano la testa , non vi si volga 
il petto , che la natura per nostra comodi- 
la ci ha fatto il collo, che con facihlà può 
servire a diverse bande , volendo l'occhio 
voltarsi in varj siti: ed a questo medesimo 
sono in parte obbedienti l'altre giunture ; 
e se fai l*uomo a sedere , e che le sue brac- 
cia s'avessero in qualche modo ad adopera- 
re in qualche cosa traversa, fa che il petto 
si volga sopra la giuntura del fianco. 



DI LION. DA VINCI l3l 

GAP. CCXII. 

D'una Jigura sola fuor deWistoria . 

Ancora non replicar le membra ad un 
medesimo moto nella figura , la quale tu 
fingi esser sola , cioè che se la figura mo- 
stra di correr sola , clic tu non gli facci 
lulte due le mani innanzi, ma una innan- 
xi, e l'altra indietro, perchè altrimente nou 
può correre; e se il pie destro è innanzi , 
ch'il braccio destro sia indietro, ed il sini- 
stro innanzi , perchè senza tal disposizione 
non si può correr bene . E se gli sarà fatto 
uno che lo seguiti , che abbia una gamba 
che si getti alquanto innanzi , fa che l'altra 
ritorni sotto la testa , ed il braccio supe- 
riore scambj il moto , e vada innanzi ; e 
così di questo si dirà a pieno nel libro 
de' movimenti . 

GAP. CCXIII. 

Quali sono le principali importanze 
che appartengono alla figura . 

Fra le principali cose importanti che 
si richiedono nelle figurazioni degli anima- 
li , è situar bene la testa sopra le spalle , 
il busto sopra i fianchi , e i fianchi e spal- 
le sopra i piedi . 



l32 TRATT. DELLA PITTLTRA 

GAP. CCXIV. 

Del bilicar il peso intorno al centro 
della gravità de corpi. 

La figura clie senza moto sopra 11 suoi 
piedi si sostiene, darà di se eguali pesi op- 
positi intorno al centro del suo sostenta(-o- 
ìo . Di(^o clie se la figura senza moto sarà 
posata sopra li suoi piedi , che s'ella getta 
un braccio innanzi al suo petto, ch'ella 
debba gettar tanto peso naturale indietro 
quanto ne getta del naturale ed accidenta- 
le innanzi ; e rpiel medesimo dico di cia- 
scuna parte che sporta fuori del suo tutto 
oltre ai solilo . 

G A P. GCXV. 

Delle figure che hanno a maneggiare 
e portar pesi . 

Mai si leverà o porterà peso dall'uo- 
mo , che non mandi di se più di altrettan- 
to peso che quello che vuole levare , e lo 
sporti in opposita parte a quella dove esso 
leva il detto peso . 



DI LION. DA VINCI l33 

GAP. CCXYI. 

Dalle attitudini degli uomini . 

Siano le attitudini degli uomini con le 
loro membra in tal modo disposte, rlie con 
quelle si dimostri T intenzione del loro ani- 
mo . 

GAP. GCXVir. 

T^'arietà d'attitudini . 

Pronunciansi gli atti negli uomini se- 
condo le loro età e digìiità ^ e si variano 
secondo le specie , cioè de' maschi e delle 
femmine . 

GAP. CCXVIII. 

Delle attitudini delle figure . 

Dico che il pittore deve notare le atti- 
tudini e li moti degli uomini nati di qua- 
lunque accidente immediate, e siano notati 
o messi nella mente , e non aspettare che 
Patto del piangere sia fallo fare a uno in 
prova senza gran causa di pianto , e ]ìoi 
ritrarlo , perchè tal alto non nascendo dal 
vero caso , non sarà uè pronto né natura- 
le : ma è ben buono averlo prima notato 
dal caso naturale , e poi fare star uno iu 



l34 TRATT. DELLA PITTUHA 

queiratto per vedere alcuna parte al propo- 
sito , e poi ritrarlo . 

GAP. CCXIX. 

Delle aziofii de' circostanti a un caso 
notando . 

Tutti li circostanti di qualunque casa 
degno d'essere notato stanno con diversi at(i 
ammirativi a considerare esso atto , come 
quando la giustizia punisce li malfattori ; e 
se il caso è di cosa devota , tutti li circo- 
stanti drizzano gli occhi con diversi atti di 
divozione a esso caso , come il mostrare 
l'ostia nel sacrificio , e simili : e s'egli è ca- 
so degno di riso , odi pianto , in questo 
non è necessario che tutti li circostanti vol- 
tino gli occhi a esso caso , ma con diversi 
movimenti , e che gran parte di quelli si 
rallegrino, o si dolghino insieme; e se il 
caso è pauroso , li visi spaventali di quelli 
che fuggono faccino gran dimostrazione di 
timore , e di fuga , con varj movimenti , 
come si dirà nel libro de' moti. 

GAP. GCXX. 

Qualità degV ignudi . 

Non far mai una figura che abbi deP 
sottile con muscoli di troppo rilievo ; impe- 
yocchè gli uomini sottili non hanno mai 



DI LION. DA VINCI. l35 

troppa carne sopra l'ossa , ma sono sottili 
per la scarsità di carne , e dove è poca 
carne , non pnò esser grossezza di muscoli. 

GAP. CCXXI. 

Come li muscoli son corti e grossi. 

I muscolosi lianno i^rosse Tossa , e so- 
no uomini grossi e corti, ed hanno carestia 
di grasso , imperocché le carnosità de' mu- 
scoli per loro accrescimento si ristringono 
insieme , ed il grasso che infra loro si suo- 
le interporre non ha luogo , ed i muscoli 
in tai magri essendo in tutto costretti infra 
loro , e non potendosi dilatare , crescono 
in grossezza , e più crescono in quella par- 
te che è più remota da' loro estremi , cioè 
inverso il mezzo della loro larghezza e lun- 
ghezza . 

GAP. CCXXII. 

Come li grassi non I/anno grossi ??uiscoli , 

Ancora che li grassi siano in se corti 
e grossi, come gli anzidelli muscolosi, essi 
hanno sottili muscoli, ma la loro pelle ve 
ste molta grossezza spogiiosa e vana , cioè 
piena d'aria ; però essi grassi si sostengono 
più sopra l'acqua che non faiìuo li musco- 
losi, che hanno nella pelle rinchiusa meno 
quantità d'aria . 



l36 TRATT. DELLA PITTURA 

GAP. CCXXUI. 

Quali sono li muscoli che spariscono 

ne movimenti diversi 

dell'uomo . 

Neir alzare ed abbassare delle braccia 
le poppe spariscono, o elle si fauno di più 
rilievo : il simile fanno li rilievi de' fianchi 
nel piegarsi in fuori o in dentro nelli loro 
fianchi; e le spalle fanno più varietà, e li 
fianchi , ed il collo , che nissun'altra ginn- 
tura , perchè hanno li moti più variabili ; 
e di questo si farà un libro particolare . 

GAP. CCXXIV. 

De' muscoli . 

Li membri non debbono avere nella 
gioventù pronunciazione de' muscoli , per- 
chè è segno di fortezza attempata , e ne' 
giovanetti non è tempo , nò matura fortez- 
za : ma siano i sentimenti delle membra 
pronunciate più o meno evidenti , secondo 
che più o meno saranno affaticati ; e sem- 
pre li muscoli che sono affaticati sono più 
alti e grossi che quelli che stanno in ripo- 
so, e mai le linee centrali intrinseche de' 
membri che si piegano stanno nella lor© 
naturai lunghezza . 



DI LTON. DA VINCI 187 

GAP. CCXXY. 

Che l'ignudo figurato coti grand' evidenza 
de muscoli fia senza ?noto . 

L'ignudo figurato coi) grand'evìdenza 
di tulli i suoi muscoli fia senza moto, per- 
chè non si può muovere se una parte de' 
muscoli non si allenta , quando gli oppositi 
muscoli tirano ; e quelli che si allentano 
mancano della loro dimostrazione , e quelli 
che tirano si scuoprono forte , e fannosi 
evidenti . 

GAP. CCXXYI. 

Che le figure ignude non debbono avere 
i loro muscoli ricercati affatto . 

Le figure ignude non debbono avere i 
loro muscoli ricercati interamente , perchè 
riescono difficili e disgraziati . Per quel- 
l'aspetto che il membro si volta alla sua 
operazione , per quel medesimo fiano li suoi 
muscoli ])iìi spesso pronunciati . 11 muscolo 
in se pronuncia spesso le sue particole me- 
diante l'operazione , in modo che senza ta- 
le operazione in esso prima non si dimo- 
stravano . 



j38 TRATT. DELLA PITTURA 

GAP. CCXXVIl. 

Dell'allargamento e raccortamento 
de' muscoli . 

Il muscolo (Iella coscia di dietro fa 
maggior varietà nella sua estensione ed at- 
trazione , che nissun altro muscolo che sia 
nell'uomo. Il secondo è quello che com- 
pone la natica. 11 terzo è quello delle schie- 
ne. Il quarto è quello della gola. Il quinto 
è quello delle spalle . Il sesto è quello del- 
lo stomaco , che nasce sotto il pomo gra- 
nato , e termina sotto il pettignone , come 
si dirà di tutti . 

GAP. GCXXVIII. 

Dove si trova corda negli uomini 
senza muscoli . 

Dove il braccio termina con la palma 
della mano presso a quattro dita , si trova 
una corda la maggior che sia nell'uomo , 
la quale è senza muscolo , e nasce nel mez- 
zo dell'uno de' fucili del braccio, e termi- 
na nel mezzo dell'altro fucile , ed ha figura 
quadrata, ed è larga circa tre dita, e gros- 
sa mezzo dito, e questa serve solo a tenere 
insieme stretti li due detti fucili del brac- 
cio , acciò non si dilatino . 



DI LION. DA VINCI 189 

CA.P. CCXXIX. 

DegV otto pezzi che na^^cono nel mezzo 

delle corde in varie giunture 

dell' uomo , 

Nascono nelle giunture deiruomo al- 
cuni pezzi (l'osso , li quali sono stabili nel 
mezzo delle corde che legano alcune giun- 
ture , come le rotelle delle ginocchia , e 
quelle delle spalle, e de' piedi, le quali so- 
no in tutto otto _, che n' e una per spalla , 
ed una per ginocchio , e due per ciascun 
piede sotto la prima giuntura delli deli 
grossi verso il calcagno , e questi si fanno 
durissimi verso la vecchiezza dell'uomo. 

GAP. CCXXX. 

Del muscolo die è infra l pomo grattato , 
ed il pettignone, 

IXasce un muscolo infra il pomo gra- 
nato , ed il pettignone , ( dico termina nel 
pettlgnone ) il quale è di tre potenze, per-* 
che è diviso nella sua lunghezza di tre cor- 
de, cioè prima il muscolo superiore, e poi 
seguita una corda larga come esso musco- 
lo, poi seguita il secondo muscolo ])iù bas- 
so di questo , al quale si congiunge la se- 
conda corda , al line seguila il terzo mu- 
scolo con la terza corda , la qual corda è 



I40 TRATT. DELLA PITTURA 

congiunta all'osso del petligiione; e queste 
tre riprese di tre muscoli con tre corde 
sono fatte dalla natura per il gran molo 
che ha ritorno nel suo piegarsi , e disten- 
dersi con slmile muscolo; il quale se fosse 
d'un pezzo farebbe troppa varietà nel suo 
dilatarsi e restriugersi , nei piegarsi e di- 
stendersi dell'uomo , e fa niaf'^ior bellezza 
nell'uomo aver poca varietà di tal muscolo 
nelle sue azioni, imperocché se il muscolo 
si ha da distendere nove dita , ed altret- 
tante poi ritirarsi , non tocca tre dita per 
ciascun muscolo , le quali fanno poca va- 
rietà nella loro figura , e poco diformano 
la bellezza del corpo . 

GAP. CCXXXI. 

Dell'ultimo svoltainento che può far l'uomo 
nel vedersi a dle'cro . 

L'ultimo svoltamento che può far l'uo- 
mo sarà nel dimostrarsi le calcagne indie- 
tro , ed il viso in faccia ; e questo non si 
farà senza difficoltà , e se non si piega la 
gamba ed abbassasi la spalla che guarda la 
nuGca ; e la causa di tale svoltamento fia 
dimostrata nell'anatomia , e quali muscoli 
primi ed ultimi si muovino ( Fig. 27. ) . 



Gap.OGXXXI 




Oap rrcxxxKI 




',-, /'wv ' 



DI LION. D\ VIMCI 141 

GAP. CCXXXII. 

Quanto si può avvicinar Tun braccio 
con l altro di dietro . 

Delle ])raccia che si mandano dì die- 
tro le gomita non si faranno mai j)lù vi- 
cine che le più lunghe dita passino le go- 
miita dell'opposlle mani , cioè che rr.hinia 
vicinila che aver posslno le gomita dietro 
alle reni, sarà qnanto è lo sj)azio eli' è dal 
suo gomito all' esiremo del maggior dito 
della mano , le quali braccia fanno un qua- 
dralo perfeUo . E quanto si possino traver- 
sar le braccia sopra il petto , e che le go- 
mita venghino nel mezzo del petto , e que- 
ste gomita con le spalle e braccia fanno un 
triangolo equilatero {Pig. 28 ) . 

C A P. CCXXXIII. 

DeW apparecchio della forza dell'uomo 
die vuol generare gran percussione . 

Quando l'uomo si dispone alla crea- 
zione del moto con la forza , esso si piega 
e si torce quanto può nel moto contrario 
a quello dove vuol generare la percussio- 
ne , e quivi s'apparecchia nella forza che 
a lui è possibile, la quale conduce e lascia 
so])ra della cosa da lui percossa col moto 
del composto {Fig, 29.) . 



142 TRATT. DELLA PITTURA 

GAP. CCXXXIV. 

Della forza composta dall'uomo , e prima 
si dirà delle braccia . 

Li muscoli che muovono il maggior 
fucile del braccio nell'estensione e retrazio- 
ne del braccio , nascono circa il mezzo del- 
l'osso detto adjutorio, l'uno dietro all'altro; 
di dietro è nato quello che estende il brac- 
cio , e dinanzi quello che lo piega . 

Se l'uomo è più potente nel tirare che 
nello spingere, provasi per la nona ^/e /70/z- 
derihus , dove dice : Infra li pesi di egual 
potenza , quello sì dimostrerà più potente 
che sarà più remoto dal polo della loro bi- 
lancia. Seguita che essendo N. B. {Fig. 3o.) 
muscolo , e N. C. muscolo di potenza in 
fra loro eguali , il muscolo dinanzi N. C. 
è più potente che il muscolo di detto N. 
B. , perchè esso è fermo nel braccio in C. 
sito più remoto dal polo del gomito A. che 
non è B. il quale è di là da esso polo , e 
cosi è concluso l'intento. Ma questa è for- 
za semplice , e non composta , come si pro- 
pone di voler trattare , e dovemo metter 
più innanzi; e la forza composta è quella 
quando facendosi un'operazione con le brac- 
cia , vi s'aggiunge una seconda potenza del 
peso della persona , e delle gam.be , come 
nel tirare , e nello spingere , che oltre alla 
potenza delle braccia vi s'aggiugue il peso 



DI LION. DA VINCI . l43 

della persona , e la l'orza della schiena , e 
delle gambe , la ({Ucde è nel voler disten- 
dersi , come sarebbe di due ad una colon- 
na , che uno la spingesse , e l'altro la ti- 
rasse . 

GAP. CCXXXV. 

Qiial è inaggior potenza delV uomo , 

quella del iira'e , o quella 

dello spingere . 

Mollo maggior potenza ha l'uomo nel 
tirare che nello spingere , perchè nel tii-a- 
re vi s'aggiunge la potenza de'muscoli delle 
braccia che sono creati solo al tirare, e 
non allo spingere , perchè quando il brac- 
cio è dritto , li muscoli che muovono il 
gomito non possono avere alcuna azione 
nello spingere più che si avesse l'uomo ap- 
poggiando la spalla alla cosa che lui vuole 
rimuovere dal suo sito , nella quale solo 
s'adoprano li nervi che drizzano la schiena 
incurvata , e quelli che drizzano la gamba 
piegata , e stanno sotlo la coscia , e nella 
polpa dietro alla gamba, e cosi è concluso 
al tirare aggiungersi la potenza delle brac- 
cia , e la potente eslensione delle gambe , 
e della srhiena, insieme col petto dell' uo- 
mo , nella qualità che richiede la sua obli- 
quità ; ed allo spi'igere concorre il mede- 
simo , mancandogli la potenza delle brac- 
cia, perchè tanto è a spingere con un brac- 



I44 TRATT. DELLA PITTURA 

ciò dritto senza moto , come è avere inter- 
posto un pezzo di legno fra la spalla e la 
cosa che si spinge {fig. 3 1 .) . 

GAP. CCXXXVI. 

Delle membra che piegano , e che officio 

fa la carne che le veste in esso 

piegamento . 

La carne che veste le giunture dell'os- 
sa , e l'altre parti all'osso vicine , crescono 
e diminuiscono nelle loro grossezze secondo 
il piegamento o estensione delle predette 
memhra , cioè crescono dalla parie di den- 
tro dell'angolo che si genera nelli piega- 
menti de'memhri, e s'assottigliano, e si 
estendono dalla parte di fuori del]'an£;o'o 
esteriore ; ed il mezzo che s' interpone fra 
l'angolo convesso e il concavo partecipa di 
tale accrescimento o diminuzione, ma tanto 
più o meno quanto le parti sono più vici- 
ne o remole dagli angoli delle dette giun- 
ture piegate . 

GAP. CCXXXVII. 

Del voltar la gamba senza la coscia . 

Impossibile è voltar la gamba dal gi- 
nocchio iu giù senza voltar la coscia con 
altrettanto moto ; e questo nasce che la 
giuntura dell'osso del ginocchio ha il cou- 



DI LION. DA VINCI. 1^.5 

tatto dell'osso della coscia internato e com- 
messo con l'osso della gamba , e solo si può 
muovere tal giuntura innanzi o indietro , 
nel modo che richiede il camminare , e 
l'inginocchiarsi ; ma non si può mai muo- 
vere lateralmente , ])erchè li contatti che 
compongono la giuntura del ginocchio non 
]o comportano ; imperocché se tal giuntura 
fosse piegabile e voltabile , come l'osso dei- 
l'adjntorio che si commette nella spalla , e 
come quello della coscia che si commette 
neiranclie , l'uomo arebbe sempre piegabili 
così le gambe per gli loro lati , come dalla 
parte dinanzi alla ])arte di dietro , e sem- 
pre tali gambe sarebbono torte; ed ancora 
tal giuntura non può preterire la rettitu- 
dine della gamba , ed è solo piegabile iu- 
nanzi , e non indietro, perchè se si piegas- 
se indietro, l'uomo non si potrebbe levare 
in piedi quando tiisse inginocchiato, perchè 
nel levarsi di ginocchioni, delle due ginoc- 
chia, prima si dà il carico del busto sopra 
l'uno de' ginocchi , e scaricasi il peso del- 
l'altro, ed in quel tempo l'altra gamba non 
sente altro peso che di se medesima, oude 
con facilità leva il ginocchio da terra , e 
inette la pianta del piede tutta posata alla 
terra , di poi rende tutto il peso sopra es- 
so piede posato , appoggiando la mano so- 
pra il suo ginocchio , ed in un tempo di- 
stende il braccio , il quale porta il petto 
e la lesta in alto , e cosi diste/ide e cfrizza 
la coscia col petto , e fassi drillo sopra es- 
Lion. da Vinci io 



i46 trAtt. della pittura 

so piede posalo insino che ha levato Taltra 

gamba . 

GAP. CCXXXVIII. 

Della piegatura della carne^ 

Sempre la cai'ne piegata è grinza dal- 
Topposita parte da che l' è tirata . 

GAP. CCXXXIX. 

Moto semplice . 

Il moto semplice è detto quello che fa 
nel piegarsi semplicemente , o innanzi , o 
indietro . 

GAP. CCXL. 

Moto composto . 

Il moto composto è detto quello quau* 
do per alcuna operazione si richiede pie- 
garsi in giù e in traverso in un medesimo 
tempo: così deve avvertire il pittore a fare 
i movimenti composti , i quali siano inte- 
gralmente alle loro composizioni : cioè se 
uno fa un atto composto , mediante le ne- 
cessità di tale azione, che tu non T imiti in 
contrario col fargli fare un atto semplice , 
il quale sarà più remoto da essa azione. 



DI LION. DA VINCI. I47 

C A P. CCXLI. 

Dei moti appropriati agli effetti 
de^li uomini. 

Li moti delle tue figure debbono esse- 
re dimostrativi della quantità della forza , 
quale conviene a quelle usare a diverse 
azioni , cioè che tu non facci dimostrare 
le medesime forze a quel che leverà una 
Tìacchetla , la quale fia conveniente all'alza- 
re d'una trave . Adunque fa diverse le di- 
mostrazioni delle forze secondo la qualità 
de' pesi da loro maneggiati . 

GAP. CCXLII. 

De' moti delle figure. 

Non farai mai le teste dritte sopra le 
spalle , ma voltate in traverso , a destra o 
a sinistra , ancorché elle guardino in su o 
in giù , o dritto , perchè gli è necessario 
fare i lor moti che mostrino vivacità desta, 
e non addormentata . E non fare li mezzi 
di tutta la persona dinanzi o di dietro, che 
mostrino le loro rettitudini sopra o sotto 
agli altri mezzi superiori o inferiori ; e se 
pure tu lo vuoi usare , fallo ne' vecchi ; e 
non replicare li mo\iuienli delle braccia , 
o delle gambe , non che in una medesima 
figura , ma né anche nelle circostanti e vi- 



148 TRATT. DELLA PITTURA 

cine _, se già la uecessilà del caso clie si 
finge non li costringesse . 

GAP. CCXLIII. 

DegV atei dimostrativi. 

Nec;!' atti affezionati dimostrativi , le 
cose propinque per tempo o per sito s'han- 
no a mostrare con la mano non troppo re- 
mota da essi dimostratori; e se le predette 
cose saranno remole, remota debba essere 
ancor la mano del dimostratore , e la fac- 
cia del viso volta a che si dimostra . 

GAP. GCXLIV. 

Della varietà devisi. 

Sia variata l'aria de' visi secondo gli ac- 
cidenti dell' aomo in fatica , in riposo , in 
pianto , in riso , in gridare , in timore , e 
co!%e simili , ed ancora le membra della per- 
sona insieme con tutta l'attitudine deve ri- 
spondere all'effìgie alterata . 

GAP. CCXLV. 

De moti appropriati alla mente del mobile. 

Sono alcuni moti mentali senza il mo- 
to acl corpo , ed alcuni col moto del cor- 
po . Li moti mentali senza il moto del cor- 



DI LIOX. DA VINCI. 149 

po lasciano cadere braccia , mani , ed ogni 
altra parte ohe mostra vita : ma li moti 
mentali con il moto del corpo tengono il 
corpo con le sue membra col moto appro- 

Sriato al moto della mente: e di questo tal 
iscorso si dirà molte cose . Evvi un terzo 
moto cb'è partecipante dell'uno e dell'altro ; 
ed un quarto che non è né l'uno , né l'al- 
tro ; e questi ultimi sono insensati, ovvero 
disensati ; e si mette nel capitolo della paz- 
zia o de' buffoni nelle loro moresche. 

GAP. CCXLVI. 

Come gli atti mentali nmovano la persona 
in primo grado di facilità e comodità. 

Il moto mentale muove il corpo con 
alti semplici , e facili , non in qua , ed in 
là , perchè il suo obbietto è nella mente , 
la quale non muove i sensi , quando in se 
medesima è occupata . 

GAP. CCXLVII. 

Del m,oto nato dalla mente mediante 
V obbietto . 

Quando il moto dell'uomo è causato 
mediante l'obbietto , o tale obbietto nasce 
immediate, o no: se nasce immediate, quel 
che si muove torce prima all'obbietto il seu' 
so più necessario, ch'è l'occhio , lasciando 



1 5o TRATT. DELLA PITTURA 

Star li piedi al primo luogo, e solo muove 
le coscie insieme con i fianclii e ginocclii 
verso quella parte dove si volta Tocchio , 
e cosi in tali accidenti si farà gran discorso . 

GAP. CCXLYIII. 

De moti comuni. 

Tanto son varj li moti degli uomini 
quante sono le varietà degli accidenti che 
discorrono per le loro menti ; e ciascuno 
accidente in se muove più o meno essi uo- 
mini, secondo che saranno di maggior po- 
tenza , e secondo l'età ; perchè altro moto 
farà sopra un medesimo caso un giovane, 
che un veccliio . 

GAP. CCXLIX. 

Del moto degli animali. 

Ogni animale di due piedi abbassa nel 
suo moto più quella parte che sta sopra il 
piede che alza, che quella che sta sopra il 
piede che posa in terra: e la sua parte su- 
prema fa il contrario ; e questo si vede 
jielli fianchi e spalle dell' uomo quando 
cammina , e negli uccelli il medesimo con 
ia testa sua , e con la groppa . 



DILION. t)A VINCI. tSt 

GAP. COL. 

Cliogni membro sia proporzionato a tutù» 
il suo colpo . 

Fa cli*ima parte d'un tutto sia propor- 
zionata al suo tutto , come se un uomo è 
di figura grossa e corta , fa che il medesi- 
mo sia in se ogni suo membro, cioè brac- 
cia corte e grosse, le mani larghe e gros- 
se, e le dita corte , con le sue giunture 
nel modo sopraddetto . E cosi il rimanente. 

GAP. GCLT. 

DeW osservanza del decoro . 

Osserva il decoro , cioè la convenienza 
dell'atto , Avesti , sito , e circostanti della di- 
gnità o viltà delle cose che tu vuoi figura- 
re : cioè che il Re sia di barba , aria , ed 
obito grave , e il sito ornato , ed i circo- 
stanti stiano con riverenza , ammirazione , 
ed abiti degni e convenienti alla gravità 
d'una corte reale, e li vili disornali ed ab- 
bietti , e li loro circostanti abbino similitu- 
dine con atti vili e presuntuosi , e tutte le 
membra corrispondino a tal componimento. 
Ghe gli atti d'un vecchio non siano simili 
a quelli d'un giovane , e quelli d'una fem- 
mina a quelli d'un maschio , né quelli di 
\in uomo a quelli d'un fanciullo . 



t52 trAtt. della pittura 

GAP. CCLII. 

DeWetà delle figure . 

3Von mescolare una quantità di fanciulli 
con altrettanti vecchi , uè giovani con in- 
fanti , né donne con uomiin , se già il caso 
che vuoi figurare non li legasse insieme. 

GAP. CCLIII. 

Qualità cfuornini ne componimenti 
deir istorie. 

Per l'ordinario ne' componimenti co- 
muni dell'istorie usa di fare rari vecchi , e 
separati da' giovani , perchè li vecchi sono 
rari , e li lor costumi non si confanno con 
i costumi de' giovani ; e dove non è con- 
formità di costumi non si fa amicizia , e 
dove non è amicizia si fa separazione . E 
dove si fa componimenti d'istorie apparenti 
di gravità e consigli , facci pochi giovani , 
perchè li giovani volentieri fuggono li con- 
sigli , ed altre cose simili. 

GAP. GCLIV. 

Del figurare uno che parli con più persone. 

Userai di far quello, che tu vuoi che 
parli fra molte persone, inatto di con side- 



DI UON. DA VINCI . la.H 

rar la malcria ch'ci^li ha da trai lare , e di 
accomodare ia lui gli atti apparlcuenti a 
essa materia : cioè se la matcìia è persua- 
siva , che gli atti siano al proposito simili , 
e se la materia è di dichiarazione di diver- 
se ragioni , fa che quello che parla pigli 
con i due diti della mano destra un dito 
della sinistra , avendone serrato li due mi- 
nori ; e col viso pronto verso il popolo , 
con la bocca alquanto aperta , che paja che 
parli. E se egli siede, che paja che si sol- 
levi alquanto ritto, e con la testa innanzi. 
E se lo fai in piedi , fallo alquanto chinarsi 
col petto e la lesta inverso il popolo , il 
quale figurerai tacito , e tutto attento a ri- 
guardare l'oratore in viso con alti ammira- 
tivi; e fa la bocca d'alcun vecchio per ma- 
raviglia dell'udite sentenze chiusa , e negli 
estremi bassi tirarsi indietro molte pieghe 
delle guancle , e con le ciglia alle nella 
giuntura , le quali creino molte pieghe per 
la fronte : alcuni a sedere con le dita delle 
mani intessute , tenendovi dentro il ginoc- 
chio stanco: altri con un ginocchio sopra 
l'altro, sul quale tenga la mano, che den- 
tro a se riceva il gomito, la mano del qua- 
le vada a sostenere il mento barbuto d'al- 
cun vecchio . 



l54 TRATT. DELLA PITTUHA 

GAP. CCLV. 

Come deve farsi una figura irata. 

Alla figura irata farai tenere uno per 
li capelli col capo storlo a terra , e con 
uno de' ginocchi sul costato , e col braccio 
destro levare il pugno in alto : questo ab- 
bia li cappelli elevati, le ciglia basse e stret- 
te , ed i denti sfretti da cauto della bocca 
arcata , il collo grosso , e dinanzi per il chi- 
narsi air inimico, pieno di grinze. 

GAP. CCLVI. 

Come si figura un disperato. 

Al dis})erato farai darsi d'un coltello , 
e con le mani aversi stracciato i vestimen- 
ti; e sia una d'esse mani in opera a strac- 
ciar la ferita , e farailo con i piedi stanti , 
e le gambe alquanto piegate , e la persona 
similmente verso terra , con capelli strac- 
ciati . 

GAP. CCLVII. 

Del ridere e del piangere ^ 
e differenza loro . 

Da quel clie ride a quel che piange 
non si varia ne occhi , ne bocca , né guan- 



DILION. DA VINCI. l55 

eie, ma solo la rigidità delle ciglia clic 
s'aggiungono a cbi piange, e levansi a chi 
ride . A quello che piange s'aggiugne an- 
cora le mani stracciar le vesti : e variasi 
nelle varie cause del pianto , perchè alcun 
piange con ira , alcuno con paura , alcuna 
per tenerezza ed allegrezza , alcuno per so- 
spetto , ed alcuno per doglia e tormento , 
alcuno per pietà e dolore de'parenti o ami- 
ci persi : delli quali piangenti alcuno si mo- 
stra disperalo, alcuno mediocre, alcuno la- 
grima , alcuno grida , alcuno sta con il viso 
al cielo , e con le mani in hasso , avendo 
le dita di quelle insieme tessute , altri ti- 
morosi con le spalle innalzate airorecchie , 
e così seguono secondo le predette cause . 
Quel che versa il pianto alza le ciglia nelle 
loro giuntiu'e , e le stringe insieme, e com- 
pone grinze di sopra , e rivolta li canti 
della hocca in basso , e colui che ride gli 
ha alti , e le ciglia aperte e spaziose . 

GAP. CCLVIII. 

Del posare dè'puUi. 

Ne' putti e neVecchi non debbono es- 
ser' atti pronti fatti mediante le loro gambe. 



l56 TRATT. DELLA PITTURA 

GAP. CCLIX. 

Del posar delle femmine , e de* giovani » 

Welle femmine e giovanetti non deb- 
l)on esser alti di gambe sbandale , o troppo 
aperte , peichè dimostrano audacia , o al 
tutto privazione di vergogna , e le strette 
dimostrano vergogna . 

GAP. CCLX. 

Di {jiielli che saltano . 

La natura opera , ed insegua senza al- 
cun discorso del saltatore , che quando vuol 
saltare , egli alza con impeto le braccia e 
le spalle, le quali seguitando l'impeto, si 
muovono insieme con gran parte del cor- 
po , e levansi in alto , sino a tanto cbe il 
loro impeto in se si consumi : il qual im- 
peto è accompagnalo dalla subita estensione 
pel corpo incurvato nella sclilena , e nella 
giuntura delle coscie , delle ginocchia , e 
de'piedi, la qual' estensione è fatta per obli- 
quo , cioè innanzi, ed all' insù , e così il 
moto dedicato all'andare innanzi porta in- 
nanzi il corpo che salta , ed il moto d'an- 
dare all' insù alza il corpo , €. falli fare 
grand' arco , ed aumenta il salto . 



DI LION. DA VINCI . iSy 

t 

GAP. CCLXI. 

LicìTuoTno che ^'uol tirar una cosa 
fuor di se con grandmi// peto . 

L'uomo il quale vuol tirar un tlardo, 
o pietra, o altra cosa, con impetuoso mo- 
to , può essere fiijurato in due m.odi prin- 
cipali , cioè o potrà ei.ser Usurato quando 
l'uomo si prepara alla creazione del moto, 
o veramente quando il molo d'ei.so è Uni- 
to . Ma se tu lo fingerai per la creazione 
del moto , allora il lato di dentro del pie- 
de sarà con la medesima linea del petto , 
ma ara la spalla contraria sopra il piede, 
citè se il piede destro sarà sotto il peso 
dell' uomo , la spalla sinistra sarà sopia la 
punta d'esso piede destro {Fig. 32.) . 

GAP. CCLXII. 

Perchè quello che vuol tirar , o ficcar 

tirando il ferro in terra , alza 

la gamba opposita 

incurvata . 

Quel che col tirare \uol ficcare o trar- 
re il cannone in terra , alza la gamba op- 
posita al braccio che trae , e quella piega 
nel ginocchio , e questo fa belicarsi sopra 
il piede che posa in terra , seuza il cpial 
piegameulo o slorcimeulo di gambe far non 



l58 TRATT. DELLA PITTURA 

si potrebbe^ uè potrebbe trarre, se tal 

gamba non si distendesse . 

GAP. CCLXIII. 

Ponderazione de corpi che non si rtniovono. 

Le ponderazioni ovvero bilichi degli 
uomini si dividono in due parti , cioè sem- 
plice , e composto . Semplice è quello che 
e fatto dall'uomo sopra li suoi piedi immo- 
bili, sopra li quali esso uomo aprendo le 
braccia con diverse disianze del suo mezzo, 
e chinandosi stando sopra uno de'suoi pie- 
di , sempre il centro della sua gravità sta 
per linea perpendicolare sopra il centro 
d'esso piede che posa : e se posa sopra li 
due piedi egualmente , allora il petto del- 
l'uomo ara il suo centro perpendicolare nel 
mezzo della linea che misura lo spazio in- 
terposto intra li centri d'essi piedi . 

Il bilico composto s'intende esser quel- 
lo che fa un uomo che sostien sopra di se 
un peso per diversi moti : come nella figu- 
ra d'Ercole che scoppia Anteo, il quale 
sospendendolo da terra infra il petto e le 
braccia , che tu li facci tanto la sua figura 
di dietro alla linea centrale de' suoi piedi , 
quanto Anteo ha il centro della sua gi-a vi- 
ta dinanzi alli medesimi piedi {Fig. 33.) . 



'j<x. ccLxm. 




DI LION. DA VINCI. iSg 

GAP. CCLXIV. 

DelTuomo che posa sopra li due piedi y 

e che dà di se più peso all'un 

che aW altro . 

Quando per lungo slare in piedi l'uo- 
mo ha stancala la gamba dove poi»a , esso 
manda parie del peso sopra l'ahra gamba ; 
ma questo tal posare lia da essere u^ato 
nell'età decrepita, o nell'infanzia, o vera- 
mente in uno stanco , perchè mostra stan- 
chezza , o poca valetudine di membri ; e 
però sempre si vede un giovane che sia 
sano e g.u'diardo posarci S( pra i'uiia delle 
gambe , e se dà alquanto di peso sopra 
l'altra gamba , esso l'u-a quando vuol dar 
principio necessario al suo moMmeiitc, sen- 
za il quale si nega ogni moto , perchè il 
moto si genera dall' inequali là , 

GAP. CCLXV. 

Del posar delle figure . 

Sempre le figure che posano debbono 
"varinre le memhra , cioè che se ur. braccio 
va innanzi , che l'.diro stia fermo , o vada 
indietro; e se la figura posjt s(>pra una gam- 
ba , che la spalla eh' è scpra es&a gamba 
sia più bassa che l'altra, e questo si osser- 
va dagli uomini di buon sensi, i quali al- 



iGo TR ATT. DELLA PITTURA 

tendono sempre per natura a bilicare Tiio- 
mo sopra li suol piedi , acciocché non ro- 
vini dalli suoi piedi , percliè posando sopra 
un piede , l'opposita i^amba non sostiene 
esso uomo stando piegala, la quale in se è 
come se fusse morta, onde necessità fa che 
il peso che è dalle gambe insù mandi il 
centro della sua gravità sopra la giuntura 
della gamba che lo sosrtiene . 

GAP. CCLXVI. 

Delle ponderazioni delTiiomo nel fermarsi 
sopra de* suoi piedi . 

L'uomo che si ferma sopra li suoi pie- 
di , o si caricherà ugualmente sopra essi 
piedi , o si caricherà con pesi ineguali . Se 
si caricherà ugualmente sopra essi piedi , 
egli si caricherà con peso naturale misto 
con peso accidentale , o si caricherà con 
semplice peso naturale . Se si caricherà con 
peso naturale misto con peso accidentale , 
allora gli estremi oppositi de' membri non 
sono egualmente distanti dalli poli delle 
giunture de' piedi : ma se si caricherà con 

Seso naturale semplice , allora tali estremi 
i membri oppositi saranno egualmente di- 
stanti dalle giunture de'piedi; e così di que- 
sta ponderazione si farà un libro partico- 
lare . 



DI LION. DA VINCI. l6l 

C A P. GGLXVll. 

Del ruoto locaì.j più o meno v&loce . 

Il moto locale fatto dall'iiOiiio , o da 
alcun altro animale , sarà di tanto maggior 
o minor velocità , quanto il centro della 
loro gravila sarà più remoto o propinquo 
al centro del ])iede dove si sostengono . 

GAP. GCLXVIII. 

Degt aniinali di quattro piedi ^ e come 
si muovono . 

La somma altezza degli animali di quat- 
tro piedi bi varia più negli animali che 
camminano, che in quelli che stanno sal- 
di : e tanto più o meno , quanto essi ani- 
mali son di maggiore o minor grandezza : 
e questo è causalo dall'obliquità delle gam.- 
be che toccano terra , eh' innalzano la figu- 
ra d'es-so animale quando tali gambe dis- 
fanno la loro ohli(|uità , e quando si pon- 
gono perpendicolari sopra la terra {Fig.6\?). 



Lioìi. da Vìnci ii 



l62 TRATT. DELLA PITTURA 

GAP. CCLXIX. 

Della coT rispondenza che ha la metà della 
grossezza dell' uomo con T altra metà . 

Mai l'una metà della grossezza e lar- 
ghezza deiruomo sarà eguale all'altra , se le 
membra a quella congiunte non faranno 
eguali e simili moti . 

GAP. CCLXX. 

Come nel saltar dell' uomo in alto vi si 
trovano tre moti. 

Quando l'uomo salta in alto , la testa 
è tre volte più veloce ch'il calcagno del 
piede , innanzi che la punta del piede si 
spicchi da terrai, e due volle più veloce 
che 11 fianchi ; e questo accade, perchè si 
disfan io in "in mede-imo tempo tre ango- 
li, delli quali il superi'>re è quello dove il 
busto si congiunge con le coscie dinanzi , 
il seoondo è quello d(>ve le coscie di dietro 
S! cor^giungono con le gambe di dielro , il 
terzo è dove la gamba dinanzi si congiun- 
ge con Tosso del piede . 



DI LION. DA VINCI . 1 63 

C A P. CCLXXI. 

Cìie è impossibile che una meniona serbi 
tutti gì' aspetti e mutazioni delle membra. 

Impossibile è che alcuna memoria pos- 
sa risei'bare tutti gli aspetti o mutazioni 
d'alcun membro di qual inique animale si 
sia . Questo caso esempiidclieremo con la 
dimostrazione d'una mano , E perchè ogni 
quantità continua è divisibile in infinito , il 
moto dell'occhio che risguarda la mano , e 
si muove dali'A. al B. {Fig- 35.) si muove 
per uno spazio A. B. il quale ancor lui è 
quantità continua , e per conseguente divi- 
sibile in infinito, ed in ogni parte di moto 
varia l'aspetto e figura della mano nel suo 
vedere , e così farà movendosi in tutto il 
cerchio; ed il simile farà la mano che s'in- 
nalza nel suo moto , cioè passerà per spa- 
zio che è quantità . 

GAP. CCLXXII. 

Della pratica cercata con gran sollecitudine 
dal pittore . 

E tu pittore che desideri grandissima 
pratica , hai da intendere che se tu non la 
fai sopra buon fondamento delle cose na- 
turali, farai opere con assai poco onore, 
e men guadagno; e se la farai buona, l'o- 



j64 TRATT. DEL^A PITTURA 

pere tue saranno moJte e buone , con tuo 

grande onoi-e ed uiilitù . 

GAP. CCLXXllI. 

Del giudicare il jyittore le sue opere 
e ijuelie d' altrui . 



Quando l'opera sia pari col giudizio , 
quello è trislo seguo in lai giuelizio(''^); e quan- 
do Topeia supera tal giudizio , questo è pes- 
simo , come accade a chi si maraviglia d'a- 
ver sì bctie operato ; e quando il giudizio 
supera 1 opera , qiie-.to è perfetto segno . 
E se il giovane è in tal di posizione, senza 
dubbio questo lia eccclìente operatore , ma 
fìa componitore di poche opere, ma saran- 
no di qualità che l'eraieranno gli uomini 
con ammirazione a contemplarli . 

GAP. GCLXXIV. 

Del giudicare il pittore la sua pittura . 

Noi sappiamo che gli errori si cono- 
scono più ueIJ'ahrui (>pere , che nelle sue, 
però fa che sii primo buon prospettivo, di 
poi abbi intera notizia delie misure dell'uo- 
mo , e sii bu<uio architettore, cioè in quan- 
to apj)artiene alla forma degli edidzj , e del- 



(*) Vedi sopra cap. ii. 



DI LION. DA VINCI. l65 

l'altre cose , e dove tu non hai pratica , 
non ricusare ritrarle di naturale ; ma deb- 
bi tenere uno specchio piano quando di- 
piuiji , e spesso riguaiderai dentro l'opere 
lue , la quale \i fia veduta per lo contra- 
rio , e parrà di mano d'altro maestro , e 
giudicherai meglio gli errori tuoi . Ed an- 
cora sarà buono levarsi spesso , e pigliarsi 
qualche solazzo , perchè col rilornare tu 
migliori il giudizio , che lo star saldo nel- 
l'opera ti fa forte ingannare . 

GAP. CCLXXV. 

Come lo speccJdo e maestro de pittori. 

Quando tu vuoi vedere se la tua pit- 
tura tutta insieme ha conff rmità con le co- 
se ritratte del naturale, abbi uno specchio, 
e favvi dentro specchiare la cosa >iva , e 
j)aragona la cosa specchiata con la tua pit- 
tura , e considera bene il tuo obbiclto nel- 
l'uno e nell'altro. Tu vedi uno specchio 
plano dimostrar cose che pajono rilevate , 
e la pittura fa il medesimo. La pittura ha 
una sola superficie , ed il specchio è il me- 
desimo . Lo specchio e la pittura mostra la 
similitudine delle cose circondata da ombra 
e lume, e l'una e l'altra pare assai di là 
dalla sua superficie. E se tu conosci che là 
specchio per mezzo de' lineamenti ed ombre 
ti fa parere le cose s])iccate , ed avendo tu. 
fra li tuoi colori l'ombre ed i lumi più pò- 



166 TRATT. DELLA PITTURA 

tenti che quelli dello specchio, certo se tu 
li saj)rai ben comporre insieme, la tua pit- 
tura parrà ancor lei una cosa naturale vi- 
sta in un gran specchio . Il vostro maestro 
\i mostra il chiaro e l'oscuro di qualunque 
ohbietto , e li vostri colori ne hanno uno 
eh' è più chiaro che le parti alluminate del 
simulacro di tale ohbietto , e similmente in 
essi colori se ne trova alcuno che è più 
scuro che alcuna oscurità di esso obbietto : 
onde nasce che tu , pittore , farai le pittu- 
re tue simili a quelle di tale speccliio , 
quando è veduto da un solo occhio , per- 
chè li due occhi circondano l' obbietto mi- 
nore dell'occhio . 

GAP. CCLXXVI. 

Qual pittura è più laudabile. 

Quella pittura e più laudabile, la qua- 
le ha più conformità con la cosa imitata . 
Questo paragone è a confusione di quelli 
pittori , li quali vogliono racconciare le co- 
se di natura , come son quelli che imitano 
lui figliolino d'un anno , la testa del quale 
entra cinque volte nella sna altezza, e loro 
la fanno entrare otto (*) : e la larghezza delle 
spalle è simile alla testa , e questi la fanno 
dupla, riducendo così un piccini fanciullo 



(*) Vedi sopra cap. 167. 



DI LION. DA VINCI . 1 67 

d'un anno nella pro'ptirzioue d'nn nomo di 
trent'anni ; e tante volte hanno usato e vi- 
sto usare tal errore, che l'hanno converso 
in usanza , la quale usanza è tanto pene- 
trata e stabilita nel lor, corrotto giudizio , 
che fan credere lor medesimi che la natu- 
ra , o chi imita la natura , facci grandissi- 
mi errori a non fare come essi fanno . 

GAP. CCLXXYII. 

Quale è il primo abbietto e intenzione 
del pittore . 

La prima intenzione del pittore è fare 
che una semplice superficie piana si dimo- 
stri un corpo rilevato e spiccato da esso 
piano : e quello che in tale arte eccede più 
gV altri , quello merita maggior lode , e 
questa tale investigazione , anzi corona di 
tale scienza , nasce dall' ombre , e lumi , o 
vuoi dire chiaro e o&curo . Adunque se tu 
fuggi l'ombre, tu fuggi la gloria dell'arte 
appresso li nobili ingegni, e l'acquisti ap- 
presso l'ignorante volgo, il quale nulla più 
desidera che bellezza di colori , non cono- 
scendo il rilievo . 



l68 TRATT. CELLA PITTtTRA 

C A P. CCLXXYIll. 

Quale è pia importante nella piUiira , 
r ombra , o suoi lineamenti . 

Di molla maggiore Invesllgazloiie e spe- 
culazione sono r ombre nella pittura che li 
suoi lineamenti: e la prova di questo s' in- 
segna , che li lineamenti sì possano luci- 
dare con \ell , o \etri plani interposti infra 
l'occhio e la cosa che si deve lucidare, 
ma r ombre non sono comprese da tal re- 
gola , per l'insensibilità decloro termini, li 
quali il più delle volte sono confusi, come 
si dimostra nel libro dell' ombre e lumi . 

C A P. CCLXXIX. 

Come si dei^e dare il lume alle figure. 

Il lume deve essere usato secondo che 
darebbe il naturale silo dove fingi esser la 
tua figura : cioè se la fingi al sole, fa l'om- 
bre oscure, e gran piazze de' lumi , e stam- 
pinsl l'ombre di tulli li circostanti corpi 
in terra. E se la figura è in tristo tempo, 
fa poca differenza da' lumi all' ombre , e 
senza farli alcun' ombra nlll ])ÌG(li. E se la 
figura s.'nà ni casa , fa gran differenza da' 
himi all' ombre , e ombra ]*er terra . E se 
tu vi figuri finestra impannata , e abitazio- 
ne bianca , fa poca differenza fra lumi e 



DI LION. DA VINCI. l6(J 

omhre: e s'ella è alliiiiiinata dal fuoco , fa 
i lumi rosseggiantl e poteull , e l'ombre 
oscure , e lo shattlmento dell'ombre per li 
muri o per terra siano terminati : e quan- 
to più s'allontana dal corpo, tanto più si 
faccia ampia . E se delta figura fosse allu- 
minala ])arte dall' aria , e ]>arte dal fuoco , 
fa che il lume causalo dall' aria , sia più 
potente , e quello del fuoco sia quasi ros- 
so , a similitudine del fuoco. E soj^ra tutto 
fa che le tue figure dipinte abbino il lume 
grande , e da alto , cioè quel vivo che tu 
litrarrai , imperocché le persone che tu ve- 
di nelle strade , tutte hanno il lume di so- 
pra : e sappi che non è cosi tuo gran co- 
noscente , che dandogli il lume di sotto , 
tu non durassi fatica a riconoscerlo . 

GAP. CCLXXX. 

Doie deve star cjuello che risgitarda 
la j)iuuia . 

Poniamo che A. B. ( Fig. 36. ) sia la 
pittura veduta, e che D. sia il lume: dico 
che se tu ti ])orrai infra C. ed E. com- 
prenderai male la pittura, e massime se sia 
falla a olio , o veramente veruicata , per- 
chè aia lustro , e fia quasi di natura di 
specchio, e per qìiesle cagioni , quanto più 
t' accosterai al punto C. meno vedrai , per- 
chè quivi risaltano i raggi del lume man- 
dalo dalla finestra alla pittura. E se li por- 



170 TRATT. DELLA PITTURA 

rai infra E. e D. quivi fia bene operata la 
tua vista, e massime quant > ])iù t'appres- 
serai al punto D. perchè quel luogo è me- 
no partecipante di detta percussione de'rag- 
gi riflessi . 

GAP. CCLXXXI. 

Come si dei'e porre aito il punto. 

Il punto deve essere all'altezza dell'oc- 
chio d'un uomo comune, e l'ultimo della 
pianura che confina col cielo deve esser 
fatto all'altezza d'esso termine della terra 
piana col cielo , salvo che le montagne so- 
no libere. 

GAP. GCLXXXII. 

Che le figure picciole non debbono per 
ragione esser finite . 

Dico che le cose che pareranno di mi- 
nuta forma nascerà dall' essere dette cose 
lontane dall' occhio : essendo così , conviene 
che infra 1' occhio e la cosa sia molt' aria , 
e la molt' aria impedisce 1' evidenza delle 
forme d'esso obbietto, oude le minute par- 
ticole d'essi corpi liano indiscernibili e non 
conosciute. Adunque tu, pittore, farai le 
picciole figure solamente accennate , e non 
finite , e se altrimenti farai , sarà contra 
gì' effetti della natura tua maestra . La cosa 



DI LION. DA VINCI. 171 

riman piccìola ])er la distanza grande che 
è fra V occhio e la cosa , la disianza gran- 
de rinchiude dentro a se molt' aria , la 
molt' aria fa in se grosso corpo , il quale 
impedisce e toglie all'occhio le minute par- 
ticole degl' obbietti . 

GAP. CCLXXXIII. 

Che campo cle^>e usare il pittore nelle 
sue figure. 

Poiché r esperienza si vede che tutti i 
corpi sono circondati da ombre e lumi (*), 
voglio che tu , pittore , accomodi quella 
parte che è alluminata , sicché termini in 
cosa oscura, e cosi la parte del corpo om- 
brata termini in cose chiare. E questa re- 
gola darà grand' ajuto a rilevare le tue fi- 
gure , 

GAP. GCLXXXIV. 

Precetto di pittura . 

Dove r ombra confina col lume , abbi 
rispetto dove ella è più chiara che oscura, 
e dove ella è più o meno sfumosa inverso 
il lume. E sopra tutto ti ricordo che ne' 
giovani tu non facci T ombre terminate co- 



(*) Vedi sopra cap. 141. 



172 TRATT. DELLA PITTURA 

me fa la pietra , perchè la carne tiene un 

Soco del trasparente, come si vede a guar- 
are in una mano che sia posta infra l'oc- 
chio e il sole , perchè ella si vede rosseg- 
giare, e trasparere luminosa: e se tu vuoi 
vedere qual'ombra si richiede alla tua car- 
ne , farai ivi tu un' ombra col tuo dito , e 
secondo che tu la vuoi più chiara o scura , 
tieni il dito più presso o più lontano dalla 
tua pittura , e quella contrafà . 

GAP. CCLXXXV. 

Del fingere un sito selvaggio . 

Gli alberi e Terbe che sono più rami- 
ficati di sottili rami devono aver minor sot- 
tilità d'ombre, e quegl' alberi e quell'erbe 
che aranno maggior foglie fiano cagione di 
maggior' ombre . 

GAP. CCLXXXYI. 

Come deve far paì^re naturale un animai 
finto . 

Tu sai non potersi fare alcun animale 
il quale non abbi le sue membra , e che 
ciascuno per se a similitudine non sia con 
qualch' uno degl'altri animali. Adunque se 
vuoi far parer naturale un animai finto , 
dato, diciamo, che sia uìi serpente , piglia 
per la testa una di un mastino, o bracco, 



I 



DI LION. DA VIXCI. Ij3 

e poiiegli gì' occhi dì gatto , e V oreccLie 
d'istrice e 'I naso di vellro , e le ciglia di 
leone , e le tempie di gallo vecchio , e il 
collo di testuggine d'acqua. 

GAP. CCLXXXVII. 

De ^'ìsi che si debhojio fare , cJie abbino 
rilievo con grazia . 

Nelle strade volte a ponente , stante il 
sole a mezzodì , le pareti siano in modo al- 
le , che quella che è volta al sole non ab- 
bia a riverberare ne' corpi ombrosi : e buo- 
na s.'M-ebbe l' aria senza splendore , allora 
che llan veduti H lati de' volti partecipare 
dell'oscurità delle pareti a quelle opposlte: 
e così li lati del naso , e tutta la faccia 
volta alla bocca della strada , sarà allumi- 
nata , per la qual cosa l' occhio che sarà 
nel mezzo della bocca di tale strada vedrà 
tal viso con tutte le faccie a lui volte esse- 
re alluminate , e quelli lati che sono volti 
alle pareti de' muri essere ombrosi . 

A questo s' aggiungerà la grazia d'om- 
bre con grato ])erdimento , privale integral- 
mente da ogni termine spedito : e questo 
nascerà per causa della lunghezza del lume 
che passa infra i tetti delle case, e penetra 
infra le pareti , e termina sopra il pavi- 
mento della strada , e risalta j)er moto re- 
flesso ne' luoghi ombrosi de' volti , e quelli 
alquanto rischiara . E la lunghezza del già 



174 TRATT. DELLA PITTURA 

detto lume del cielo stampato dai termini 
de' tetti con la sua fronte , che sta sopra 
la bocca della strada , allumina quasi iusi- 
110 vicino al nascimento dell' ombre che 
stanno sotto 1' oggetto del volto : e così di 
mano in mano si va mutando in chiarezza, 
inaino che termina sopra del mento con 
oscurità insensibile per qualunque verso . 
Come se tal lume fusse A. E. ( Fig. Sj. ) 
vedi la linea F. E. del lume che allumina 
fino sotto il naso , e la linea C. F. solo al- 
lumina in(ìn sotto il labro, e la linea A. H. 
si estende fino sotto il mento, e qui il na- 
so rimane forte luminoso, perchè è veduto 
da tutto il lume A. B. G. 1). E. 

GAP. GCLXXXVIIl. 

Del dividere e spiccare le figure da lora 

campi . 

Tu hai a mettere la tua figura in cam- 
po chiaro, se sarà oscura ('*^); e se sarà chia- 
ra, mettila in camj)o oscuro; e se è chiara 
e scura , metti la parte oscura nel campo 
chiaro , e la parte chiara in campo oscuro . 



O Vedi sopra «ftp. 141 e 285. 



DI LION. DA VINCI . IJ^ 

C A P. CCLXXXIX. 

Della differenza de lumi posti in di^'erti siti. 

Il lume picciolo fa grandi e termiuate 
ombre sopra i coiy'i ombrosi . I lumi gran- 
di fanno sopra i corpi ombrosi piccici' om- 
bre , e di confusi termini . Quando sarà in- 
cluso il picciol ) e potente lume nel grande 
e meno potente , come è il sole nell' aria , 
allora il meno potente resterà in luogo 
d' ombra sopra de' corpi da esso illuminati. 

GAP. CCXC. 

Del fuggire l' improporzionalità delle 
circostanze . 

Grandissimo vizio si dimostra presso di 
molti pittori , cioè di fare 1' abitazione de- 
gl' uomini e altre circostanze in tal modo 
elle le porte non diano alle ginoccbia de' 
loro abilatori , ancorché elle siano più vi- 
cine air occhio del riguardante che non è 
l'uomo che in quella mostra volere entrai 
re. Abbiamo veduto li portici carichi d'uo- 
mini , e una delle cjlonne di quelli soste- 
nitrici esser nel pugno a un uomo che a 
quella si appoggia ad uso di sottil bastone, 
e simil cose che sono da essere con ogni 
«tudio schifate . 



176 TRATT. DELLA PITTURA 

GAP. CCXGI. 

De termini de corpi detti lineamenti , 
ovvero contorni . 

Sono i lerralni de' corpi di tanta mini- 
ma evidenza, ch'in ogai picciolo iiilervallo 
che s' inteipoue infra la cosa e 1' occhio , 
esso occhio non comprende 1' efiigie dell' a- 
niico , o parente , e non lo conosce , se 
non per 1' abllo , e per il tutto riceve no- 
tizia del tutto insieme con la parte . 

GAP. GCXCII. 

Degl accidenti superficiali die prima 
si pei dono nel discostarsi de* corpi 
ombrosi . 

Le prime cose che si perdono nel di- 
scostarsi de' corpi ombrosi sono i termini 
loro . Secondariamente in più distanza si 
perdono le ombre che dividono le parti de' 
corpi che si toccano . Terzo la grossezza 
delle gambe , e de' piedi , e così successi- 
vamente si perdono le parti più minute , 
di modo che a lunga distanza solo rimane 
una massa di confusa figura . 



t>[LION. DA VINCI. 177 

GAP. GCXCllI. 

Degl' accidenti siiperfLciali che prima si 
perdono per le distanze. 

La prima cosa die de' colori sì perde 
nelle disianze è il lustro , loro parte mini- 
ma , e lume de' lumi . Secondaria è il lu- 
me , perchè è minore dell' ombra . Terza 
sono r ombre principali , e rimane nell' ul- 
timo una mediocre oscurità confusa . 

GAP. GCXCiy. 

Della natura de' termini de' corpi sopra 
gì' altri corpi . 

Quando li corpi di convessa superficie 
terminano sopra altri corpi di egual colo- 
re, il termine del convesso parrà più oscu- 
ro che quello che col convesso termine ter- 
minerà . Il termine dell' aste equigiacenti 
parrà in campo bianco di grand' oscurità , 
e in campo oscuro parrà più che altra sua 
parte chiaro , ancorché il lume che sopra 
r aste scende sia sopra esse aste di egual 
chiarezza . ( Fig. 38. ) 



JLion, da Vinci la 



.1 yS TR ATT . DELLA PITTURA 

GAP. CCXCV. 

Della figura clic Da cantra 7 vento . 

Sempre la figura clie si muove contra'l 
vento, per qualunque linea, non osserva 
il centro della sua gravità con deLila di- 
sposizione sopra il centro del suo sostenla- 
colo . ( Fig. 39. ) 

GAP. CCXGVI. 

Della finestra dove si ritrae la figura . 

Sia la finestra delle stanze de' pittori 
fatta d' impannale senza tramezzi , e occu- 
pata di grado in grado inverso li suoi ter- 
mini di gradi coloriti di nero , in modo 
che il termine de' lumi non sia congiunto 
col termine della finestra . 

GAP. CCXCVII. 

Perchè misui'ando un viso , e poi dipingendolo 

in tal grandezza y egli si dimostrerà 

maggior del naturale . 

A. B. è la larghezza del sito, ed è po- 
sta nella distanza della carta G. F. {Fig. 40.) 
dove son le guancie , ed essa arebbe a sta- 
re indietro tutto A. G. e allora le tempie 
«arebbono portate nella distanza O. R. <lcl- 



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t>l LIOX. DA VINCI . 1 79 

le linee A. F. B. F. siccliè ci è la clifTc- 
renza C. 0. e U. D. e si conclude clie la 
linea C. F. e la linea D. F. per essere più 
corta ha andare a trovare la carta dove è 
disegnata l'altezza tutta, cioè le linee F. A. 
e F. B. dove è la verità , e si fa la diffe- 
renza , come ho detto, di C. O. e di R. D. 

GAP. CCXCVIII. 

Se la superficie cV ogni corpo opaco partecipa 
del color del suo obbietto . 

Tu hai da intendere , se saia messo 
un ohblclto bianco infra due palmeti , delle 
quali una sia bianca , e V allra nera , che 
tu troverai tal p]'0]ìorzione infra la parte 
ombrosa e la luminosa del detto obbietto , 
qual fu quella delle predette pareti : e se 
1* ob])ietto sarà di colore azzurro , farà il 
simile: onde avendo da dlplni:;ere farai come 
seguita. Togli il nero ])er ombrare T obbiet- 
to azzurro che sia simile al nero ovvero 
ombra della parete che tu fìngi che abbia 
a riverberare nel tuo obbictlo , e volendo 
fare con certa e vera scienza , userai fare 
in questo modo . Quando tu fai le tue pa- 
reti di qual colore si voglia , piglia un pic- 
ciolo cucchiaro , poco maggior che quello 
che s' adopra per nettar Y orecchie , mag- 
giore o minore secondo le grandi o picciol 
opcic in che tale operazione s' ha da eser- 
citare , e questo cucchiaro abbia li suoi 



l8o TR ATT. DELLA PITTURA 

estremi di egual altezza , e con questo mi- 
surerai i gradi delle quantità de' colori che 
tu adopri nelle tue misi ioni: come sarebbe 
quando nelle dette pareti che tu avessi fat- 
to le prime ombre di tre gì adi d' oscurità , 
e d' un grado di chiarezza , cioè tre cuc- 
cbiari rasi , come si fa le misure del gra- 
no , e questi tre cucchlari fussero di sem- 
plice nero , e un cucchiaro di biacca , tu 
aresti fatto una composizione di qualità 
certa senza alcun dubbio ; ora tu hai fatto 
una parete bianca , e una oscura , e hai a 
mettere un obbietto azzurro infra loro , il 
qual obbietto se vuoi che abbia la vera 
ombra e lume che a tal azzurro si convie- 
ne , poni da una parie quell' arzurro , che 
tu vuoi che resti senz' ombra , e poni da 
canto il nero , poi togli tre cuccbiari di 
nero, e coraponeli con un cucchiaro d' az- 
zurro luminoso , e metti con esso la più 
oscura ombra . Fatto questo vedi se l' ob- 
bietto è sferico, colonnare, o quadrato, o 
come si sia , e s' ea;li è sferico , tira le li- 
nee dagl'estremi delle pareti oscure al cen- 
tro d' esso obbietto sferico , e dove esse li- 
nee si tagliano nella superficie di tal ob- 
bietto, quivi infra tanto terminano le mag- 
gior ombre , infra eguali angoli , poi co- 
mincia a rischiarare come sarebbe in N. O. 
( Fii^: 4r. ) che lascia tanto dell' oscuro 
quanto esso partecipa della parete superio- 
re A. D, il qual colore mischierai con la 



DI LION. DA VINCI. l8r 

prima ombra di A. B. con le medesime 
djstinzioui . 

GAP. CCXCIX. 

DgI moto degl' animali . 

Quella fii^nra si dimostrerà di maggior 
corso la quale stia più per rovinare innanzi. 

Il corpo che per se si muove sarà tan- 
to più veloce (*) , quanto il centro della 
sua gravità è più distante dal centro del 
suo sostentacolo. Questo è detto perii mo- 
to degl' uccelli , li quali senza battimento 
d' ale o favor di vento da se si muovono : 
e questo accade , quando il centi'o della 
sua gravità è fuori del centro del suo so- 
stentacolo , cioè fuori del mezzo della sua 
residenza fra le due ale ; perchè se il mez- 
zo dell' ale sia più indietro che il mezzo 
ovvero centro della detta gravità di tutto 
r uccello , allora esso uccello si moverà in- 
nanzi e in basso ; ma tanto più o meno 
innanzi , che in basso , quanto il centro 
della detta gravità iia più remoto o propin- 
quo al mezzo delle sue ale , cioè che il 
centro della gravità remoto dal mezzo dei- 
Tale fa il discenso dell' uccello molto obli- 
quo, e se esso eentro sarà vicino al mezzo 
dell' ale , il discenso di tale uccello sarà di 
poca obliquità . 

(*; Vedi sopra cap. 163. 



iSz TRATT. DELLA PITTURA 

GAP. ecc. 

y4 foro una figura che si dimostri esser alta 

braccia 40 in spazio di braccia 20 

e abbia membra corrispondenti , 

e stia dritta in piedi. 

In questo e in ogn' altro caso non dee 
dar noja al pittore come si stia il muro 
dove esso dipinge, e massime avendo l' oc- 
chio che riguardi lai pittura a vederla da 
una finestra , o ila allro spiracelo : perchè 
rocchio non ha da attendere alla plani/ie, 
ovvero curvità d esj>e parti , ma solo alle 
cose che di là da tal parete s' hanno a di- 
mostrare per diversi ii(oghi della fìnta cam- 
pagna . Ma meglio si farebbe tal figura 
nella curvità F. R. G. i^tig. 4.2.) perciiè 
in essa non sono angoli . 

GAP. CCCI. 

A fare una figura nel muro di 1 2 braccia , 
che apparisca d' altezza di 24. 

Se vuoi far figura o altra cosa, che ap- 
parisca d' altezza di 24 braccia , farai coòi . 
Fignra prima la parete M. N. ( Fig. ù^à. ) 
con la meìà dell' uomo che vuoi fare , di 
poi l'altra metà farai nella volta M. R. Ma 
fa prima su '1 piano d' una sala la parete 
della forma che sta il muro con la volta 



DI UON. DA VINCI. l83 

<love tu hai a lare la tua ijgura , di poi 
f;irai dielro a essa parete la ligura dise^ 
guata iu profilo di clic i^randezza li piace, 
e tira tutte le tue linee al punto F. e nel 
modo eli' elle si tagliano su la parete N. R. 
così la figurerai su 1 muro che ha simili- 
tudine con la parete, e arai tutte Tallezze 
e sporti della figura e le larghezze, ovve- 
ro grossezze che si ritrovano nel muro 
dritto M. N. faiai la sua propria forma , 
pereiiè nel fuggir del muro la figura di- 
minuisce per he medesima . La figura che 
va nella volta ti bisogna dimlnuiila , come 
se ella fusse dritta , ia quale diminuzione 
li bisogna fare in su uua sala ben piana , 
e lì sarà la figura, che leverai dalla pareie 
N. R. con le sue vere grossezze , e ridimi- 
nuirle in una parete di rilievo, e fia buon 
modo . 

GAP. CCCII. 

^v{>eìti?nento circa V ombre e lumi, 

Avvertisci che sempre ne' confini del- 
l' ombre si mischia lume e ombra: e tanto 
più l'ombra derivativa si mischia col lume, 
quanto ella è più distante dal corpo om- 
broso . Ma il colore non si vedrà mai sem- 
plice : questo si prova per la nona , che di- 
ce: la superficie d'ogni corpo partecipa del 
colore del suo obbietto , ancora che ella 
sia superficie di corpo trasparente , come 



184 TRATT. DELLA PITTURA 

aria , acqua e simili ; perciiè V aria piglia 
la luce (lai sole , e le tenebre dalla priva- 
zione d' esso sole. Adunque si tinge in tanti 
varj colori quanti son quelli fra li quali 
ella s' inframetle infra l'occhio e loro, per- 
chè r aria in se non ha colore più che 
s' abbia 1' acqua , ma T umido che si mi- 
schia con essa dalla mezza regione in giù, 
è quello che 1' ingrossa , e ingrossando , i 
raggi solari che vi percuotono, l'allumina- 
no, e r aria eh' è dalla mezza regione in 
su resta tenebrosa : e perchè luce e tene- 
bre compone colore azzurro, questo è l'az- 
zurro in che si tinge l'aria, con tanta mag- 
gior o minor oscurità quanto l'aria è mista 
con maggior o minor umidità . 

GAP. cecili. 

Pittura j, e lume universale . 

Usa di far sempre nella moltitudine 
d'uomini e d'animali le parti delle loro fi- 
gure, ovvero corpi, tanto più oscure quan- 
to esse sono più basse , e quanto elle sono 
più vicine al mezzo della loro moltitudine, 
ancorché essi siano in se d' uniforme colo- 
re : e questo è necessario , perchè meno 
quantità di cielo , alluminatore de' corpi , 
vede ne' bassi spazj interposti infra li detti 
animali che nelle parti supreme delli me- 
desimi spazj . Provasi per la figura qui po- 
sta dove A. B. C. D. ( Fig. 44. ) è posto 



DI LION. DA VINCI. l85 

per l'arco del cielo universale alluminalore 
de' corpi a lui inferiori, N. M. sono li cor- 
pi che terminano lo spazio S. T. Pv. H. in- 
fra loro interposto , uel qual spazio si vede 
manifestamente eh' il sito F. ( essendo solo 
alluminalo dilla parie del cielo C. D. ) è 
alluminato da minor parie del cielo , di 
quello che sia illuminalo il sito E. il qual 
è veduto dalla parte del cielo A. B. eh' è 
maggiore che il cielo D. C. adunque Ila 
più a41uminato in E. che in F. 

C A P. CCCIV. 

De campi proporzionati a' corpi che in essi 

campeggiano , e prima delle superficie 

piane d'uniforme colore. 

Li campi di qualunque superfìcie pia- 
na di colore e lume uniformi , non parian- 
no separali da essa superficie , essendo del 
medesimo colore e lume . Adunque per la 
conversa parranno separati , se saranno di- 
colore e lume diversi . 

GAP. CCCV. 

Pittura di figura e corpo , 

Li corpi regolari sono di due sortì , 
r una de' quali è vestito di sunei'icie cur- 
va , ovale, o sferica, l'altro e circondato 
di superfìcie laterale, regolare o irregolare . 



l86 TRATT. DELLA PITTURA 

Li corpi sferici, ovvero (ìvali , pajono sem- 
pre separali dalli loro campi , aiicorciiè es- 
so corpo sia del color dei suo campo, e il 
simile accaderà de' corpi laterali : e questo 
accade per essere disposti alla gener.izioue 
dell' omJjre da qualcli' uno de' loro lati , il 
ciie nou può accadere nella superficie piana . 

GAP. CCCVI. 

I 

Isella pittura mancherà prima di notizia 

la parte di (jiiel corpo che sarà 

di minor quantità. 

Delie parli, di quel corpi che si rimuo- 
vono dair occhio , quella manclierà prima 
di notizia, che saia di minor i gura . Dal 
clic ne sci^ue che la parte di maggior quan- 
tità fia r ultima a mancar di sua notizia . 
Adunque tu, pittore, non finire li piccioli 
membri di quelle co^e che sono molto re- 
mote, ma seguita la reg' la data nel sesto. 

Quanti sono quelli che nel figurar le 
città, e altre cose remote daU' occhio, fan- 
no li termini n(jlissimi degl' edificj , non 
alliimenli che se fnssero in vicinissime pro- 
pinquità: e questo è impossibile in natura, 
perchè nissuna potentissima vista è quella 
cir in sì lontanissima distanza possa vedere 
li predeili termini con vera notizia, perchè 
11 termini d'essi corpi sono termini delle 
loro superficie, e li termini delle superficie 
sono linee , le quali linee non sono parte 



1 



DI LTON. DA VINCI. 1 Sj 

alcuna della quantità d ess-a superficie, 7iè 
etiam dell'aria che eli se \este lale super- 
ficie. Adunque quello che iiou è parte 
d'alcuna cosa è invisibile, com'è provalo 
iu geometria. Adunque tu, pittore, se ta- 
rai essi termini Sjjediti e noli , com' è in 
usanza , non sarà da te figurata sì rimota 
distanza , che per tal difetto non si dimo- 
stri vicinissima . Ancora gli angoli degl' e- 
dificj sono quelli che nelle distanti città 
non si debbono figurare , perchè da lonta- 
no è impossibile vederli , conciossiacliè essi 
angoli sono il concorso di due linee iu un 
punto, e il punto non ha parie, adunque 
e invisibile. 

GAP. CCCVII. 

Perchè una mecìesima campagna si (Ibnostra 
ha maggiore 
che non e . 



alcuna volta maggiore o minore 



Mostransi le campagne alcuna a cita 
maggiori, o minori che elle non sono , per 
V interposizione dell aria più grossa o sot- 
tile del suo ordinario , la quale s' infram- 
mette infra 1' orizzonte e 1' occhio che Io 
vede . 

Infra 1' orizzonti di egual distanza dal- 
l' occhio, quello si dimostrerà esser più re- 
molo, il quale fia veduto infra l'aria più 
grossa , e quello si dimosircra più j)ropin- 
quo , che bi vedrà in aria più sottile. 



iSQ TRATT. DELLA PITTURA 

Le cose vedute iiiei^uali ('*"), in distan- 
ze eguali si dinioslreraiiuo eguali , se la 
grossezza dell' aria interposta infra 1' occhio 
ed esse cose sarà ineguale, cioè l'aria gros- 
sa interposta infra la cosa minore : e que- 
sto si prova mediante la prospettiva de' co- 
lori , che fa che una gran montagna pa- 
rendo ])icciola alla misura , pare maggiore 
che una picci<da vicino all'occhio, come si 
vede che un dito vicino all' ocrliio copre 
una gran montagna discosta dall'occhio . 

GAP. CCCVllI. 

Osservazioni diverse . 

Fra le cose di egual oscurità , magni- 
tudine , figura , e distanza dall' occhio , quel- 
la si dimostrerà minore , die fia veduta in 
campo di maggior splendore o bianchezza . 
Questo insegna il sole veduto dietro alle 
pianle senza foglie, che tulle le loro rami- 
ficazioni che si trovano all' incontro del 
corpo solare sono tanto diminuite , eh' elle 
restano invisibili. Il simile farà un' asta in- 
terposta fra r occhio e '1 corpo solare . 

Li corpi paralleli y)osti per lo dritto , 
essendo veduti infra la uebbia , s' hanno a 
dimostrar più grossi da capo che da piedi. 
Provasi per la nona , che dice : la nebbia , 



(*) Vedi sopra cap. io6. 



DI LION. DA VINCI . 1 89 

o Tarla grossa, penetrata da' raggi solari, 
si mostrerà laDto più bianca , qiiaulo ella 
è più bassa. 

Le cose Acdiite da lontano sono spro- 
porzionate : e questo nasce , che la parte 
più chiara manda all' occhio il suo simula- 
cro con più vigoroso raggio che non fa la 
parte più oscura. Ed io viddi una donna 
vestita di nero con panno bianco in testa , 
che si mostrava due tanti maggiore che la 
grossezza delle sue spalle , le quali erano 
vestite di nero . 

GAP. CCCIX. 

Delle città ed altre cose vedute 
all' aria grossa . 

Gredificj delle città veduti sotto all'oc- 
chio ne' tempi delle nebbie, e dell'arie in- 
grossate dai fumi de' loro fuochi , o altri 
vapori , sempre saranno tanto meno noti , 
quanto sono in minor altezza , e p<^r la 
conversa fiano tanto più spediti e noti , 
quanto si vedranno in maggior altezza . 
Provasi per la quarta di questo, che dice: 
r aria esser tanto più grossa , quanto è più 
bassa , e tanto più sottile , quanto è più 
alta . E questo si dimostra per essa quarta 
posta a ijasso : e diremo la torre A. F. 
(/^/^. 45. ) esser veduta dall'occhio N. nel- 
l'aria grossa, la quale si divide In c[uatlro 
gradi, tanto più grossi, quanto son più baSii, 



> igo TRATT. DELLA PITTURA 

Quanto minor quanlilà (Varia s'inter- 
pone fra l'occhio e la cosa veduta , tanto 
meno il color d'essa cosa parteciperà del 
color d'essa aria . Seguita che quanto mag- 
gior quantità fia d'aria interposta infra l'oc- 
chio e la cosa veduta , tanto più essa cosa 
partecipa del colore dell'aria interposta .\ 
Dimostrasi. Essendo l'occhio N. al quale 
con-^orrono le cinque spezie delle cinque 
parti della torre A. F. cioè A. B. C. D. E. 
Dico che se l'aria fusse d'uniforme grossez- 
za , die tal proporzione arebbe la parteci- 
pazione del color dell'aria che acquista il 
pie della torre F. con la partecipazione del 
color dell'aria , che acquista la parie della 
torre B. qual' è la proporzione che ha la 
lunghezza della linea M. F. con la linea 
B. S. Ma per la passala , che prova l'aria 
non essere uniforme nella sua grossezza , 
ma tanto più grossa quanto ella è più bas- 
sa , egli è necessario che la proporzione 
delli colori in che l'aria tinge di se le parti 
della torre B. ed F. siano di maggior pro- 
porzione che la proporzione sopraddetta , 
conciossiachè la linea M. F. olire l'esser più 
lunga che la linea S. B. passa per l'aria , 
che ha grossezza uniformemeate diforme. 



DI LION. DA VINCI . igi 

GAP. CCCX. 

De' raggi solari che penetrano li spiraceli 
de nuvoli . 

I r^'iggi solari penclratori delli spiracoH 
interposti infra le varie densità e globosità 
de' nuvoli , alluminano tulli li siti dove si 
tagliano, ed alluminano etiani le tenebre, 
e tingono di se tutti li luoghi oscuri , che 
sono dopo loro , le quali oscurità si dimo- 
strano infra gì' intervalli d'essi raggi solari. 

GAP. CCCXI. 

Delle cose die Pocchio vede sotto se miste 
infra nebbia ed aria grossa . 

Quanto l'aria fia più vicina all'acqua 
o alla terra , tanto si fa più grossa . Pro- 
vasi per la ig.* del secondo, che dice: 
Quella cosa meno si leva cheam in se mag- 
gior gravezza , seguita che la più lieve più 
s' inualz-a che la grave. 

GAP. CCCXU. 

Degli edìfizj ceduti neWaria gi'ossa . 

Quella parte dell'edifizlo sarà manco 
evidente , che si vedrà in aria di maggior 
grossezza ; e cosi e converso sarà più nota 



1 92 TRATT. DELLA PITTURA 

quella clie si vedrà in aria più sottile , 
Adunque l'occhio N. vedendo la torre A. 
D. (^V^. 46.) esso ne vedrà in ogni grado 
di bassezza parte manco nota e più chiara, 
ed in ogni grado d'altezza parte più nota 
è meno chiara . 

GAP. CCCXIII. 

Della COSCI che si ??wstra da lontano. 

Quella cosa oscura si dimostrerà più 
chiara , la quale sarà più remota dall'oc- 
chio . Seguita per la conversa che la cosa 
oscura si dimoslrerà di maggior oscurità , 
la quale si ritroverà più vicino all'occhio , 
Adunque le parti inferiori di qualunque 
cosa posta nell'aria grossa parranno più re- 
mote da' piedi che le loro sommità, e per 
questo la radice bassa del monte parrà più 
lontana che la cima del medesimo monte , 
la quale in se è più remota . 

CAR CCCXIV. 

Della veduta d^una città in aria grossa. 

L'occhio che sotto di se vede la città 
in aria grossa , vede le sommità degli cdi- 
fìzj più oscuri e più noli che il loro nasci- 
mento , e vede le dette sommila in campo 
chiaro , perchè le vede nell'aria bassa e 
grossa ; e questo avviene per la passata . 



DILION. DA VINCI. I9 

C A P. CCCXV. 

De termini inferioìi delle cose remote. / 

Là termini inferiori delle cose remote 
saranno meno sensibili che li loro termini 
superiori ; e questo accade assai alle m. u- 
tagne e colli , delle quali le loro cime si 
faccino campi delii lati dell'altre montagne 
che sono dop'> loro , ed a (jueste si vede 
li termini di sopra più spedili che le loro 
basi, perchè il termine di sopra è più scu- 
ro per esser meno occupalo dall aria gros- 
sa , la quale sta ne' luoghi bassi : e questo 
è quello che confVaidc li detti termini delle 
ba^i de' colli ; ed il medesimo accade negli 
alberi ed edifizj , ed altre cose che s'innal- 
zano infra Furia ; e di qui nasce che spesso 
l'alte torri vedute in lunga distanza pajan 
grosse da capo , e sottili da' piedi , perchè 
la parte di sopra m. stra l'angolo dei lati 
che terminano con la fronte , perchè l'aria 
S'aitile non te li cela , come la grossa ; e 
questo accade per la settima del ]>rìmo , 
elle dice che 1 aria grossa, che s intei-pone 
infra l'occiiio e '1 sole , è più lucente in 
basso che in allo; e dove 1 aria è più bian- 
ca , essa occupa all'occhio più le cose oscu- 
re , che se lai aiia fusse azzurra , come si 
vede in lunga disianza. Li merli delle for- 
tezze hanno li sj)ayj loro eguali ali ; lar- 
ghezza de'merli , e lullavia pare assai mag- 
Lion. da Vinci i3 



ig4 TRATT. DELLA PITTURA 

giorc lo spazio che il raeiL»; ed in distan- 
za più remota lo spazio occupa e c(»pre tul- 
io il merlo , e tal fortezza suol mostrare il 
muro dritto , e senza merlo . 

GAP. GCCXVI. 

Delle cose vedute da lontano , 

Li termini di quelTobbietto saranno 
manco noti , che flano veduti in maggior 
disianza . 

GAP. GCCXVII. 

Dell azzurro che si mostra essere 
né'paesi lontani. 

Delle cose remote dall'occhio , le quali 
siano di che color si voglia , quella si di- 
mostrerà di color più azzurro, la quale fia 
di maggior oscurità , naturale , o acciden- 
tale , Naturale è quella eh è oscura da se; 
accidentale è (juella eh' è oscura mediante 
l'ombra che gli è fatta da altri obbietti. 

GAP. GCCXVIII. 

Quali son qì ielle parti de corpi , delle quali 
per distanza munca la notizia. 

Quelle paiti de' corpi che saranno di 
minor quantità fiano le prime ^ delle quali 



DT LION. DA VINCI . 1 96 

per lunga disianza si perde la noli/ia (*). Que- 
sto accade , percliè ie spezio delie cose mi- 
nori in pari disianza vengono airoccliio con 
minor angolo die le maggiori, e le cogni- 
zioni delie cose remole sono di tanta minor 
notizia quanto elle sono di minor quantità. 
Seguita dunque , che quando la cnianlità 
maggiore in lunga distanza viene alVoccliio 
per angolo minimo , e quasi si perile di 
notizia , la quantllà minore al tutto manca 
della sua co"nizione . 

GAP. CCCXIX. 

Perche le cose quanto più si rimuovono 
dall'occhio manco si conoscono . 

Quella cosa sarà manco nota, la quale 
sarà più remota dal/occ;' io. Q.iesto a cade , 
peichè quelle parti prima »i ]ìerdcno che 
son.) più minute , e le seconde meno mi- 
nute sono ancora perse nella maggior di- 
stanza , e così saccessivamente j-eguifando 
a ])Oco a poco consumandosi le parti , si 
consuma la notizia della cosa remola , in 
modo che alia line si perdono tulle le parti 
insieme col lui io : e manca ancora il colo- 
re per la causa della grossezza dell'aria che 
s'interpone infra Tocciiio e la cosa veduta. 



(*} Vedi sopra cap. 292. e 3o6. 



196 TRATT. DELLA PITTURA 

GAP. CCCXX. 

Perchè i volti di lontano pajono oscuri. 

Noi vediamo chiaro che tutte le simi- 
litudini delle cose evidenti che ci sono per 
obhietto j così grandi come picciole , entra- 
no al senso per la picciola luce dell'occhio. 
Se per sì picciola entrata passa la similitu- 
dine della grandezza del cielo e della ter- 
ra , essendo il volto dell'uomo fra sì grandi 
similitudini di cose quasi niente , per la 
lontananza che la diminuisce , occupa si 
poca d'essa luce , che rimane incomprensi- 
bile ; ed avendo da passare dalla superficie 
all' impressiva per un mezzo oscuro, cioè il 
nervo voto , che pare oscuro , quella spe- 
cie non essendo di color potente , si tinge 
in quella oscurità della via , e giunta al- 
rimpressiva pare oscura. Altra cagione non 
si può in nissun modo insegnare su quel 
punto , e nervo che sta nella luce : e per- 
chè egli è pieno d\in umore trasparente a 
guisa d'aria , fa l'offizio che farebbe un 
Luco fatto in un asse , che a riguardarlo 
par nero , e le c(>se vedute per l'aria chia- 
ra e scura si confondono neiroscurità . 



DI LION. DA VINCI . I97 

GAP. CCCXXI. 

Quali sono le parti che prima si perdono 

di notizia ne corpi che si rimuovono 

dall' occhio , e quali più 

si conservano . 

Quella parte del corpo che si rimuove 
dairocchio è quella che meno conserva la 
sua evidenza , e la quale è di minor figu- 
ra. Questo accade ne' lustri de' corpi sferici 
o colonnari , e nelle membra più sottili 
de' corpi, come il cervo, che prima si ri- 
mane di mandar all'occhio le spezie, ovve- 
ro similitudini delle sue gambe e corna ^ 
che del suo busto , il quale per esser più 
grosso , più si conserva nelle sue spezie . 
Ma la prima cosa che si perde iu distanza 
sono li lineamenti che terminano la super- 
jScie e figura. 

GAP. GGCXXIl. 

Della prospettiva lineale. 

La prospettiva lineale s'estende nelTof* 
fizio delle linee visuali a provare per misu- 
ra quanto la cosa seconda è minore che la 
prima, e la terza che la seconda, e così di 
grado in grado insino al fine delle cose ve- 
dute . Trovo per esperienza , che se la cosa 
seconda sarà tanto distante dalla prima 



I r)8 TRA IT. DELLA PITTURA 

quanto la prima è distante clall occhio tuo , 
che benché infra loro siano di pari gran- 
dezza , la seconda fia la metà minore che 
Ja prima : e se la terza cosa sarà di pari 
distanza dalla seconda innanzi a essa , Ila 
minore due terzi , e così di grado in gra- 
do per pari distanza faranno sempre dimi- 
nuzione proporzionata , purché l'intervallo 
non passi il numero di 20. braccia, ed in- 
fra dette 20. braccia la figura simile a te 
perderà due quarti di sua grandezza , ed 
infra 40. perderà tre quarti , e poi cinque 
sesti in 60. braccia, e così di mano in m«- 
no farà sua diminuzione , facendo la parete 
lontana da te due volte la tua grandezza , 
che il farla una sola fa gran differenza dal- 
le prime braccia alle seconde . 

GAP. CCCXXIII. 

De corpi 'veduti nella nebbia. 

Quelle cose le quali fian vedute nella 
nebbia si dimostreranno maggioii assai che 
la loro vera grandezza; e questo nasce per- 
ché la prospettiva del mezzo interposto in- 
fra roc< hio e tal obbietto non ac«^orda il 
color suo con la magnitudine di esso ob- 
bietto , perchè tal nebbia è simile alla con- 
fusa aria iìiterposta infra Tocchio, e l'oriz- 
zonte in tempo sereno , ed il coryn) vicino 
airocchio veduto dopo la vicinità della neb- 
bia si mostra «sserc alla distanza dell'oriz- 



DI LION. DA VINCI . 19^ 

zonte , nel quale una grandissima torre si 
dimostrerebbe minore che il predetto nomo 
stando vicino . 

GAP. CCCXXIV. 

Dell' altezza degli edljìzj veduti nella nebbia^ 

Quella parie del vicino edifizio si mo- 
stra più confusa , la quale è più remota 
da (erra ; e questo nasce perchè più neb- 
bia è infra l'occhio e la cima deiredifizio , 
che non è dall'occhio alla sua base. E 
la torre parallela vedula in lunga distanza 
infra la nebbia si dimostrerà tanto più 
sottile , quanto ella fia più vicina alla sua 
base . Questo nasce per la passata (*) , che 
dice : La nebbia si dimostrerà tanto più 
bianca , e più spessa , quanto ella è più 
vicina alla terra, e per la seconda di que- 
sto, che dice: La cosa oscura parrà di tan- 
to minor figura quanto ella Ila veduta in 
campo di più potente bianchezza . Adun- 
que essendo più bianca la nebbia da piedi 
che da capo , è necessario che l'oscurità di 
tal torre si dimostri più stretta da piedi , 
che da capo . 



(*} Vedi sopra cap. 3i3. e 2iS. 



300 TRATT. DELLA PITTURA 

GAP. CCCXXV. 

Delle città ed altri ecUJìzj veduti la sera 
o la mattina nella nebbia . 

Negli edifi/j veduti in lunga distanza 
da sera o da mattina nella nebbia , o aria 
grossa , solo si dimostra la chiarezza delle 
loro parti alluminate dal sole , che si tro- 
vano inverso l' orizzonte , e le parti delli 
detti edifizj , che non sono vedute dal sole, 
restano quasi del colore di mediocre oscu- 
rità di nebbia . 

GAP. GCGXXVI. 

Perchè le cose pia alte poste nella distanza 

sono più oscure che le basse, ancorché 

la nebbia sia unifonne 

in grossezza . 

Delle cose poste nella nebbia , o altra 
ària grossa , o in vapore , o fumo , o in 
distanza , quella fia tanto più nota , che sarà 
più alta; e delle cose di eguale altezza quel- 
la pare più oscura che campeggia in più 
oscura nebbia , come accade all'occhio H. 
{Fig. 47.) , che vedendo A. B. C. torri di 
eguale altezza infra loro , vede G. sommità 
della prima torre in R. bassezza di due gra- 
di di profondità nella nebbia , e vede la 
sommità della torre di mezzo B. in un sol 



DI LION. DA VINCI . 20 1 

firado (li nebbia , adunque C. sommità si 
aimosliM più oscura che la sommità della 
tori-e B. 

GAP. CCCXXVII. 

Delle macchie dell'ombre che appariscono 
ne'coì'pi da lontano . 

Sempre la gola o altra perpendicolare 
drittiira che sopra di se abbia alcun sporto 
sarà più oscura che la faccia perpendicolare 
di esso sporto . Seguita , cbc quel corpo si 
dimostrerà più alluminato che di maggior 
somma di un medesimo lume sarà veduto . 
Vedi in A. che non vi allumina parte al- 
cuna del cielo F. K. ( Fig. 48. ) ed in B. 
vi allumina il cielo H. K. ed in C. il cie- 
lo G. K. ed in D. il cielo F. K. integral- 
mente. Adunque il petto sarà di pari chia- 
rezza della fronte , naso , e mento . Ma 
quello ch'io t'ho a ricordare de' volti, è 
che tu consideri in quelli come in diverse 
distanze si perde diverse qualità d'ombre , 
e solo resta quelle })rime macchie , cioè 
delle incassature dell'occhio , ed altre simi- 
li , e nel fine il > iso rimane oscuro , per- 
chè in quello si consumano i lumi , li 
quali sono picciola cosa a comparazione del- 
l'ombie mezzaiìc; per la qual cosa a lun- 
go andare si consuma la qualità e quanti- 
tà de' lumi ed ombre princijjali, e si con- 
fonde ogni quahtà in ombra mezzana . E 



202 TRATT. DELLA PITTURA 

questa è la causa che gli alberi , ed ogni 
corpo , a certa distanza si dimostrano farsi 
in se più oscuri che essendo qnelli mede- 
simi vicino all'occhio . Ma poi l'aria che 
s'interpone infra l'occhio e la cosa , fa che 
essa cosa si rischiara , e 2)ende in azzurro : 
ma piuttosto azzurreggia nell'ombre , che 
nelle parti luminose , doTC si mostra più 
la vexùlà de' colori . 

GAP. CCCXXVIII. 

Perchè sul far della sera l'ombre de corpi 

generate hi bianca parete 

sono azzurre . 

L'ombre de' corpi generate dal rossore 
del sole vicino all'orizzonte sempre fian az- 
zurre ; e questo nasce per l'undecima , do- 
ve si dice : Lu superficie d'ogni corpo opa- 
co partecipa del coloro del suo obbietto . 
Adunque essendo la bianchezza della pare- 
te privata al tutto d'ogni colore , si tinge 
del colore de' suoi obbietti, li quali sono 
in questo caso il sole, e '1 cielo. E perchè 
il sole rosseggia verso la sera , ed il cielo 
sì mostra azzurro, dove l'ombra non \cde 
il sole , per l'ottava dcironibra , che dice : 
IVissuno luminoso non vidde mai l'ombre 
del corpo da ini illuminato, quivi sarà ve- 
duto dal cielo : adunque per la detta un- 
decima l'ondila derivativa ara la percussio- 
ne nella bianca parete di color azzurro , ed 



DI LION. DA VINCI . 2o3 

il campo d'essa (^rbia veduta dal rosso- 
re del sole parteciperà del color rosso 

GAP. CCCXXIX. 

Dove è più chiaro il fumo . 

11 fumo veduto infra 'I sole e rocchio 
farà chiaro e lucido più che in alcuna par- 
te del paese do\e nasce. Il medesimo fa la 
polvere , e la nebbia , le quali , se tu sarai 
ancora infra il sole e loro , ti parranno 
oscure . 

GAP. CCCXXX. 

Della polvere. 

La polvere che si leva per il corso 
d'alcun animale , quanto più si leva , più 
è chiara , e così più oscura , quanto meno 
s'innalza, stante essa infra '1 sole e l'occhio. 

GAP. GGCXXXI. 

Del fumo . 

II fumo è più trasparente ed oscuro 
inverso gli estremi delle sue globulenie che 
inverso li suoi mezzi . 

Il fumo si muove con tanto mafzgior 
obliquità , quanto il vento swp motore « 
più potente. 



2o4 TRATT. DELLA PITTURA 

Sono lì fumi di tanti varj colori , quan- 
te sono le varietà delle cose che lo gene- 
rano . 

Li fumi non faranno ombre termina- 
te, e li suoi conlìni sono tanto meno noti, 
quanto essi sono più distanti dalle loro cau- 
se : e le cose poste dopo loro s >no tanto 
meno evidenti , quanto li groppi del fumo 
sono più densi , e tanto son più bianchi , 
quanto sono più vicini al principio , e più 
azzurri verso il (ine . 

Il fuoco ci parrà tanto più oscuro 
quanto maggior somma di fumo s' interpo- 
ne infra l'occhio ed esso fuoco . 

Dove il fumo è più remoto , le cose 
sono da lui meno occupate . 

Fa il paese confnso a guisa di spessa 
nebbia , nella quale si veda fumi in diversi 
luoghi con le lor fiamme ne'principj allu- 
minatrici delle più dense globnlenze d'essi 
fumi, e li monti più alti più siano evidenti 
che le loro radici, come si vede fare nelle 
nebbie . 

GAP. CCCXXXIl. 

Varj precetti di natura . 

La superficie d'ogni corpo opaco par- 
tecipa del colore del mezzo trasparente in- 
terposto infra l'occhio ed essa superficie; e 
tanto più , quanto esso mezzo è più denso, 
e con maggior spazio s' interpone infra l'oc- 
chio e la detta superficie . 




n 
n 
o 






DI LION. DA VINCI. 2o5 

Li lermini deVorpi oparhi fiano uieno 
Doli (iiianlo saranno più distanti dall'occhio 
che li vede . 

Quella parte del corpo opaco sarà più 
ombrata o alluminata che ila più vicina 
alTombroso che l'oscura , o al luminoso che 
1 allumina . 

La superfìcie d'ogni corpo opaco par- 
tecipa del colore del suo obbietto , ma con 
tanta o maggior o minor impressione quan- 
to esso obbietto sia ])iù vicino o remoto , o 
di maggior o di minor potenza . 

Le cose vedute infra il lume e l'om- 
bre si dimostreranno di maggior rilievo che 
quelle che vSon nel lume o nell'ombre. 

Quando lu farai nelle lunghe distanze 
le cose cognite , e spedite , esse cose non 
distanti ma propinque si dimostreranno . 
Adunque nelle tue imitazioni fa che le 
cose abbino quella parte della cognizione 
che mostrano le distanze. E se la cosa che 
ti sia per obbietto sarà di termini confusi 
e dubbiosi , ancora tu farai il simile nel 
tuo simulacro . 

La cosa distante per due diverse cau- 
se si mostra di confusi e dubbiosi termini, 
l'una delle quali è ch'ella viene per tanto 
picciolo angolo all'occhio , e si diminuisce 
tanto , ch'ella fa l'officio delle cose mini- 
me , che , ancorché elle siano vicine all'oc- 
chio, esso occhio non può comprendere di 
elle figura si sia tal corpo, come sono l'un. 
ghie delle dita , le formiche , o simili co- 



206 TRATT. DELLA PITTURA 

se. Li seconda è, che infra l'occliìo e 1© 
cose distanti s'interpone tanto d'arir. ch'ella 
si fa spessa e grossa , e per la su»- bian<"hez- 
za tinge l'ombre , e le vela dellj. sua bian- 
chezza , e le fa d'oscure in un col re , il 
quale è tra nero e bianco , quale è az- 
zurro . 

Benché per le lunghe distanze si per- 
da la cognizione dell'esser di molle cose , 
nondimeno quelle che saranno alluminate 
dal sole si renderanno di più certa dimo- 
strazione , e l'altre nelle confuse ombre 
parranno involte. E perchè in ogni grado 
di bassezza l'aria acquista parfc di grossez- 
za, le cose che saranno più basse si dimo- 
streranno più confuse , e cosi per il con- 
trario . 

Quando il sole fa rosseggiar li nuvoli 
dell'orizzonte, le cose che per la distanza 
si vestivano d'azzurro fiano partecipanti di 
tal rossore , onde si farà una mistione fra 
l'azzurro e '1 rosso, la quale renderà la 
campagna molto allegra e gioconda : e tut- 
te le cose che fiano alluminate da tal ros- 
sore , che fiano dense , saranno molto evi- 
denti, e rosseggeranno: e 1 aria per esser 
trasjìarente ara in se per tutto infuso tal 
rosseggiamento , onde si dimostrerà del co- 
lor del fior de' gigli . 

Sempre quell'aria che sta infra '1 sole 
e la terra , quando si leva o pone , fia più 
occupatrice delle cose che sono dopo lei , 
che iiissun altra parte d'aria ; questo na- 



DI LION. DA VINCI . 207 

sce per essere ella jùù biancheggiante . 

Non sian fatti termini uè protili d'uu 
corpo che campegi^i nno so})ra nn altro , 
ma solo esso corpo ])er se si spiccherà . 

Se il terni ine della cosa bianca si scon- 
trerà sopra altre cose bianche , se esso sarà 
cnrvo , creerà termine oscuro per sua na- 
tura , e sarà la più oscura parte che abbi 
la parte lumi uosa : e se campeggierà in luo- 
go oscuro, esso termine parrà la più chiara 
parte che abbi la parte luminosa . 

Quella cosa parrà più remota e spic- 
cata JalTalti-a che campeggierà in campo 
più vario (la se . 

Nelle distanze si perdono prima i ter- 
mini de'corpi che hanno colori simili , e 
che il termine dell'uno sia sopra deiraltro, 
come il termine d'una quercia sopra un'al- 
tra quercia simile . Secondo in maggior di- 
stanza si ]ìcrderanno i termini de'corpi di 
colori mezzani terminali l'un sopri 1 altro, 
come alberi , terreno lavoralo , muraglie , 
o altre rodine di monti o di sassi. Ultimo 
si perderanno i termini de'corpi terminati 
il chiaro neir( scuro, e l'oscuro nel chiaro. 

Infra le c( se di Ciiual altezza cbe so- 
• • • ^ 

pra l'occliio siano situate , quella che fìa 

più remota dall'occl/io sarà jùù bassa: e se 

sarà situata sotto l'occhio , la più vicina a 

esso occhio pana più bassa , e le laterali 

parallele concorreranno in un punfo . 

Manco sono evidenti ne' siti lontani le 

cose che sono d' intorno ai fiumi , che qutl- 



2o8 TRATT. DELLA PITTURA 

le che (la tali fiumi e palliidi sono remote. 

lafra le cose di egual sj)essitiidiiie .'juel- 
le che saranno più . inine all'occhio parran- 
no pia rare, e le più remote più spesse. 

L'occhio che sarà di maggior pu])illa 
vedrà lohbietto di miggior figura. Questo 
si dimostra nel guardare un corpo celeste 
per un picciolo spiracolo fatto con l'ago 
nella carta , che per non poter operare di 
essa luce se non uua picciola ]>arte , esso 
corpo pare diminuire t ulto della sua gran- 
dezza , quanto la parte della luce che lo 
vede è mancata dal suo tutto. 

L'aria eh" è ingrossata , e s' interpone 
infra l'occhio e la cosa , ci rende essa cosa 
d'incerti e confusi termini , e fa esso ob- 
bietto parere di maggior figura che non è. 
Questo nasce perchè la prospettiva lineale 
non diminuisce l'angolo che porta le sue 
spezie all'occhio, e la prospettiva de'colori 
la spinge e rimuove in maggior distanza 
ch'ella non è, sicché l' una rimuove dal- 
l'ocrhio , e l'altra conserva la sua magnitu- 
dine. 

Quando il sole è in occidente le neb- 
bie che ricascano ingrossano l'aria , e le co- 
se ehe non sono vedute dal sole restano 
oscure e confuse, e quelle che dal sole fia- 
no alluminate rosseggiano e gi dleggiauo , 
secondo che ii soie si dimostra all'orizzonte. 
Ancori le cose che da questo sono allumi- 
nate sono forte cvideati , e massime gli edi- 
fizj e case della città e ville, perchè le loro. 



DI LION. DA VINCI. 20^ 

ombre sono os(Hire , e pare che tale loro 
certa dimostrazione nasca di confusi ed in- 
certi fondamenti , jìcrchè ogni cosa q d'un 
colore, se noti è veduta da esso sole. 

La cosa alluminata dal sole è ancora 
alluminala dall'aria , in modo che si crean 
due ombre , delle quali quella sarà più 
oscura che ara la sua linea centrale dritta 
al centro del sole . Sempre la linea cen- 
trale del lume primitivo e derivativo ila 
con la linea centrale dell'ombre primitive 
« derivative . 

Bello s]iettacolo fa il sole quando è in 
ponente , il quale allumina tutti gli alti 
edifìzj delle città , e castella , e l'alti alberi 
delle campagne, e Vi tinge del suo colore, 
e tutto il resto da quivi in giù rimane di 
])()CO rilievo , jiercLè essendo solamente al- 
luminato dall'aria hanno poca differenza le 
ombre dalli lumi , e per questo non spic- 
cano troj)))o , e le cose che fra queste più 
s'innalzano sono tocche dai raggi solari, e 
come si è detto, si tingono nel lor colore ; 
onde tu hai a torre del colore di che tu 
fai il sole , e quivi ne hai a mettere in 
qualunque color chiaro , con il quale tu 
allumini essi corpi {Fig. 5o. ). 

Ancora s])esse ^olte accade che un nu- 
volo parrà oscuro senza aver ombra da al- 
tro nuvolo da lui sc])arato; e questo accade 
secondo il sito dellocchio , perchè dell'uno 
vicino si vede solo la parte ombrosa , e 
degli altri si vede l'ombrosa e la luminosa? 
Lioii. da trinci 14 



aio TRATT. DELLA PITTURA 

Infra le cose (li egual altezza quella 
che sarà più distante dall'occhio parrà più 
bassa. Vedi che 11 nuvolo primo ancor che 
sia più basso che il secondo , pare più alto 
di lui, come ci dimostra nella parete il ta- 
gliameuto della piramide del primo nuvolo 
basbo in M. A. { Fi^. òi.) del r,econdo più 
alto in N. M. Questo nasce quando ti par 
vedere un nuvolo oscuro più alto che un 
nuvolo chiaro per ìi raggi del sole in orien- 
te o in occidente . 

GAP. CCCXXXIII. 

Perchè la cosa dipìnta , ancorcliè ella ven- 
già alt occhio per quel la lìiedesima g'os- 
sezza d'angolo che cpiella eli è più remo- 
ta da lei y non pare tanto remota quanto 
quella della re'uozione naturale . 

Diciamo : lo dipingo su la parte B. C. 
( Fig. 62. ) una casa che abbi a parere dì- 
stante un miglio , e di poi io gliene metto 
allato una che ha la vera distanza d'un 
miglio, le quali cose sono in modo ordina- 
le che la parete A. C. taglia la piranAde 
con egual grandezza; nientedimeno mai con 
due occhi parranno di egual grandezza, uè 
di eguai distanza , 



DI LION. DA VINCI . 211 

GAP. CCCXXXIV. 

De Campi. 

Principalissima parte della pittura sono 
li campi delle cose dipinte , nelli quali cam- 
pi li termini delle cose naturali eli' hanno 
in loro curvità convessa sempre si conosco- 
no , e le figure di tali corj)i in essi campi , 
ancorché li colori de' corpi sieno del mede- 
simo colore del predetto campo . E questo 
nasce che li termini convessi de' corpi non 
sono alluminati nel medesimo modo che 
dal medesimo lume è alluminato il campo , 
perchè tal termine molte volte sarà jjiù 
chiaro o più scuro che esso campo . Ma 
se tal termine è del color di tal campo , 
senza dubbio tal parte di pittura proibirà 
la notizia delle figure di tal termine , e 
questa tale elezione di pittura è da essere 
schifata dagl'ingegni de' buoni pittori, con- 
ciossiachè P intenzione dei pittore è di far 
parere li suoi corpi di qua da' campi ; e 
nei sopraddetto caso accade il contrario, 
non solo in pittura , ma nelle cose di ri- 

liCA'O . 



212 TRATT. DELLA PITTURA 

GAP. CCCXXXV. 

Del giudicio che s ha da fare sopra 
r opera d'un pittore . 

Prima è che tu consideri le figure , 
s' hauuo il rilievo che si richiede al sito , 
e '1 lume che lallumiua ; clic Tombre non 
siano quelle medesime negli estremi dell' isto- 
ria che nel mezzo, perchè altra cosa è l'es- 
ser circondato dall'ombra , ed altia avere 
l'ombra da un solo lato . Quelle sono cir- 
condate dall'ombra, che sono verso il mez- 
zo dell'istoria, perchè sono adombrate dalle 
figure interposte fra loro ed il lume ; e 
quelle sono adombrale da un sol lato, le 
quali sono interposte infra '1 lume e l'isto- 
ria , perchè dove non vede il lume , vede 
l'istoria, e vi si rappi esenta l'oscurità d'essa 
istoria, e dorè non vede l'istoria, vede lo 
splendor del lume , e vi si rappresenta la 
sua chiarezza . 

Secondo è che il scm inamento, ovvero 
compartizi(tne delle figure, fia secondo il 
raso del quale tu vu'i che sia essa istoria. 

Terzo cIjc le ligure siano con prou- 
tezza intente al loro particolare . 



DI LION. DA VINCI. 2l3 

C A P. CCCXXXVI. 

Del rilievo delle finire remote dalt occhio , 

Quel corpo opaco si dimostrerà essere 
(li minor rilievo , il quale sarà più distante 
dall'occhio ; e questo accade perchè l'aria 
interposta fra l'occliio ed e.-so corpo opaco 
per esser ella cosa chiara più che l'ombra 
ai tal corpo , corrompe essa ombra , e la 
rischiara , e gli toglie la potenza della sua 
oscurità, la qual cosa è causa di foi^gli per- 
dere il suo rilievo . 

GAP. CCCXXXVII. 

De' termini de membri alluminati. 

Il termine di quel membro alluminalo 
paiTà più oscuro che sarà veduto in cam- 
po più chiaro, e così parrà più chiaro che 
fìa veduto in campo più oscuro. E se tal 
termine fia piano , e veduto in campo chia- 
ro simile alla sua chiarezza , il termine fia 
insensibile . 

GAP. CGGXXXVIIL 

De tennini . 

Li termini delle cose seconde non sa- 
ranno mai cogniti come i primi. Adunque 



214 TRATT. DELLA PITTURA 

tu , jMltore , non terminare immediate le 
cose cjnarle con le quinte , come le prime 
con le seconde , perchè il termine d' una 
cosa in un* altra e di natura di linea ma- 
teniatica , ma non linea ; perchè il termine 
d'un colore è principio d'un altro colore , 
e non ha da essere però detta linea , per- 
chè nissuna cosa s' inlramette infra '1 ter- 
mine d'un colore che sia anteposto ad un 
altro colore , se non è il termine , il quale 
è cosa insensibile d'appresso ; adunque tu, 
pittore , non la pronunziare nelle cose di- 
stanti . 

GAP. CCCXXXIX. 

Della incarnazione , e cose remote 
dair occhio . 

Debhonsi dal pittore porre nelle figure, 
e cose remote dall'occhio , solamente le mac- 
cliie non terminate , ma di confusi termi- 
ni, e sia fatta l'elezione di tali figure quan- 
do è nuvolo, o in su la sera, e sopra tut- 
to guardisi , come ho detto , dai lumi ed 
ombre terminate , perchè pajono poi tinte 
quando si \ edono da lontano , e riescono 
poi opere difficili e senza grazia . E ti hai 
a ricordare, che l'ombre mai siano di qua- 
lità, che per la loro oscurità tu abbi a per- 
dere il colore ove si causano, se già il luo- 
go dove li corpi sono situali non fusse te- 



DI LION. DA VmCI. 2l5 

tiebroso ; e non far pi-ofili, non disfilar ca* 
pelli , non dar lumi bianchi , se non nelle 
cose bianche , e che essi lumi abbino a di- 
mostrare la prima bellezza del colore dov« 
si posano. 

C A P. CCCXL. 

Varj precetti di -pittura , 

Li termini e figura di qualunque parte 
de' corpi ombrosi male si conoscono nel- 
r ombre e ne* lumi loro , ma nelle parti 
inlcrposte infra i liinii e l'ombre di essi 
corpi sono in primo grado di notizia . 

La prospettiva la quale si estende nel- 
la pittura si divide in tre parti principali , 
delie quali la prima è della diminuzione 
che fanno le quantità de' corpi in diverse 
distanze . La seconda parte è quella che 
tratta della diminuzione de' colori di tali 
corpi. La terza è quella che diminuisce la 
notizia delle lìiijure, e de' termini che bau- 
no essi corpi m vane distanze. 

L'azzurro dell'aria è di color compo- 
sto di luce e di tenel)re, la luce dico per 
causa dell' aiia illuminala nelle particole 
dell' umiclilà infra essa aria infusa. Per te- 
nebre dico Tarla ])ura , la quale non è 
divìsa in atomi, cioè particole d'umidità, 
nella quale abbino a percuotere i raggi so» 
lari. E di questo si vede l' e.seiiìpio nell'a- 
ria che s'interpone infra l'occhio e le mon- 



2 1 6 TRATT. DELLA PITTURA 

taglie ombrose per l'ombre della gran co- 
pia degl' alberi che sopra essa si trovano , 
ovvero ombrosa in quella parte die non è 
percossa dalli raggi solari , la qual aria si 
fa azzurra, e non si fa azzurra nella parte 
sua luminosa , e mollo meno nella parte 
coperta di neve. 

Fra le cose egualmente oscure , e di 
egual distanza , quella si dimostrerà esser 
più oscura che terminerà in più bianco 
campo, e così per il contrario. 

Quella cosa che fia più dipinta di bian- 
co e nero apparirà di miglior rilievo che 
alcun' altra . Però ricordati , pittore , che 
vesti le tue figure di color più chiaro che 
tu puoi ; che se le farai di color oscuro, 
fiano di poco rilievo e di poca evidenza da 
lontano , e questo perchè 1' ombre di tutte 
le cose sono oscure, e se farai una veste 
oscura, poco divario fia dal lume all'om- 
bra; e ne' colori chiari vi fia differenza. 

GAP. CCCXLl. 

Perchè le cose ritratte perfettamente dal 

naturale non pajono del medesimo 

rilievo qual pare esso naturale . 

Im])ossib)le è <"he la pittura imitata 
con somma perfezione di lineamenti , om- 
bre , lume , e colore (*) , possa parere del 



(*) Vedi sopra cap. 53. 



- -«s*»*ie«3«af««rr«ass^.?naw»ai 



■:si 






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DI LION. DA VlNCt. 217 

medesimo rilievo qiial })ai e esso naturale , 
se^ già tal naturale in lunga distanza non 
è veduto da un sol occhio . Provasi : siano 
gl'occhi A. B. {Fig. 53.) li quali vegghino 
r obhiello C. col concorso delle linee cen- 
trali degli occhi A. C. e B. C. dico che le 
linee laterali di essa centrale vedono dietro 
a tal obbielto lo spazio G. D. e l'occhio A. 
vede lutto lo spazio F. D. e V occhio B. ve- 
de tutto lo spazio G. E. Adunque li due 
occhi vedono di dietro all'obbietto C. tutto 
lo spazio F. E. per la qual cosa tal ohhiet- 
to C. resta trasparente , secondo la dcfìni- 
zione della trasparenza , dietro Ja quale 
niente si nasconde : il che intervenir non 
può a quello che vede con un sol occhio 
un ohbietto maggior di esso occhio. E per 
quello che si è detto potiamo concludere 
il nostro quesito , perchè una cosa dipinta 
occupa tutto lo spazio che ha dietro a se , 
e per nissuna via è possibile veder parte 
alcuna del campo che la linea sua circou- 
ferenzialc ha dietro a se. 

C A P. CCCXLII. 

Di far che le cose paino spiccate da' ìor 
campi , cioè dalla parete dove 
sono dipinte . 

Molto più rilievo mostreranno le cose 
nel campo chiaro e alluminalo che nell'oscu- 
ro . La ragione è , che se tu vuoi dar ri- 



2i8 TRATT. DELLA PITTURA 

licvo alla tua figura, tu fai che quella par- 
te del corpo che è più remota dal lume 
manco partecipi di esso lume, onde viene 
a rimanere più oscura, e terminando poi 
in campo scuro, viene a cadere in confusi 
termini; per la qual cosa, se non vi acca- 
de riJlesso, l'opera resta senza grazia, e da 
lontano n(ìn apparist^ono se non le parti lu- 
minose , onde conviene che l'oscure paino 
esser del campo medesimo , e così le cose 
paiono tagliate, e rilevate tanto meno del 
dovere , quanto il campo è oscuro. 

C A P. CCCXLIII. 

Precetto . 

Le figure hanno più grazia poste ne' 
lumi universali che ne'parlicolari e piccioli, 
perchè li gran lumi e pote^ui ahhracciano 
li rilievi de' corpi , e l'opere fatte in tali 
lumi appariscono da lontano con grazia , e 
quelle che sono ritratte a lumi ])icc'oli , pi- 
ijliano gran somma d'ombra, e t,im ili opere 
fatte con tali ombre mai appariscono da* 
luoghi lontani altro che tinte . 



GAP. CCCXLIV. 

Del figurar le parti del mondo. 

Sarai avvertito, che ne' luoghi maritti- 
mi , o vicini a quelli , volti alle parti me* 



DI LION. DA VINCI. 219 

ridionali , non facci il verno figurato negli 
alberi o prati , come nelle parti remote da 
essi mari e settentrionali faresti, eccetto ne- 
gli alberi, li quali ogn'anno gettano foglie. 

C A P. CGCXLV. 

Del figurar le quattro parti de tempi deir anno 
o partecipanti di quelli . 

Neiraulunno farai le cose secondo Tetà 
di tal tempo , cioè nel principio comincia- 
no ad impallidir le foglie degli alberi ne'più 
vecchi rami , più o meno secondo che la 
pianta è in luogo sterile o fertile ; e non 
far come molti , che fauno tutte le sorti 
degli alberi , ancorché da se siano egual- 
mente distanti , di una medesima qualità di 
verde . Così il colore de' prati , sassi, e pe- 
dali delle predette piante varia sempre , 
perchè la natura è variabile in infinito . 

GAP. CCCXLYI. 

Del vento dipinto . 

Nella figurazione del vento , oltre il pie- 
gar de' rami, ed arrovesciar delle foglie in- 
verso Tavvenimento del vento, si deve fi- 
gurar il ranuugolamento della sotlil polvere 
mista cou l'intorbidata aria . 



220 TRATT. DELLA PITTt7»A 

GAP. CCCXLVII. 

Del principio d'una pioggia. 

La pioggia cade infra l'aria , quella 
oscurando con lucida tintura , pigliando dal- 
l'uno de' lati il lume del sole, e l'ombra 
dalla parte opposita, come si vede fare alle 
nebbie , ed oscurasi la terra , che da tal 
pioggia rè tolto lo splendor del sole : e le 
cose vedute di là da essa sono di confusi 
e non intelligibili termini , e le cose che 
saranno più vicine all'occhio fiano più no- 
te : e più note saranno le cose vedute nella 
pioggia ombrosa, che quelle della pioggia 
alluminata . E questo accade perchè le cose 
vedute nelTombrose pioggie , solo perdono 
li lumi principali, ma le cose che sì veg- 
gono nelle luminose perdono il lume e l'om- 
bra , perchè le parti luminose si mischiano 
con la luminosità deiralluminata aria _, e le 
parti ombrose sono rischiaste dalla mede- 
sima chiarezza della detta aria alluminata. 

GAP. GCCXLVIII. 

Delt ombre fatte du ponti sopra 
le loro acque . 

L'ombre de' ponti non saranno mai ve- 
dute sopra le loro acque se prima l'acqua 
non perde l'offizlo dello specchiare per con- 



DI LIOK. DA VINCI . 22 1 

io di toi-blJczza . E questo si prova , per- 
chè l'acqua chiara è di superucic lustra e 
pulita, e specchia il poute in Uitll Ji luo- 
glii interpobli infra e:4uali angoli infra IVic- 
chio ed il ponte ," e sierchia Tarla sotto il 
ponte, deve deve essere l'ombra di tal pon- 
te; il che non pu'^ far l'acqua torbida per- 
chè non specchia, ma ben riceve l'ombra, 
come farebbe una strada polverosa . 

GAP. CGCXLIX. 

Precetti di pittura. 

La prospettiva è briglia e timone della 
pittura . 

La grandezza della figura dipinta do- 
vrebbe mostrare a che distanza eli' è ve- 
duta . 

Se tu vedi una figura grande al natu- 
rale , sappi che si dimostrerà esicr presso 
air occhio . 

GAP. CCGL. 

Precetti . 

Sempre il bilico è nella linea centrale 
del petto eh' è da esso bilico in su , e cosi 
tien conto del peso accidentale dell'uomo, 
come del suo peso naturale . Questo si di- 
mostra nello stender il braccio , che il pu- 
gno posto nel suo estremo fa 1* uffizio che 



222 TRATT. della PITTURA 

far si vede al contrappeso posto nell* estre- 
mo della stadera; onde per uecessità si get- 
ta tanto peso di là dall' ombelico , quauto 
è il peso accidentale del pugno, ed il cal- 
cagno convierte che s'innalzi. 

C A P. CCCLl. 

Della stadia. 

Se vuoi fare una figura di marmo , 
fanne prima una di terra, la quale poi che 
sarà finita e secca, mettila in una cassa che 
sia ancora capace , dopo la lìgura tratta 
d'esso luogo , a ricever il marmo che vuoi 
scolpirvi dentro a similitudine di quella ter- 
ra . Poi messa la figura di terra dentro ad 
essa cassa, abbi bacchette, che entrino ap- 
punto per gli suoi buchi , e spingile den- 
tro tanto })er ciascun buco , che ciascuna 
bacchetta bianca tocchi la figura in diversi 
luoghi , e la parte d'esse bacchette che re- 
sta fuori della cassa tingi di nero , e fa il 
contrassegno alla bacchetta , ed al suo bu- 
co , in modo che a tua posta si scontri : e 
trarrai della cassa la figura di terra , e met- 
tivi il tuo pezzo di marmo , e tanto leva 
dal marmo che tutte le tue bacchette si 
nascondino sino al loro segno in detti bu- 
chi ; e per poter far meglio questo, fa che 
tutta la cassa si possa levare in alto, ed il 
fondo d'essa cassa resti sempre sotto al mar- 
mo, ed a questo modo ne potrai levar con 
i ferri con gran facilità . 



DI LION. DA VINCI. 22.3 

GAP. CCGLII. 

JDeì far una pi tu ni d' etorna i^emice . 

Dipingi la tua piilura sepia della car- 
ta tirata in tclaro ben delicata e piana , e 
poi dà una buona e grossa imprimitura di 
pece e mattone ben pe^to: dappoi dà lim- 
primilnra di biacca e gialloliuo , poi colo- 
ris<'i , e veniica d'olio vecchio chiaro e so- 
do , ed appiccalo al vetro ben piano .* Ma 
è meglio far un quatlm di terra ben ve- 
triato , e rim])rimitnr;'. di biacca e giall^li- 
no , e poi coloiisci , ^ vernici^ , poi appicca 
il vetro cristallino con la vcnji< e ben chia- 
ra a esso vetro : ma fa p.rima ben seccare 
in stufa oscura esso colorito , e poi verni- 
calo con l'olio di noce ed ambra, ovvero 
olio di noce rassodato al sole. 

C A P. CCCLIII. 

Alodo di colorir in tela . 

Metti la tua tela in lelaro, e dagli col- 
la debole , e lascia seccare , e disegna , o 
dà l'incarnazione con pennelli di setole, 
e cosi fresca farai l'ombra sfumata a tuo 
modo. L'incarnazione sarà biacca, lacca, 
e giallolino : l'ombra sarà ntro , e majori- 
ca , e un poco di lacca , o vuoi lapis duro. 
Sfumato che tu hai , lascia seccare , poi ri- 



224 TRATT. DELI4 PITTURA 

tocca a secco con lacca e gomma , stata as- 
sai tempo con l'acqua gommala insieme li- 
quida , che è migliore , perchè fa rofilzio 
suo senza lustrare . 

Ancora per fare l'ombre più oscure , 
togli lacca gommata sopraddetta , ed inchio- 
stro , e con questa ombra puoi ombrare 
molti colori , perchè è trasparente : e poi 
ombrare l'azzurro , lacca, e diverse ombre, 
dico perchè diversi lumi ombrerai di lacca 
semplice gommata sopra la lacca senza tem- 
pera , ovvero sopra il cinabro temperato e 
secco . 

C A P. CCCLIV. 

Precetto della prospettiva in pittura . 

Quando tu non conoscerai varietà di 
chiarezza o di oscurità infra l'aria , allora 
la prospettiva dell'ombre fia scacciata dalla 
lua imitazione , e solo ti hai a valere della 
prospettiva della diminuzione de' corpi , e 
(iella diminuzione decolori, e del diminui- 
re della cognizione delle cose all'occhio con- 
trapposte ; e questa fa parere una medesi- 
ma cosa più remota , cioè la perdita della 
cognizione della figura di qualunque ob- 
hietto . 

L'occhio non avrà mai per la prospet- 
tiva lineale , senza suo moto , cognizione del- 
la distanza eh' è fra l'obbietto ed un'altra 
cosa , se non mediante la prospettiva de'co- 
lori. 



DI LION. DA VINCI . 225 

GAP. CCCLV. 



Degli obbietti . 



Quella parte deirobbietto sarà più al- 
luminata che fia più propinqua al lumino- 
so che rallumiiia. 

La similitudine delle cose in ogni gra- 
do di distanza perde i gradi di potenza , 
cioè quanto la cosa sarà più remota dall'oc- 
chio , sarà tanto meno penetrabile infra 
l'aria con la sua similitudine . 

GAP. GCCLVI. 

Della diminuzione de' colori e corpi. 

Sia osservata la diminuzione delle qua- 
lità de' colori insieme con la diminuzione 
de'corpi ove si applicano. 

GAP. CCCLVII. 

Dell' interposizione de' corpi trasparenti 
infra l'occhio e l obbietta. 

Quanto maggior fia l' interposizione tra- 
sparente infra l'occhio e l'obbietto tantp più 
si trasmuta il colore dell'obbictto nel colore 
del trasparente interposto. 

Quando l'obbietto s'interpone fra roc- 
chio e '1 lume, per la linea centrale che si 
Lion* da Vinci i5 



226 TRATT. DELLA PITTURA 

estende infra '1 centro del lume e rocchio, 
allora tal obbietto fia lotalmcnlc privalo di 
lume . 

GAP. CCCLYIII. 

De' panni che vestono le figure , 
e lor pieghe . 

Li panni che vestono le figure debbo- 
no avere le lor pieghe accomodale a cin- 
gere le membra da loro vestile , in modo 
che nelle parti alluminate non si ponga 
pieghe d'ombi'a oscura , e nelle parti om- 
brose non si faccia pieghe di troppa chia- 
rezza , e che i lineamenti d'esse pieghe va- 
dino in qualche parte circondando le mem- 
bra da lc)ro coperte, e non con lineamenti 
che taglino le membra , nò con ombre che 
sfondino più dentro che non è la superficie 
del corpo vestito , ed in effetto il panno 
sia in modo adattato che non paja disabi- 
tato, cioè che non paja un aggruppamento 
di panno spogliato dall'uomo, come si vede 
fare a molti, li quali s'innamorano tanto 
de'varj aggruppamenti di varie pieghe, che 
n'empiono tutla una figura, dimenticandosi 
reffetlo perchè tal panno è fatto, cioè per 
vestire e circondare le membra con grazia, 
dove e^si si posano , e non l'empire tutte 
di venti , o vesciche gonfiale sopra li rilevi 
alluminati de'membri . INon nego già che 
non si debba fare alcuna bella falda , ma 



TDli' '^ 



y-^A]e.CG\lL^J\^ . 




DI LION. DA VINCI. 227 

sìa fatta in parte della fii^ura dove le raem- 
hra infra esse ed il corpo raccoglino e ra- 
gunirio tal panno . E sopra tutto varia ]i 
panni nelT istorie, come nel fare ad alcuni 
le pieghe con rotture a facciate , e questo 
è ne' panni densi; ed alcuni panni aÌDbino 
li piegamenti molli , e le lor volte non la- 
t erate , ed altri torti . 

C A P. CCCLIX. 

Della natura delle pie glie de' panni^^ 

Molti amano le piegature delle falde 
de'panni con gli angoli acuti , crudi , e spe- 
diti , altri con angoli quasi insensibili, altri 
senza alcuni angoli , ma in luogo di quelli 
certe curvità . 

GAP. CCCLX. 

Come si devon fare le pieghe dépanni. 

Quella parte delle pieghe che si ritro- 
va più lontana da' suoi costretti estremi si 
ridurrà più in sua prima natura. Natural- 
mente ogni cosa desidera mantenersi iu suo 
essere . 11 panno , perchè è di eguale den- 
sità e spessii udine , sì nel suo rovescio co- 
me nel suo dritto , desidera di star piano : 
onde quando egli è da qualche piega o fal- 
da costretto a lasciare essa planizie , osserva 
la natura della forza ia quella parte di se 



228 TRATT. CELIA flTTURA 

do^e egli è più costrelio, e quella parte 
eh' è più lontana a essi costriiigimcnti tro- 
verai liei urbi più alla prima sua natura , 
cioè dello star disteso e ampio. Esempio sia 
A. B. C. {^Fig. 54.) la piega del panuo det- 
to di sopra . A. B. sia il luogo dove esso 
panno è piegato e costretto . lo ti j^roposi 
che quella parie del panuo ch'era ]iiù lon- 
tano alli costipiti estremi si ridurrehhe più 
nella sua prima natura : adunque C. tro- 
vandosi più lontano , la piega C. fia più 
larga che in nissuu altro suo luogo. 

GAP. CCCLXI. 

Come sì clevojio fai^ le pieghe d panni , 

A un panno non si deve dare confu- 
sione di molte pieghe , anzi farne solamen- 
te dove con le mani o braccia sono ritenu- 
te , ed il resto lasciar cadere semplicemen- 
te, e si debbono rìlrarre di naturale , cioè, 
se vorrai fare paimo lana , usa le pieghe 
secondo quelli , e se sarà seta , o panno fi- 
no , o da villano , va diversificando a cia- 
scuno le sue pieghe, e non fare alzilo, co- 
me molti fanno, sopra i modelli coperti di 
carta , o corame sottile j che t' inganneresti 
forte . 



DI LION. DA VINCI. 229 

GAP. CCCLXII. 

Delle pieghe de' panni in scorcio. 

Dove la figura scorcia fagli vedere mag- 
gior numero di pieghe che dove la non 
scorcia , e le sue membra sieuo circondate 
da pieghe spesse e giranti intorno ad esse 
membra. E sia dove sta l'occhio. M. N. 
{^Fig.bS,') manda il mezzo di ciascuni cir- 
coli più lontani dall'occhio de' loro fini . 
N. O. li mostra dritti, perchè si trova a rin- 
contro . P. Q. li manda per contrario . 

GAP. CCCLXIII. 

Dell occhio che vede le pieghe de' pamù 
che circondano Cuomo . 

L'ombre interposte infra le pieghe de' 
panni circondatrici de' corpi umani , saran- 
no tanto più oscure , quanto elle sono più 
rincontro all'occhio con le concavità, dove 
tal ombre son generate : e questo intendo 
aver detto , quando l'occhio è situato infra 
la parte ombrosa e la luminosa della pre- 
detta figura . 



23o TRATT. DELLA PITTURA 

GAP. CCCLXIV. 
Delle pieghe de panni . 

Sempre le pieghe de' panni situati in 
qualunque atto delle figure debbono con i 
suoi lineamenti mostrare l'atto di tal figu- 
ra , in modo che non diano ambiguità o 
confusione della vera attitudine a chi la 
considera : e che nissuna piega con l'om- 
bra tolga alcun membro , cioè che paja più 
a dentro la profondità della piega che la 
superficie del membro vestito. E che se tu 
figuri figure vestile di più vestimenti , che 
non paja che l'ultima veste rinchiuda den- 
tro a se le semplici ossa di tal figure , ma 
la carne insieme con quelle, e li panni ve- 
stimento della carne , con tanta grossezza 
qual si richiede alla moltiplicazione de' suoi 
gradi . 

Le pieghe de' panni che circondano le 
membra debbono diminuire della loro gros- 
sezza inverso gli estremi della cosa circon- 
dala . 

La lunghezza delle ])ieghe che sono più 
strette alle membra debbono aggrinzarsi da 
quel lato che il membro per le sue piega- 
ture diminuisce, e tirarsi dall'opposita par- 
te delia sua piegatura . {Fig- 56.) 



C>x.CCGLXL\^ 



5b. 




/>.yy/, .;-. 



DI LION. DA VINCI. 23 1 

GAP. CCCLXV. 

Dell' oiizzonte specchiato nelloncìc . 

Specchierassi rorizzonte per la sesta di 
questo nel Jalo veduto dall'orizzcute e dal- 
l'occhio , come si dimostra l'orizzonte F. 
(^Fig.^j.) veduto dal lato B. C. , il qual 
lato è ancor veduto dall'occhio . Adunque 
tu , pittore, che hai a figurare l'inondazio- 
ni dell'acque, ricordati che da te non sarà 
veduto il colore dell'acqua esser altramente 
chiaro o oscuro che si sia la chiarezza o 
oscurità del sito dove tu sei, insieme misto 
col colore dell'altre cose che sono dopo te. 



FINE. 



INDICE 

DE' CAPITOLI 

DI QUESTO TRATTATO , 



CAPITOLO L 

\J uello che deve prima imparare il 

^ giovane i 

Cjp. II. Quale studio deve esse?'e ne' 

giovani 2 

Cap, III. Qual regola si deve dare 

a' putti pittori 2 

Cap. IV. JSotizia del giovine disposto 

alla pittura 3 

Cap. V. Precetto al pittore .... 3 



TNDTCE De'cjpITOLI 233 

Cap. vi. In che modo deve il giova- 

ne procedere nel suo studio . . 4 
Cap. vii. Del modo di studiare . . 4 
Cap. Vili. Avvertimento al jnUore . 4 
Cap. IX. Precetto del pittore luiiver- 

salc 5 

Cap. X. Come il pittore deve essere 

universale 6 

Cap. XI. Precetto al pittore ... 6 
Cap. XII. Precetto come sopra . . 6 
Cap. XIII. Precetto dello schizzar isto- 
rie e figure 7 

Cap. XIV. Del corregger gl'errori che 

tu scuopri 7 

Cap. XV. Del giudizio 8 

Cap. XVI. Modo di destar l'ingegno 

a varie intenzioni 8 

Cap. XVII. Dello studiare insino quan- 
do tu ti desti , o prima che tu 
t' addormenti allo scuro .... ^ 
Cap. XV III. Che si deve prima impa- 
rar la diligenza che la presta pra- 
tica 9 

.Cap. XIX. Come il pittore dev'esser 

Dago d'udir il giudizio d'ogrì uno io 
Cap. XX. Che l'uomo non si deve fi- 
dar tanto di se , die non vegga 

dal naturale IO 

Cap. XXI. Delle v'arietà delle pitture j i 
,Cap. XXII. Dell essere universale . . ji 
Cap. XX 111. Di quelli che usano la 
pratica , senza la diligenza , ov- 
vero scienza i2 



^34 INDICE 

L.-ii'. XXIV. Del imn imitare l'un V al- 
tro pi tore * 12 

C-jp. XXV. Del ritrar dal naturale . i3 

i.dP . XXVI. Aruyertimento al pittore i3 

Cav. XXVII. Come deve essere cdo 

il lunie da rltrar dal naturale . i3 

Cap. XXVIII. Quali lumi si devono 
^/•^,i^->'",^ per ritrar le Jigure de' 
C'.y-.j i 14 

Cap. XXIX. Delle qualità del lume 

pcì r/rar rdievi naturali , o finti . i5 

Cap. XXX. Del rit>ar gV ignudi . . 16 

Cap. XXXI. Del ritrarre di rilievo 

finto , o did JUitiirale 16 

Cap. XXXII. Modo di ritrarre un sito 

corretto 17 

Cap. XXXIII. Come si devono ritrar 

li paesi 17 

Cap. XXXIV. Dal ji trarre al lume di 

candela 18 

Cjp. XXXV. In che modo si debba 
ritrarre un volto y e dai gli grazia , 
ombra , e lumi ». 18 

Cap. XXXVI. Del lume dove si ri- 
trae l'incarnazione delli volti j e 
igìiì/di 19 

Cap. XXXVII. Del ritrar figure per 

ristoìie 19 

Cap. XXXVIII. Per ritrar un ignudo 

dal naturale , o altro .... 20 

Cap. XXXIX. Misure e compartimenti 

della statua ...©.... -O 



de' CAPITOLI . 235 

Cap. XL. Come il vittore si deve ac- 
conciar al lume col suo rilievo . 20 

Cap. XLI. Della qualità del lume . . 21 

Cap. XLII. Dell- inganno die si riceve 

nel giudizio delle membra . . . 2r 

Cap, XLIII. Che si deve saper l'intrin- 
seca far tua dell'uomo 21 

Cap. XLÌV. Del difetto del pittore . 23 

Cap. XLf^. Precetto j perchè il pittore 
non s'inganni nell'elezione della 
figura in che fa abito . . . . 22 

Cap. XLVI. Difetto de' pittori che ìi- 
traggono una cosa di rilievo in 
casa a un lume , e poi la mettono 
in campagna a un altro lume . 23 

Cap. XhVII. D ella pittura , e sua di- 
visione 24 

Cap. XLVlll. Figura, e sua divisio- 
ne 24 

Cap. XLIX. Proporzione di membra . 24 

Cap. L. Delli jnoDimenti, e delle ope- 
razioni varie 25 

Cap. li. die si devon fuggire i ter- 
mini spediti 2G 

Cap, LU. Che nelle cose picciole non 
si vedon gì' errori , come nelle 
grandi 26 

CaP' lui. Perchè la pittura non può 
inai parere spiccata , come le cose 
naturali 27 

Gap. .LIJ^. Perchè i capitoli delle fi- 
gure l'ima sopra l'altra è cosa da 
f^^S8"^G 28 



2,36 INDICE 

C^p. LT^. Qiial pittura si deve usare 

in far parer le cose più spiccate . 29 

Cjp. LVl. Qiial e più di discorso e 
iiuiità , o il lianr ed ombre de' cor- 
pi ^ o li loro lineamenti . . . . 3o 

Cap. LVll. Memoiia die si fa dall' 

autore . . 3o 

Gap. hVIll. Precetti di pittura . . 3i 

Cap. LIX. Come la pittura deve esser 

vista da una sola Jiriestra . . . 3 r 

Cap, LX. Dell' o?uh re 3i 

Gap. LXI. Come si debbono figurare 

i putti ». 32 

Caf. JLXII. Come si debbono figurare 

ì vecchi 3l2 

Gap. LXIII. Come si debbono figurar 

le vecchie 32 

Gap. LXIV. Come si debbono figurar 

le donne 33 

Gap. LXJ^. Come si deve figurar una 

notte 33 

Gap. hXKL Come si deve figurar una 

fortuna 34 

Gap. LXÌ^II. Come si deve figurare 

una battaglia 35 

Gap. LXVIII. Del modo di condurre 

in pittura le cose lonUine . . . 3^ 

Gap. LXIX. Come l'aria si deve fare 
chiara quarito più la fai finir bas- 
sa ^O 

Pap. LXX. a far che le figure spic- 
chino dai lor campo 4^ 



DL' CAPITOLI. 287 

Cjp. LXXI. Del figurar le grandezze 

delle cose dipinte 41 

C^p. LXXII. Delle cose finite , e del- 
le confuse 42 

Cap. LXXIIL Delle Jignre che son 
separate , accioccìie wni pajano 
congiunte ^.3 

Cap. LiXXIV . Se il lume dev esser 
tolto in faccia , o da parte , e 
quale dà più grazia ^3 

Cap, LXXV. Della riverberazione . 44 

Cap. LXXl^I. Dove non può esser 

ri'verb erazione luminosa .... 44 

Cap. LXXVII. De riflessi .... 45 

Cap. LXXVIII. De' riflessi de lumi 

che circondano l'ondjre .... 45 

Cap. LXXIX. Dove i riflessi de' lumi 
sono di masimor o minor chia- 
rezza 46 

Cap. LXXX. Qual parte del riflesso 

sarà' più chiarii 4'7 

Cap. L.XXXl. De colori riflessi della 

carne 47 

Cap. LXXXII. Dove li riflessi sono 

pai sejisihili 48 

Cap. LXXXIII. De' riflessi duplicati 

e triplicati 49 

Cap. I-iXXXif"^. Come nissun colore 
riflesso e semplice , ma è misto 
con li' specie degli altri colori . 49 

Cap. LiX KXl"^. Come rarissime volte 
li riflessi sono del colore del corpo 
dove si congiungono . . . . ^ 5o 



238 INDICE 

Cap. I-jXXXP^I. Dove più si vedrà il 

riflesso 5] 

Cap. L XXXV il Decolori de riflessi 5^ 

Cap. L XXXV 111. De' termini de"" ri- 
flessi nel suo campo 52 

Gap. LXXXIX. Del collocar le figu- 
re 53 

Cap. XC. Del modo d' imparar hcne 
a comporre insieme le flgure nelle 
istorie 53 

Cap. XCL Del por prima una figura 

nelX istoria 54 

Cap. XCII, Modo del comporre le 

istorie 54 

Cap. xeni. Del comporre l'istorie , 55 

Cap. XCIV. Varietà d'uomini neWistO' 

rie 56 

Cap. XCV. Dell'imparar li movimenti 

dell uomo 56 

Cap. XCVI. Del comporre l'istorie . 57 

Cap. XCVII. Della varietà nell'istorie 58 

Cap. XCVIII. Del diversificare larie 

de'volti neW istorie 58 

Cap. XCIX. Dell' accompagnare li co- 
lori l'un con l'altro , e che l'uno 
dia grazia all' altro 59 

Cap. C. Del far vivi e belli colori 

nelle superficie ^q 

Cap. ci. De' colori dell'ombre di qua- 

lunque colore 6r 

Cap. CII. Della varietà che fanno li co- 
lori delle cose remote e propinque 61 



de' CAPITOLI . 23^ 

Cjp. chi. In ciiuinla distanza si pei'- 
dono li colori delle cose inte'j^ra- 
mente. . 6l 

Cav. CIV. Colore dell'ombra del bian- 
co 62 

Cav. CT^. Qiial colore farà oìnbra pia 

nera 63 

Cap. CT^I. Del colore che noji mostra 

"varietà in T.arie grossezze d'aria 63 

Cap. CV^II. Della prospettiva de colori 66 

Cap. CVIII. Del colore che non si 

muta in imrie grossezze d'aria . 67 

Cap. CIX. Se li colori Darj possono 
essere o parere d'una unifoime 
oscurità , mediante una medesima 
ombra 68 

Cap. ex. Della causa de' perdimenti 
de' colori e Jigure de'coiyi , me- 
diarne le tenebre che pajono e 
non sono 

Cap. CXI. Come nismna cosa mostra 
il suo color vero s'ella non ha 
lume da un altio simil colore . n^ 

Cap. i'XII. De' colori che si dimo- 
strano variare dal loro essere , 
mediante li paragoni de'' lor campi rjo 
Cap. CXIII. Della mutazione óle'colori 
traspa/enti dati o messi sopra di^ 
Dcrsi colori , con la lor diversa 

relazione < 

Cap. CXIJ^. Qual parte d'un vedc'- 
simo colore si mostrerà pia bella 
in pittura ...•#«.«. 71 



69 



71 



340 INDICE 

Cap. - CXy. Come ogni colore che non 
ha histro è più hello nelle sue 
parti luminose che nell'ombrose . nz 

Cap. CXT^I. Dell'evidenza de* colori . 73 

Cap. CXT^II. Qual parte del colore 
ragionevolmente deve esser più 
bella 'yS 

Cap. CXVIII, Come il bello del co- 
lore dehb' esser ne' lumi .... 78 

Cap. CXIX. Del color verde fatto 

dalla ruggine di rame .... 74 

Cap. CXX. Aumentazione di bellezza 

nel verde rame 74 

Cap. ex XI. Della mistioìie de' colori 

l'uri con l'altro 76 

Cap. CXXIl. Della superficie dogni 

colpo ombroso 76 

Cap. CXXIII. Qual è la superficie ri- 
cettiva di più colori 77 

Cap. CXXIT^. Qual coipo si tingerà 

più del colore del suo abbietto . 77 

Cap. CXXV. Qual corpo si dimostrerà 

di più bel colore 78 

Cap. CXXVI. DelC incarnazione de' 

volti . . i 78 

Cap. CXXVII. Modo di ritrarre il 
rilievo , e di preparare le carte 
per cpicsto 7q 

Cap, CXX Vili. Delia varietà dun 
medesimo colore in varie distanze 
doli- occhio 79 

Cap. CXXIX. Della verdura veduta 

in campagna ....... 80 



{ 



DE CAPITOLI . 241 

Cap. CXXX. Qiiul verduì'a parrà più 

d'azzurro So 

Cap. CXXXI. Qiial è quella superficie 
che meno che l'altre diniosCra il 

suo vero colore 80 

Cap. CXXXII. Qual corpo mostrerà 

più il suo vero colore . . . . 8r 
Cap. CXXXIIl. Della cldarezza de' 

paesi 8r 

Cap. CXXXIT^. Prospettl^va comune 
della diminuzione de' colori in lun- 
ga distanza 82 

Cap. CXXXV. Delle cose specchiaf.e 
nell'acqua de' paesi , e prima dei- 
Varia 83 

Cap. CXXXVI. Diminuzione dé'colori 
per mezzo inteiposto infra loro e 

l'occhio 83 

Cap. CXXXKIL De campi che si con- 
vengono aie ombra ed diurni . . Sa. 
Cap. CXXXT^III. Come si deve ri- 
parare , quando il bianco si ter- 
mina in bianco , e l'oscuro in oscu- 
ro 84 

Cap. CXXXIX. Della natura de' co- 
lori de' campi sopra li quali cam- 
peggia il bianco . . . . . . 85 

Cap. CXL. De canqn delle figure . 85 
Cap. CXLl. De campi delle cose di- 
pinte 86 

Cap. CXLII. Di quelli che fingono in 
campagna la cosa più remota farsi 
più oscura .,..,... 86 
Lion. da Vinci 16 



242 INDICE 

Cjp. CXLIII. De colori delle cose re- 
mote dall' occhio 86 

Cap. CXLIV. Gradi di pitture . . 87 
Cap. CILLT^. Dello specchiamento e 
colore dell'acqua del mare veduto 
da diversi aspetti . . . . . . 88 

Cap. CXLV^I. Della natura de' paragoni 88 
Cap. CXLVIL Del color dell'ombra 

di qualunque coipo 8g 

Cap. CXDf^IIJ. Della prospettiva de' 

colori ne' luoghi oscuri . . . . 8f) 
Cap. CXLIX. Prospettiva de'colori . 3o 

Gap. CL. De' colori 3o 

Cap. gli. Da che nasce V azzurro 

neW aria go 

Cap. GLjJI. De' colori y i 

Cap. GLIII. De' colori ga 

Gap. GLIV. De campi delle figure de' 

corpi dipinti . , 03 

Cap. CLT^. Perché il bianco non è 

colore C)3 

Gap. GLVl. De' colori g3 

Gap. GDVII. De'colori de' lumi inci- 
denti e riflessi 04 

Gap. GLVIII. De' colori deW ombra . g5 
Gap. GLIX. Delle cose poste in campo 
chiaro , e percliè tal uso è utile 

in pittura g6 

Cap. GLX. De' campi q6 

Gap. GJLXI. De' colori che risultano 
dalla ìnistione d altri colori , Il 
quali si dimandano specie secon- 
de ,. , -97 



'Cap. CLXIL De colori ..... 98 
Cap. CLXIII. Del colore delle mon- 
tagne 100 

Cap. CI-j XI f^. Come il pittore deve 
mettere in pratica la prospettiva 
de' colori ror 

Cap. CLXT^. Della prospettiva aerea 102 

Cap. CLXP^I. De\'arj accidenti e mo- 
iimenti delC uomo , e proporzione 
de' membri lo3 

Cap, CLXJ^II. Delle mutazioni delle 
misure dell' uomo dal suo nasci- 
mento al suo ultimo crescimento io3 

Cap. CLXVIIL Coinè li puttini hanno 
le giunture conti'arle agl'uomini 
nelle loro grossezze . . . . .104 

Cap. CLXIX. Della differenza della 
misura che è fra li putti e gli uo- 
mini io5 

Cap. CLXX. Delle giunture delle dita 106 

Cap. CLXXI. Delle giunture delle spal- 
le , e suoi crescirnenti . . . .106 

Cap. CLXXIL Delle spalle . . . .106 

Cap. CLXXIII. Delle misure univer- 
sali de' corpi .107 

Cap. CLXXIV. Delle misure del cor- 
po unuino , e piegamenti di mem- 
bra i©8 

Cap. CLXXT^. Della proporzionalità 

delle jnemhra 109 

Cap. CLXXf^J. Della giuntura delle 

mani col braccio I0() 



244 INDICE 

C^jP. CLXXVII. Delle giunture de 
■piedi , e loro ingrossamenti , e di- 
minuzione HO 

Cjp, CLXXVIII. Delle membra che 
dirrinuiscono quando si piegano , 
e crescono quando si distendono no 

Cap. CLXXIX, Delle membra che in- 
grossano nella loro giuntura quan- 
do si piegano IH 

Cjp. CLXXX. Delle membra degl'uo- 
mini ignudi HI 

Cap. CLXXXI. Delli moti potenti del- 
le membra dell' uomo IH 

Cap. CLXXXIl. Del movimento del- 
l'uomo 1X2 

Cap. CLXXXIII. Delle attitudirà^ mo~ 

vanenti^ e lor mendjri . . . .1x3 

Cap. CLXXXIV. Delle giunture delle 

meììibra 114 

Cap. CLXXXV. Della membrificazio- 

ne dell'uomo Ii5 

Cap. ChXXXVI. De' moti de' membri 

dell'uomo ii5 

Cap. CLXXXVII. De moti delle porti 

del volto 116 

Cap. CLXXXVIIl. De membri e de- 
scrizione d'effigie II 7 

Cap. CLXXXIX. Modo di tener a 
mente , e del fare ujt effigie unui- 
na in profilo , solo col guardo 

d'una sola 'volta 1x8 

Cap. CXC. Alodo di tener a mente la 

forma d'un volto iiS 



de'capjtoli . 24^ 

C/p. CXCl. Delle bellezze de' volti .119 
C^p. ex CU. Dell' ntdtinline . . . .120 
Cjp. ex CUI. De'inovlmenù delle mem- 
bra quando si figura l'uomo che 

siano atti j?roprj i2o 

Cap. CXCIF., Delle membrificaziorn 

de gì' ignudi 120 

Cap. CXCT^. Del moto e corso del- 
l'uomo ., ed altri animali . . . I2£ 
Cap. CXCVI. Quando è maggior dif- 
ferenza d' altezza di spalle nell'a- 
zioni dell'uomo ^ I2i: 

Cap. CXCP^II. Posposta contila . fe- i^^ 
Cap. CXCVIII. Come il braccio rac- 
colto muta tutto l'uomo dalla sua 
prima ponderazione quando esso 
braccio s'estende ... . . . . i23 

Cap. ClCClX. DeWuomo ed altri ani- 
mali che nel nnioversi con tardità 
non hanno il ccìitro della gl'avita 
troppo remoto dal centro delli so- 

s tentacoli I23 

Cap. ce. Dell'uomo che porta un peso 

sopra le sue spalle 124 

Cap. CCl. Della ponderazione dell'uo- 
mo sopra i suoi j)iedi . . . .125 
Cap. CCII. Dell'uomo che si muove . 12$ 
Cap. CCIII. Della bilicazione del peso 
di qualunque animale immobile 

sopita le sue gambe 12S 

Cap. CCIT^ . De' piegamenti e 'volta- 

vienti dell'uomo ,126 



246 INDICE 

Cjp. CCV, De piegamenti . . . .12^ 
C^p. COVI. Della eqniponderafiza . 126 
Cap. CCVII. Del moto umano . .127 
Cap» CCT^IIJ. Del moto creato dalla 

destritzlone del bilico 128 

Cap. CCIX. Del bilico delle figure . 128 
Cap. CCX. Della grazia delle membra 129 
Gap. CCXl. Delle comodità delle mem- 
bra i3o 

Cap. CCXII. D'una figura sola fuor 

dell'istoria i3l 

Cap. -QCXIII. Quali sono le principali 
ikiportanze che appartengono alla 

figura j3i 

Cap. CCXIV. Del bilicar il peso in- 
torno al centro della gravità de' 

corpi . . . 182 

:Cap.- CCXV. Delle figure che hanno 

a maneggiare e portar pesi . . i32 
\Cap. CCXVÌ. Delle attitudini degli 

uomini i33 

Cap. CCXT^Il. T^arietà d'attitudini . i33 
Cap. CCXVIII. Delle attitudini delle 

fgure i33 

Cap. CCXIX. Delle azioni de circo- 
stanti a un caso notando . . . 184 
Cap. CCXX. Qualità degi' ignudi , . 184 
Cap. ce XXI. Come li ?nuscoli son 

coiti e grossi . i35 

Cap. ce XXII. Come li grassi non 

hanno grossi muscoli x35 

(^AP. CCXXIII. Quali sono li muscoli 
che spariscono ne' movimenti di- 



DE CAPITOLI. 2^J 

versi clrlVnoìiìO i36 

Cap. CCXXIV. De muscoli. . . . i36 

Cap. CCXXV. Clic l'ignudo figurato 
con grand evidenza de muscoli fia 
senza moto iZ'J 

Cap. CCKXKI. Che le figure ignuda 
non debbono avere i loro muscoli 
ricercati affatto 187 

Cap. CCXXVil. Dell'allargamento e 

raccortamento de' muscoli . . . i3S 

Cap. CCXXVIU. Dove si trova cor- 
da negli uomini senza muscoli . i3S 

Cap. CCXXIX. DegV otto pezzi che 
nascono nel mezzo delle corde in 
Darle giunture dell'uomo . . . iS^ 

Cap. CCXXX. Del muscolo che è in- 
fra 'l pomo granato ed il petti- 
gnone i3^ 

Cap. CCXXXI. Dell'ultimo svoltamen- 
to che può far l'uomo nel vedersi 
a dietro 140 

Cjp. CCXXXII. Quanto si può avvi- 
cinar l'un braccio con l'altro di 
dietro 141 

Cap. CCXXXIII. Dell' apparecchio 
della forza dell'uomo che vuol ge^ 
nerare gran percussione . . . . 141. 

Cap. CCXXXIV. Della forza com- 
posta dall'uomo , e prima si dirà 
delle braccia 142 

Cap. CCXXX J^. Qual è maggior po- 
tenza dell'uomo , quella del tira- 
re ^ o quella dello spingere . .143 



348 IKDICE 

Cjp. CCXXXVI. Delle membra che 
piegano , e che officio fa la car- 
ne che le Deste in esso piega- 
mento 144 

Cjp. CCXXXVII. Del voltar la gam- 
ba senza la coscia 144 

Cap. CCXXXVllI. Della piegatura 

{Iella carne 146 

Cjp, CCXXXIX. Del Moto semplice 

delV uomo . . 14S 

Cap. CCXL. Moto composto . . .146 
Cap. CCXLI. Dei moti appropriati 

agli effetti degli uomini . . . . i47 
Cap. CCXLII. De moti delle figure . 14.J 
Cap. CCXLIII. Degl'atti dimostrati'vi 148 
Cap. CCXLI V. Della varietà de'insi 148 
Cap. CCXLV. De' moti appropriati 

alla mente del mobile .... 148 
Cap, CCXL T^I. Come gli atti mentali 
muovano la persona in primo gra- 
do di facilità e comodità . . . 14^ 
Cap. CCXL V^ll. Del moto nato dalla 

mente mediante l'obbietto . . «149 
Cap. CCXLV^llI. Dumeti comuni , i5o 
Cap. CCXLIX. Del moto degli ani- 
mali i5o 

Cap. CCL. Clì ogni membro sia pro- 
porzionato a tutto il suo colpo . i5l 
Cap. CCLI. Dell' OS sei^anza del de- 
coro i5r 

Cap. CCLII. Dell'età delle figure . lóa 
Cap. ce lui. Qualità d uomini ne' 

componimenti dell' istorie . . . i5a 



i>e'capitolt, 24(^ 

Cjp. CCLIV, Del figurare una die 

parli con più persone .... i53 

Cap, CCLV. Coinè deve farsi una fi- 
gura irat,a i54 

Cap. CCJLV^I, Come si figura un di- 
sperato i54 

Cap. CCLF'II. Del ridere e del pian- '\ 
gei e , e differenza loro . . . . 1 5-^ 

Cap. CCLVIÌI. Del posare de' putti. i55 

Cap. CCLIX. Del posar delle femmi- 
ne , e de' giovani i5S 

Cap. CCLX. Di quelli die saltano . i56 

Cap. CCLXI. Dell uomo die vuol ti' 

rar una cosa fuor di se con gran- \ 
d' impeto . 1 5/ 

Cap. CCLXII. Perchè quello che vuol 
tirar , o ficcar tirando il ferro in 
terra , alza la gamba opposita in- 
cuneata 1 57 

Cap. CCLXIII. Ponderazione de' cor- 
pi che non si muovono .... i58 

Cap. CCLXI T^. Dell' uomo che posa 
sopra li due piedi , e che dà di 
se più peso all'un che all'altro . 15^ 

Cap. CCLXV. Del posar delle figure 169 

Cap. CCLXVI. Delle ponderazioni 
deir uomo nel fermarsi sopra de' 
suoi piedi 1 00 

Cap. CCLXVU. Del moto locale più 

o meno veloce i6t 

Cap. CCLXVni. DegV animali di 

quattro piti di , g coma si muovono 161: 



25(5 ÌNDICE 

Cap. CCLXIX. Della corrispondenza 
cìif ha la metà della grossezza 
dell'uomo con l'altra metà . , . 1G2 

Cap. CCLW, Come nel saltar del- 
l'uomo in alto vi si trovano tre 
moti 162 

Cap. CCL'KX.I. Che è impossibile che 
una meìnoria serbi tutti gl'aspetti 
e muta2Ìoni delle membra , . . i63 

Cap. CCLXXII. Della pratica cercata 

con grcui sollecitudùie dal pittore i63 

Cap. CCLXXllI. Del giudicare il pit- 
tore le sue opere e quelle d'altrui 164 

Cap. CCLXXIT^. Del giudicare il pit- 
tore la sua pittura 164 

Cap. CCLXXy. Come lo specchio è 

maestro de' pittori i65 

Cap. CCLXXf^I. Qual pittura è più 

laudabile 1G6 

Cap. CCLXXVII. Quale è il primo 

abbietto e intenzione del pittore .167 

Cap. CCLXXVIII. Qual è pia im- 
portante nella pittura, l'ombra, o 
suoi lineamenti 168 

Cap. CCLXXIX. Come si deve dare 

il lume alle figure 168 

Cap. CCLXXX. Dove deve star quel- 
lo die ris guarda la pittura . . . 1 69 

Cap. CCLXXXI. Come si deve porre 

alto il punto 170 

Cap. CCLXXXII. Che le figure pie- 
ciole non debbono per ragione es- 
ser finite . . . . . . . . .170 



DE^ CAPITOLI . 25l^ 

Cap. CCLXXXIII. Che campo deve 

usare il pittore alle sue Jigure . lyr 

Cap. CCLXXXIT^. Precetto eli pittura lyi 

Cap. CCLXXXf^. Del fingere un sito 

selvaggio l'jz 

Cap. CCLXXXVI. Come deve far pa- 
rere naturale un anùnal fuito . , ijz 

Cap. CCLXXXVIL De i^ùsi che si 
debbono fare , die abbino rilievo 
con grazia . 1^3 

Cap. CCLXXXVIII. Del dividere e 

spiccare le figure da' loro campi. 174, 

Cap. CCLXXXIX. Della differenza 

de' lumi posti in diversi siti . . lyS 

Cap. CCXC. Del fuggire V impropor- 
zionalità delle circostanze . . . lyS 

Cap. CCXCI. De' termini de' coipi det- 
ti lineamenti , ovvero contorni . lyG 

Cap. CCXCII. De gì' accidenti super- 
ficiali che prima si perdono nel 
discostxirsi de corpi ombrosi . .176 

Cap. CCXCIII. Degl'accidenti superfi- 
ciali che prirruL si perdono per le 
distanze 177 

Cap. CCXCIV. Della natura de^ ter- 
mini de'coiyi sopra gV altri corpi , 177 

Cap. CCXCV. Della figura che "va 

v centra' l vento 178 

Cap. CCXCV I. Della finestra dove si 

ritrae la figura 178 

Cap. CCXCV II. Perchè misurando un 
viso , e poi dipingendolo in tal 
grandezza , egli sì dimostrerà mag- 



2-52 ìTrmcE 

gìor del nar,uraìe . . . . . .178 

C/p. CCXCVIIl, Se la superficie d'ogni 
corpo opaco partecipa del color 
del Sìio ohbietto 1 79 

Cap. CCXCIX. Del moto de gì' animali 181 

Cap. ecc. A fare una figura che si 
dimostri esser alta braccia 40 in 
spazio di braccia 20 e abbia mem- 
bra corrispondenti , e stia dritta 
in piedi 182 

Cap. CCCI. A fare una fgura nel 
muro di 1 2 braccia , che appari- 
sca d'altezza di 24 182 

Cap. CCCII. Avvertimento circa l'om- 
bre e lumi . . i83 

Cap. cecili. Pittura , e lume univer' 

sale j 84 

Cap. CCCIV. De' campi proporzionati 
a' corpi che in essi campeggiano , 
e prima delle superficie piane d'u- 
niforme colore i 18S 

Cap. CCCV. Pittura di fgura e corpo i85 

Cap. cecidi. Nella pittura mancherà 
prima di notizia la parte di quel 
colpo che sarà di minor quantità 186 

Cap. CCCVII. Perche una medesima 
campagna si dimostra alcuna vol- 
ta ?naggiore o minore che non è 187 

Cap. CCCVIII. Osservazioni diverse . 188 

Cap. CCCIX. Delle città ed altre cose 

vedute all' aria grossa . . . . 1 89 

Cap. CCCX. De' raggi solari che pene- 
trano li spiracoU de' nuvoli . . . igi 



be' CAPITOLI . 253 

Cap. CCCXl Delle cose che VoccJdo 
vede sotto se miste infra nebbia 
ed aria grossa igi 

Cjp. CCCXll. Degli edifizj veduti neU 

Varia grossa igr 

C^p. CCCXIII. Della cosa die si mo- 
stra da lontano ig2 

Cap. CCCXIJ^. Della veduta d'una 

città in aria grossa ig3 

Cap. CCCXV^. De' termini inferiori del- 
le cose remote igS 

Cap. CCCXKI. Delle cose vedute da 

lontano ig4 

Cap. CCCXVII. Dell'azzurro che si 

mostra essere ne' paesi lontani. . ig4 

Cap. CCCXVIII. Quali son quelle 
■parti de corpi , delle quali per di- 
stanza manca la notizia .... ig4 

Cap. CCCXIX. Perchè le cose quanto 
pili si rimuovono daWoccìdo man- 
co si conoscono ig5 

Cap. CCCXX. Perchè i volti di lon- 
tano pajono oscurji ig6 

Cap. CCCXXI. Quali sono le parti 
che prima si perdono di notizia 
ì Le' colpi che si rimuovoìio dall'oc- 
chio , e quali più si conservano . i gy 

Cap. CCCXXII. Della prospettiva li- 
neale igy 

Cap. CCCXXIII. De corpi veduti nel- 
la nebbia ig8 

Cap. CCCXXIV. Dell'altezza degli 

edifizj veduti nella nebbia , . .199 



254 INDICE 

Cap. CCCXXV. Delle città ed altrì 
edifizj veduti la s^ra o la mattina 
nella nebbia . , ' U!, . . . • .200 

Cjp. CCCXXVl. Perchè le cose più 
alte poste nella distanza sono più 
oscure che le basse , ancorché la 
nebbia sia uniforme in grossezza . 200 

Cjp. CCCXXVIL Delle macchie del- 
T ombre die appariscono ne' corpi 
da lontano 201 

Cap, CCCXXVni. Perdiè sul far del- 
la sera l'ombre de corpi generate 
in bianca parete sono azzurre . 202 

Cap. CCCXXIX. Dove è più chiaro 

il f^umo 2o3 

Cap. CCCXXX. Della polvere . . . 2o3 

Cap. CCCXXXI. Del fumo . . . . 2o3 

Cap. CCCXXXII. Varj precetti di 

pittura 204 

Cap. CCCXXXIII. Perchè la cosa di- 
pinta j ancorcìiè ella volghi altoc- 
chio per quella medesima grossez- 
za d'angolo che quella cìi e più re- 
mota da lei , non pare tanto re- 
mota quanto quella della remozio- 
ne naturale 210 

Cap. CCCXXXIV. De' Campi . , . 2ir 

Cap. CCCXXXV. Del giudicio che 
s' Ita da fare sopra V opera dun 
pittore 212 

Cap. CCCXXXVI. Del rilievo delle 

figure remote daW occhio . . . 2i3 






\ 



de' CAPITOLI . 255 

'Cjp. CCCXXXVII. De termini de' 

membri alluminati 2i3 

Cap. CCCXXXVILI. De termini . . 2i3 
Cap. CCCXXXIX, Della incarnazio- 
ne , e cose remote dalC occhio . .214 
Cap. CCCXL. Varj precetti di pittura 21 5 
Cap. CCCXLl. Perchè le cose ritratte 
perfettarnente dal naturale nori 
pa/'ono del medesimo rilievo qual 

pare esso naturale 216 

Cap. CCCXLII. Di far che le cose 
paino spiccate da lor campi , cioè 
dalla parete dove sono dipinte . 217 
'Cap. CCCXLIII. Precetto . . . .218 
Cap, CCCXhlV. Del figurar le parti 

del mondo 218 

Cap. CCCXLJ^. Del figurar le quattro 
parti de tempi deW anno o parte- 
cipanti di quelli 2 7q 

Cap. CCCXLP^l. Del 'vento dipinto . 2ig 
Cap. CCCXLJ^II. Del principio d'una 

pioggia 220 

Cap. CCCXLVni. D di' ombre fatte 

da' ponti sopra le loro acque . .220 
Cap. CCCXLIX. Precetti di pittura . 221 

Cap. CCCL. Precetti 221 

Cap. CCCLiI. Della statua . . . .222 
Cap. CCCLII. Del far una pittura 

d'eterna vernice 228 

Cap. CCCLIII. Modo di colorir in 

tela 228 

Cap. CCCLIV. Precetto della pro- 
spettiva in pittura ..,.., 224 



/ 



256 INDICE DE CAPITOLI. 

\Cap- CCCLT^. Degli obbietti . . . 225 

Cap. CCCLT^I. Della diminuzione de 

colori e corpi 225 

Cap. CCCLV^II. Dell' interposizione 
de' corpi trasparenti infra l'occhio 
e lobbietto 225 

Cap, CCCLT^III. De' panni che ve- 
stono le figure , e lor pieghe . .226 

Cap. CCCLIX. Della natura delle 

pieghe de panni 227 

Cap. CCCLX. Come si detono fare le 

pieghe de' panni 227 

Cap. CCCJLXl. Come si devon far le 

pieghe CL panni 228 

Cap. CCCLXll. Delle pieghe de' pan- 
ni in scorcio 22q 

Cap. CCCLXIII. DeW occhio che ve- 
de le pieghe de' panni die circon' 
dano Cuomo 229 

\Cap. CCCLXIV, Delle pieghe de 

panni 280 

Cap. CCCLXV. Dell'orizzonte spec- 

c/èiato nell'onde 23 1 



Errori scorsi nello stampars 
il Lionardo da Vinci 





ERRORI 


CORREZIONI 


Pag. 43 
» 45 


1. I ecco qui 
» 9 tetta 


i eccolo qui 
festa 


» 48 
» i63 

» 194 


» 19 LXXXIII 

» 26 Galiara- 
» 23 fece 


LXXXII 

Gallarani ; 
fecero 


» 224 
» 242 
» 242 


» 8 poi 
» 12 3o 
» i3 3o 


puoi 

90 
90